Allo Sperimentale di Spoleto un “Elisir d’amore” rinnovato ma nel solco della tradizione

di Claudio LISTANTI

Un Elisir moderno ma nel solco della tradizione. Così si possono definire in sintesi le caratteristiche dello spettacolo che il Festival del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto 2026 ha dedicato all’opera di grande repertorio scelta per quest’anno, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti.

Questo grande capolavoro della storia del teatro lirico è stato affidato alla cura della regista Laura Cosso e al direttore d’orchestra Carlo Palleschi che ha guidato il Coro del Teatro Lirico Sperimentale, l’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani e una compagnia di canto interamente composta da cantanti usciti dai concorsi banditi dall’istituzione spoletina.

Fig. 1 L’elisir d’amore. Un momento del I atto. Foto di Niccolò Perini.

Per l’analisi dello spettacolo iniziamo dalla realizzazione scenica affidata alla regista Laura Cosso, artista che da qualche anno collabora con lo Sperimentale per la realizzazione di spettacoli dedicati all’opera comica all’interno della sezione riservata alla riproposta degli Intermezzi del ‘700, quest’anno momentaneamente accantonata, nella quale si era resa protagonista di appropriate e divertenti realizzazioni sceniche.

Quest’anno le è stata affidata una delle opere simbolo del nostro teatro d’opera, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, capolavoro assoluto del genere comico che la Cosso ha affrontato ben consapevole di essere di fronte ad un compito certamente complicato. L’Elisir è un’opera, nonostante la sua grande ‘semplicità’ di base, per certi versi complessa da mettere in scena in quanto offre diversi spunti interpretativi che però confliggono con la necessità della ricerca di qualcosa di nuovo che ne rinnovi i pregi delle caratteristiche comico-musicali ma non sottovalutando gli elementi della tradizione teatrale che la rendono opera tra le più eseguite per questo specifico repertorio.

Fig. 2 Belcore (Edoardo Di Cecco) pubblicizza i giochi militari. Foto di Niccolò Perini

La regista ha trovato una soluzione particolarmente felice per riproporre L’elisir d’amore a quasi duecento anni dalla sua nascita ambientando la storia in uno studio pubblicitario degli anni ’60 dello scorso secolo, una scelta che ha salvaguardato i caratteri popolari dell’ambiente contadino nel quale Felice Romani ha ambientato il suo prezioso libretto proponendo una azione interamente immaginata in questo ambiente.

I mietitori che compaiono all’inizio dell’opera sono trasferiti in un filmato pubblicitario che promuove “Il dolce del mietitore” mentre Belcore fa parte di uno spot televisivo per promuovere un gioco per ragazzi che simula azioni di guerra. L’imbonitore Dulcamara qui pubblicizza il suo elisir, una bevanda che ha le sembianze della più celebre bibita dei nostri tempi, rafforzando le caratteristiche di piazzista che già il duo Romani-Donizetti ha mirabilmente affidato al personaggio. Giannetta abbandona il suo ruolo di ‘villanella’ per divenire la regista di questo studio pubblicitario con Adina che ne è l’attrice principale e Nemorino rafforza la sua ‘semplicità’ originaria divenendo operatore al ciak. Inoltre la realizzazione è impostata proponendo una Adina che agisce, soprattutto nel primo atto, sempre per stimolare i sentimenti di Nemorino verso dei lei mostrando di essere ben certa dei suoi desideri e non una ragazza sentimentalmente indecisa.

Fig. 3 L’imbonitore Dulcamara pubblicizza il suo Elisir. Foto di Niccolò Perini.

Su queste basi assieme alle inevitabili forzature per far coincidere la storia originale con la rivisitazione, Laura Cosso ha creato uno spettacolo veramente piacevole, colorato e avvincente, curando tutti i movimenti in maniera funzionale alla sua visione teatrale dell’opera lavorando molto chiaramente sugli spostamenti del coro e su quelli di ogni personaggio regalandoci un affresco omogeneo e godibile nell’insieme.

Anche la scena era improntata alla ‘semplicità’ dell’insieme con utilizzo di elementi che rafforzavano l’impostazione di fondo, completati da sgargianti e coloratissimi costumi che rappresentavano con grande efficacia la moda degli anni ’60. Il tutto ottenuto grazie alla collaborazione di artisti oggi collaboratori ‘storici’ dello Sperimentale, Andrea Stanisci per le scene, Clelia De Angelis per i costumi ed Eva Bruno per le luci. Tutti hanno contribuito in maniera speciale a rendere omogeno ed apprezzabile l’intero spettacolo.

Per quanto riguarda la compagnia di canto era interamente composta da cantanti che negli anni hanno partecipato distinguendosi nei concorsi di canto dello Sperimentale.

Fig. 4 Ariadna Vilardaga (Adina) e Joaquin Cangemi (Nemorino) in un momento dell’opera. Foto di Niccolò Perini

La recita alla quale abbiamo assistito (18 settembre) ha proposto nei due ruoli principali il soprano Ariadna Vilardaga Adina e il tenore Joaquin Cangemi Nemorino entrambi tra i vincitori del Concorso 2025. Per giudicare gli interpreti di una rappresentazione come questa è indispensabile dimenticare quanto ascoltato nel corso della vita, tra teatro e dischi, interpretazioni che ci hanno colpito ed entrare a teatro come fosse la prima volta che assistiamo a L’elisir d’amore. Per inciso c’è da dire che questa è una regola aurea che andrebbe applicata ogni volta che andiamo all’opera per godere pienamente dell’esecuzione proposta.

Fig. 5 Ariadna Vilardaga (Adina) e Joaquin Cangemi (Nemorino). Foto di Niccolò Perini.

Andando nello specifico di oggi, questi due cantanti hanno offerto una recitazione spigliata e piacevole, indice di una preparazione scenica accurata oltretutto valorizzata dal loro ‘physique du rôle’ che ha contribuito a rendere i caratteri dell’intraprendente Adina per la Vilardaga e la semplicità unita alla timidezza del Nemorino di Cangemi. La loro interpretazione vocale è stata senza dubbio lodevole per l’impegno profuso per rendere due personaggi ‘mito’ del teatro d’opera di tutti i tempi. Entrambi sono in possesso di buoni impianti vocali che però necessitano di una opportuna maturazione. Nello specifico un lavoro sul timbro e sulle emissioni per la Vilardaga e una maggiore naturale fluidità nel proporre gli acuti per Cangemi che, bisogna dire, ha interpretato, con sicurezza, un ruolo che fa tremare i polsi a più di un cantante anche tra i più affermati. Sono due cantanti che hanno grandi margini di miglioramento se pensiamo che entrambi hanno mostrato una buona predisposizione agli abbellimenti e, nel complesso, hanno fornito una prova del tutto accettabile.

Fig. 6 Il basso Davide Romeo nel ruolo di Dulcamara. Foto di Niccolò Perini.

Negli altri ruoli il basso Davide Romeo, proveniente dal Concorso 2022, già ammirato negli scorsi anni in Mozart (Masetto, Bartolo e Antonio) e qualche giorno fa come Capitano dei pompieri nella Cantatrice calva. Cantante dalla voce sicura e ben educata, priva di forzature, ci ha dato un Dulcamara divertente, incisivo ed esplosivo.

Negli altri due ruoli cantanti risultati tra i vincitori del concorso di quest’anno. Il baritono Edoardo Di Cecco è stato un Belcore esuberante e vivace mostrando una impostazione vocale adeguata al ruolo e alla vocalità del personaggio scenicamente efficace per le specifiche caratteristiche. Per il soprano Benedetta Grasso è valido lo stesso discorso soprattutto per la qualità della voce e per l’efficacia della recitazione che ha interpretato con sicurezza questa nuova Giannetta concepita dalla Cosso.

Fig. 7 Benedetta Grasso (Giannetta) regista dello studio pubblicitario. Foto di Niccolò Perini.

Di buon livello la prestazione del Coro del Teatro Lirico Sperimentale diretto da Mauro Presazzi e dell’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani che Carlo Palleschi ha diretto con cura e dedizione pur con qualche indecisione iniziale offrendoci però una valida e apprezzabile esecuzione.

Fig. 8 Gli interpreti applauditi al termine dello spettacolo. Foto di Niccolò Perini.

Al termine della recita successo dirompente per tutto lo spettacolo salutato da scroscianti applausi per tutti gli interpreti da un pubblico particolarmente folto convenuto al Teatro Nuovo di Spoleto. Uscendo da teatro tutti hanno avuto una sorpresa: un assaggio dell’Elisir Dulcamaro servito da un attore in abito di Dulcamara. Un modo elegante e divertente per concludere una serata di grande musica e grande teatro.

C’è da segnalare che prima della recita, durante la tradizionale conferenza di presentazione dello spettacolo è stato consegnato il Premio Spoleto Gioielli 2026. È un ‘prezioso’ riconoscimento rivolto agli allievi del Corso di avviamento al debutto del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto che si sono distinti per le migliori attitudini sceniche nel corso della stagione.

Fig. 9 Aurora Bertoldi e Stepan Polishchuk ricevono il Premio Spoleto Gioielli 2026 affiancati da Roberto Calai Presidente Tls, Laura Cosso regista, Enrico Girardi direttore artistico ed Enrico Morbidoni di Spoleto Gioielli. Foto di Niccolò Perini.

Per questa edizione il premio è stato assegnato ad Aurora Bertoldi per la sua interpretazione de la Seconda moglie in Una promessa infranta e a Stepan Polishchuk per il ruolo del Sig. Martin nella Cantatrice calva.

Dopo le rappresentazioni spoletine L’elisir d’amore sarà rappresentato in altre città dell’Umbria, Assisi Teatro Lyrick (21 settembre) , Perugia Teatro Morlacchi (23 settembre) e Città di Castello Teatro degli Illuminati (24 e 25 settembre)

Claudio LISTANTI  Roma 20 Settembre 2026