“Il marmo è un carattere, non un materiale”, parla Filippo Tincolini: quando la scultura deve andare “verso ciò che disturba”.

di Lelio Antonio DEGANUTTI

“Il marmo è un carattere, non un materiale”

Intervista a Filippo Tincolini. Esclusiva di Lelio Antonio Deganutti

Filippo Tincolini è uno scultore che considera il marmo non un semplice materiale, ma un carattere con cui instaurare un dialogo. In un’epoca accelerata e digitale, sceglie deliberatamente la pietra più lenta del mondo per ricordare che il tempo può ancora essere ascoltato. Le sue opere nascono dalla tensione tra la precisione della robotica e il rischio della mano: la tecnologia, dice, non lo sostituisce ma lo estende, mentre l’atto umano affiora nel momento in cui la macchina si ferma.

Filippo Tincolini nel suo studio

Il suo linguaggio plastico esplora costantemente il limite: corpi avvolti, trattenuti o liberati raccontano l’istante in cui l’essere umano decide da che parte spezzare il guscio. E la natura, forza inevitabile che “non ha mai chiesto il nostro permesso”, invade le sue forme come presenza sovrana.

Per Tincolini la scultura contemporanea deve continuare ad andare “verso ciò che disturba: l’artista, afferma con lucidità, non è chiamato a rassicurare, ma a graffiare la superficie delle certezze. Il resto è semplice arredamento.

Il marmo di Carrara è una materia viva e simbolica nella sua opera. Come nasce il suo dialogo con questa pietra e cosa rappresenta per lei oggi scolpire il marmo nel XXI secolo?

R: Il marmo non è un materiale, è un carattere. Ci sono persone che cercano la bellezza: io la immagino dentro un blocco di pietra. Il dialogo con il marmo nasce quando capisci che non devi vincerlo: devi convincerlo. Scolpire marmo nel XXI secolo è un atto quasi insolente: in un’epoca dove tutto è veloce, liquido, aggiornabile, io scelgo la materia più lenta del mondo. È un modo per ricordare che il tempo non ha mai battuto l’uomo, quando l’uomo sa ancora fermarsi.

Filippo Tincolini, Hare and tortoise, cm 41x57x70, 100 kg, Bianco Carrara, 2025. Photo Laura Veschi, Courtesy Filippo Tincolini

Le sue sculture uniscono tradizione e tecnologia. In che modo la robotica e il digitale trasformano — o amplificano — il gesto dell’artista?

R: La tecnologia non mi sostituisce, mi estende. È un prolungamento dell’immaginazione, non un alibi per produrre più in fretta. La robotica offre precisione, la mano offre il coraggio. L’errore è pensare che una escluda l’altra: la parte più umana nasce proprio quando la macchina smette di lavorare. Il robot scava; io rischio.

Molte sue opere evocano il corpo avvolto, costretto o protetto. Che relazione c’è tra forma, limite e libertà nel suo linguaggio plastico?

R: Il limite è il mio materiale preferito: senza limite non c’è tensione. Avvolgere un corpo significa misurare ciò che lo trattiene e ciò che lo libera. Non rappresento restrizioni, rappresento il momento in cui l’essere umano decide se accettarle o spezzarle. La libertà non è la forma finale, è l’istante in cui decidi da che parte rompere il guscio.

Filippo Tincolini, Human connections, Spaceman light blue Pietrasanta, piazza_Carducci ph laura veschi courtesy Filippo Tincolini studio

La natura, spesso presente come forza che invade o riconquista, sembra avere un ruolo potente nelle sue creazioni. È un richiamo poetico, ecologico o spirituale?

R: La natura non è poetica, ecologica o spirituale: è inevitabile. È l’unica forza che non ha mai chiesto il nostro permesso. Nelle mie opere entra così: come qualcosa che supera l’uomo e allo stesso tempo lo contiene. La natura non torna. È sempre stata lì. Siamo noi che eravamo distratti.

Filippo Tincolini Diana 2025, cm 43x55x80, 155 kg, bianco carrara Marmo patinato Ph. Laura Veschi, Courtesy Filippo Tincolini Studio
Filippo Tincolini nel suo studio, broken past marmo patinato statuario, michelangelo, ph. Laura Veschi Courtesy Filippo Tincolini Studio

Lei ha attraversato diversi linguaggi e materiali. Dove vede evolvere la scultura contemporanea e quale pensa sia oggi la responsabilità dell’artista?

R: La scultura contemporanea continua ad andare dove è sempre andata: verso ciò che disturba. L’artista oggi non deve rassicurare nessuno. Non deve decorare salotti né addolcire la realtà. Deve graffiare la superficie delle certezze e mostrare cosa c’è sotto. La vera responsabilità dell’artista è una sola: non farsi addomesticare. Il resto è arredamento.

Filippo Tincolini Studi Carrara fresatura Ph. Laura Veschi

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Filippo Tincolini è uno scultore che vive e lavora tra Toscana e Carrara. La sua produzione unisce la tradizione della lavorazione del marmo alla sperimentazione tecnologica attraverso robotica e strumenti digitali. Le sue opere esplorano il limite, il corpo e la relazione tra natura e forma.

Lelio Antonio DEGANUTTI  Roma 23 Novembre 2025