di Claudio LISTANTI
Reger, Schumann, Brahms. Mentors è il titolo di un Cd da poco pubblicato dalla Da Vinci Classics che arricchisce la valenza artistica del catalogo della casa discografica giapponese che per i suoi contenti si può considerare veramente sorprendente sia per la varietà delle proposte rivolte che offrono una veduta ad ampio raggio sul mondo della musica cosiddetta classica, sia perché riesce ad orientate i riflettori non solo su autori e capolavori di tutti i tempi ma anche su interpreti e strumentisti, soprattutto giovani, fornendo loro il mezzo ideale per porsi all’attenzione del vasto pubblico, degli intenditori e appassionati e degli addetti ai lavori.

Con questa nuova pubblicazione, affidata a due giovani emergenti strumentiste, la clarinettista Gaia Gaibazzi e la pianista Clarissa Carafa, che con il Cd presentano alcune composizioni riservate a questo organico con le quali alcuni grandi musicisti come Robert Schumann, Johannes Brahms e Max Reger sono stati ispirati. Un gruppo dove ognuno ha avuto il ruolo di ‘mèntore’ per contribuire così a creare una solida catena che li lega tra loro e che li ha accompagnati attraverso le varie epoche nelle quali sono vissuti e divenuti protagonisti assoluti.
Per comprendere bene la valenza artistica del Cd è giusto iniziare dal significato specifico della parola mèntore. Il termine deriva da un personaggio omerico, Mèntore, che nell’Odissea è individuato da Ulisse per prendersi cura del figlio Telemaco e provvedere alla sua formazione durante la sua assenza dovuta alla partecipazione alla Guerra di Troia. Su queste basi, nel linguaggio di oggi, la parola ha assunto il significato ben preciso di guida, precettore e consigliere, ruoli basati sulla saggezza e il buonsenso del personaggio.
Nel disco il percorso prende il via da Robert Schumann con una sua composizione del 1849, i Phantasiestücke per clarinetto e pianoforte, op. 73 che il compositore scrisse in pieno romanticismo movimento del quale è stato uno dei rappresentanti fondamentali, le cui caratteristiche si riverberano proprio in questo brano soprattutto per il carattere ‘fantasioso’ che il titolo evoca e che lo affranca da schemi musicali ben precisi. È una composizione dai caratteri squisitamente ‘domestici’ vale a dire dedicata alle esecuzioni private con la possibilità di affidare, con le dovute trasposizioni, la parte del clarinetto a violino o violoncello. La dimensione ‘casalinga’ del brano può far pensare a musica ‘di maniera’ ma all’ascolto appare chiara l’estrema cura che Schumann dedicò a questa composizione, soprattutto alla brillante interconnessione tra pianoforte e clarinetto che si traduce nei forti contrasti compresi nelle tre parti che la costituiscono, Zart und mit Ausdruck (Tenero e con espressione), Lebhaft, leicht (Vivace e leggero) e Rasch, mit Feuer (Veloce e con fuoco). Sono poco più di dieci minuti di musica che riescono a catturare ed ammaliare l’ascoltatore.
Si passa poi al Brahms maturo, quello del 1894, con la Sonata n. 1 in fa minore per clarinetto e pianoforte, op. 120 n. 1 composizione che, anche in questa occasione, è idonea all’utilizzo di un altro strumento, la viola, considerato affine. Qui siamo in pieno tardo romanticismo e Brahms, grande estimatore di Schumann, dimostra avere il musicista come vera e propria guida, un indiscusso ‘mèntore’, un faro che ha illuminato la sua arte e la sua poetica musicale. Qui si traduce in un discorso musicale veramente intenso e complesso che si articola in quattro movimenti che partono dall’Allegro appassionato osservante la forma-sonata che propone un serrato dialogo tra clarinetto e pianoforte che ci conduce poi al delicato Andante un poco Adagio caratterizzato dalla raffinata melodia che quasi simmetricamente introduce il Trio, un Allegretto grazioso che intensifica la fusione tra i due strumenti. A concludere è uno spettacolare Vivace finale scritto in forma di Rondò ma permeato da una intensa cantabilità che galvanizza l’attenzione dell’ascoltatore.
A concludere il percorso c’è Max Reger, compositore pianista e organista, certamente meno conosciuto degli altri due ma, storicamente, uno dei più rappresentativi musicisti del tardo romanticismo tedesco. Nel disco sono presenti tre sue composizioni. Due sono riferibili al 1902, Albumblatt (Fogli d’album) e Tarantella, l’altra, del 1900, la Sonata op. 49 n. 1. I primi due sono una chiara derivazione di quella musica da salotto che si può ascrivere, soprattutto il primo, all’eredità di Schumann e dello spirito romantico dell’epoca, mentre il secondo, Tarantella, con le sue caratteristiche popolari dettate dai ritmi della danza, propone una straordinaria interazione tra clarinetto e pianoforte che per intensità può essere considerata di chiara derivazione brahmsiana. Non a caso, nel Cd, queste due brevi composizioni di Reger precedono, rispettivamente i brani di Schumann e Brahms, quasi a sottolineare il ruolo di ‘mèntore’ di entrambi i musicisti.
Una particolare affinità che emerge con più incisività nel brano che doverosamente conclude il Cd, a significare la chiusura di questo percorso ideale nelle poetiche musicali dei tre compositori tedeschi. Si tratta della Sonata op. 49 n. 1 in la bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte di Max Reger scritta nel 1900, una delle più importanti composizioni del musicista con il quale evidenzia una piena conoscenza dei due strumenti utilizzati. In questa composizione gli insegnamenti brahmsiani sono del tutto evidenti soprattutto se la si confronta con la precedente Sonata n. 1 in fa minore op. 120 n. 1 del musicista amburghese. L’affinità è data non solo dal trattamento dei due strumenti utilizzati ma anche dalla straripante energia che emana questa musica. Già dall’inusuale Allegro affannato dove le sonorità di pianoforte e clarinetto si intrecciano con vigore, si passa alla giocosità del Vivace, ma non troppo che segue con decisione ed eleganza con la funzione di introduzione al Larghetto, ma non troppo, un poco con moto contrassegnato da una più che raffinata melodia. Gran finale con il vigoroso Prestissimo assai che conclude entusiasticamente questo stimolante ed interessante percorso. Per concludere in maniera significativa l’esplicazione del contenuto di questo Cd vogliamo citare le parole usate dalla clarinettista Gaia Gaibazzi nelle note accluse al Cd che a proposito di Reger dice:
“Questo approccio riflette la profonda comprensione di Reger delle forme classiche, consentendogli al contempo la libertà di esplorare nuove possibilità armoniche e tematiche” ,
lasciando intendere, a nostro avviso, che questa musica guarda con chiarezza al ‘900, alle poetiche innovative che in campo musicale hanno caratterizzato soprattutto il primo quarto del ventesimo secolo.

La pianista Clarissa Carafa e la clarinettista Gaia Gaibazzi sono le strumentiste protagoniste di questo Cd nel quale riescono a rendere evidente il trait d’union, sottile ma incisivo, esistente tra le musiche proposte. Sono entrambe giovani ed entrambe provenienti dal Conservatorio “Niccolò Paganini” di Genova per poi affrontare una carriera, per ognuna, importante e soddisfacente. La Carafa ha ottenuto il Diploma di Perfezionamento presso la Scuola di Musica di Fiesole con Andrea Lucchesini e frequentato masterclass con Alexander Romanovsky, Benedetto Lupo, Roland Proll, Piernarciso Masi e Klaus Kaufmann. Ha vinto numerosi concorsi internazionali e partecipato a frequenti concerti presso prestigiose sedi internazionali. Curriculum analogo per la Gaibazzi che ha conseguito la doppia laurea magistrale in Esecuzione Musicale e Pedagogia Musicale presso la Zürcher Hochschule der Künste. Ha approfondito lo studio del clarinetto con Fabio Di Casola Bernhard Röthlisberger, Filipa Nunes e con Calogero Palermo. Anche lei favorevolmente accolta in diverse sedi concertistiche internazionali.
Insieme, anche grazie a prestigiosi strumenti utilizzati come un piano Steinway & Sons ed un clarino Buffet Crampton, riescono a dare al Cd i giusti impulsi con una esecuzione particolarmente curata ed attenta alle raffinatezze ed al virtuosismo che caratterizzano i brani interpretati. Ma, soprattutto, particolarmente scrupolose nel voler dare alla loro interpretazione quel carattere cameristico necessario. La cartina di tornasole di quanto diciamo si evidenzia nella Sonata op. 120 n. 1 di Brahms. Le cronache, infatti, ci dicono che questo concerto, unitamente all’op 120 n. 2, è stato dedicato ad un clarinettista virtuoso dell’epoca, Richard von Mühlfeld e la prima esecuzione non pubblica ebbe come pianista la stesso Brahms, anch’egli strumentista di grande valore. L’opera quindi risulta particolarmente impegnativa perché presenta una notevole parte virtuosistica che le due strumentiste, così come nel resto del Cd, affrontano con sicurezza e determinazione.
Reger, Schumann, Brahms. Mentors
Gaia Gaibazzi clarinetto – Clarissa Carafa pianoforte
Registrazione effettuata a Villa Borzino – Busalla (GE) – Italia
Da Vinci Classics C00963
Claudio LISTANTI Roma 12 Ottobre 2025
