All’Opera di Roma Goecke / Robbins / Bausch. Grande successo per il Trittico di balletti dedicato a importanti coreografi contemporanei.

di Claudio LISTANTI

Dopo la rappresentazione del Falstaff di Verdi che ha concluso la Stagione Lirica 2025-2026 del Teatro dell’Opera di Roma si è conclusa anche la Stagione di Balletto della prestigiosa istituzione musicale romana con uno stimolante spettacolo intitolato Goecke / Robbins / Bausch, un trittico di balletti dedicato a tre importantissimi coreografi che hanno fatto la storia della Danza a cavallo tra novecento e anni duemila.

Fig. 1 Il manifesto di Goecke / Robbins / Bausch.

Lo spettacolo, che ha riscosso un notevole successo di pubblico proponeva tre straordinari balletti, Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Petruschka firmato da Marco Goecke e Le Sacre du printemps di Pina Bausch. Lo spettacolo ha avuto come applauditissimi interpreti le Étoiles, i Primi Ballerini, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma con la parte musicale affidata all’Orchestra del Teatro dell’Opera diretta da Andrew Litton.

Come si evince dalla lettura di questi tre titoli ogni appassionato di Danza rileverà che si tratta di titoli ‘mitici’ della Storia del Balletto, tutti provenienti dalla grande stagione dei Ballets russes fondata dall’impresario russo Sergej Djagilev, tutti balletti tra i più conosciuti al mondo.

Fig. 2 La Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro Dell’Opera Eleonora Abbagnato © Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

La particolarità delle produzioni ballettistiche di Djagilev è che lo spettacolo doveva rispondere a canoni precisi tra i quali, quello più importante, era la convergenza tra danza, musica e parte visiva elementi ognuno dei quali affidato ad artisti di primaria importanza.

Per comprendere meglio la valenza di questa visione generale dello spettacolo di balletto è giusto ricordarne le caratteristiche. L’Après-midi d’un faune, rappresentato nel 1912, si basava sulla musica di Claude Debussy, sulla coreografia di Vaclav Nijinskij che ne fu anche interprete e su scene e costumi di Léon Bakst.

Fig. 3 Il coreografo Jerome Robbins. Foto Jesse Gerstein.

Nel 1911 fu rappresentato Petruschka con la musica di Igor Stravinskij e la coreografia di Michel Fokine con l’interpretazione di Vaclav Nijinskij e scene e costumi di Alexandre Benois.

Del 1913 è Le Sacre du printemps; il balletto scritto su musica di Igor Stravinskij, divenuta una delle composizioni iconiche del ‘900 per l’innovazione musicale della partitura che sconvolse il mondo di allora con riflessi avvertiti poi in tutto il ‘900. La coreografia fu sempre di Nijinskij con il ruolo dell’Eletta nella danza sacrificale affidata a Maria Piltz. L’impianto scenico e i costumi furono di Nikolaj Rerich.

 Lo spettacolo visto al Teatro dell’Opera

L’essenza di Goecke / Robbins / Bausch lo spettacolo proposto dal Teatro dell’Opera grazie ad un innegabile senso di lungimiranza da parte della Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato, è quella di sganciare questi tre grandi capolavori dalla stretta relazione con i il teatro di Djagilev di inizio ‘900 per orientarlo verso il linguaggio contemporaneo e dimostrare, con una certa chiarezza, che il cuore delle poetiche di questi balletti restano inalterati anche dopo l’intervento di diversi modi di interpretare il contenuto, lasciando intatta la vitalità di ognuno di esse ma nel rispetto del senso della danza e dei movimenti riuscendo fondere nello stesso momento tradizione e rinnovamento.

Fig. 4 Afternoon of a faun, Andrea D’Ottavio (Il fauno) Marianna Suriano (La ninfa) © Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Ad aprire la serata c’era Afternoon of a Faun, balletto creato da Jerome Robbins nel 1953 per New York City Ballet. Costruito sull’essenzialità del brano si svolge in una sala studio. La musica evoca il quasi sognante paesaggio bucolico che desta il fauno attratto dalla bellezza delle ninfe del poema sinfonico di Debussy. Ma la citata essenzialità ci fa vedere un uomo che si risveglia e trova una donna impegnata negli esercizi alla sbarra. Tra i due c’è attrazione e danzano insieme davanti agli specchi per un momento di sensualità che sarà interrotto dall’uscita della donna. Il tutto è esaltato da elementi scenici minimali creati da Irene Sharaff per i costumi e da Jean Rosenthal per le scene oltre alla sistemazione delle luci. Molto incisiva l’interpretazione dei due danzatori, Marianna Suriano (Donna-Ninfa) dai movimenti leggeri e sensuali che si sono uniti a quelli più virili di Andrea D’Ottavio (Uomo-Fauno) per regalarci una coppia di danzatori ideali per l’intensità e le delicatezza di questo breve ma incisivo brano.

Fig. 5 Il coreografo Marco Goecke. Foto Rahi Rezvani.

A seguire Petruschka, con la coreografia di Marco Goecke, balletto creato nel 2016 per il Balletto di Zurigo. Se il precedente Afternoon of a Faun era incentrato su linguaggio dei corpi anche questo lavoro di Goecke assume queste caratteristiche ma amplificate dalla presenza di numerosi danzatori. Scompare l’atmosfera fiabesca dell’origina versione Nijinskij per dirigersi anche qui verso l’essenzialità dell’insieme. Tutto è minimalista ed astratto con pochi elementi scenici. Ci sono però i richiami all’elemento burattinesco dell’originale con i quattro personaggi di base (Petruschka –Ballerina–Moro e Mago) che si estrinseca con accenni alla meccanica marionettistica elementi cardini del capolavoro di Stravinskij che ne è alla base. Scene e costumi erano di Michaela Springer mentre le luci di Udo Haberland.

Importante ed appropriato è stato il contributo dei componenti del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera ed essenziale quello dei quattro personaggi principali: Giacomo Castellana Petruschka, Federica Maine Ballerina, Alessio Rezza Moro e Claudio Cocino Mago.

Fig. 6 Giacomo Castellana (Petruschka), Federica Maine (Ballerina), Alessio Rezza (Moro) ©Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

A trascinare la resa dello spettacolo è stato, nella seconda parte, il balletto Le Sacre du Printemps qui rappresentato con la storica coreografia di Pina Bausch che nel 1975 creò per il Tanztheater Wuppertal.

Fig. 7 La coreografa Pina Bausch © Wilfried Krüger.

Dopo quella originale di Nijinskij il Sacre di Stravinskij ha ispirato numerose altre, e qualificate coreografia. Questa della Bausch è del tutto rivoluzionaria come altrettanto rivoluzionario è lo spirito del capolavoro musicale stravinskiano che ne è alla base.

Qui scompare ogni riferimento alla Russia pagana che evoca il titolo originale con una azione basata sull’atletismo e la fisicità dei danzatori per una esecuzione di carattere squisitamente collettivo tanto entusiasmante quanto coinvolgente. Le donne indossano abiti leggeri e gli uomini si esibiscono a torso nudo con la particolarità che tutto si svolge su un tappeto di terra smossa che rende difficili i movimenti e la danza particolarmente faticosa, logorante ed estenuante ma straordinariamente unitaria ed amalgamata nell’insieme. Il tutto esalta il ritmo di carattere primordiale che Stravinskij diede al suo capolavoro e che fu uno degli elementi di incomprensione di questo balletto. Il finale condurrà al sacrificio dell’Eletta una conlusione della rappresentazione particolarmente drammatica .

La coreografia della Bausch, scomparsa nel 2009, è stata ripresa da Clémentine Deluy, Jorge Puerta Armenta assieme ad Eleonora Abbagnato e Damiano Ottavio Bigi. Scene e costumi, invece, sono di Rolf Borzik.

Fig. 8 La scena sacrificale dell’Eletta © Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma.

Segnaliamo la prova di tutto il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera che ha eseguito intensamente i difficili movimenti creati per questa coreografia citando, però, la prova di Beatrice Foddi che ha sostenuto con sicurezza la sfrenata danza dell’Eletta per la quale ha avuto un confortante successo personale.

Terminiamo con la direzione d’orchestra. Lo spettacolo comprendeva brani di carattere squisitamente sinfonico inseriti spesso nei programmi concertistici dei più grandi direttori e delle più importanti orchestre del mondo. Va con sé che la parte esecutiva di uno spettacolo come questo è complicata da realizzare. Lo statunitense Andrew Litton, musicista di ottime capacità ed esperienza direttoriali ha fornito una direzione attenta alle necessità della rappresentazione con efficacia e sicurezza ben coadiuvato dall’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

Per lui e per tutti gli interpreti del Sacre un successo di notevoli dimensioni (recita del 28 ottobre) con ripetute e fragorose chiamate al proscenio.

Claudio LISTANTI,  Roma, 1 Novembre 2026