A Pescara “Il Volto dell’Invisibile”. Mostra dedicata al Volto Santo di Manoppello e al mistero della vera icona (all’Imago Museum di Pescara fino al 27 settembre)

di Nica FIORI

Il Velo di Manoppello è un piccolo pezzo di tessuto (cm 17,5 x 24) che, a partire dal 1638, è oggetto di venerazione nel Santuario del Volto Santo di Manoppello, un paese dell’Abruzzo in provincia di Pescara.

Quasi trasparente, il tessuto, identificato in bisso marino, presenta segni di colore marrone-rossastro che tratteggiano la faccia di un uomo dai capelli lunghi, la barba bipartita, la bocca e gli occhi aperti in atteggiamento sereno, pur con segni di ferite. Potrebbe essere proprio questo volto la “vera icona” di Cristo, ovvero la “Veronica nostra”, cui accenna Dante nel XXXI canto del Paradiso (vv. 103-111), paragonando il suo volto a quello di un pellegrino che giunge dalla Croazia per venerare la sacra immagine.

1 Locandina

Immagine che, secondo un’antica tradizione, si sarebbe formata quando una donna avrebbe asciugato il volto sofferente di Cristo durante l’ascesa al Calvario. La Veronica, nome che indica sia l’immagine sul tessuto sia la sua prima proprietaria, divenne con il primo Giubileo del 1300 una delle reliquie che i pellegrini visitavano nella basilica di San Pietro, finché a un certo punto se ne persero le tracce.

Dal 19 giugno al 27 settembre 2026 l’Imago Museum di Pescara ospita la mostra “IL VOLTO DELL’INVISIBILE. Manoppello e il mistero della Vera Icona”, promossa e realizzata dalla Fondazione Pescarabruzzo e curata da Marco Bussagli, storico dell’arte e accademico, con la collaborazione di studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari.

2 Allestimento mostra Il Volto dell’Invisibile

Il percorso espositivo propone al pubblico la visione di documenti, manoscritti, dipinti, sculture e opere rare provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, offrendo una lettura multidisciplinare di una delle reliquie più importanti della tradizione cristiana. Si tratta di una reliquia particolarmente enigmatica e discussa, soprattutto a partire da quando, negli anni Novanta del Novecento, il gesuita Heinrich Pfeiffer avanzò l’ipotesi che il Velo di Manoppello fosse da identificare con la Veronica un tempo custodita in San Pietro (dove si conserva, in un pilastro della cupola, un’altra immagine dal volto scuro e gli occhi socchiusi), basandosi, oltre che su ricerche storico-artistiche e su esami scientifici, sulla sua convinzione che si trattasse di una figura acheropita, cioè non dipinta da mano umana, per la sorprendente mancanza di pittura sul velo. Rimane, ovviamente, l’enigma del come si sia prodotta l’impronta sul tessuto, proprio come per la Sindone di Torino, spiegabile forse con una forma di energia sconosciuta in grado di imprimere sui teli segni che l’occhio percepisce come un’immagine compiuta.

In realtà, come ha dichiarato Bussagli

una parte del velo di Manoppello è un’impronta, mentre un’altra parte è compatibile con un dipinto, dovuto alla necessità di ridipingere la reliquia che evidentemente si stava cancellando per l’abitudine dei fedeli di toccarla e baciarla”.
3 Il curatore Prof. Marco Bussagli

L’immagine di Manoppello, secondo la teologa e storica della Chiesa Veronika Maria Seifert, rientra tra i cosiddetti sudari di Cristo, insieme alla Sindone di Torino e al volto scuro e sofferente dell’altra icona che si trova in San Pietro, nota come sudario della Veronica.

Secondo il Vangelo di Giovanni (20, 6-7), quando l’evangelista entrò nel sepolcro di Cristo, dopo la sua Resurrezione, trovò due sudari uno dei quali era “a parte, ripiegato in un angolo”. Se uno dovesse corrispondere alla Sindone, l’altro potrebbe essere quello del Volto Santo del Risorto, che potremmo immaginare sereno, proprio come il volto del velo di Manoppello.

Il panno, inizialmente conservato dalla Madonna, avrebbe compiuto un lungo percorso che lo avrebbe portato probabilmente a Bisanzio, poi a Roma nella Cappella Sancta Sanctorum del Palazzo Lateranense, quindi nella Cappella della Veronica in San Pietro in Vaticano, e infine nel Santuario di Manoppello.

Tra le testimonianze più importanti legate alla storia del Volto Santo di Manoppello è il manoscritto (presente in mostra) della Relatione historica d’una miracolosa immagine del volto di Christo del padre cappuccino Donato da Bomba, redatta intorno al 1640-1645.

4 Manoscritto di fra’ Donato da Bomba

Da questa relazione si apprende che l’effigie arrivò nel paese nel 1506, portata da un pellegrino misterioso di aspetto venerando che la consegnò allo studioso Giacomo Antonio Leonelli. Dopo vari passaggi di proprietà il velo arrivò al barone e medico Donato Antonio De Fabritiis (1588-1670), che lo comprò senza averlo prima veduto nel 1618. Guardando successivamente l’immagine, egli rimase deluso dal cattivo stato e voleva restituirla. Fu però dissuaso dal padre cappuccino Clemente da Castelvecchio, che s’inginocchiò davanti all’effigie, riconoscendone il vero valore. L’immagine fu quindi ritagliata e incorniciata da un altro cappuccino e rimase poi nel possesso di De Fabritiis fino al 1638, quando egli affidò il Volto Santo al convento dei cappuccini con l’intenzione di assicurargli per il futuro la dovuta venerazione. Quest’ultimo passaggio di proprietà fu formalmente legittimato il 6 aprile 1646 con un atto notarile e in tale occasione avvenne anche una solenne esposizione pubblica della reliquia, disobbedendo alle ingiunzioni di Urbano VIII, che aveva stabilito l’obbligo di consegnare ogni Volto Santo (o copia dello stesso) all’autorità ecclesiastica.

L’immagine fu quindi nascosta dai frati in una nicchia sul lato destro dell’altar maggiore, finché nel 1686 le costruirono un proprio altare in una cappella laterale della chiesa. Attualmente si trova, invece, in cima all’altare maggiore della basilica-santuario del Volto Santo.

Scrive la Seifert:

Osservando quel panno che riporta il viso d’un uomo impresso in una stoffa sottilissima e trasparente, ritornano in mente i racconti dei testimoni oculari che videro a San Pietro un sudario trasparente o anche i dipinti d’autore in cui il supporto del sudario della Veronica è palesemente trasparente. I piccoli pigmenti di colore rilevati sul tessuto potrebbero derivare dalla sovrapposizione all’icona lignea del Sancta Sanctorum più volte restaurata …  Gli angoli sfrangiati, i cosiddetti ‘stracciarelli’ tagliati dal cappuccino potrebbero essere causati dal fissaggio della stoffa sui due ostensori, ovvero sull’icona del Salvatore nel Laterano e sulla cornice del sudario della Veronica nella Basilica di San Pietro”.

La Seifert suggerisce pure che le due immagini del Vaticano considerate acheropite coesistessero in San Pietro a partire dal 1368 e che venissero forse sovrapposte nel momento dell’ostensione; è probabile che durante l’anno liturgico ci fossero anche ostensioni separate: il venerdì santo l’immagine oscura e sofferente e la domenica di Pasqua il Volto Santo raggiante, entrambi esposti come Veronica.

Bussagli non ha dubbi sul fatto che quella di Manoppello sia la vera Veronica, che sarebbe scomparsa da Roma dopo il terribile sacco del 1527, e non nel 1601, come ipotizzava padre Pfeiffer, e neppure nel 1506, come scritto nella relazione di fra’ Donato da Bomba.

Attraverso l’osservazione diretta del Volto Santo di Manoppello, che ha avuto modo di vedere al di fuori della consueta collocazione sull’altare, e dopo un’approfondita indagine storico-iconografica, Bussagli ha individuato alcuni dettagli figurativi finora trascurati dalla critica.

Egli evidenzia, in particolare, la presenza di un dente incisivo sovrannumerario (mesiodens) nell’arcata dentale superiore e l’anomalo orientamento del sopracciglio sinistro con i peli orientati in senso inverso rispetto alla fisiologia, che, inseriti in una più ampia ricostruzione della tradizione artistica europea nella riproduzione dell’immagine tra il Medioevo e l’età moderna, aprono prospettive di ricerca del tutto inedite.

5 Particolare della bocca del Volto Santo di Manoppello

Il sopracciglio sinistro anomalo appare in un dipinto realizzato da Lucas Cranach il Vecchio, proprio all’indomani del Sacco di Roma, per il cardinale Alberto di Brandeburgo. Per questo la tavola (conservata a Berlino in una collezione privata), che purtroppo è solo riprodotta in mostra, è dipinta su un velo nero, simbolo di lutto. In essa convivono tanto il dente centrale quanto il sopracciglio rovesciato, come nel Velo di Manoppello che, quindi, Cranach doveva aver visto, nel corso del Giubileo del 1525, esposto come Vera Icona, palladio della città di Roma e massima reliquia della cristianità.

6 Lucas Cranach il Vecchio, Velo della Veronica (post-1527)

Queste due caratteristiche iconografiche sono state già evidenziate da Bussagli nel libro Il male in bocca. La lunga storia di un’iconografia dimenticata, pubblicato nel 2023 dalla casa editrice Medusa di Milano (v. https://www.aboutartonline.com/il-male-in-bocca-il-libro-di-marco-bussagli-sulla-lunga-storia-di-uniconografia-dentaria-dimenticata/).

In questo libro viene approfondita la singolare caratteristica iconografica del mesiodens, a partire dalla sua raffigurazione in una Gorgone del V secolo a.C., quando allude alla morte per esorcizzarla, fino ad arrivare con diverse declinazioni simboliche e semantiche all’arte del Novecento.

L’incisivo centrale soprannumerario appare anche in alcune opere raffiguranti Cristo, come nella meravigliosa Pietà vaticana di Michelangelo, a significare come il Salvatore avesse preso su di sé il male del mondo.

Il Giubileo del 1525 fu, secondo Bussagli, l’ultima occasione per i fedeli di vedere insieme le due immagini-reliquie del Vaticano, il Volto Santo di Manoppello e l’altra immagine, pure nota come Veronica, che venivano più volte confuse, nell’aspetto e nel nome. Per quel Giubileo Clemente VII commissionò a Ugo da Carpi una tavola (realizzata con una tecnica incisoria rivoluzionaria con matrici multiple) con San Pietro e San Paolo e al centro Santa Veronica che tiene tra le mani un telo di dimensioni ben maggiori rispetto a quelle del velo di Manoppello e con la raffigurazione del Volto di Cristo dai toni scuri e senza il mesiodens. Si tratta di una figura vicina a quella di altri volti santi e all’immagine custodita in uno dei pilastri della cupola di San Pietro, che da taluni è ritenuta un falso.

Forse non fu raffigurata la vera Veronica, proprio perché, essendo di enorme importanza, si voleva in qualche modo celarla per proteggerla. Bussagli, da storico dell’arte, afferma:

O il velo di Manoppello è la Veronica, in parte ridipinta per riprendere l’impronta originaria che stava per svanire, trafugata e portata in Abruzzo (ma non nel 1506) per salvarla dal Sacco di Roma; oppure è la copia che le è più vicina in assoluto”.

Tutte le opere esposte evidenziano, con modalità diverse, gli stessi marcatori iconografici individuati dallo studioso e presenti anche sul Velo di Manoppello, che, al di là della sua importanza come presunta reliquia o oggetto di devozione, può essere visto come una sorta di “archetipo” del Volto di Cristo.

7 Michelangelo (attr.), Crocifisso, 1543

Tra le opere esposte, particolare rilievo assume la presenza del celebre Cristo Crocifisso, attribuito a Michelangelo Buonarroti nel 1964 dal grande storico dell’arte Deoclecio Redig de Campos, all’epoca Direttore dei Musei Vaticani. Si tratta di un’opera (olio su tavola, 1543 ca., Collezione Cimino, in deposito presso l’Accademia Carrara di Bergamo) che testimonia la profonda riflessione religiosa dell’artista sul tema della Passione, e allo stesso tempo si ricollega alla spiritualità della poetessa Vittoria Colonna, cui l’opera era destinata. Il rapporto tra il Buonarroti e la Colonna era basato su una profonda intesa spirituale e per lei, che è stata oltretutto marchesa di Pescara, l’artista realizzò almeno tre dipinti, oggi perduti o non identificati con certezza. Non ci meraviglia in quest’opera la presenza del mesiodens, perché Michelangelo lo aveva già raffigurato numerose altre volte. Uno dei fondamentali libri di Marco Bussagli è intitolato proprio I denti di Michelangelo (Ed. Medusa, 2014).

Vi è poi una straordinaria piccola scultura in avorio della cerchia di Gianlorenzo Bernini (anni Sessanta del XVII secolo, collezione privata).

8 Crocifisso in avorio, XVII secolo Collezione privata
8 bis, Crocifisso in avorio, particolare

:

Nel commentare quest’opera Bussagli scrive
Un aspetto significativo risiede nel fatto che la preziosità della materia con cui fu realizzata l’opera non lascia dubbi sulla volontà di scolpire il Cristo in croce con un solo dente centrale e anomalo rispetto alla corretta ortodonzia che non mina in alcun modo la bellezza del volto, né lo rende ridicolo come ci si potrebbe aspettare in astratto. Al contrario, il viso del Cristo è carico di pathos e di tensione spirituale”.
8 bis, Crocifisso in avorio, particolare

Evidentemente era chiaro il significato salvifico di questa particolare iconografia di Cristo che si sacrifica per l’umanità, ma questa iconografia non può che derivare, sempre secondo il curatore della mostra, dalla presenza di quel dente nel Santo Volto di Manoppello.

9 Cerchia di Giovanni Antonio Bazzi,il Sodoma, Volto santo

Un’altra opera esposta è il Volto Santo dipinto a olio su ardesia, attribuito all’entourage di Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma (1535-1545, Milano, Fondazione Giulini Giannotti). La testa, coronata di spine, è di altissima qualità pittorica e molto probabilmente doveva essere inserita in una struttura tipica degli altari devozionali portatili. In quest’opera vengono evidenziate dal curatore le sopracciglia, che appaiono diverse tra loro anche cromaticamente, e l’incisivo centrale nella bocca leggermente dischiusa.

Pure in mostra è un’opera anonima del primo quarto del XVI, dipinta su ardesia, raffigurante Angeli signiferi col telo della Veronica (Milano, Collezione privata). L’opera, inedita, raffigura due angeli bambini simili agli antichi amorini, uno dei quali tiene in mano strumenti della passione e l’altro il velo della Veronica; oltre all’allegoria religiosa, il contrasto tra il nero dell’ardesia e il panno luminoso con l’effigie di Cristo potrebbe anche celare significati alchemici.

10 Angeli signiferi col telo della Veronica

Accanto alle opere d’arte indagate da Bussagli, la mostra dedica ampio spazio al dialogo tra scienza e fede, raccogliendo in catalogo (ancora in corso di stampa), al quale sarà dedicata una giornata di presentazione a settembre, le più recenti indagini condotte sul Volto Santo sia dal punto di vista storico e teologico, con un contributo di Veronika Seifert sulle principali reliquie cristiane, sia da quello della scienza e delle tecnologie avanzate, con il significativo apporto offerto dagli studi del fisico Paolo Di Lazzaro, già dirigente di ricerca ENEA, che da anni si occupa delle applicazioni della fisica allo studio delle immagini sacre e dei manufatti storici.

Come afferma il presidente di Pescarabruzzo Nicola Mattoscio:

Con questa mostra la Fondazione intende offrire al pubblico un’occasione di approfondimento culturale e scientifico intorno a una delle immagini più enigmatiche e affascinanti della tradizione cristiana (…) Pur senza pretendere di risolvere in via definitiva il problema dell’origine e della natura del Velo di Manoppello, gli studi di Bussagli rappresentano un contributo importante e decisivo al dibattito internazionale e costituiscono il punto di partenza del percorso espositivo, che pone in dialogo storia dell’arte, indagine scientifica e riflessione storico-teologica”.

Nica FIORI   Roma 2 Agosto 2026

IL VOLTO DELL’INVISIBILE

Manoppello e il mistero della Vera Icona

19 giugno – 27 settembre 2026

Imago Museum  Corso Vittorio Emanuele II, n. 270 – Pescara

Apertura: martedì – domenica ore 10:30 – 13:30 e 16:00 – 20:00

Ingresso intero mostre temporanee €8.00, ingresso ridotto €6.00

I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria del museo o su ciaotickets.com. Per maggiori informazioni, è possibile visitare il sito del museo: www.imagomuseum.it