Ceramica Siciliana; maestranze erranti e le maioliche di Burgio del XVI secolo

di Rosario DAIDONE

Negli ultimi anni del XVI secolo, essendosi attenuate le importazioni continentali con la crisi mercantile genovese, la ripresa manifatturiera della maiolica vede nascere in Sicilia nuovi centri di produzione nei quali si rendono particolarmente evidenti le contaminazioni stilistiche causate dalla migrazione delle maestranze. Esperti lavoratori di Naso (Me) arrivano alla fine del ‘500 a Palermo; intraprendenti figuli di Caltagirone si muovono nello stesso periodo in cerca di fortuna tra la capitale e il territorio agrigentino.

Chi percorre oggi le strade asfaltate difficilmente immagina le condizioni in cui potevano circolare gli uomini e le merci in assenza delle carrozzabili che nella Sicilia sotto il dominio spagnolo furono parzialmente realizzate soltanto nella seconda metà del ‘700.

Una diretta testimonianza dei rischi che potevano incontrare i viaggiatori nei tormentati viottoli dell’entroterra che aveva opposto resistenza persino ai colonizzatori storici, si trova in un documento del XVI secolo che per coerenza cronologica e coincidenza geografica vale la pena restituire come un originale fossile linguistico 1.

Il 15 giugno del 1554 il bordonaro Vito Siciliano, davanti a un giudice palermitano dichiarava:

“nel misi di giugnecto (luglio) carricao in detta cità di Palermo carrichi dui di panni et altri cosi di detto nobile Fabio Rodorico ad opus quelli portarli nilla dicta cità de Xacca (Sciacca) in la potega di detto nobile Fabio et essendo stato visto con detti panni et altri cosi alla Chiana dillo Cavaleri in lo fego (feudo) di Cathamauro (Calatamauro) alla fontana dillo Rovecto (Fontana del Rovo nel territorio di Bisacquino) lo assaltarono vinti tri larruni (23 ladroni!) a cavallo e li levàro tutti decti panni et altri cosi carricate di detto nobile Fabio. […] Ditti larrùni si portaro tucti li detti panni et altri cosi con una asta di lanza (appesi a un’asta di lancia) […] Allura in sua compagnia li era mastro Pietro Pirecto de ditta cità de Xacca allo quale ancora li levàro la cappa e certi denari che portava”.

Una piccola storia che avrebbe potuto ispirare un film di Frank Capra nato proprio a Bisacquino nel cammino tra Sciacca e Palermo (immagine N° 01)

Immagine 1 Antica carta geografica della Sicilia. Probabile itinerario seguito dagli emigranti di Caltagirone. L’utilizzazione del tratto di mare è una consuetudine che emerge dalle testimonianze archivistiche. Seguendo l’andamento orografico, i viandanti diretti a Palermo da Sciacca si addentravano a Burgio proseguendo verso Bisacquino-Corleone-Misilmeri–Palermo. Più o meno lo stesso percorso che segue la strada statale che congiunge i due mari.

Con un facile viaggio in nave, i fratelli Lazzaro di Naso, scesi sulla costa messinese erano approdati alla fine del XVI secolo a Palermo. Avevano trovato la cittĂ  frequentata da mercanti e artisti stranieri. Chiese e palazzi in costruzione e Incredibilmente ricca di spezierie, ma priva di fabbriche in grado di soddisfare la crescente domanda di rivestimenti maiolicati e corredi apotecari in via di rinnovamento.

La notizia del successo conseguito da Geronimo Lazzaro, passando di bocca in bocca più velocemente delle merci, non era la sola a spingere alcune maestranze di Caltagirone a cercare lavoro nei luoghi di maggiore sviluppo commerciale. Arrivati a piccoli gruppi nella parte occidentale dell’Isola, sono protagonisti di una serie di avvenimenti di cui si sono occupati gli studi di Antonino Ragona indispensabili a questo contributo che tenta di allargare, alla luce delle nuove ricerche, le indagini sulla nascita della maiolica di Burgio, il fenomeno di maggiore rilievo legato all’emigrazione2.

Per comprendere la dinamica delle vicende occorre considerare come battistrada Stefano Daidone, gia civis panormitanus in un atto notarile dell’11 febbraio del 15893. Lo aveva raggiunto nel 1584 il fratello Bartolomeo che, tornato a Burgio, aveva avuto la fortuna di sposare il 31 ottobre del 1590 una donna del luogo che gli aveva portato in dote uno stazzone del valore di 20 onze4. Del vecchio fabbricato il maestro si era presto liberato per spostarsi a Sciacca nella prestigiosa bottega di Giuseppe Bonachìa, noto agli studi come autore del rivestimento parietale della chiesa della colonia genovese5. Nel 1595 Bartolomeo riappare a Palermo come affittuario di un locale destinato al concittadino Matteo Maurici che Il 27 settembre di quello stesso anno lo ricompensa col lavoro di decoratore nella sua fabbrica, vicina a quella dei Lazzaro, che rimane attiva almeno sino al 1614.

Meno intraprendente di Bartolomeo, sceglie di fermarsi a Burgio Antonio Merlo avendo colto anch’egli l’occasione di sposare in seconde nozze il 14 febbraio del 1590 l’erede di una dismessa fornace. Arrivati a Burgio anche Giacomo Savia e Pietro Gangarella, nel 1595 prendono in affitto ancora un’altra vecchia fabbrica di cui Giacomo diventerà proprietario attraverso il matrimonio con l’erede. Donne rimaste nella necessità di legare le loro sorti a uomini del mestiere che lascia pensare ad una delle ricorrenti epidemie. Proprietarie delle vecchie fabbriche – almeno tre- che nel passato avevano prodotto comuni oggetti utilitari. Concole e orci smaltati tanto richiesti da essere rivenduti dagli stessi ceramisti di Sciacca avvantaggiati dalla loro residenza nel porto del grano e così diffusi da ritrovarsi citati nell’inventario del 1559 di una aristocratica famiglia palermitana6.

Appartenente ai Maurici fermatasi a Palermo nonostante il predominio dei Lazzaro, forse appunto per questo motivo, Giovanni, figlio di Nicola, decide di prediligere il paese agrigentino dove nel 1607 costruisce una fornace per il maestro di Sciacca Vito Lo Bue. Una notizia adatta a testimoniare il dominio sul territorio della cittĂ  portuale inteso ad ostacolare i nuovi arrivati.

Evidentemente l’intenzione degli emigranti calatini era quella di avviare a Burgio l’arte della maiolica artistica nonostante l’iniziale penuria dei materiali necessari li costringesse a ricorrere all’ingobbio e alla semplice verniciatura piombifera, come testimoniano i frammenti degli ultimi anni del ‘500 emersi dagli scavi occasionali nel paese. (IMMAGINE N° 02).

Immagine 2 Reperti frammentati e ricomposti emersi da scavi occasionali nel paese di Burgio. Terracotta ricoperta di argilla bianca (ingobbio) con verniciatura piombifera. Elementi esposti in una Mostra diffusa tra Burgio e Gibellina.

Per fabbricare il vasellame adatto a soddisfare le esigenze degli speziali, la parsimonia consigliava ancora l’uso limitato dello stagno, l’impiego di colori diluiti e l’adozione dei semplici modelli decorativi della città di provenienza. Maioliche estranee alle studiate decorazioni di Sciacca e alle novità stilistiche di tipo faentino introdotte a Palermo dai Lazzaro, ma di efficace valore estetico che nelle larghe pennellate delle decorazioni sembrano anticipare soluzioni di gusto moderno. (IMMAGINE N° 03)

Immagine 3 Maioliche di spezieria Burgio, primi anni del XVII secolo. Una boccia, un cilindro e una brocca decorati nello stesso periodo. Rapide pennellate blu, tocchi di manganese diluito sullo smalto di colore grigiastro. Bibl. A. Governale (2002); R. Daidone (2005); V. Ferrantelli (2006)

Alcuni dubbi attributivi potrebbero restare negli esemplari disponibili se non si paragonasse l’aspetto chiaro della terracotta di Burgio e non si tenesse conto del colore turchino steso sul fondo sbiadito delle realizzazioni rispetto al blu intenso delle opere di Caltagirone.

Nessuna incertezza dovrebbe riguardare l’assegnazione degli orci ansati (quartare) dello stesso tenore nei quali la città agrigentina resterà particolarmente versata sino all’avvento della civiltà industriale. (IMMAGINE N° 04)

 Immagine 4 Orci con manici h. cm. 35 Burgio inizi del XVII secolo; Museo Sieri Pepoli di Trapani e Museo Nazionale delle Ceramiche, Caltagirone. Quartare (orci) con anse curvate in alto, collo solido, basi prive di smaltatura che prevedono l’inserimento in alloggiamenti di legno. Nella prima è dipinta la figura di un guerriero; nell’altra una girandola con piccole foglie e una coppia di frutti (?) carnosi. Fondo di colore grigiastro. Bibl. A. Ragona (1975); A. Governale (2002) V. Ferrantellli (2006)

Non eccessive difficoltà dovrebbe incontrare l’assegnazione a Burgio dei tozzetti da pavimento che si distinguono dagli elementi di fabbricazione calatina per la tavolozza cromatica e il colore della terracotta (IMMAGINE N° .5) Realizzazioni estranee ai tozzetti policromi fabbricati nello stesso periodo a Sciacca da Giuseppe Bonachìa Maxarato (IMMAGINE N° 5 B)

Tozzetti da pavimento

Immagine n° 5 Tozzetti di Caltagirone caratterizzati dal blu intenso e dal giallo granuloso di misura cm. 15 X15 e un tozzetto di Burgio distinto dal colore turchino, dal manganese bruciato e dal colore chiaro della terracotta di misura cm. 9,5X9,5. I disegni dell’una e dell’altra fabbrica sono vagamente ispirati alla natura. Museo Nazionale della Ceramica Caltagirone e Coll. privata.

5

Immagine n° 5 B Tozzetti di pavimento cm. 14X1 Sciacca, inizi del XII secolo; Giuseppe BonachÏa alias Maxarato; Caltagirone Museo Nazionale della Ceramica Bibl. A. Ragona con attribuzione a Burgio; A. Governale (2002.); R. Daidone (2025)

5b

Meritano particolare attenzione per il maggiore impegno artistico i vasi ancora ispirati allo stile di Caltagirone come risulta dal paragone con la fontana da sacrestia fabbricata nel 1593. (IMMAGINE N° 06).

Immagine n 6 Fontana lavamani da sacrestia h. cm. 31 Caltagirone, 1593 Galleria Regionale della Sicilia, Palermo
Contenitore cilindrico merlato. Figura maschile che sovrasta un mascherone a rilievo. Verso decorato con tralcio aggirante di foglie blu e frutti. Motivi che si ritrovano nelle prime maioliche di Burgio. Probabile autore degli albarelli N° 6 e N° 7. Scritta d’invocazione “O simprici pastore vìrini senza raciu” (O buon Pastore guardaci come se fossimo senza macchia) e data. Bibl. A. Ragona (1995 e 1975)

Lo stesso impianto decorativo dell’opera calatina si ritrova infatti in un albarello di Burgio in cui la figura femminile con cappello e gorgiera alla moda, con le vistose solcature frontali è così vicina nei tratti e nell’atteggiamento al personaggio dipinto nella fontana da pensare che si tratti dello stesso pittore venuto da Caltagirone. (IMMAGINE N° 07) (IMMAGINE N° 08) (IMMAGINE N° 09)

Immagine 7 Albarello di spezieria h. cm. 26, Burgio, primi anni del XVII secolo. Coll. privata. Forma architettonica affusolata, spalla e base prominenti. Immagine femminile con grandi occhi espressivi ed evidenti rughe frontali. Cappello alla moda e gorgiera che non ha ancora raggiunto l’enfasi barocca. Pennellate in manganese diluito nello sfondo delimitato da una sottile linea che incornicia la figura. Nel verso girali fogliati a coda di rondine di colore turchino e frutti con grandi foglie in manganese diluito (limoni?). L’opera è da considerare come rara testimonianza delle prime maioliche di spezieria fabbricate con impegno artistico a Burgio dagli immigrati di Caltagirone. Decorazione assegnabile a Giovanni Maurici, documentato pittore del gruppo. Bibl. A. Governale (2002); V. Ferrantelli (2006)

 

Immagine 8 Albarello di spezieria h. cm. 26 Burgio, inizi del XVII secolo Immagine femminile dai tratti simili a quelli dell’albarello N° 7. Verso con girali di foglie di evidente influenza calatina. Bibl. A. Ragona (1975); A. Governale (2002) V. Ferrantelli (2006)
Immagine 9 Immagini femminili Figure appartenenti a quattro diverse maioliche Assegnabili allo stesso pittore della fontana (prima immagine) Giovanni Maurici probabilmente attivo a Caltagirone prima di emigrare a Burgio.

Pur non essendo facile individuare l’autore, anche di altre due maioliche simili, gli indizi conducono a Giovanni Maurici, figura emergente di conclamata specializzazione nel gruppo degli emigrati che non a caso nel 1624 si reca a Palermo per rifornirsi dei materiali necessari alla smaltatura nell’officina di Paolo Lazzaro7. Giovanni era figlio del Nicola Maurici rimasto a Palermo e discendente di quel Giovannello che a Caltagirone a futura memoria aveva firmato nella metà del XVI secolo il fonte per l’acqua benedetta di cui esiste il frammento nel quale si legge “M.(stru) Ioanelu di maulichi la fichi la fo(n)ti”. Un’orgogliosa affermazione che denota la diffusa consapevolezza artistica ormai assunta dai pittori di maiolica. (IMMAGINE N° 10)

Immagine 10 Frammento di bacino da sacrestia Metà del XVI secolo. Caltagirone, Giovannello Maurici Scritta in dialetto calatino “M.(stru) Ioanelu di maulichi la fichi la fo(n)ti”. (Mastro Giovannello Maurici lo fece il fonte) Museo Statale delle Ceramiche di Caltagirone Bibl. A. Ragona (1975).

I reperti dei primi anni del XVII secolo assegnabili a Burgio sono evidentemente frutto di un’attività aurorale poiché ad escludere creazioni d’impegno artistico che precedano l’arrivo degli emigrati interviene l’inventario8 di una spezieria del vicino paese di Villafranca redatto nel 1589. Nel documento sono elencati soltanto vasi importati da Napoli e da Genova, piccole bocce di Sciacca e un fiasco di Caltagirone, ma non vi si trova traccia di prodotti locali se si escludono quattro contenitori da officina alchemica di fabbricazione autoctona.

A continuare la produzione di manufatti privi di decorazione si trovano d’altronde i nativi di Burgio come Filippo Migliorino, discendente da quel Baldo incontrato tra i vecchi lavoratori dell’argilla che nel 1564 si erano riuniti in maestranza9 e Francesco Valenti che porta il nome del nonno stazzonaro  il quale però, a complicare le commistioni riscontrate nelle maioliche anche nella forma architettonica, lavora nel 1599 a Sciacca come torniante  occasionale.

Considerare Burgio come luogo di destinazione deciso alla partenza dagli emigranti calatini sembra essere in contrasto con le vicende narrate e in opposizione alle scarse possibilità commerciali che poteva offrire un’attività ricadente nell’hinterland delle potenti fabbriche di Sciacca. La scelta dei lavoratori che avevano deciso di fermarsi nel paese dell’entroterra sembra piuttosto promossa dagli indiscutibili vantaggi che offrivano i banchi d’argilla e la vicinanza dei boschi da cui ricavare il combustibile che, abbassando i costi di produzione, consentivano la sopravvivenza delle rinnovate fornaci. Opportunità alle quali, come si è visto, si aggiungeva l’inaspettata occasione di acquisire gli stazzoni inattivi tramite i contratti matrimoniali che non erano evidentemente mossi da motivi sentimentali.

Considerate le dinamiche legate alla nascita delle maioliche di Burgio, a dare ragione allo spirito pioneristico degli emigrati di Caltagirone sarà l’enorme fortuna commerciale che i loro successori conseguiranno nella seconda metà del Seicento in seguito alla crisi delle fabbriche della città dominante da cui mutuavano, a continuarne la notorietà sul mercato, lo stile dei medaglioni e dei trofei. Nonostante la discendenza provochi alcune incertezze attributive dei reperti appartenenti ala fase di passaggio, le maioliche di Burgio assumono nel giro di pochi anni le spiccate caratteristiche che muovono ancora oggi le tendenze del collezionismo europeo.  (IMMAGINE N° 11)

Immagine 11 h. cm. 29. Burgio inizio seconda metĂ  del XVII secolo. Coll. privata Albarello inedito decorato con immagine di cherubino nel medaglione e un fitto girale di foglie e fiori nel verso. Treccia di tipo palermitano-saccense alla spala e, doppia, alla base.

Se non si valutasse in tutti i suoi aspetti il valore delle maioliche siciliane consacrato negli studi etnografici, le decorazioni di Burgio potrebbero suscitare entusiastici giudizi soltanto nelle opere che per simboli e rimandi si caricano di particolare significato. Tuttavia, come autentica testimonianza degli usi e dei costumi del passato, i reperti siciliani, al di là del valore artistico intrinseco, rafforzano il ruolo che essi hanno per coniugate ed estese considerazioni critiche anche nella storia dell’arte. La possibilità, tanto per citare qualche esempio, ora nella valutazione di un importante addentellato della statua di San Vito di Antonello Gagini che, autografa e datata 1522, si trova nella chiesa eponima di Burgio. (IMMAGINE N° 12 e 12 b)

Immagine 12 Albarello di spezieria h. cm. 28 Burgio, ultimo quarto del XVII Secolo; Decoratore attivo almeno sino al 1703 Coll. privata L’interpretazione del personaggio dipinto nel medaglione come immagine di San Vito discende dalle somiglianze fisionomiche con la statua del Santo scolpita nel 1522 da Antonello Gagini, custodita nella chiesa eponima di Burgio con antico monastero e probabile spezieria non più esistenti. Il copricapo della figura è simile a quello in lamiera di ferro che si trova sul capo della scultura. L’agnizione è confortata dalla presenza nel verso dell’albarello dell’insegna dei Gesuiti devoti al santo guaritore non soltanto dai morsi dei cani. La Compagnia di Gesù, con sede a Sciacca, gestiva un vasto possedimento terriero che faceva capo al complesso di Martusa nei pressi di Burgio. Il copricapo da navigante probabilmente allude alla venerazione che nelle località costiere il Santo ancora gode da parte di marinai e pescatori che lo considerano protettore dalle tempeste. Bibl. Governale (2002)
Immagine 12b Statua di San Vito Antonello Gagini autografa datata 1522 Burgio, Chiesa di San Vito Il Santo, protettore di marinai e pescatori siciliani, reca un originale copricapo in lamiera da navigante simile a quello della figura dipinta nell’albarello (Immagine N° 12)

La possibilitĂ  di Individuare i vasi di Caltagirone dipinti dal vero in diverse opere di Renoir10.

Immagine 13 Dipinto su tela Fiori in un vaso Pier Augusto Renoir (Limoges 1841 –Cagnes-sur-Mer 1919) (Mannheim,Staedtische kunsthalle). Boccia di spezieria con medaglione h.cm. 30 Caltagirone Fine XVII secolo Coll. privata L’individuazione delle maioliche di Caltagirone dipinte in diverse opere dal celebre impressionista francese appartiene agli studi dello scrivente che si è interessato al tema a partire dall’analisi dell’opera e delle repliche de “Les Jeunes filles au piano” in cui si trovano dipinte dal vero maioliche di Caltagirone posate sul pianoforte. Bibl. R. Daidone, Suggestioni siciliane nella pittura di Renoir, in “CeramicAntica”, Sett. 2004; R. Daidone, La Ceramica Siciliana, Kalos 2005

Così come mi è stato possibile, in studi più recenti, testimoniare l’immediata diffusione in Sicilia delle incisioni olandesi del Cinquecento da cui prendono le mosse alcuni pannelli dipinti a Sciacca da Giuseppe Bonachìa Maxarato11.

PANNELLO di mattoni Processo di Susanna Giuseppe Bonachìa Maxarato Sciacca 1601 Istituto d’Arte di Sciacca
ACQUAFORTE Processo di Susanna Teodoro Galle (Anversa 1571- 1633) après Marteen De Vos, (Anversa 1532 -1603) Storie del Nuovo e Antico Testamento. Ricognizione dello scrivente. Bibl. R. Daidone, in About Art on line, Nov. 2025

In fin dei conti ereditando il ruolo che hanno avuto nella ricognizione storica e nel mondo dell’arte le maioliche archeologiche, le maioliche post-medievali e dei secoli successivi dovrebbero indurre gli organizzatori culturali alla promozione di una loro piĂš diffusa esposizione museale che ne renda possibile lo studio e godibile la fruizione12.

Rosario DAIDONE  Palermo  22 Febbraio 2026

NOTE

1) ASP. Not. G.Cannatella, 15 giugno 1554, Vol. 6874
2) A. Ragona, La Ceramica Siciliana, Sellerio 1973; A. Ragona, L’avvento dei maiolicari caltagironesi a Burgio e gli influssi caltagironesi e saccensi nella produzione maiolicara burgitana dei secoli XVI e XVII; A. Ragona, Un excursus documentale sulle sue origini “L’impianto delle fabbriche di maiolica a Burgio” in CeramicAntica anno XIII, N° 5, 2003;
3) ASP, Not. A. Musanti, 27 marzo 1589, Vol. 14423, f. 272
4) A.S. Burgio, Not. V. Giacomazzi, 14 febbraio 1590
5) R. Daidone, Un caso di antisemitismo e terrore islamico: la maiolica siciliana del XVII secolo. in About Art on line 30 Nov. 2025
6) ASP. Not. A. Musanti, 27 maggio 1559, Vol. 14423, f. 272
7) ASP, Not. G.D. Leontini, 1624, Vol. 14670
8) AS di Burgio, Not. Matteo Comparino Vol.1404, f.196 (Cfr. A. Ragona, C. S. per la      Cer. Merid., Pag. 35)
9)  A.S. Sciacca, Not. M. Comparino, voll. 399 e 402, anni 1563-64.
10)  R. Daidone, Suggestioni siciliane nella pittura di Renoir, in CeramicAntica  Sett. 2004
11) R. Daidone, Un caso di antisemitismo e terrore islamico: la maiolica siciliana del XVII secolo, (Cfr. https://www.aboutartonline.com/un-caso-di-antisemitismo-e-terrore-islamico-la-maiolica-siciliana-del-xvii-secolo/  )
12) Le principali pubblicazioni sulla storia della maiolica di Burgio, oltre agli studi di A. Ragona citati, appartengono ad A. Governale, La maiolica di Burgio dalla metà del Secolo XVI al XX, Museo etnografico G. Pitrè Palermo, Palermo 2002; V. Ferrantelli, La ceramica di Burgio. Attività delle officine maiolicare del rione nall’arte, Ed. Novecento, 2006