«Che so’ io?! A Federì, ma va a dormì, va!» ANNAmo’, Anna Magnani oggi, vista da 15 street artist (al Margutta Veggy Food & Art, fino al 20 Maggio)

di Vania COLASANTI

ANNAmo’, Anna Magnani oggi, rivisitata dalla penna di 15 street artist.

L’attrice che più impersonifica Roma, la voce stessa della città, graffiante, ironica, scanzonata, diventa il soggetto privilegiato di noti pittori urbani.

Nannarella torna così a via Margutta, la strada dove aveva vissuto negli anni Trenta nello studio bohémien del marito Goffredo Alessandrini e dove viveva Federico Fellini, per il quale interpretò l’ultima apparizione cinematografica nel film “Roma”. E in cui lo stesso regista dichiara:

«Questa signora che rientra a casa, costeggiando il muro dell’antico palazzetto patrizio, è un’attrice romana: Anna Magnani che potrebbe essere anche un po’ il simbolo della città. Una Roma vista come lupa e vestale, aristocratica e stracciona, tetra, buffonesca, potrei continuare fino a domattina».

E Anna Magnani, chiudendosi il portone alle spalle, gli risponde: «Che so’ io?! A Federì, ma va a dormì, va!».

Lo spazio espositivo, fino al 20 maggio, è quello de Il Margutta Veggy Food & Art, al civico 118. Un’esposizione curata da Bruno Ialuna e ideata da Tina Vannini che, a 70 anni dalla consacrazione mondiale dell’attrice – nel 1956 per “La rosa tatuata” vinse l’Oscar come migliore protagonista e il Golden Globe come migliore interprete in un film drammatico – hanno pensato di farla diventare un’icona dell’arte di strada.

Quindici esponenti internazionali sono stati chiamati a confrontarsi con l’immagine di Anna Magnani, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione: Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavù Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis, Blub. Ognuno esplorando temi come bellezza, passione, dolore e autenticità che hanno caratterizzato la vita e la carriera dell’attrice. E ogni opera diventa un omaggio a un aspetto diverso della sua personalità e della sua esistenza, vissuta sempre senza compromessi, dentro e fuori la scena.

Anna Magnani aveva dichiarato:

«Un’artista è una cosa molto difficile da definire. Gli artisti sono degli egoisti, degli egocentrici, un po’ esibizionisti. Però guai se non ci fossero».

E il curatore Bruno Ialuna ha lanciato la sfida a celebri street artist:

«Adesso, in questa mostra, tocca a 15 artisti internazionali di Arte Urbana definire Nannarella e confrontarsi con lei. Ognuno lo fa a modo suo, con gli studi, le idee e le tecniche che il proprio percorso artistico gli ha suggerito, sfidando tutte le difficoltà che i veri artisti devono affrontare, quando c’è un tema fisso sul quale esprimersi».

«Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Le ho pagate tutte care. C’ho messo una vita a farmele venire!», la celebre frase che Anna Magnani rivolse al suo truccatore, diventa fonte d’ispirazione per Maupal, l’artista che ha reso Papa Francesco come Superman:

«Nell’epoca che stiamo vivendo, il vero e il falso si stanno ormai confondendo, i corpi, le foto e l’intelligenza artificiale hanno ormai creato un mondo parallelo. Anna Magnani resta un grande esempio nell’essere   sempre se stessa, nell’esser vera».
1 Maupal, Rughe

Un’altra nota frase – “Tra una lacrima di troppo e una carezza di meno” – diventa il titolo dell’opera di Elena Gallo:

«La rosa sull’occhio è un omaggio al film con cui ha vinto l’Oscar. Lei ride e grida libertà, quasi un manifesto della verità umana e artistica. Un omaggio alla sua vibrazione imperfetta e alla sua dirompente vitalità. Ho cercato una Magnani autentica, imperfetta e contemporanea. Una donna che non ha addolcito la propria storia per essere accettata, ma ha saputo fare della propria vita, anche nelle sue asperità, materia viva di arte».
2 Elena Gallo, Tra una lacrima di troppo e una carezza di meno

La carezza torna nel trittico tridimensionale di Elisa TamburriniA misura di grembo”:

«Richiama l’episodio raccontato dalla Magnani nel film “Siamo donne”, ovvero il diverbio con un tassista che pretendeva di farle pagare il trasporto del suo cane bassotto perché non rientrava nella “misura da grembo” prevista per il viaggio gratuito. Questo aneddoto diventa metafora di una riflessione più ampia: ciò che è vivo, fragile e necessario non può essere misurato secondo parametri standardizzati, ma chiede spazio, ascolto e cura. Una ricerca sul corpo come archivio emotivo e sulla carezza come gesto fondativo di un’umanità condivisa».
3 Elisa Tamburrini, A misura di grembo

Mauro Sgarbi, attraverso il suo impegno sociale, inserisce Anna Magnani nel suo progetto “La carne di Roma”, un richiamo forte alla sua appartenenza alla capitale e alla sua passione per la città, che l’ha sempre amata e che l’ha resa unica nel panorama artistico mondiale.

4 Mauro Sgarbi, La carne di Roma

Anna Magnani e la passione per animali.

Nel lussuoso appartamento che ebbe poi in via Amba Aradam, girava liberamente un giovane ghepardo dal collare dorato che tanto inquietava gli amici che venivano lì a giocare a poker. Il ghepardo, regalo del marito Alessandrini al ritorno dall’Africa, durò pochi mesi, perché tentò la fuga cadendo dal balcone. A nulla valsero le cure premurose della padrona che, dopo la belva, si circondò sempre di cani e gatti raccolti per strada. E proprio l’amore dell’attrice per gli animali, e in particolare per i suoi amati cani, è celebrato nell’opera di Rame 13, mentre Mobydick colloca la Magnani in un uno scenario marino; così come Giusy Guerriero ci mostra il volto della diva ormai segnato dal tempo, un segno tangibile di scelte vissute senza compromessi

6 Mobydick
5 Rame 13

Omaggio simbolico e concettuale è quello realizzato da Sid: al centro domina una bilancia romana da cui pende un cuore umano, pesato come fosse materia viva e verità ultima. Una mano sospesa — il tempo, il destino, la storia — non giudica, ma obbliga a misurarsi con il “peso” dell’autenticità: una dichiarazione di esistenza e sincerità, come la presenza scenica della Magnani.

8 Sid
7 Giusy Guerriero

Ale Senso, con l’opera “Pensieri mobili come chiome”, riprende il vortice di idee e la lotta dell’attrice, una donna sempre avanti per i suoi tempi e, per questo, costantemente in battaglia con una società che non la comprendeva completamente.

9 Ale Senso 

Autenticità e forza femminile vengono anche esplorati in profondità da Uman, che da sempre tratta il tema della donna come protagonista della propria vita, in grado di adattarsi e superare le difficoltà senza mai rinunciare alla propria forza interiore.

10 Uman

Diavù, con “Mamma Roma (Anna Magnani)”, celebra la connessione indissolubile tra l’attrice e la capitale, mentre  Er Pinto racconta la sua umanità, la sua semplicità e il suo coraggio.

12 Er pinto
11 Diavù

La leggerezza della sua risata e il suo volto intenso, simbolo di una Roma che affronta le difficoltà con dignità, sono ripresi nell’opera di Miss K, un tributo a una donna che ha incarnato la forza della capitale e dell’Italia stessa.

13 Lesdiesis
14 Miss K

Lediesis ripropongono una delle immagini più iconiche di Magnani, tratta dal film “Abbasso la ricchezza”, restituendone tutta la romanità schietta e verace: un omaggio che la colloca nel pantheon delle “superwomen” contemporanee e che, per la prima volta, arriva in mostra in versione su tela.

L’esposizione culmina con l’opera di Blub, che celebra la notte della vittoria agli Oscar con il titolo “La rosa di Roma”: una dedica alla città che le ha dato i natali e che ha visto crescere la sua straordinaria carriera.

15 Blub

Dalla strada, alle pareti de Il Margutta Veggy Food & Art, la cui titolare Tina Vannini, ideatrice dell’esposizione, dichiara:

«Questa mostra nasce dal desiderio di rileggere Anna Magnani attraverso il linguaggio potente della street art, nel luogo che ha segnato una parte fondamentale della sua vita: Via Margutta. Qui, Anna ha vissuto, amato e creato, intrecciando relazioni artistiche decisive, tra cui quella con Federico Fellini. Portare ANNAmo’ in questo spazio significa restituire alla sua memoria un contesto autentico, dove arte e vita si sono sempre incontrate. Quindici Dieci artisti contemporanei reinterpretano il suo spirito libero, creando immagini che parlano al presente e celebrano un’eredità culturale ancora viva e attuale».

Vania COLASANTI  Roma 22 Febbraio 2026