Il 51° Cantiere di Montepulciano inaugura nel nome di Hans Werner Henze.

di Claudio LISTANTI

Il 17 luglio è partita alla grande la 51^ edizione del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano che quest’anno è stato doverosamente dedicato al suo fondatore Hans Werner Henze ricordato a cento anni dalla nascita.

L’opera musicale di Henze, quindi, ha assunto un ruolo chiave nello sviluppo del programma del Cantiere di quest’anno, una scelta che si riverbera con decisione nell’ambito del cartellone 2026 predisposto dalla direttrice artistica Mariangela Vacatello.

La giornata inaugurale, che già sulla carta risultava di grande interesse, ha confermato tutte le aspettative mostrando alla prova dei fatti un notevole spessore musicale ed interpretativo.

Fig. 1 Il manifesto della 51^ Edizione del Cantiere Internazionale d’Arte.

Dopo la tradizionale esibizione della Banda Poliziana che, sotto la guida di Giacomo Valentini ha percorso le vie della città per regalare a tutta la manifestazione quel necessario tono ben augurale profuso dal suono delle tradizionali mance bandistiche che ricordano l’elemento popolare che il Cantiere ha mantenuto negli anni, realizzato grazie anche allo stretto rapporto con le peculiarità del territorio circostante.

Alle 21,30 il Tempio di San Biagio ha ospitato l’evento ‘clou’ della giornata inaugurale, un concerto che ha avuto il pregio di ricordare l’opera musicale di Henze filtrata e valorizzata da elementi che si possono considerare ad essa affini che hanno l’indiscusso pregio di proiettarla nel futuro ma nel pieno rispetto della tradizione.

Nello specifico, l’elemento centrale di questo concerto era l’esecuzione di Nachtstucke und Arien nella versione per soprano e piccola orchestra approntata dal contemporaneo Detlev Glanert elemento che ha reso l’esecuzione una prima assoluta.

Nachtstucke und Arien fu eseguita per la prima volta nel 1957 al Festival musicale di Donaueschingen diretta da Hans Rosbaud con l’orchestra della Südwestrundfunk, che commissionò la composizione, e la partecipazione del soprano Gloria Davy.

Fig. 2 Il soprano Gloria Davy prima interprete di Nachtstucke und Arien. Foto del 1958 di Carl Van Vechten

Nel complesso risulta essere una sorta di Sinfonia in tre movimenti con una interconnessione di due arie per soprano, un luminoso esempio di musica novecentesca nella quale si possono ravvisare alcuni elementi derivanti da diverse poetiche musicali dei primi del XX secolo come quella di Richard Strauss in particolare per l’ardita tessitura vocale per soprano accompagnate dalle sonorità ‘sospese’ di Claude Debussy, elementi questi che Henze riesce mirabilmente a plasmare per raggiungere una poetica personale senz’altro unica nel suo genere, in questo caso ottenuta grazie ad una orchestrazione ‘monstre’ che richiede la presenza di una compagine orchestrale di quasi cento elementi.

Inoltre, per le due arie che impreziosiscono questa composizione, Henze ha scelto testi poetici della poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, letterata molto importante per la sua carriera musicale, sulla cui opera letteraria sono basati diversi suoi capolavori come Der Prinz von Homburg e Der junge Lord. Henze ebbe una sorta di affinità ideologia con la Bachmann la cui vita fu segnata indelebilmente dalle sue esperienze giovanili quando la sua città, Klagenfurt, fu segnata dall’occupazione nazista, eventi che influirono in maniera determinante sulla sua produzione letteraria.

Fig. 3 La poetessa Ingeborg Bachmann assieme ad Hans Werner Henze.

Il titolo del brano, Nachtstucke und Arien (Pezzi notturni e arie) fa pensare ad una certa genericità del contenuto ed è proprio questo l’elemento determinante per captarne il pregio. La notte conduce il gioco musicale, con tutta l’ansia, il mistero e il timore esistenziale che solitamente ci comunica e che la rende, per certi versi, la parte più interessante delle giornate che viviamo. La musica di Henze propone sonorità spesso rarefatte che ne sottolineano questi elementi di incertezza, oscillazione interiore e soprattutto dubbio. Ma a volte tutto si risolve con grandi pieni orchestrali che esaltano il livello del dramma interiore di ognuno di noi di fronte a questo clima di incertezza e insicurezza. A tutto ciò sono funzionali i due testi letterari della Bachmann, Wohin wir uns wenden im Gewitter der Rosen (Ovunque ci volgiamo nella tempesta di rose) e Mit schlaftrunkenen Vögeln (Con uccelli ebbri di sonno), frutto di una particolare sintonia tra musicista e poetessa, che riescono a rafforzare in maniera determinante quanto espresso dalla poetica musicale del musicista tedesco. Di grande spessore ideologico sono i testi soprattutto per quel chiaro richiamo ai disastri della bomba atomica che altera tutti i meccanismi e gli equilibri della natura, parole che rimandano ad un mondo ‘onirico’ con la sottintesa e velata speranza che il futuro possa essere foriero di pace e d’amore.

Fig. 4 Un momento del concerto inaugurale al Tempio di San Biagio. Foto di Irene Trancossi.

Nachtstucke und Arien è una delle espressioni musicali fondamentali per comprendere la visione musicale di Henze, come noto distante dalle indicazioni della cosiddetta Scuola di Darmstadt orientata senza compromessi verso la dodecafonia mentre il linguaggio henziano si orienta certo verso la dodecafonia ma certamente filtrato da elementi di carattere tradizionale per raggiungere una visione più equilibrata che in questa composizione del 1957 è del tutto evidente.

Nella sua opera letteraria di carattere autobiografico Reiselieder mit böhmischen Quinten (Canzoni di viaggio con quinte boeme) ricorda che alcuni componenti di quella scuola “… Boulez, Nono (la mia amica Gigi!) e Stockhausen – si siano alzati di scatto dai loro posti e abbiano lasciato la sala dopo le prime battute. Così sono sfuggiti alle bellezze delle mie ultime creazioni!”

Per questa occasione Nachtstucke und Arien è stato eseguito in una versione per soprano e piccola orchestra che il Cantiere ha commissionato a Detlev Glanert. Anche questa scelta è molto significativa perché Glanert rappresenta, in un certo senso, la continuità con la visione di Henze. Alla sua formazione, infatti, hanno contribuito gli insegnamenti del musicista tedesco ai quali poi si sono succeduti diversi incarichi all’interno del Cantiere di Montepulciano, sia come assistente coordinatore e direttore della scuola di musica ma anche come direttore artistico. Una personalità, quella di Glanert, che ha contribuito alla crescita ed al rafforzamento nel tempo della manifestazione poliziana che la rende rassegna tra le più durature nell’ambito del panorama musicale internazionale.

Glannert ha snellito la monumentale partitura originale di Nachtstucke und Arien approntando una versione di carattere ‘cameristico’ più adatta agli spazi del Cantiere e basata sull’utilizzo di 23 strumentisti. Ma la sua comprovata abilità di compositore ne ha lasciato inalterato il fascino dell’insieme, soprattutto quelle mirabili sensazioni notturne che evoca ed il trascinante senso del ritmo che lo pervade.

A dirigere è stato chiamato un altro artista di particolare fama, Markus Stenz, anch’esso profondo conoscitore della musica di Henze e legato al Cantiere per esserne stato anche direttore artistico. Scelta molto appropriata per rafforzare quel ‘fil rouge’ che lega Montepulciano ad Henze e nobilitare questo ricordo del musicista a 100 anni dalla nascita.

Fig. 5 Il soprano Marily Santoro.

Coadiuvato dall’Orchestra Sinfonica delle Alpi ha offerto una prova del tutto convincente intensa e partecipata.

Per chiudere il discorso su questa prima parte occorre ricordare la valida prova del soprano Marily Santoro cantante giovane ma oggi molto apprezzata soprattutto per il repertorio verdiano anche se le sue interpretazioni travalicano con successo i confini di questo genere. Ha affrontato la prova con sicurezza per una linea vocale che in certi punti può essere considerata figlia di quella di Richard Strauss soprattutto per come giunge al registro acuto. La Santoro ha mostrato un impianto vocale che ci è sembrato maturato rispetto ad altre valide prove evidenziando facilità nelle emissioni e nel proporre le necessarie sfumature espressive senza mai dare l’impressione di forzare. Se analizziamo le caratteristiche della prima interprete di questo brano, la già citata Gloria Davy, un soprano che le cronache ci raccontano come importante interprete per il ruolo di Aida affrontato numerosissime volte. Sappiamo che la Santoro a breve affronterà questo ruolo e il fatto ci fa capire che l’interpretazione vocale ascoltata a San Biagio è stata senza dubbio in linea con l’idea che Henze ha avuto di questo brano. Per Marily Santoro un notevole successo personale al termine della prima parte.

Fig. 6 Marily Santoro, Markus Stenz e Detlev Glanert applauditi al termine di Nachtstucke und Arien. Foto Irene Trancossi.

Ma le sorprese non si sono esaurite con la prima parte. Infatti nella seconda era prevista l’esecuzione della Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica” di Ludwig van Beethoven per la quale Markus Stenz ha offerto una esecuzione affascinante e coinvolgente, dimostrando di aver questo grande capolavoro nelle sue corde emotive.

Fig. 7 Il direttore Markus Stenz durante il concerto inaugurale. Foto Irtene Trancossi.

L’Eroica è una delle sinfonie più conosciute al mondo vero punto di svolta per questo genere musicale al quale Beethoven seppe dare una particolare innovazione abbandonando l’ormai superato classicismo per virare verso il romanticismo in musica non ancora affermatosi, ma piantando i giusti ’semi’ che poi lo faranno germogliare.

Composta nei primi anni dell’800, (1802-1804) è la prima sinfonia di notevoli dimensioni. Siamo di fronte a poco meno di un’ora di musica, durata più o meno doppia rispetto ad opere di quel periodo. Ispirata a Napoleone e a quei fremiti che nel primo ‘800 scossero i cuori rivoluzionari dell’epoca che sognavano un affrancamento dalle imperanti monarchie. L’eroismo è l’ispirazione di base che si sviluppa in tutta la sua forza anche se lo stesso Beethoven si pentì di questa sua scelta proprio quando il generale più amato dai rivoluzionari si fece incoronare imperatore, una tematica sulla quale sono stati gettati fiumi di inchiostro per analizzarla.

Stenz ha eseguito il capolavoro con passione ed evidente conoscenza della poetica beethoveniana, offendo una esecuzione vibrante e a tratti entusiasmante, risultato dell’evidente lavoro di preparazione e della cura prestata per ogni particolare. La cantabilità che in Beethoven è elemento preponderante è sempre emersa con forza sia nel monumentale Allegro con brio iniziale che nell’Adagio assai della struggente Marcia funebre che sfocia nello scherzo divenendo elettrizzante nel quarto movimento, Allegro molto, con i suoi ritmi di carattere ballettistico che lo impreziosiscono.

Fig. 8 Il direttore Markus Stenz e l’Orchestra Sinfonica delle Alpi durante l’esecuzione dell’Eroica. Foto Irene Trancossi.

Di grande importanza è stato l’apporto dell’Orchestra Sinfonica delle Alpi qui utilizzata a pieno organico che ha dimostrato di seguire in maniera determinante le indicazioni del direttore d’orchestra. È un’orchestra che si può definire di carattere territoriale, vale a dire utilizzata per diffondere la musica all’interno di territori limitati, in questo caso Rovereto e zone limitrofe, ma ha dato l’impressione di essere compagine omogenea e ben calibrata in ogni sua sezione.

L’unico inconveniente al quale siamo andati incontro è stato il fattore acustico che il luminoso esempio dell’architettura rinascimentale toscana del XVI secolo offerto da Antonio da Sangallo il Vecchio con la progettazione della Chiesa (o del Tempio) di San Biagio purtroppo non soddisfa l’ascolto musicale di un’opera per grande orchestra con inevitabili rimbombi sotto le sue ampie ed eleganti volte.

Il concerto, che sarà ripetuto il successivo 18 luglio, per il MusicaRiva Festival 42ª edizione isittuzione con la quale è stato coprodotto, è terminato con un successo trionfale decretato dal numeroso pubblico presente.

Claudio LISTANTI  Roma 19 Luglio 2026