di Nica FIORI
Sul Palatino, il colle romano che conserva le più antiche testimonianze dell’occupazione umana del sito (capanne dell’Età del ferro), i resti degli edifici sacri di epoca arcaica e alto-repubblicana, la residenza di Augusto con il Tempio di Apollo Palatino, i grandi corpi di fabbrica imperiali di Tiberio, di Nerone, dei Flavi e di Settimio Severo, si trova anche la cosiddetta Casa dei Grifi, una delle dimore meglio conservate di età repubblicana.
Sebbene documentata dagli inizi del XX secolo e nota agli studiosi per i suoi dipinti parietali e i pavimenti musivi, questa domus del II-I secolo a.C. è stata finora praticamente invisibile al pubblico, ma a partire dal 3 marzo 2026 il Parco archeologico del Colosseo la rende accessibile con una forma innovativa di valorizzazione: una visita in real time. Ne hanno dato l’annuncio Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione culturale, già Direttore del Parco, e Simone Quilici, attuale Direttore del Parco.

Se nel passato si è sempre privilegiata la fruizione di un’opera d’arte attraverso il diretto contatto visivo, si preferisce ora, laddove quel tipo di approccio sia difficile, ricorrere a soluzioni alternative che non danneggino l’opera e non mettano a rischio di infortuni il visitatore.
In questo caso, dato che il sito, in gran parte ipogeo, è raggiungibile solo attraverso una scala molto ripida, che non consente un facile accesso, e la presenza di più persone altererebbe il microclima degli ambienti affrescati, è stata progettata e realizzata una visita in tempo reale che non conosce precedenti, ma che potrebbe diventare, secondo la Russo
“un modello ispiratore per future iniziative digitali di conoscenza e divulgazione archeologica”.
All’ingresso i visitatori saranno accolti all’interno di un ambiente protetto da una copertura in rete microforata, che ripropone il profilo mancante del vano scala del Palazzo Flavio, sotto il quale si sviluppa la domus. Da qui sarà possibile assistere, seduti su sgabelli, alla proiezione in diretta streaming della visita guidata condotta da una guida munita di videocamera, l’unica persona che di fatto penetra nelle stanze ipogee.

Si tratta di un progetto di valorizzazione integrata in cui un moderno impianto illuminotecnico e un innovativo sistema di accessibilità con realtà aumentata esprimono un nuovo concetto di inclusione aperta a tutti, compresi bambini, anziani, disabili e persone con problemi fisici. A completare il quadro dell’accessibilità è stata installata una mappa tattile, con la planimetria della Casa dei Grifi e brevi testi in italiano, inglese e braille.
La visita guidata in tempo reale è stata ideata da Federica Rinaldi, ora a capo del Museo Nazionale Romano, con la supervisione tecnica di Stefano Borghini e la sponsorizzazione dell’azienda Comoli Ferrari, dopo la conclusione di un progetto finanziato dal PNRR Caput Mundi, consistito nel restauro e nel consolidamento delle strutture murarie, delle superfici pittoriche e dei mosaici pavimentali della domus, oltre che nella realizzazione di rilievi fotogrammetrici in 3D.
La Casa, caratterizzata dalla vivace policromia delle sue pitture, deve il nome alla presenza in una lunetta di due grifoni, animali fantastici con corpo felino e testa di aquila, realizzati in stucco ai lati di un cespo di acanto da cui partono sottili steli fioriti. Quando il suo scopritore Giacomo Boni la rinvenne nel 1912, pensò che potesse trattarsi della casa di Catilina, il celebre aristocratico noto per la congiura che porta il suo nome, ma in realtà non c’è nessun indizio su chi possa avervi abitato.


Ciò che vediamo sono gli ambienti superstiti, in parte tagliati dalle massicce fondazioni di edifici di epoca neroniana e domizianea: la casa doveva avere una superficie più grande di quella attuale, era a due piani e dotata di un peristilio; un piano era ipogeo anche in origine, scavato nel tufo del colle. Restano tratti del pavimento a mosaico del piano superiore, ma ciò che si è conservato maggiormente è il piano ipogeo. Le murature, costruite in opera incerta, presentano rifacimenti in opera quasi reticolata, sulla quale erano distese le pitture.

La decorazione pittorica potrebbe risalire agli anni tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., con qualche rimaneggiamento successivo, mentre la casa fu costruita probabilmente nella prima metà del II secolo a.C. Come scrive Filippo Coarelli (in Roma, 2001):
“E’ probabile che la scomparsa della più antica decorazione di primo stile sia una conseguenza, come per le altre case del Palatino, del grande incendio che devastò la collina nel 111 a.C. La decorazione di secondo stile iniziale andrebbe allora datata immediatamente più tardi, nell’ultimo decennio del II secolo a.C.”
Proprio in quegli anni sono ricordate da fonti letterarie le fastose case erette sul Palatino, di proprietà di politici, generali e letterati, tra cui quelle dell’oratore Licinio Crasso e del poeta Lutazio Catulo, console nel 102 a.C.
Ricordiamo che il cosiddetto secondo stile pompeiano è quello caratterizzato da un effetto prospettico che crea l’illusione di guardare oggetti e architetture quali porte, colonne, atri, come se fossero tridimensionali.
Le pitture della Casa dei Grifi sono le più antiche di secondo stile che si siano conservate a Roma. Sempre secondo Coarelli:
“Troviamo qui per la prima volta la rappresentazione illusionistica delle colonne che si staccano dalla parete: questa però non si apre ancora in sfondi prospettici (come negli esempi più tardi della Casa di Livia), ma riproduce ancora, in pittura, la struttura di un muro a blocchi, che il sistema decorativo più antico, il primo stile, aveva invece imitato a rilievo, in stucco”.


Nel caso della Casa dei Grifi, le pitture delle due stanze più complete (la II e la IV) sono state staccate e in seguito ricollocate sul posto, secondo una prassi usata più volte per evitare i danni da contatto con superfici umide.
Restano in situ altre pareti dipinte e i mosaici pavimentali, generalmente a tessere bianche con semplici disegni geometrici realizzati con tessere nere (in un ambiente è visibile un motivo a meandro).
Un pavimento alterna alle piccole tessere alcuni frammenti di marmi colorati dalla forma irregolare.
Il pavimento che ci colpisce maggiormente è quello che presenta al centro un riquadro realizzato in tre colori, raffigurante cubi prospettici.

Nel libro Domus. Pittura e architettura d’illusione nella casa romana, di Donatella Mazzoleni e Umberto Pappalardo (2004), si legge a questo proposito:
“Si tratta del tipo di pavimento marmoreo detto scutulatum, il cui primo esempio noto letterariamente è quello che fu collocato nel Tempio di Giove Capitolino a Roma tra il 149 e il 146 a.C. Altri esempi simili si trovano a Pompei, nel Tempio di Apollo e nella Casa del Fauno, e sono databili intorno al 120 a.C.”.
Il motivo dei cubi prospettici lo si ritrova riprodotto ad affresco nelle pareti della stessa stanza (la II).
In questa sala con volta a botte lo zoccolo è composto da pannelli con cubi prospettici separati da basi di colonne, pure in prospettiva, ornate da rombi su fondo scuro. Le colonne appaiono composte da rocchi a bugne e coronate da capitelli compositi. I dipinti illusionistici tra le colonne raffigurano ortostati (lastre verticali di pietra con funzione strutturale, di sostegno o decorativa) di porfido rosso alternati a variegate riproduzioni di alabastro e onice. La sensazione è che l’insieme imiti molto bene precise realtà architettoniche, nelle quali gli elementi lapidei erano reali.

La stanza III, quella con il motivo dei Grifi in stucco bianco su un intonaco rosso (è visibile quello di sinistra, mentre quello di destra è più frammentario e poco accessibile alla vista), appare in gran parte tagliata dalle fondazioni del Palazzo Flavio. L’unica parete conservata permette di riconoscere il sistema decorativo composto da uno zoccolo, sul quale si innalzano grandi ortostati immaginati come lastre di breccia corallina, di giallo antico e di porfido, separate da fasce perpendicolari verdi, listate di rosso. Nella parte superiore un epistilio dipinto in color porfido è sovrastato da una cornice con forte aggetto, alla quale si sovrappongono tre filari di bugne. Anche la volta era decorata con lacunari in stucco incassati.


Anche la piccola stanza IV presenta un decoro con prospetto architettonico. Lo zoccolo è composto da lastre decorate a squame, separate da pilastrini. Nella zona mediana sono dipinte lastre di alabastro e pannelli che alludono a mosaici parietali, con cubi prospettici in rosso, bianco e nero. In primo piano si stagliano delle esili colonne con capitelli dipinti minuziosamente, che ricordano quelli corinzi diffusi nel II secolo a.C. nell’Oriente ellenistico.

Durante la proiezione della visita guidata, dieci diversi scenari si attivano progressivamente lungo il percorso illustrato dalla guida, a partire dalla ripida scala di accesso, allo scopo di illuminare l’ambiente attraversato o enfatizzare singoli particolari dei mosaici e degli affreschi. La visita culmina nell’ultima sala dotata di aperture a bocca di lupo che anticamente facevano filtrare la luce naturale nella domus.
Sul percorso di ritorno una diversa scenografia è impostata in modo da spegnere gli scenari precedenti, illuminando solo i muri e le fondazioni di epoca successiva, responsabili dell’abbandono del sito, accompagnando la narrazione in modo estremamente interattivo. In quattro diversi momenti, la proiezione in real time è alternata da video ricostruttivi della topografia e morfologia del Palatino, della ricostruzione tridimensionale della Casa e della visione virtuale di tutte le sue superfici perfettamente reintegrate nel contesto, realizzati da Katatexilux con la supervisione scientifica di Roberta Alteri, Paola Quaranta e Federica Rinaldi.
Nica FIORI Roma 1 Febbraio 2026
Info visita:
Casa dei Grifi (Palatino, Parco archeologico del Colosseo): dal 3 marzo, ogni martedì alle ore 14 (in italiano) e alle 15 (in inglese); visite in real time per gruppi di massimo 12 persone munite di biglietto Forum Pass Super (più integrazione pari a € 8). Durata: 30 minuti. Ingresso: via Sacra, Arco di Tito; www.parcocolosseo.it
