Quesiti caravaggeschi. Il punto sulla ritrattistica di Michelangelo Merisi: considerazioni e nuove riflessioni.

di Francesco CARACCIOLO

La ritrattistica di Caravaggio: affronterò in quest’articolo questioni ancora aperte e attribuzioni in bilico tra Caravaggio e gli altri artisti suoi emuli.

La ritrattistica di Caravaggio è sempre un argomento ricco di fascino in quanto da tempo avvolto nella nebbia più fitta, da cui si è cercato faticosamente di riaffiorare grazie alle ricerche documentarie e iconografiche che sono state condotte negli ultimi venticinque anni, cercando di riaccendere speranze che inizialmente erano ridotte al lumicino. Ed è proprio il campo della ritrattistica, a mio avviso, che ha sempre riservato le problematiche più spinose.

In questa sede mi propongo di passare in rassegna alcuni tra i ritratti più discussi della produzione ritrattistica di Caravaggio, perché ancora avvolti nel mistero più fitto. Esprimerò anche le mie considerazioni personali in merito alla possibilità che si tratti di un possibile originale di Caravaggio o meno.

1 Caravaggio Ritratto di Fillide Melandroni, già Kaiser Friedrich Museum

Ritratto di Fillide Melandroni (1596-97) – olio su tela, cm 66 x 53, già Berlino (distrutto nel 1945), Kaiser Friedrich Museum. Riportato nell’inventario Giustiniani (1638). Ricordato da Giovanni Michele Silos (1673). Il ritratto della famosissima cortigiana senese (fig. 1), spesso ritratta dal Caravaggio persino nelle sue opere a tema sacro come la “Giuditta ed Oloferne”, è documentato anche da una vecchia foto a colori, ante 1945, ritrovata da Maurizio Marini: la rara illustrazione consente di avere una migliore opinione critica circa il dipinto scomparso; significativa appare la l’acconciatura dei capelli, che imita quella delle dame romane della dinastia flavia, molto classicheggiante. Marini ha riscontrato finanche dei particolari tecnici afferenti alla prassi esecutiva del Caravaggio, quali il brillio dei grani di sabbia della preparazione[1]. È un ritratto documentato dalle fonti, quindi certo ma è andato realmente distrutto? C’è qualche speranza che possa riaffiorare dai meandri del passato oppure è irrimediabilmente perduto? La speranza non ha mai fine e chissà se un giorno si avranno notizie di questo celebre ritratto, forse tra i più decisivi della fase ritrattistica del Merisi dalla fase giovanile alla sua prima maturità;

2. Caravaggio (attr. ), Ritratto di Bernardino Cesari ,(1595-96), Roma, Accademia di san Luca

Ritratto di Bernardino Cesari (1593-94?) – olio su tela, cm 63 x 46, Roma Accademia di San Luca. Riportato nell’Inventario del marchese Costanzo Patrizi (1624), redatto da Giuseppe Cesari, fratello dell’effigiato. Perviene alla sede attuale per probabile dono di Giuseppe in memoria del fratello deceduto il 30 giugno 1622[2]. Il quadro (fig. 2) viene citato dal Baglione nel 1642 senza indicazione dell’autore. Le radiografie hanno dimostrato che sotto lo strato pittorico superficiale vi era un altro soggetto, una figura femminile. Le ricerche diagnostiche hanno mostrato, oltre le banali ridipinture accademiche e gli evidenti pentimenti negli occhi e nel collettone, gli abbozzi riferibili alla prassi esecutiva del maestro. Il discorso in merito al ritratto di Bernardino Cesari è stato affrontato pure da Fabio Scaletti,[3] il quale nella sua scheda tratta dal suo “Catalogo ragionato” del 2017 (volume II) sottolinea come l’autenticazione del ritratto possa essere maggiormente accreditata dall’esito dei raggi X che hanno fatto emergere, come già ribadito, una figura femminile o propriamente una madonna dai tratti arpineschi (era prassi molto frequente nelle botteghe del ‘500 e del ‘600 riutilizzare nuovamente le tele, all’epoca non certo a buon mercato a causa dei costi abbastanza alti, così da spingere il giovane e squattrinato Caravaggio degli esordi a riutilizzare altre tele usate);

3. Caravaggio (attr.), Ritratto della dama con collana d’oro, (1593-95), già Museo di San Diego.

Ritratto di donna con collana d’oro (dipinto precoce eseguito prima del 1595) – attribuzione incerta in bilico tra il Caravaggio e Ottavio Leoni (fig. 3). L’attribuzione è stata avanzata dal Voss e poi ripresa successivamente dal Marini. Olio su tela, cm 80 x 65. San Diego, Museum of Art (attualmente casa d’aste Sotheby’s). Complicati sono stati i passaggi dell’opera da un museo all’altro e da una collezione all’altra; la Ottino della Chiesa, nella sua monografia del Caravaggio[4], ci riporta alcune informazioni fondamentali per comprendere l’iter alquanto avventuroso intrapreso dal ritratto, in cui il Voss (Cfr. The Burlington Magazine, 1927) vide un incunabolo del Caravaggio con palesi tracce lombarde: la studiosa riporta la notizia che il ritratto pervenne nel museo di San Diego nel 1942; in precedenza appartenne alla galleria Schefer di Berlino con l’attribuzione a Sofonisba Anguissola. Lo Jullian (1961) ricorda con prudenza il dipinto, riproducendolo tra quelli per lui dubbi. Ultimamente il quadro è stato battuto all’asta da Sotheby’s (https://www.sothebys.com/en/buy/auction/2021/master-paintings/portrait-of-a-woman-half-length); l’opera ha, inoltre, una ricchissima bibliografia, a partire da Voss (1927) fino a Yuri Primarosa (2017), il quale attribuisce l’opera ad Ottavio Leoni. Un’altra curiosità riguarda per l’appunto le radiografie a cui è stata sottoposta l’opera, facendo emergere nello strato sottostante alla pittura ben tre figure maschili stilisticamente prossime ai modi dell’Arpino (Cfr. M. Marini, 1987). Franco Moro mette in rilievo un’origine stilisticamente influenzata dalla ritrattistica di Scipione Pulzone, ma che altresì rivela l’autografia caravaggesca, in primis, per l’abbigliamento della dama di grande qualità e tipica degli anni giovanili del Caravaggio (1593-1595), ma anche per le notazioni tecniche d’impronta veneziana quali, ad esempio, la finissima sabbia di fiume inserita nell’impasto del colore – riscontrate dalle analisi scientifiche[5]. Moro sottolinea pure alcune caratteristiche a livello fisiognomico delle figure caravaggesche che possono rapportarsi con il ritratto in questione: soprattutto l’intenso taglio degli occhi della dama con la collana d’oro è riscontrabile nel Bacco degli Uffizi per l’uso del nero che scava e rileva ma anche per lo sguardo incisivo e profondo (in entrambi i dipinti)[6];

4. Caravaggio (attr.),Ritratto del card. Baronio o Benedetto Giustiniani (1599), Firenze, Uffizi

Ritratto del Cardinale Baronio (o Benedetto Giustiniani ) (1599?) – olio su tavola, cm 60 x 48, Firenze, Uffizi. Attribuita al Caravaggio da John T. Spike, Gianni Papi e rifiutata da Alessandro Zuccari, l’opera (fig. 4) è molto interessante e mostra alcune caratteristiche sia fisiognomiche che psicologiche tipiche della ritrattistica caravaggesca. Gianni Papi (2023) ne ha ricostruito il complicato iter e i suoi passaggi ereditari grazie ad un documento di fondamentale importanza segnalato da Elena Fumagalli, in cui si fa riferimento all’arrivo a Firenze del ritratto del cardinale nell’anno 1704: nella lettera di Antonio Maria Fede al granduca Cosimo III si fa riferimento esplicitamente al “ritratto del famoso cardinal Baronio dipinto dal Caravaggio”. Inoltre, c’è da sottolineare che la scritta che compare in alto è un’aggiunta posticcia (Gianni Papi) e che probabilmente il personaggio effigiato potrebbe trattarsi di Benedetto Giustiniani, cardinale anch’egli. Papi ha raffrontato il suddetto ritratto con un’incisione di Michel Natalis dalla serie della “Galleria Giustiniana” che raffigurerebbe appunto il membro della facoltosa famiglia dei Giustinani[7];

5. Caravaggio (attr.), Ritratto di uomo (Prospero Farinacci),  1597 circa, Inghilterra, collezione privata

Ritratto di Prospero Farinacci (1597?) – cm 61 x 40,5, collezione privata. Attribuzione convincente (secondo Fabio Scaletti); sotto lo strato della pittura superficiale la radiografia ha riscontrato una precedente immagine, un busto femminile, forse una madonna. Scaletti riporta alcune informazioni di una certa rilevanza dal punto di vista documentario: il ritratto (fig. 5) compare in un inventario del 1638 stilato da Vincenzo Giustiniani dove si cita “un quadro con il ritratto del Farinaccio Criminalista dipinto in tela da testa di mano, si crede, di Michelang.o da Caravaggio[8]. Tale ritratto proviene da una collezione privata e poi venne acquistato alla fine degli anni ’90 in Inghilterra; attualmente in collezione privata, il dipinto è stato probabilmente decurtato ai lati;

6.Caravaggio (attr.), Ritratto del cavalier Marino (inizi ‘600), Londra , collezione privata

Ritratto di G.B. Marino (1600-1601) – olio su tela, cm 73 x 60 , Londra, Collezione privata. Giovanni Pietro Bellori:Haveva il Caravaggio fatto il ritratto del Cavalier Marino “, che “l’introdusse seco in casa di Monsignor Melchiorre Crescentij, Chierico di Camera“. Il ritratto (fig. 6) mostrerebbe il cavalier Marino, coetaneo del Merisi e quindi sulla trentina di anni, avvolto in una toga nera che copre una giubba ricamata e scamosciata; il colletto bianco, uno straordinario brano di pittura, evidenzia la nobiltà del soggetto ritrattato che volge lo sguardo verso l’osservatore, coinvolgendolo vieppiù. Le misure di siffatto ritratto collimano quasi perfettamente con quello raffigurante il gentiluomo in gorgiera di New York;

Ritratto di papa Paolo V (1605-1606) – olio su tela, cm 218 x 136, Roma, Palazzo Borghese. Attribuzione incerta, in bilico tra Caravaggio e Ottavio Leoni. Si tratta di un dipinto (fig. 7) di altissima qualità sul quale si discute ormai da troppo tempo circa la sua vera autografia che non mette d’accordo la maggior parte degli studiosi a proposito della sua appartenenza al corpus dei ritratti di Caravaggio.

7.  Caravaggio (attr.), Ritratto di papa Paolo V Borghese, Roma, palazzo dei principi Borghese, inizi ‘600

Viene citato dal Manilli nel 1650 che lo avvistò nella villa della casata dei principi Borghese fuori Porta Pinciana e lo descrisse come “il ritratto di Paolo Quinto di mano di Michelagnolo da Caravaggio[9];

8.Caravaggio (attr.), Ritratto del gentiluomo in gorgiera, (1605-1607), collezione privata

Ritratto di gentiluomo con gorgiera (1605-1606) – olio su tela, cm 72,5 x 56,5. New York, raccolta privata. Gianni Papi ne sostiene fortemente l’autografia, accolta inizialmente anche da Mina Gregori. Maurizio Marini lo riferisce invece ad un autore napoletano, quale Battistello Caracciolo. Anch’io ne sostengo l’autografia. Il soggetto (fig. 8) ritrattato raffigurerebbe, a detta di Gianni Papi, l’avvocato Andrea Ruffetti, il quale ospitò l’artista lombardo nel mese di ottobre del 1605. Dal punto di vista stilistico, il quadro mostra alcune tangenze con il ductus del Caravaggio della fine del periodo romano e gli esordi di quello partenopeo (1606-1607). Non da poco è l’affinità con alcune figure presenti nelle Sette opere di misericordia di Napoli o nella Madonna del Rosario di Vienna;

9.  Caravaggio (attr.), Ritratto di giovane uomo ( S. Borghese?), inizi ‘600, Montepulciano, Musei Civici

Ritratto di Scipione Caffarelli Borghese (1600 ca) – cm 77 x 69. Pubblicato da Massimo Pulini nel 2010, è fortemente sostenuto come autografo del Caravaggio da Claudia Renzi (fig. 9). Viene attribuito invece da Gianni Papi ad Orazio Gentileschi o alla sua cerchia. Si trova attualmente nel Museo di Montepulciano, in provincia di Siena. Resta ancora acceso il dibattito che verte sulla reale autografia del dipinto, di grande qualità esecutiva e profonda introspezione psicologica: attorno all’autografia del ritratto si è discusso anche in occasione di una giornata di studi, tenutasi a Montepulciano il 3 dicembre 2011, sul tema: “Caravaggio ritrattistica e una proposta dal Museo Civico di Montepulciano” a cura di Mina Gregori e Massimo Pulini.

Francesco CARACCIOLO  Vicenza 2 Novembre 2025

Ulteriori approfondimenti in merito alla ritrattistica del Caravaggio

https://www.aboutartonline.com/primo-tempo-caravaggio-ritrattista-questioni-merito-metodo/

https://www.aboutartonline.com/da-caravaggio-a-bernini-il-caso-dei-ritratti-di-bernardino-cesari-e-di-virginio-cesarini/

Caravaggio e il ritratto. Problemi storici e nuove prospettive –

Yuri Primarosa: https://www.youtube.com/watch?v=r2PEy_Sv6Rc&t=2277s

NOTE

[1] Cfr. M. Marini, Caravaggio Pictor Praestantissimus, 1987, pp. 150-151 (scheda n. 23).
[2] Ivi, pp. 118-119 (scheda n. 7).
[3] Cfr.  F. Scaletti, Catalogo ragionato, vol. 2, 2017, pp. 162-163.
[4] A. Ottino della Chiesa, L’opera completa del Caravaggio, Rizzoli ed., 1967, p. 110.
[5] F. Moro, Caravaggio Sconosciuto, Allemandi, Torino, 2016, pp. 128.129.
[6] Ibidem.
[7] G. Papi, Il ritratto di gentiluomo con gorgiera di Caravaggio, Mandragora, Firenze, 2023, pp. 48-51.
[8] Cfr.  F. Scaletti, Catalogo ragionato, vol. 2, 2017, pp. 25-26.
[9] Ivi, p. 170.