di Marco FIORAMANTI
IL LIBRAIO CHE NON CREDEVA PIÙ ALLE STORIE
ELLIOT 2026
pp 222, € 19,00
A forza di nascondersi, Kevin Lecathelinais, “Le Libraire (qui) se cache” – questo lo pseudonimo con cui si è reso noto sui social – è finalmente uscito allo scoperto. Dopo il debutto come sceneggiatore di fumetti, il giovane scrittore francese, classe 1977, si presenta ai lettori con questo suo romanzo d’esordio: Journal d’un libraire qui ne croyait plus aux histoires nel 2025 e proprio in questi giorni lo troviamo anche nella traduzione italiana (di Elisabetta Ragonesi, ndr) col titolo Il libraio che non credeva più alle storie, per Elliot.
Libraio egli stesso – come Vivian, il protagonista del romanzo – oltre che scrittore e sceneggiatore, Kevin Lecathelinais gestisce da oltre quindici anni la libreria specializzata in fumetti BD Flash a Rambouillet, nell’Île-de-France. Nella sua raffinata tecnica di scrittura, l’autore usa spesso affabulare il lettore trasportandolo nelle giuste atmosfere, proiettandolo direttamente nel vivo della scena per poi svelare, lentamente e con raffinati flash-back, i singoli accadimenti. Lo scopriamo già dall’incipit:
Diciamoci la verità. Questa casa per essere brutta è brutta. Piena di crepe, scrostata, con le vetrate sporche. I muri esterni sono imbrattati di scritte, segno che di gioventù ce n’è da queste parti. Se non avessi un’alta opinione di me stesso direi che questo posto mi somiglia, ma sarebbe eccessivo. A ogni modo mi corrisponde. […] È ora di darsi una mossa: ho un furgone da scaricare.
Ci troviamo in un paesino di campagna nell’entroterra francese. Vivian, un tipo solitario, decide di trasferirsi qui e aprire una libreria dell’usato. Attività che, di questi tempi visto il proliferare di mercatini, sembrerebbe particolarmente redditizia anche da noi. Il problema di fondo però è che questo giovane uomo non ha la più pallida idea di come si debba gestire una libreria, oltre al fatto di avere un pessimo rapporto con i libri stessi. Ma il suo obiettivo in realtà è un altro, è scavalcare l’ostacolo: vendere tutti i libri, avuti – malgré lui, – in eredità da sua madre e isolarsi dal mondo.
Il racconto scorre sul filo di una sfacciata autoironia (che diverte molto il lettore), sull’incapacità evidente del soggetto a socializzare e, non leggendo lui da molto tempo, anche sull’impossibilità di poter dare consigli ai clienti. Eppure la variegata piccola comunità del borgo parteciperà in vario modo e con stravaganti personaggi (l’intraprendente Robert e sua moglie Marie-Anne, Sylvie, Monique, Didier, ma soprattutto la giovane Alice, scintilla incandescente dell’intero racconto) a sopperire ai molteplici disagi esistenziali del giovane libraio. Anzi, sarà proprio grazie ai suoi libri che Vivian recupererà quell’autostima che dava oramai per persa.
L’autore, impersonandosi nel ruolo che più gli è congeniale – quello del libraio appunto – trasferisce probabilmente nella storia gran parte del suo quotidiano e per questo riesce, con rara efficacia, a mantenere la lettura viva e vivace dall’inizio alla fine della storia.
Marco FIORAMANTI Roma 12 Luglio 2026

