di Claudia ZACCAGNINI
UNA COMMITTENZA GIUBILARE: LE PORTE BRONZEE DI GIANCARLO SOPRANO NELLA CATTEDRALE DI VELLETRI
Nell’attuale tempo giubilare “della Speranza”, voluto da papa Francesco con l’indizione del nuovo Anno Santo universale 2025 – 2026 nel quale, tra i riti simbolici principali e più conosciuti, vi è l’apertura della Porta Santa nella notte della vigilia di Natale, il pensiero corre al periodo di riflessione spirituale cui sono chiamati gli innumerevoli pellegrini e fedeli del mondo cattolico. Tuttavia ogni Giubileo porta con sé anche qualche novità in ambito artistico, con committenze pontificie, cardinalizie e vescovili che lo arricchiscono di bellezza e di significato pastorale, rendendo ancora più degno di nota tale speciale momento della Chiesa.
È il caso di un giubileo straordinario, quello della Misericordia, voluto dal medesimo pontefice nel 2015-2016 e di un’importante committenza per la Cattedrale di San Clemente in Velletri (Rm).
In quel periodo la Diocesi Suburbicaria di Velletri-Segni era sotto la guida del Vescovo Vincenzo Apicella (Napoli 1947), il quale, dopo tanti anni di reggenza, desiderava donare qualche cosa di importante alla cattedrale veliterna. Peraltro la medesima è luogo carico di storia e di memorie martiriali, sotto l’ala protettrice di uno dei primi pontefici della cronaca della Chiesa di Roma, San Clemente I per l’appunto, e dei santi Eleuterio, Ponziano e Geraldo le cui requie sono custodite all’interno della basilica.
Con La Bolla Misericordiae Vultus papa Francesco comunicava al mondo l’apertura l’8 dicembre 2015, in san Giovanni in Laterano, della porta santa. La data scelta corrispondeva alla solennità dell’Immacolata Concezione, un evento liturgico speciale, per la futura nascita di Cristo Misericordioso.
Ispirato dal pensiero del pontefice:
«È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere della misericordia corporale e spirituale» [1],
il vescovo Apicella volle fissare la sua attenzione sull’immagine della porta e scegliere, tra i tanti possibili, questo particolare donativo, dall’evidente ruolo simbolico di passaggio per la salvezza della propria anima. La porta in sé è luogo di transito, di entrata e di uscita. In tutte le culture religiose è simbolo di comunicazione tra lo spazio esterno profano e laico e quello interno, sacro, nel quale si manifesta la divinità. Un portale scolpito, con la sua funzione di narrare, annunciare e ostentare può avere una funzione liturgica ed essere metafora, nel rituale del passaggio, dell’entrata in un’altra dimensione, quella mistica.
Facendo riferimento ai concetti che la misericordia è «l’architrave che sorregge la vita della Chiesa»[2] e che chi entra nel luogo sacro trova misericordia e quando ne esce è pronto a operare misericordia per conquistarsi il Regno dei Cieli [3], il vescovo decise di sostituire la vecchia porta lignea all’ingresso principale della basilica veliterna, con una nuova in bronzo.
La commissione fu allogata all’artista Giancarlo Soprano (Velletri 1948), noto scultore veliterno, diplomatosi in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Pericle Fazzini (Fig. 1).

E’ un artista dai molti interessi che spaziano dalla vetrata istoriata al mosaico, dalla scenografia teatrale e cinematografica all’arte del gioiello e della medaglia ma il suo principale interesse è volto alla scultura monumentale, sia lignea che in metallo, a destinazione pubblica e privata. Sapiente scultore di porte bronzee, ne ha realizzate diverse a destinazione sacra in Italia e all’estero tra cui quelle per la Chiesa “Regina Pacis” di Rieti, per la Chiesa di S. Gennaro a Benevento, per il Santuario della Cruz del Terziero Millenio di Coquimbo in Cile, dove il suo lavoro è stato scelto in una selezione internazionale.
La porta della basilica di San Clemente I P. e M. è stata concepita con una parte fissa ed una mobile, rappresentata dalle due ante che si aprono e chiudono (Fig. 2).

Da un punto di vista della composizione iconografica vi è una suddivisione tra la sezione rappresentativa, costituita dai santi protettori della Diocesi e della Chiesa universale in qualche modo legati al territorio, che si susseguono con un andamento verticale, e quella più specificamente narrativo-esortativa della parte mobile, costituita dalle opere di misericordia corporale e spirituale. Domina, nella zona superiore, la scena dell’Annunciazione (Fig. 3).

La scelta dell’artista è quella di offrire una visione di grande equilibrio, nell’alternanza delle immagini dei santi agli esempi di misericordia, con un andamento ritmico dovuto al susseguirsi degli spazi vuoti e pieni della superficie. In tal modo si crea un flusso visivo ad andamento verticale nell’area centrale, orizzontale in quelle estreme, superiore ed inferiore. Al tempo stesso, tutta la composizione è giocata sul modulo geometrico del rettangolo, identificabile nella superficie completa della porta e nelle singole porzioni scolpite, iscritte ognuna in tale figura geometrica.
L’artista adotta inoltre l’idea compositiva del continuum creativo. Infatti, benché le singole figure e i distinti episodi delle opere di misericordia siano separati da un piano orizzontale che costituisce per le figure superiori un supporto di appoggio e per le inferiori una copertura, si può senz’altro affermare che l’invenzione figurale sia senza soluzione di continuità, dal momento che le “formelle” della parte centrale non sono delimitate da alcuna cornice definitoria, così come la teoria di santi verticale assume l’aspetto simbolico di una candela, quasi un preannuncio di ciò che si trova all’interno della chiesa, dal momento che la luce è manifestazione del divino (Fig. 4).

Quando un artista si accinge a creare un lavoro che tocca la sfera del sacro, è investito di una grande responsabilità e deve tenere conto di alcuni aspetti concreti (il luogo, l’illuminazione e molto altro) ma anche teorici e simbolici, legati alla tradizione religiosa del sito e a quello della comunicazione, in quanto il messaggio che intende esprimere deve essere chiaro e raggiungere facilmente l’osservatore e il fedele. Soprano sceglie un linguaggio aulico, classicista. Chi lo conosce bene sa che è un artista particolarmente interessato ad aspetti informali. La sua ricerca più intima, riguarda le forme geometriche nello spazio e il loro movimento, ma in questa occasione, decide di puntare sul linguaggio piano della tradizione figurativa più alta relativa all’immagine sacra, quella che dal Beato Angelico passa per Raffaello. E lo fa facendo ricorso ad una semplicità linearistica applicata alle figure, che nella loro essenzialità plastica, sono immediatamente riconoscibili, nel tempo e nello spazio, applicando così un registro comunicativo di elevata efficacia.
Nel suo lavoro scultoreo l’artista parte da un bassorilievo bassissimo, quasi uno stiacciato donatelliano, che vuole conferire leggerezza – come la coltre di nuvole su cui si poggiano l’angelo annunciante e la Vergine Maria – ma in un crescendo plastico, per cui la figura umana si stacca piano piano dal fondo fino a diventare aggettante, in un vero e proprio altorilievo, dove il modellato acquisisce una grande forza espressiva, non solo per la dinamica luce-ombra che accentua il plasticismo, ma anche per una notevole carica emotiva che conferisce alle sue figure, forse memore degli esiti scultorei di Filippo Brunelleschi e del suo portato culturale in questo campo.
Questo patetismo che si ravvede nell’intensità dei volti, dai molteplici sentimenti, è ulteriormente enfatizzato dalla modalità dell’artista di trattare la materia, con una rapidità manipolativa che mira all’essenzialità formale, ma anche ad eternare la sacralità che da quella figurazione promana. Si pensi alle figura di Santa Teresa di Calcutta e di San Pio da Pietrelcina, espressione di una santità dei tempi più recenti ma non meno carica di importanza e significato (Fig. 5).

E proprio la scelta di un modellato non levigato ma scabro, fatto di mille scaglie, conferisce una modernità interpretativa al gesto formale e all’idea del sacro che esprime l’artista.
All’interno di tutto il lavoro scultoreo della porta, la bellissima scena dell’Annunciazione costituisce la chiave di raccordo simbolico di tutta l’invenzione creativa. In essa il tono intimistico dell’evento si mescola alla sua grandezza e straordinarietà. Dal piano di fondo fasci di luce, simbolo della presenza divina, si estendono ai santi e alle scene di misericordia. L’invenzione creativa dell’artista imprime un tocco metafisico a tutta la presenza scenica della porta richiamando quel continuum fisico e simbolico di cui si è parlato in precedenza. Egli sa leggere con attenzione le richieste della commitenza, le cui insegne compaiono insieme a quelle pontificie nella parte bassa della porta dove viene citato l’anno di realizzazione, il 2016, e l’occasione giubilare straordinaria (Fig. 6).

Le porte bronzee della cattedrale di Velletri pongono in evidenza e permettono di apprezzare la grande sensibilità dell’artista Giancarlo Soprano che con il suo lavoro ha saputo interpretare in maniera profonda un tema non facile, perfettamente in equilibrio tra istanze compositive, formali e liturgiche, offrendo al fedele un vademecum da seguire sulla Misericordia.
Claudia ZACCAGNINI Velletri, 23 Novembre 2025
NOTE
