di Lisa SCIORTINO
La presente ricerca è occasione per accostarsi nuovamente all’arte di Renato Guttuso [1].
Nel lungo percorso artistico del maestro bagherese, fatto di molteplici esperienze, tanti incontri, svariati contatti, va certamente evidenziata la sua collaborazione con ditte industriali[2], attività che segna una parte della produzione compresa tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento. Il rapporto tra Renato Guttuso e il mondo dell’industria si inserisce nel più ampio orizzonte della sua pittura civile, caratterizzata dal dialogo tra il lavoro dell’uomo, la modernità e la cultura d’impresa del secondo dopoguerra italiano.
Egli cooperò attivamente, infatti, con grandi aziende italiane, oltre che per ragioni economiche, principalmente per motivi ideologici e culturali legati alla sua visione dell’arte democratica e accessibile al popolo, alternando opere uniche e prodotti seriali. Essendo un intellettuale marxista e militante del Partito Comunista Italiano, rifiutò l’idea che l’arte dovesse esclusivamente rimanere chiusa nei musei o essere un lusso per pochi borghesi. Per questo motivo, la sua apertura al mondo industriale condusse la bellezza estetica nelle case dei lavoratori e della gente comune attraverso oggetti di uso quotidiano. Egli considerò l’industria come un mezzo tecnico per moltiplicare l’opera d’arte superando in tal modo il concetto elitario ed esclusivo del pezzo unico.
Guttuso vide l’impresa come motore della modernità e luogo di riscatto della classe operaia, tanto da dedicare molte opere al lavoro in fabbrica, come Acciaierie di Terni del 1949[3]. Collaborare con le aziende significò per il maestro far dialogare direttamente il mondo della cultura e dell’arte con quello del lavoro produttivo.
Firmò interventi per spazi istituzionali e bancari legati all’economia e alla produzione, come il grande pannello ceramico realizzato nel 1966 circa in collaborazione con Nino Caruso per la Banca Commerciale di Palermo, in via Mariano Stabile, su invito dello studio milanese BBPR[4] (Fig. 1) Basato su un bozzetto del maestro bagherese, il rivestimento parietale raffigura elementi naturali e paesaggi tipici della Sicilia come aranceti, fichi d’India e l’Etna, temi cari all’artista[5].

Grazie al suo genius loci, la sede bancaria acquisì una spiccata identità accogliendo una vera e propria imagerie isolana e al contempo collettiva, che interessa il tema del lavoro e amplifica il senso dell’intero progetto. Per il fondale della sala del pubblico, Guttuso progettò una vetrata policroma[6] istoriata con un gruppo di pescatori su una barca a remi tra due lembi di terra segnati da alti tralicci allusivi alla civiltà e al progresso.
Sappiamo che pur vivendo tra Milano, Roma e Velate, Renato Guttuso mantenne sempre radici profonde con la terra madre, non solo perché la Sicilia gli aveva fornito temi, immagini e colori per le proprie tele ma anche per gli amici che, nelle sue ricorrenti visite, lo accoglievano invitandolo a restare. I riferimenti nei suoi dipinti a temi siciliani dalla metà degli anni Sessanta si fecero più assidui, in assonanza con lo sviluppo della sua ispirazione che si arricchì di elementi autobiografici[7]. Come osservò Cesare Brand:
“Guttuso come Anteo deve toccare terra e quella terra e la sua Sicilia. Quella sicilianità di Guttuso, per fortuna, non è folclore”[8].
Nel contesto del cosiddetto miracolo economico, nel quale emerse il “mecenatismo illuminato”, grandi aziende italiane come Olivetti, Pirelli, Zucchi, ma non solo, assunsero intellettuali per unire design, progresso industriale e impegno sociale. E Guttuso accettò sfide come la realizzazione di grandi mosaici o di grafiche commerciali proprio per stimolare questa crescita collettiva.
Nel 1945 Adriano Olivetti gli commissionò il grande murale Boogie-Woogie (Fig. 2) per il nuovo negozio-showroom di Roma, opera unica che suscitò non poche polemiche tra gli operai riguardo ai costi, in un periodo di già intense agitazioni.

Guttuso dichiarò di aver chiesto alla Olivetti che il suo lavoro fosse pagato ad ore, secondo il guadagno di un operaio specializzato. Quando il locale venne lasciato, il dipinto fu staccato e collocato nella mensa degli stabilimenti di Scarmagno. Oggi si trova nell’area dell’ex Officina H degli stabilimenti ICO di Ivrea, spazio ristrutturato per essere adibito a esposizioni, convegni e spettacoli.
Nella storia dell’artista bagherese, tra le altre, c’è la Pirelli con cui Guttuso iniziò a collaborare già alla fine degli anni Cinquanta quando realizzò, proprio per l’omonima rivista, le illustrazioni degli articoli di Franco Fellini, pseudonimo dell’amico Giovanni Pirelli, ispirate ai viaggi compiuti insieme nel 1959 lungo le sponde del fiume Nilo. I reportage così presero vita attraverso i disegni a china dal tratto tipico e inconfondibile di Guttuso. Tebe, Menfi, Luxor, Il Cairo, vennero ritratte quasi come luoghi leggendari popolati dalle comunità locali assorte a svolgere lavori quotidiani (Fig. 3).

La fruttuosa collaborazione con Pirelli proseguì nei primi anni Sessanta, quando, in occasione dell’Esposizione Internazionale di Torino, Guttuso firmò il bozzetto La Ricerca Scientifica, conservato presso l’Archivio Storico Pirelli, per il grandioso mosaico realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna (Fig. 4). Al maestro siciliano fu affidato il compito di sintetizzare visivamente il cammino intrapreso dall’uomo nella conoscenza della natura e delle sue leggi.

Il ‘modello Colombe’ è un pannello decorativo in ceramica composto da 15 piastrelle realizzate su disegno di Renato Guttuso creato per l’azienda di ceramica Cerdisa nel 1986. Questo tipo di produzioni artistiche-industriali seriali sono generalmente accompagnate da certificati di garanzia che ne attestano l’edizione o la tiratura limitata numerata per collezionisti. Qui si tratta di mille esemplari ma quanti siano effettivamente sopravvissuti al tempo non è dato sapere. Uno è certamente documentato a Bagheria[9] (Fig. 5), in provincia di Palermo.

Molte sono le raffigurazioni eseguite da Renato Guttuso con al centro il tema della Colomba, spesso riferita al simbolo della pace. La rappresentazione della “Colomba” è un cult dell’artista, che ne generato molteplici a biro, a matita, a carboncino, a olio e perfino a mosaico, come Volo di colombe sull’aranceto realizzato da Romolo Papa nel 1958 proprio su cartone di Guttuso della collezione MAR-Museo dell’Arte della città di Ravenna (Fig. 6).

Il simbolico volatile indica la rinascita della vita dopo il Seconda Conflitto Mondiale ed è emblema già presente, con alcune varianti, in altri artisti famosi primo fra tutti Pablo Picasso che caratterizzò la sua Paloma corredandola del ramoscello di ulivo nel becco. Colombe auree in volo su cerulee vibrazioni sono presenti perfino sul sarcofago di Guttuso a Villa Cattolica, omaggio dell’amico Giacomo Manzù.
La decorazione, con la coppia di colombe librate tra la fitta vegetazione del citato pannello in ceramica, si riscontra in Colombe del 1956[10] e in diverse litografie di collezione privata[11] e ricorda un altro prodotto industriale e seriale pure firmato da Guttuso negli anni Settanta e cioè la tovaglia da tavola realizzata dall’azienda tessile Zucchi (Fig. 7),

assieme alle altre due fantasie con Arance (Fig. 8)

e con Cesto di castagne, prodotto anche in varie litografie (Fig. 9).

Con la linea di “tovaglie d’autore”, in edizione limitata, la ditta portò l’arte contemporanea nella vita di tutti i giorni stampando opere e motivi di grandi maestri su biancheria in cotone di alta qualità.
Questi set oggi sono considerati oggetti da collezione ricercati nel mercato dell’antiquariato e del modernariato. Anche in questo caso, il tema della sicilianità emerge prepotentemente. I tanti studi sull’attività artistica di Renato Guttuso mostrano chiaramente la sua relazione con la Sicilia, terra che gli ha dato i natali e l’ha incessantemente influenzato e stimolato. Questo aspetto, affrontato sin da subito da critici come Maurizio Calvesi e Cesare Brandi[12], ha interessato un vasto arco cronologico e testimonia altresì una creatività multiforme, espressasi non solo nel campo della pittura ma anche negli ambiti della scenografia, dell’illustrazione e della decorazione.
Diversi sono anche i lotti di litografie realizzati nel tempo da Renato Guttuso che oggi trovano variamente posto nelle aste. Le ‘cartelle d’arte’ hanno tirature che si aggirano sul centinaio di esemplari, numerati e con firma certificata. Anche questo fu un modo da parte dell’artista di entrare nelle case e nelle collezioni di più persone possibili, diffondendo la sua arte potente e immediata a un pubblico ampio mantenendo intatta la forza cromatica e la precisione del segno tipiche dei suoi dipinti, a inevitabile discapito dell’unicità dell’opera.
La grafica riprende i soggetti più celebri della sua pittura, caratterizzati da forti contrasti e un profondo legame con la realtà: nature morte, con composizioni di oggetti quotidiani, cesti, bottiglie, libri o frutti mediterranei; scene popolari e sociali, con rappresentazioni del lavoro, dei mercati siciliani, di caffè intellettuali e di scene di vita quotidiana; ritratti e figure umane, con volti espressivi, sensuali corpi femminili colti in movimenti drammatici o momenti di intimità; omaggi artistici e letterari, con illustrazioni di opere come la Divina Commedia e fogli dedicati a maestri del passato come Albrecht Dürer o Johann Heinrich Füssli.
Scrisse di sé Guttuso:
“la pittura e il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere e il mio modo di avere il rapporto col mondo. Credo che per me esso rappresenti la più idonea possibilità di capire e di farmi capire”[13]
ed egli lo fece in tutte le forme possibili e per la più larga fetta di pubblico.
Lisa SCIORTINO Bagheria 9 Agosto 2026
NOTE
