La pittura bresciana del pieno Cinquecento. Il “Compianto sul Cristo morto” di Pietro Maria Bagnatore (1540 ca-1627) nella canonica di Castiglione delle Stiviere

di Francesco CARACCIOLO

La pittura bresciana del Cinquecento, a partire da Vincenzo Foppa fino al Moroni e al Gambara, è contrassegnata da una straordinaria ricchezza di stimoli culturali e visivi che accolgono suggestioni riconducibili immediatamente alla pittura nordica e a quella veneta (grazie al passaggio di Tiziano e di Lorenzo Lotto in Lombardia). Come sostrato della pittura bresciana e lombarda in senso lato riscontriamo in essa un certo rigore e severità ma anche una maggiore aderenza alla realtà di tutti i giorni, ben espressa nei dipinti eseguiti durante il Rinascimento lombardo (Bramante, Foppa, Bergognone, Luini, Moretto, Moroni, Romanino e Savoldo, solo per citare i nomi più importanti). Infatti, quella espressa nel territorio bresciano è chiamata “pittura della realtà.”

Le tre personalità fondamentali per la pittura bresciana sono state il Moretto, il Savoldo e il Romanino, i quali sono ritenuti i capisaldi per lo sviluppo dell’arte bresciana del Rinascimento che attingono soprattutto dalla realtà e dalla vita semplice della gente comune. Le loro opere anticipano per l’appunto l’arte della Controriforma grazie all’espediente, comune a tutti e tre i grandi artisti lombardi, di rendere molto efficaci le scene evangeliche mediante una forte attenzione alla luce, al naturalismo e ad una religiosità più intima e personale.

Accanto alle tre personalità di cui si è detto però vi sono altre figure che hanno oltremodo contribuito allo sviluppo di una pittura impregnata di naturalismo e di una spiritualità che accentua vieppiù quell’aspetto drammatico e fortemente intimista che costituisce in senso lato la cifra stilistica più evidente della cultura bresciana toccata profondamente dall’azione riformatrice di San Carlo Borromeo. Inoltre, durante il periodo della Controriforma il potere delle immagini era enorme poiché l’immagine era stimata come molto più precisa e persuasiva della parola, rendendo accessibile e comprensibile il mondo dello spirito, dell’invisibile e la Chiesa ne era ben consapevole[1].

In questa sede propongo un’attribuzione riguardante un dipinto a soggetto religioso poco conosciuto in quanto ancora abbastanza sfuggente alla critica ma che però meriterebbe un maggiore approfondimento sul versante storico-critico, oltreché quello iconografico e stilistico.

Veniamo all’artista cui è stata attribuita tale opera: trattasi di una figura emblematica della Controriforma a Brescia, già affrontato in questa sede in un mio contributo apparso su About Art on line il 24/09/2025[2]: Pietro Maria Bagnatore (1540 ca-1627), architetto, pittore e decoratore attivo tra Novellara e Brescia a partire dalla seconda metà del ‘500.

La sua pittura si inserisce nell’alveo dell’arte devozionale-controriformata in auge verso la seconda metà del ‘500; già con il Moroni la pittura sacra volgeva verso un sentimento di profondo patetismo e drammaticità che risale ad esempi tardo quattrocenteschi e cinquecenteschi del Bergognone e del Foppa.

Propongo un Compianto sul Cristo Morto attribuito al Bagnatore dallo storico dell’arte e sacerdote Don Giuseppe Fusari. L’opera si trova nella canonica del duomo di Castiglione delle Stiviere (Mantova) e mi è stata segnalata dallo storico locale Michele Favro, il quale abbozza persino ad una ricostruzione storica e contestuale del dipinto del Bagnatore che pervenne nel contesto attuale solamente nel 1943 (l’opera si trovava probabilmente nella collezione di Ottaviano Venier a Milano). C’è da dire che, allo stato attuale, tale provenienza non è accertata totalmente ma è ancora al vaglio degli studi.

Dalla fotografia in bianco e nero (fig. 1) che mi è pervenuta[3] l’anno scorso deduco che si tratti di un dipinto di chiaro rigore controriformistico e di una certa severità compositiva, con un forte accento di pathos, in cui compaiono tre personaggi sacri: trattasi di mezze figure, che occupano con una robusta volumetria lo spazio della tela dal taglio fortemente orizzontale, raffiguranti la Vergine addolorata (a sinistra) che sorregge il figlio ormai esanime ma dalla corporatura possente e vigorosa (al centro della scena); a destra troviamo San Giovanni Evangelista, la cui figura è contrassegnata dallo sguardo intenso e vigile, dritto verso il riguardante; egli ha un viso fortemente caratterizzato , quasi come una sorta di “testa di carattere”, con la capigliatura folta e i baffi ben curati.

1.  P. M. Bagnatore (attr), Compianto sul Cristo morto, Canonica del Duomo di Castiglione delle Stiviere, courtesy dott. Michele Favro

Osservando attentamente tale figura maschile, più vivida e partecipe dell’evento sacro rispetto alle altre due finora descritte, si potrebbe scorgere un autoritratto del Bagnatore, di cui non ci sono pervenute immagini delle sue fattezze. Per la datazione dell’opera conservata nella canonica del duomo di Castiglione delle Stiviere (fig.2) ritengo doveroso che si facciano più ricerche a livello stilistico ed iconografico per conoscere le varie fasi della pittura del Bagnatore, ancora avvolta nelle nebbie nonostante gli studi compiuti a Brescia dal professore Luciano Anelli, il quale risulta uno dei pochissimi studiosi ad avere scritto degli articoli sull’artista nato probabilmente ad Orzinuovi nel 1548-1550. Del Compianto esiste pure una copia conservata nella frazione di Grole (cfr. Michele Favro).

2. Facciata del Duomo di Castiglione delle Stiviere (Mantova)

Per approfondire la figura dell’artista lombardo vi invito a consultare, in primis, l’Enciclopedia Bresciana e poi la breve monografia della Ottino dalla Chiesa pubblicata nel lontano 1963 sulla Treccani.

Pietro Maria Bagnatore ha lavorato come architetto, pittore e decoratore non soltanto in Lombardia ma persino in Trentino e in Emilia ottenendo un grande riscontro da parte di committenti molto illustri, tra cui si segnalano i Gonzaga di Novellara. Dal punto di vista pittorico, il suo stile si arricchisce di suggestioni che gli derivano sia dalla pittura di Lelio Orsi che dall’influsso della corrente manierista tosco-romana. È anche documentato un suo soggiorno a Roma negli anni di formazione grazie al mecenatismo espresso dal conte Alfonso Gonzaga di Novellara che lo supporterà tantissimo verso l’ascesa professionale a partire dagli anni ’70 del Cinquecento.

Della pittura rigorosa del Bagnatore colpiscono oltremodo la drammaticità espressa dai suoi personaggi sacri e persino le tonalità argentee e quasi monocrome in linea con i nuovi dettami espressi dalla Controriforma cattolica. A questa fase piuttosto severa della pittura del Bagnatore appartiene la Pietà (fig.3) conservata presso i Musei Civici di Brescia, tela firmata e datata dallo stesso maestro (1575).

3. P.M.Bagnatore, Pietà, 1575, Brescia, Musei Civici, forografia a colori di F. Caracciolo

Forse ad una fase più ottimistica della sua carriera, oppure dal desiderio della committenza religiosa, risale il colorismo maggiormente ispirato alla pittura veneta con forti dissonanze cromatiche che pervade la grande pala dell’Annunciazione (fig.4), conservata presso il Santuario di Santa Maria dei Miracoli a Brescia:

4. P.M. Bagnatore, Annunciazione, 1592, Santuario di S. Maria dei Miracoli in brescia, fotografia a colori di F. Caracciolo

l’opera, datata 1592, è contrassegnata finanche da una grande spazialità tipicamente veneta e da un certo accenno al chiaroscuro tipicamente tintorettesco, sebbene il cromatismo risenta maggiormente dell’arte di Tiziano e del Moretto (uno dei capisaldi della pittura bresciana come si è già detto in precedenza).

Riallacciandomi nuovamente allo stile pittorico espresso dal Bagnatore, esso trova riscontro persino nella pittura di Simone Peterzano, autore molto studiato soprattutto per aver incarnato lo spirito della Controriforma in terra lombarda. Del Peterzano propongo la famosa pala della Deposizione di Cristo[4] di Bernate Ticino con la splendida figura del Cristo dalle tonalità argentee e quasi monocromatiche. La pala (eseguita dal Peterzano nel 1584-85 circa) è un olio su tavola con la Madonna, un angelo e il committente Don Desiderio Tirone (fig. 5).

5. S. Peterzano e Caravaggio (?), Deposizione di Cristo, 1585-85, Chiesa di S. Giorgio, Bernate Ticino

Francesco CARACCIOLO Vicenza 19 Ottobre 2025

NOTE

[1] G. E. Barbati, Alla scoperta dell’Uomo Caravaggio, Kairòs, Napoli, 2025, p. 42.
[2] https://www.aboutartonline.com/un-protagonista-della-controriforma-a-brescia-pietro-maria-bagnatore-1548-1627/
[3] Courtesy Michele Fabro, storico e studioso di Castiglione d. S. e della frazione di Grole.
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Deposizione_di_Cristo_(Peterzano)