Tiziano. Dialoghi tra sacro e profano nella Galleria Borghese (fino all’8 dicembre)

di Nica FIORI

Fedele al suo motto “Natura potentior ars (l’arte è più potente della natura)”, Tiziano (1490-1576) è stato protagonista indiscusso del Cinquecento veneziano, e al tempo stesso europeo, passando dal classicismo monumentale degli esordi ai brillanti contrasti cromatici della piena maturità artistica, fino alle opere degli ultimi anni, dove dominano i colori scuri e il non finito.

Al primo piano della Galleria Borghese, nella sala XX che ospita una serie di dipinti del Rinascimento veneto, tra i quali primeggiano proprio quelli di Tiziano, è in corso fino all’8 dicembre 2026 l’evento “Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, La Galleria Borghese incontra l’Annunciazione della cattedrale di Treviso”, a cura di Maria Giovanna Sarti.

Locandina

Il progetto nasce nell’ambito delle iniziative per il 450° anniversario della morte del grande pittore e si inserisce nel percorso delle mostre dossier della Galleria, dedicate all’approfondimento di temi e nuclei specifici della collezione attraverso il confronto con opere provenienti da altre istituzioni. Un modello espositivo inaugurato nel 2022, proprio nel segno del Maestro veneto, grazie al prestito della Ninfa e Pastore del Kunsthistorisches Museum di Vienna, in dialogo con i dipinti tizianeschi della collezione Borghese.

Questa volta al centro del nuovo progetto è l’Annunciazione della cattedrale di Treviso, temporaneamente rimossa dalla propria sede in occasione dei lavori di restauro degli affreschi del Pordenone (Giovanni Antonio De Sacchis, 1484-1539) nella cappella Malchiostro. La pala di Tiziano (tempera grassa e olio su tavola di pioppo) è stata recentemente sottoposta a un importante intervento conservativo, che ha restituito nuovi elementi utili alla conoscenza e alla lettura dell’opera, tra cui l’iscrizione in basso a destra, che riporta la data (1520), la firma dell’artista e il riferimento al committente.

2 Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese

Il dialogo avviene in particolare con il celebre capolavoro di Tiziano Amor sacro e Amor profano (olio su tela, 1514-1515): un dipinto di una bellezza abbagliante, commissionato da Niccolò Aurelio, uno dei maggiori funzionari della Serenissima, in occasione delle sue nozze con Laura Bagarotto nel 1514. Apparentemente si tratta di un’allegoria dell’amore terreno e di quello spirituale, personificati da due bellissime donne sedute ai lati di una fontana, ma, più realisticamente, la donna con l’abito bianco a sinistra potrebbe essere la raffigurazione di una sposa, la cui cintura allude all’unione coniugale, mentre la dea Venere, coperta solo in minima parte da un velo sul pube e da un drappo rosso poggiato sul braccio sinistro, la inizia ai misteri dell’amore. Il piccolo Amore o Cupido (Eros per i greci), figlio di Venere (Afrodite per i greci), increspa le acque della fontana, simile a un sarcofago antico, nel cui fregio appare una scena di castigazione dell’amore ferino. Sulla sinistra vi è una figura maschile che insidia una fanciulla afferrandola per un braccio; davanti a lei sta il bel cavallo privo di briglie (simbolo di passione incontrollata), frenato da una seconda figura maschile, quasi completamente coperta dal piccolo arbusto centrale; verso destra, alla presenza forse della stessa fanciulla, la violenza passionale viene punita con la fustigazione. L’acqua che riempie il sarcofago, simbolo di morte, lo trasforma in fonte, simbolo di vita, grazie alla forza generatrice e temperante di Amore.

3 Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, ph. A. Novelli © Galleria Borghese

Ciò che salta subito agli occhi dal confronto con l’Annunciazione di Treviso è il volto della Madonna, molto simile a quello delle due Veneri dell’Amor sacro e profano, evidentemente perché l’artista ha utilizzato lo stesso modello femminile, una donna perfetta per incarnare in entrambi i casi una bellezza sacra.

4 Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese
5 Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese
5 Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese

L’altro elemento in dialogo è l’uso dell’antico, che si inserisce all’interno dell’ambito culturale che si respirava all’epoca a Venezia, con una valenza allegorica e non solo formale. Nell’opera della Borghese troviamo il sarcofago, mentre nell’Annunciazione il recente restauro ha riconosciuto nel rilievo architettonico raffigurato il cosiddetto “Letto di Policleto”, interpretato come Psiche che scopre Eros addormentato, che aveva fatto parte della raccolta di Lorenzo Ghiberti ed era andato disperso alla sua morte, noto tuttavia da varie repliche antiche e moderne.

In questo caso il dialogo tra sacro e profano, come ha fatto notare don Paolo Barbisan, direttore dell’Ufficio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali di Treviso, avviene proprio all’interno dell’opera tizianesca, dove la scena mitica viene in un certo senso cristianizzata, perché si tratta di una “rivelazione”.

Un altro elemento che accomuna i due dipinti messi a confronto è lo stemma del committente, che nell’Amor sacro e profano è inserito sul sarcofago-fonte e nell’Annunciazione in una specchiatura della parete architettonica, proprio all’altezza della testa della Vergine. La pala venne realizzata per ornare l’altare della cappella dell’Annunciazione, grazie al contributo economico del canonico Broccardo Malchiostro, già cancelliere del vescovo di Treviso Bernardo de’ Rossi, e in quel momento plenipotenziario della diocesi.

7 Tiziano, Annunciazione, particolare con stemma

Nel vestibolo della cappella di Treviso una lapide riporta la data della sua costruzione (1519) e gli stemmi del vescovo, del podestà veneto Francesco Mocenigo e dello stesso Broccardo Malchiostro: una mano che regge tre cardi con chiaro riferimento al suo nome. È lo stesso stemma che ricorre insieme alle iniziali (B.M.) nella tavola di Tiziano, ben in vista. Nella pala il committente si è fatto anche raffigurare inginocchiato su un bordo della scena sacra.

In questa Annunciazione, realizzata da Tiziano dopo l’Assunta dei Frari di Venezia, la scena si svolge all’interno di un edificio visto in prospettiva, con la Vergine in primo piano sulla sinistra e l’angelo annunziante in secondo piano sulla destra, secondo una composizione che si discosta da quella tradizionale e che ispirerà poi Lorenzo Lotto per la sua Annunciazione di Recanati.

Maria è raffigurata inginocchiata, nel momento appena successivo all’iniziale stupore: ha già poggiato a terra il libro, evidentemente appena richiuso, perché il nuovo libro, il Verbo, si apre in questo momento dentro di lei; con il volto rivolto verso l’angelo porta una mano al petto, mentre con l’altra trattiene il manto azzurro a coprire la sua bella veste rossa che si distende sul pavimento, i cui colori riprendono in parte quelli delle sue vesti. È una giovane donna, con i capelli sciolti fin sopra le spalle appena raccolti da un velo, nel fiore della sua bellezza, perché solo la Bellezza può accogliere il mistero dell’incarnazione, che scaturisce tuttavia dal gesto di Dio Padre, che era raffigurato nella cupola, perduta a causa dei bombardamenti sulla città del 7 aprile 1944.

8 Tiziano, Annunciazione, Archivio Beni Culturali – Diocesi di Treviso, foto Luigi Baldin

La soluzione di collocare la Vergine non al centro della composizione, ma spostata un po’ a sinistra, dà modo all’architettura alle sue spalle di dividere l’ambiente, costituito dalla stanza in ombra (recuperata nella lettura nel recente restauro), con un letto a baldacchino con tendaggi e coperte verdi, da quello che, proseguendo verso il fondo, ospita l’angelo annunciante, la figura del committente inginocchiato, e un paesaggio oltre un grande arco, chiuso da montagne innevate, omaggio di Tiziano alla propria terra (il Cadore).

Ricordiamo che l’opera nel passato ha avuto qualche danno. In particolare, nel 1526, il ritratto del committente fu imbrattato, adoperando anche la pece. Seguì una vertenza contro ignoti e dalle indagini venne fuori il malcontento di chi era contrariato dal dover “far la reverenzia davanti a lui e non a Dio”.

Inoltre, la tela è stata tagliata da un lato di qualche centimetro, essendo troppo ampia per l’altare, e per questo motivo l’angelo annunciante sembra avere tre piedi, uno dei quali aggiunto in seguito per riequilibrare la figura, che comunque risulta un po’ sgraziata.

Ovviamente nella sala della Borghese il confronto può proseguire anche tra altri dipinti, che vedono protagoniste le donne, come la Giuditta del Pordenone e il Ritratto di donna attribuito a Bernardino Licinio e, tornando ad Amor sacro e profano, esso dialoga con Venere che benda amore (olio su tela, 1565 circa), un’altra affascinante composizione di Tiziano (probabilmente concepita per un matrimonio), nella quale l’artista decise a un certo punto di dare più rilievo al paesaggio, eliminando dallo sfondo una donna che recava in mano un cesto di frutta, come è stato evidenziato dalle indagini diagnostiche.

9 Tiziano, Venere che benda Amore, 1565 circa, olio su tela, Galleria Borghese, Roma.

Riguardo alla scena, si tratta di una complessa allegoria, nella quale Venere benda il piccolo Eros alato, a significare che l’amore è cieco, mentre una ninfa reca l’arco e un’altra le frecce. Quest’ultima ha il seno scoperto, alludendo al fatto che la sposa deve donare il cuore al proprio uomo e allo stesso tempo alla fertilità che si aspetta dal matrimonio. Alle spalle della dea c’è un altro piccolo personaggio che si contrappone a Eros. Si tratta di Anteros, nato da Ares e Afrodite, che nella religione greca è il dio dell’amore corrisposto, mentre Eros impersona il desiderio d’amore, e pertanto ha come attributo un arco, dal quale scocca frecce in grado di provocare passioni incontrollabili, alle quali non possono resistere né gli uomini né gli dei.

Nica FIORI  Roma, 25 Ottobre 2026

Galleria Borghese. Piazzale Scipione Borghese, 5 – Roma

Tel. +39 06 67233753

www.galleriaborghese.it