“Mi piacerebbe vivere: mai più invisibile”, gli scatti di Mariangela Caturano alla Fondazione Marco Besso (dal 22 Ottobre, Largo di Torre Argentina,11)

di Simona SPERINDEI

Mi piacerebbe vivere: mai più invisibile

Donne invisibili nell’attuale vita sociale dell’apparenza, questi sono i soggetti a cui Mariangela Caturano ha dedicato la sua ultima esposizione fotografica Mi piacerebbe vivere, che si terrà presso la Fondazione Marco Besso in Largo di Torre Argentina  n. 11 di Roma. La mostra sarà inaugurerà il 22 ottobre alle ore 17.00 e si svolgerà sino al prossimo 27 ottobre (ore 10/13-14/16.30 – esclusi sabato e domenica).

Una serie di scatti che la Caturano coglie con una genuina naturalezza, donne che potrebbero diventare altro da quello che sono ma preferiscono vivere il loro intimo quotidiano e la cui sola essenza permette di accenderne la bellezza.

Una finestra colta dalla strada e dalla vita di ogni giorno, un cammino di scatti rubati, dove ognuna è protagonista del proprio quotidiano tanto che l’artista qualche volta sembra le abbia volute fotografare attraverso un vetro opaco, come a testimoniare il loro diventare donna avvenuto con consapevolezza per mezzo di un processo lungo e in evoluzione.

Mariangela Caturano propone un viaggio in quella dimensione intima che rende le sue presenze femminili protagoniste appieno del loro mondo attraverso il quale sono diventate libere nelle loro certezze, non solo donne spettatrici, ma capaci di prendere anche decisioni difficili e talvolta scomode.

Una serie di volti che affermano con la loro spontaneità non solo la volontà di essere riuscite ad adeguarsi alla loro femminilità senza cercare di rendersi accettabili ai contemporanei canoni estetici, ma soprattutto di esprimere nella loro semplicità una ferma determinazione di cambiare il sistema di un mainstream rivolto all’apparenza.

Il gesto di queste donne viene colto dalla Caturano come uno strumento della conquista del sé.

Un racconto per immagini volto a testimoniare un proprio vissuto, presenze femminili che non vogliono cambiare la loro quotidianità con azioni eclatanti e non frequentano categorie estetiche e nuove etiche ma si confrontano giorno per giorno con la loro vulnerabilità e che sicuramente nei loro personali precorsi hanno anche fallito.

Possiamo fantasticare sulle loro esperienze come un canto struggente di nostalgia o il rimorso per una routine abituale che come spesso al giorno d’oggi avviene deve conciliare i tempi di vita e di lavoro.

Simona SPERINDEI   Roma  12 Ottobre 2025