La mostra “Marina Ortona, Ceramiche & Sculture” spiegata opera per opera – LIBRO DELLA QUERCIA DEL LUPO

Marina Ortona 13-09-2026

Libro della Quercia del Lupo

Quando è arrivata la notizia alla Scuola di Arti e Mestieri che avevamo a disposizione del legno di quercia secolare, caduto per via di un fulmine nella vicina Villa Borghese, ci siamo sentiti tutti investiti del ruolo di salvatori della Patria, o almeno di salvatori della Natura. Volevamo che quella quercia riprendesse vita e tornasse a parlare di sé attraverso le nostre mani e il nostro lavoro. A ognuno di noi fu affidato un pezzo di quel legno e subito iniziammo a disegnare progetti su un grande librone. Io misurai e riprodussi tutti i grandi ciocchi. La cosa non era semplice perché i pezzi non erano lineari. Per cui mi ritrovai a riprodurre, su carta, masse di forma e grandezza diverse.
Avevo appena comprato una sega giapponese a doppio taglio, una meravigliosa Ryoba che aveva una doppia lama, da un lato aveva i denti più larghi, da sgrosso, e dall’altro aveva i denti più stretti, per rifinire. Non serve molta forza per utilizzarla. Si disegna la linea da seguire sul legno e si procede a 30°-45° usando la trazione solo verso di sé e non nei due sensi, facendo leva con le gambe e il corpo. A ogni affosso si alza un po’ la lama e si riaffonda per ritirarla verso di sé con leggerezza.
L’idea di creare un libro l’ho sempre avuta. Non è un’idea originale, ma per me, che faccio parte del popolo del Libro, era una cosa più che naturale. Il libro ha il valore del sapere, della conoscenza, ma anche della libertà di espressione.
Ho disegnato su carta le proporzioni e calcolato l’apertura del libro, suggerita dalla stessa forma del ciocco che mi era stato consegnato. Presi la mia Ryoba e cominciai a seguire le linee che avevo tracciato sul legno.
Feci una grossa ricerca di antichi tomi su internet: faldoni di pelle consumati dal tempo, di tutte le misure, rilegati in pelle, con riquadri sul dorso, scritte. Insomma, mi feci un’idea sufficiente di quello che volevo. Creai una scanalatura un po’ più bassa dell’altezza della copertina e lì cominciai a trovare lo spazio da cui avrei fatto uscire le pagine. Prima creai i fogli con l’aiuto di una sgorbia minuscola, lavorandoli su entrambe le facciate. Poi mi occupai della rifinitura esterna, del dorso, che aveva delle linee rialzate a limitare la superficie e per rendere il tutto più elegante e prezioso.

La lucidatura finale è stata data con cera naturale e “olio di gomito”.