Successo al Teatro dell’Opera di Roma per l’Adriana Mater di Kaija Saariaho; tra scelte drammatiche e le brutture della guerra

di Claudio LISTANTI

Adriana Mater di Kaija Saariaho. Successo al Teatro dell’Opera. Le brutture della guerra e scelte drammatiche.

Nella programmazione del Teatro dell’Opera di Roma si registra l’espandersi di una rilevante attenzione alla Musica e all’Opera Contemporanea. Dopo il recentissimo successo The Turn of the Screw di Britten che, seppur appartenente alla produzione operistica della metà dello scorso secolo, presenta ancora oggi innegabili elementi di contemporaneità, il Teatro dell’Opera ha ospitato sul proprio palcoscenico un’opera piuttosto recente, Adriana Mater, della musicista finlandese Kaija Saariaho, recentemente scomparsa (nel 2023).

Fig.1 La compositrice finlandese Kaija Saariaho in una immagine fotografica del 2022.

L’opera è stata apprezzata dal pubblico presente in sala. Ciò dimostra che la via intrapresa dall’Opera nel proporre, o riproporre, capolavori di recente produzione è senza dubbio valida.

Adriana Mater, seconda opera all’interno della produzione della Saariaho, fu rappresentata in prima mondiale all’Opéra Bastille di Parigi il 3 aprile 2006 ed è una delle più emblematiche del nostro tempo anche a distanza di poco meno di 20 anni. Nell’opera sono trattate due tematiche molto importanti oggi, quelle della maternità e delle brutture e della violenza delle guerre. Come emerge dalle note della stessa Kaija Saariaho riportate all’interno del molto esauriente programma di sala, l’idea dell’opera nacque dalla sua esperienza di quando era in stato di gravidanza che sentiva dentro di sé il battito di due cuori, espressione vitale di due organismi che, seppur contenuti nello stesso corpo, erano espressione di due persone diverse. Raccontato il fatto al giornalista, e amico, nonché suo frequente collaboratore Amin Maalouf, ne è nato un libretto in lingua francese che sviluppa una tematica che ha come sfondo uno scenario di guerra, preciso riferimento alle terribili esperienze della guerra in Jugoslavia e dell’11 settembre. Nei primi anni 2000 questa tematica aveva ancora particolare effetto sulla mentalità e la sensibilità di buona parte degli abitanti del mondo per cui fu costruita una storia che ha la particolarità di essere senza tempo e che ha come sfondo le brutture e le atrocità di quanto la guerra (le guerre) portano con sé.

Adriana Mater porta in scena una madre, Adriana, che è costretta ad affrontare una maternità scaturita da un abuso sessuale da parte di un soldato, Tsargo. Adriana deve lottare con sua sorella Reifka propensa ad una interruzione di gravidanza. Adriana non l’ascolta dicendo che il figlio è suo e sarà lei a decidere sul da farsi. Comprende bene che questo bambino che porta in grembo è figlio di due persone diverse e in esso si mescolano il sangue del violento e quello di chi ha subito suo malgrado la violenza. Il primo atto si conclude con un dubbio: colui che nascerà sarà Caino o Abele? Il tutto si scoprirà nel secondo atto che si svolge dopo 18 anni. Qui c’è Yonas il figlio di Adriana ormai divenuto uomo. Viene a conoscenza di ciò che è capitato alla madre e giura vendetta per quanto da lei subito. Riappare Tsargo, il violentatore. Yonas si avventa su di lui ma poco a poco capisce che il soldato è completamente cieco. Nasce in lui un senso di pietà e gli risparmia la vita. Adriana, così, scioglie il dubbio che la attanaglia dopo la scelta di non interrompere la gravidanza. Queste le sue toccanti parole:

“Non ci siamo vendicati, Yonas, ma siamo salvi. Vieni, avvicinati, abbracciami! – Ho bisogno di riposare la testa per un attimo sulla spalla di un uomo”.
Fig. 2 Adriana Mater. Un momento del secondo atto © Fabrizio Sansoni. Opera di Roma 2025

La parte musicale è del tutto funzionale allo sviluppo del dramma che propone il libretto, strutturato in sette scene ed in due atti. Quattro sono i personaggi protagonisti, Adriana, Refka, Yonas e Tsargo. Ognuno ha un tipo di voce differente ad esaltare i contrasti tra i personaggi. La protagonista Adriana è un mezzosoprano, come dice la stessa compositrice, “dalla voce cupa e drammatica” alla quale si contrappone la sorella Refka un soprano dalla “estensione molto ampia” che deve avere dimestichezza con i registri acuti e gravi. Tsargo è un basso-baritono dal timbro scuro che si contrappone anche qui a Yonas una voce tenorile di ampio respiro.

La vocalità di tutti e quattro i personaggi è realizzata come un continuo declamato anche se intonato con linee vocali spesso estreme e difficili che si fondono con efficacia ai suoni dell’orchestra. Nel primo atto ciò da un senso di monotonia che, però, esalta il contenuto drammatico dell’azione e che si dissolve nel secondo quando il dramma si incendia con i forti contrasti tra le diverse personalità di ognuno dei personaggi per poi arrivare ad iniettare nei nostri animi una buona dose di liberazione e alleggerimento che ci rapisce grazie alla soluzione migliore che il dramma poteva proporre.

Fig. 3 Adriana Mater. F. Barron (Adriana), N. Phan (Yonas), C. Purves (Tsargo), A. Fanyo (Refka) © Fabrizio Sansoni. Opera di Roma 2025.

Anche il coro ha una funzione più strumentale che strettamente vocale. Pochi gli interventi ma molto più spesso vocalizzi che entravano in simbiosi con la parte orchestrale caratterizzata da una strumentazione molto ricca che propone un continuo sottofondo a quanto avviene e si sviluppa in scena. In definitiva una parte musicale che fa pensare ad una dimensione ‘oratoriale’ di questa opera.

La realizzazione scenica è stata affidata al regista Peter Sellars, artista ideale in quanto realizzatore scenico della prima rappresentazione assoluta di Adriana Mater, che ha messo in scena anche altre volte l’opera.

Fig. 4 Adriana Mater. Fleur Barron (Adriana) e Axelle Fanyo (Refka) © Fabrizio Sansoni. Opera di Roma 2025.

Per l’odierna occasione che ha visto il Teatro dell’Opera ospitare Adriana Mater in prima esecuzione italiana mentre il nuovo allestimento approntato da Sellars è stato realizzato in collaborazione con The San Francisco Symphony.

Nell’insieme Sellars ha costruito uno spettacolo che esaltava i caratteri ‘oratoriali’ dei quali prima abbiamo parlato rivoluzionando il palcoscenico del Teatro dell’Opera sul quale erano posizionati sia l’Orchestra che il Coro, tutti in modo statico con il direttore collocato sulla parte destra. Quattro pedane ospitavano i cantanti. Due all’interno dell’orchestra e due sul davanti. Su di esse si sviluppava la scorna ma drammatica azione. Nessun elemento scenico era presente se non un fondale nel quale apparivano una ventina di tubi luminosi, dai colori cangianti a seconda dei momenti e degli stati d’animo dei protagonisti, che apparivano in scena con abiti moderni ma evidenziando movimenti ben curati ed efficacemente drammatici per la comprensione del contenuto. In definitiva un effetto visivo che a prima vista faceva pensare ad una di quelle esecuzioni in forma semiscenica tanto in voga oggi nelle sale da concerto di tutto il mondo ma che, in definitiva, comunicava allo spettatore una teatralità ed un approfondimento del dramma del tutto inusuale e, allo stesso tempo, grandemente efficace.

La parte musicale è stata affidata al direttore spagnolo Ernest Martínez Izquierdo che con l’occasione ha debuttato presso il Teatro dell’Opera. Musicista molto sensibile che ha frequentato spesso le partiture della Saariaho compresa questa Adriana da lui diretta più volte. Ha offerto una esecuzione intensa ed attenta allo sviluppo drammatico dell’intera opera grazie alla collaborazione dell’Orchestra del Teatro dell’Opera e del Coro del Teatro dell’Opera diretto da Ciro Visco.

Fig. 5 Adriana Mater. Nicholas Phan (Yonas) e Christopher Purves (Tsargo) © Fabrizio Sansoni. Opera di Roma 2025.

Prima di passare agli interpreti vocali è giusto fare una segnalazione. Questa esecuzione aveva l’inconveniente dell’amplificazione delle voci dei cantanti. Una scelta della quale non conosciamo i motivi e che (forse) potrebbe essere stata dettata dalla particolare collocazione dell’orchestra che alterava il tradizionale rapporto che esiste nei teatri tradizionali tra i cantanti e l’orchestra stessa. Come a tutti è noto l’amplificazione è il nemico assoluto per la comprensione delle peculiarità di una voce. Si perdono le sfumature, si appiattisce l’interpretazione di ognuno dei cantanti e si falsano gli effetti di distanza che esistono in scena tra un interprete e l’altro, quasi a divenire una cosa cinematografica.

Su queste premesse giudichiamo la prova della compagnia di canto. Il mezzosoprano Fleur Barron cantante che le cronache ci dicono essere in possesso di un repertorio vasto e di una particolare esperienza proprio nella parte di Adriana già affrontata con successo aveva le carte in regola per interpretare questo personaggio. Ascoltandola in questa occasione la sua voce è apparsa robusta e suadente, ben impostata per questo ruolo. Lo stesso discorso vale per gli altri, la Refka di Axelle Fanyo a suo agio con i diversi passaggi di registro che caratterizzano il ruolo, lo Tsargo di Christopher Purves basso baritono che è riuscito a dare alla parte i toni cupi e drammatici necessari per concludere con il tenore Nicholas Phan uno Yonas che è riuscito a posporre ai fremiti giovanili la determinazione di un uomo già maturo.

FFig. 6 Adriana Mater. Tutti gli intepreti applauditi al termine della recita © Fabrizio Sansoni. Opera di Roma 2025.

Successo incondizionato al termine della recita (13 ottobre) tributato da un pubblico non particolarmente numeroso ma emotivamente coinvolto dalle odierne brutalità che oggi, come in ogni tempo, la guerra ci pone davanti agli occhi. Il pubblico ha seguito tutta l’esecuzione con grande ed evidente interesse e applaudito convintamente tutti gli interpreti tra i quali, cosa inusuale per una replica, c’era anche la presenza del regista Peter Sellars.

Claudio LISTANTI  Roma 19 Ottobre 2025