Constantin Brâncuși e le origini dell’Infinito. La mostra nei Mercati di Traiano nel 150° anniversario della nascita del grande scultore romeno (fino al 19 Luglio)

di Nica FIORI*

Constantin Brâncuși (1876-1957), uno degli scultori più influenti del ventesimo secolo, raccontava di sé che fin da bambino intagliava piccoli oggetti in legno alla maniera dei pastori della sua terra di origine. Nato a Hobita (nel distretto di Gorj, Romania) il 19 febbraio 1876, intorno ai 12 anni di età si trasferì a Craiova, capoluogo della regione dell’Oltenia, dove iniziò a lavorare in un’osteria e in una drogheria come garzone. Con il legno delle cassette di imballaggio costruì un violino, che gli riuscì talmente bene da avere un suono meraviglioso, e gli tzigani di Craiova facevano a gara per suonarlo.

1 Constantin Brancusi in una foto di Edward Steichen

I clienti dell’osteria in cui lavorava, impressionati dalle sue doti di intagliatore, lo convinsero a intraprendere gli studi artistici e fu così che tra il 1892 e il 1896 Constantin frequentò la Scuola di Arti e Mestieri di Craiova e successivamente, dopo aver lavorato a Vienna in un laboratorio Thonet, la Scuola Nazionale di Belle Arti di Bucarest (1898-1902). Dopo aver fatto la domanda per una borsa di studio per “perfezionamento e specializzazione in Italia”, ma senza successo, nel 1904 lasciò la Romania per continuare i suoi studi a Parigi, dove entrò in contatto con scultori quali Medardo Rosso, Auguste Rodin e Antonin Mercié.

Chissà come sarebbe stata la sua vita se Roma lo avesse accolto nei primi anni del Novecento! Ora lo scultore viene celebrato nei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, in occasione del 150° anniversario della sua nascita, con la mostra “Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito” (dal 20 febbraio al 19 luglio 2026).

L’esposizione, a cura del direttore del Museo Nazionale d’Arte della Romania Erwin Kessler, è organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’Ambasciata di Romania nella Repubblica Italiana e il Museo Nazionale d’Arte della Romania, e rientra nel programma bilaterale dell’Anno culturale Romania-Italia 2026.

2 Locandina

Come ha evidenziato il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce nel corso della presentazione, la scelta della location espositiva è perfetta, in quanto simbolica dell’antico rapporto tra Roma e la Romania, iniziato con la conquista della Dacia (corrispondente in gran parte all’attuale Romania) da parte di Traiano, le cui campagne daciche sono state magistralmente riprodotte nella Colonna Traiana, mentre grandi statue di Daci ornavano il suo Foro.

3 Statue frammentarie di Daci, II secolo d.C., Mercati di Traiano

In virtù di questo stretto rapporto (i Romeni sono “discendenti” dei Romani che si stanziarono nella provincia della Dacia, oltre che dei Daci), l’ingresso alla mostra sarà gratuito per tutti i visitatori romeni, che troveranno, probabilmente, una sorta di parallelismo tra la verticalità della Colonna Traiana e quella della Colonna infinita (o dell’Infinito) di Brâncuși, che fa parte del complesso monumentale di Târgu-Jiu (capoluogo del distretto di Gorj), realizzato dallo scultore tra il 1937 e il 1938 e incluso nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2024.

La Colonna infinita, costituita da quindici moduli e due semi-moduli in ghisa rivestiti di ottone per un’altezza complessiva di 29,33 metri, si erge in mezzo a un campo aperto e si protende verso il cielo, come un axis mundi. Ha ispirato nel 1970 l’omonima pièce teatrale di Mircea Eliade (1907-1986), il celebre storico delle religioni romeno che in quest’opera vedeva una ierofania e nei suoi segmenti romboidali la possibilità di un’ascensione, intesa come una vera e propria ascesi mistica.

Ricordiamo che Eliade aveva una predilezione per l’arte di Brâncuși, tanto da scrivere ripetutamente di lui in diversi articoli e saggi, tra cui Brâncuși e le mitologie del 1967.

La mostra non è molto grande: sono esposte una decina di sculture (in bronzo, pietra, marmo) e un disegno, oltre a una serie di pilastri intagliati nel legno di quercia da anonimi artigiani per decorare i porticati delle loro abitazioni in Oltenia. Queste antiche forme lignee tradizionali, come la colonna modulare dalle scanalature a spirale (torsade), costituiscono il presupposto per la Colonna infinita di Brâncuși, ma allo stesso tempo egli l’ha intessuta di simboli che rimandano a raffinate concezioni esoterico-filosofiche. La Colonna, la cui installazione è visibile in un fotomontaggio, dovrebbe suggerire l’idea dell’Infinito senza un centro, né un inizio, né una fine.

4 Pilastri lignei dell’Oltenia
5 Brancusi, Sgabello quadrato in pietra.

Accanto ai pilastri, è in mostra anche uno Sgabello quadrato (1938, pietra di Banpotoc, Museo Nazionale di Arte della Romania, Bucarest), la cui essenzialità geometrica richiama gli sgabelli circolari che circondano il Tavolo del silenzio, altra opera brancusiana che fa parte, insieme alla Colonna infinita e alla Porta del Bacio (ricordata in mostra con un modello in gesso), del complesso monumentale di Târgu-Jiu. Il complesso fu dedicato nel 1938 alla memoria dei soldati locali, caduti durante la Prima Guerra Mondiale, mentre difendevano la città dall’invasione dell’esercito tedesco nel 1916. Durante l’epoca del “realismo socialista”, quando Brâncuși fu contestato come esponente del “formalismo borghese cosmopolita”, il monumento ha rischiato di essere demolito (in seguito a una richiesta del Comitato d’Arte dell’Accademia di Romania nel 1951) e fu lasciato cadere in rovina, finché nel 1964 l’artista venne riabilitato dal regime e il complesso di Târgu Jiu potè essere finalmente tutelato come meritava.

La prima opera che accoglie i visitatori nella Grande Aula dei Mercati di Traiano, a diretto confronto con le statue frammentarie dei Daci provenienti dal Foro di Traiano, è un grande bronzo del 1907 realizzato per un monumento funerario, mentre ora appartiene al Museo Nazionale di Arte della Romania di Bucarest. S’intitola La Preghiera e raffigura una donna inginocchiata, con un solo braccio, resa con uno stile essenziale ma potente, in grado di trasmettere la forza della sua fede. Esposta per la prima volta a Parigi nel 1910, quest’opera fu fondamentale per lo sviluppo successivo della scultura modernista ed espressionista, influenzando artisti come Modigliani e Lehmbruck.

6 Brancusi, La Preghiera

Le altre opere selezionate per questa mostra, collocate nelle sale espositive che si aprono in fondo alla Grande Aula, sono anch’esse altamente significative del percorso artistico di Brâncuși, le cui radici culturali e formali sono evidenziate attraverso “due tradizioni convergenti, eppure complementari”, secondo le parole del curatore Erwin Kessler. Da un lato l’influenza della tradizione artigianale e simbolica della terra natale dell’artista, con il suo uso dell’intaglio diretto e i motivi arcaici raffigurati nel legno; dall’altro il confronto con la scultura classica antica, studiata da Brâncuși durante gli anni di formazione come modello di perfezione formale e punto di partenza per l’astrazione dell’essenza delle forme.

7 Brancusi, Frammento di Torso

Emblematica in questo senso è un’opera in marmo scolpita a Parigi intorno al 1909 e proveniente dal Museo d’Arte di Craiova, che riproduce un Frammento di Torso. Il blocco di marmo iniziale è trattato con due modalità opposte: un lato mostra una coscia femminile (di Venere) levigata in modo fluido, che ricorda la tecnica scultorea romana, mentre l’altro lato è lasciato quasi intatto, esponendo la pietra grezza.

Questo contrasto tra il finito e il non-finito, insieme all’intenzionale autonomia del frammento, suggerisce il desiderio di Brâncuși di acquisire un nuovo linguaggio, allontanandosi dalla scultura tradizionale.

8 Brancusi, Danaide

Pure la testa di fanciulla, ribattezzata in un secondo tempo Danaide per accrescerne il senso di mistero (pietra di Vratza 1908-1909, Museo Nazionale di Arte della Romania, Bucarest), sembra rifarsi al mondo greco-romano, e più precisamente ai reperti archeologici corrosi dall’acqua e dal vento, per via dei tratti del volto e dell’abbondante capigliatura ridotti a poche linee scolpite con lo scalpello. L’artista voleva allo stesso tempo rievocare il tormento delle Danaidi, condannate a una pena senza fine negli Inferi per aver ucciso i propri mariti la prima notte di nozze.

L’interesse per il mito, l’arcaicità e il frammento classico si intrecciano con una progressiva tensione verso forme pure, culminando in capolavori come Prometeo (gesso, 1911, Museo Nazionale di Arte della Romania, Bucarest), una testa quasi astratta  di bambino, che allude al mito del Titano costretto da Zeus a un supplizio eterno per aver regalato il fuoco all’umanità, e Mademoiselle Pogany (bronzo, 1950, Museo d’Arte di Craiova), dagli occhi enormi, che nella didascalia viene paragonata a una Madonna bizantina per la posa ieratica. Di Mademoiselle Pogany Brâncuși realizzò molteplici versioni in marmo, bronzo, gesso e onice, tutte originatesi da tre varianti primarie.  Quella in mostra è una copia della Mademoiselle Pogany I, un’opera che raggiunse la fama internazionale all’Armory Show del 1913 a New York e che fu paragonata da molti critici a un uovo sodo.

9 Brancusi, Prometeo
10 Brancusi, Mademoiselle Pogany

Partendo dalla figurazione simbolica e realistica, Brâncuși arriva a una sintesi modernista basata sulla semplificazione estrema e sull’archetipo astratto che, come suggerisce il titolo della mostra, sembrerebbe rifarsi a una concezione dello spazio, del tempo e della forma come espressioni dell’Infinito.

Il Presidente della commissione Cultura della Camera dei Deputati, on. Federico Mollicone, ha dichiarato:

Scolpire l’assoluto, liberando la materia dal peso della contingenza per consegnarla all’eternità: questa è l’eredità che Constantin Brâncuși affida alla storia dell’arte mondiale e che oggi celebriamo con questa straordinaria esposizione presso i Mercati di Traiano. … Attraverso capolavori come il Prometeo, Brâncuși ci restituisce il senso perduto del sacro e la ricerca dell’essenza metafisica del mondo, fondendo la tradizione arcaica dell’Oltenia con la perfezione della classicità italica. In un’epoca di frammentazione, Brâncuși ci riporta all’unità delle forme pure, invitandoci a guardare oltre la superficie per riscoprire quell’origine dell’infinito custodita nel cuore di ogni uomo”.

Nica FIORI  Roma 22 Febbraio 2026

*Le foto sono dell’Autrice

Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito”

dal 20 febbraio al 19 luglio 2026

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Orario: tutti i giorni 9.30-19.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Info: Tel. 060608; www.zetema.it; www.mercatiditraiano.it