di Lori FALCOLINI
Riverrun, il primo lungometraggio dell’artista visivo francese di fama internazionale Philippe Parreno, è un’opera di non facile fruizione ma sicuramente affascinante.
Il film che è stato presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma 2026 racconta il percorso di guarigione/trasformazione di Lucy H, una musicista in crisi esistenziale bloccata nell’oscurità della depressione. Lucy non ha parole per esprimere il suo malessere; ha bisogno di chiarezza come dice più volte alla dottoressa Cruz che le suggerisce il ricovero in una clinica della Spagna dove si attua una terapia sperimentale.
È il buio simbolico della notte a segnare l’arrivo di Lucy in questo luogo alchemico di cura dove si inducono sogni e allucinazioni attraverso la stimolazione del corpo. Due donne sosterranno Lucy nel percorso di guarigione: Tony, una “viandante” dal volto solare a cui Lucy ha dato un passaggio in automobile prima dell’arrivo in clinica e la dottoressa Vargas che l’aiuterà ad affrontare le paure abbandonandosi alle suggestioni che l’inconscio le invierà.
Su questa esile trama, Philippe Parreno costruisce con pochi dialoghi un film ipnotico grazie anche alla musica di Invisible Mountain (Nicolas Becker e LEXX) e alla fotografia di Maceo Bishop. Liberando il racconto dalla dimensione temporale e dalla necessità di chiarezza, Parreno trasforma il film in un flusso immaginifico di visioni aliene, paesaggi onirici ammantati di bianco o umidi di pioggia. Attraverso le allucinazioni, i sogni e le notti inquiete di Lucy, il regista sceneggiatore mette in scena le paure di questo personaggio ammantandole di mistero e trasformandole lentamente in una dimensione rigenerativa del vuoto esistenziale.
Riverrun, scrive Parreno nelle note di regia, è
“un ritratto che si trasforma in paesaggio. La figura in primo piano si fonde lentamente con lo sfondo, o forse è lo sfondo che avanza fino a raggiungerla”.
Grazie al suo “contratto dell’autore” che scorre alla fine del film insieme ai titoli di coda si esplicita il senso profondo di questa opera, così il film può essere letto come una rappresentazione artistica di quella dimensione archetipica trasformativa dell’essere tutt’uno con la natura che Jung e poi Hillmann definivano anima mundi.

Charlotte Gainsbourg, interprete di Lucy H, è bravissima nel dare vita con l’espressività del corpo ad un personaggio che passa dallo spaesamento della depressione all’emozione della guarigione. Bravi anche Vicky Krieps (Tony); Ángela Molina (Dr. Vargas), Zoë Saldaña (Dr. Cruz).
Il film sarà nelle sale cinematografiche in primavera 2027.
Lori FALCOLINI Roma 1 Novembre 2026

