“After Nature”; alla Galleria Gagosian il “re-ready made” di Urs Fischer (o dello Zeitgeist senza Aura). Fino al 22 Novembre

di Marco FIORAMANTI

Roma, Galleria Gagosian (in collaborazione con Villa Medici)

URS FISCHER, After Nature

Fino al 22 novembre

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FISCHER, O DELLO ZEITGEIST SENZA AURA

www.youtube.com/watch?v=wG7eeF-hxM8    (video dall’opening)

Al civico 16 di Via Francesco Crispi gli ampi spazi della galleria Gagosian ospitano la personale dell’artista svizzero Urs Fischer (Zurigo 1973) dal titolo After Nature comprendente tre differenti operazioni artistiche per tecniche e materiali, tutte realizzate nel 2025 per questo ambiente.

Urs Fischer

Otto pannelli verticali in alluminio (Solitaries, Infernal, Celestial #1-6) – con vari strati di acrilico, smalto, fotografia e serigrafia – della serie Dust Paintings che hanno come s/oggetto la polvere dello studio dell’artista; una enorme scultura morbida policroma in schiuma di poliuretano raffigurante una figura femminile sdraiata (Body) e una videoinstallazione interattiva (After Nature/After Dan Graham).

Urs Fischer, After Nature, 2025, videoinstallazione Infernal, 2025
Man Ray, Dust Breeding (1920), foto dell’opera di Marcel Duchamp, Mariée mise à nu par ses célibataires, même (1915-23)

Muovendosi tra microcosmo, macrocosmo e percezione temporale alterata, la comunicazione artistica di Urs Fischer affonda le radici nel gioco infantile avvolto dall’atmosfera pop, agisce secondo una visione concettuale – con diretti riferimenti alla storia dell’arte – contaminata dall’irriverenza dadaista. Mi spiego. L’operazione degli otto pannelli in alluminio contenenti la polvere del suo studio sono ispirati all’opera fotografica Dust Breeding (1920), in cui Man Ray cattura la polvere sparsa sulla superficie de Il Grande Vetro (Mariée mise à nu par ses célibataires, même) di Marcel Duchamp.

Urs Fischer, Body, 2025

La grande scultura al centro della sala (Body) che l’artista definisce:

un’incarnazione viscerale della forza di gravità, un luogo statico di attrazione sul quale soffermarsi o dal quale contemplare il resto della mostra

è ovviamente una citazione che richiama la postura della Paolina Borghese (1808), capolavoro di Antonio Canova e, per la dimensione, la scultura She—A Cathedral (1966,) prodotto della collaborazione tra gli artisti Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, P.O. Ultvedt e il direttore del Museo Pontus Hultén.

Antonio Canova, Paolina Borghese, 1808

                    Niki de Saint Phalle, She—A Cathedral, 1966                                                Niki de Saint Phalle, schizzi progettuali

Terza opera in mostra: After Nature (After Dan Graham), ricalca il lavoro sull’alterazione percettiva legata allo spaziotempo di Time Delay Room (1974) dell’artista statunitense Dan Graham.

Urs Fischer, After Nature, 2025

Lo schermo trasmette le immagini registrate nella sala con un ritardo di alcuni secondi permettendo così al fruitore di vedere sé stesso nell’atto di osservare le opere.

Un intervallo di tempo calcolato in base a studi neurologici che individuano il tempo necessario alla memoria a breve termine per analizzare l’esperienza del presente. (Graham)

E così l’osservatore si trova osservato e spiazzato, nel senso di ‘delocalizzato’ nel suo tempo sincronico, innestando uno scambio interattivo tra soggetto e oggetto.

Dan Graham, Time Delayed Room (1975)

In concomitanza con la mostra presso Gagosian, Urs Fischer presenta nei giardini di Villa Medici fino al 22 novembre la scultura Dance (2025) reinterpretando La danzatrice con cembali (1812) di Antonio Canova (in esposizione permanete presso lo Staatliche Museen di Berlino.

                                                                 Urs Fischer, Dance, 2025 (ph. Stefan Altenburger)

Fuse nello stesso corpo, l’opera neoclassica (in copia) e quella di uno scheletro in alluminio bianco smaltato si offrono nel dialogo di un’ipotetica danza.

Antonio Canova, Danzatrice con cembali

Urs Fischer appartiene alla schiera di quegli artisti ricchi e famosi (penso a Damien Hirst col suo Treasures from the wreck of the unbelievable), a Jeff Koons con i Ballon Dogs o i New Hoover Convertibles, a Maurizio Cattelan con Sunday), operatori ludo-creativi legati a re-ready made che tanto affascinano i collezio/narcisisti. Troppo spesso queste operazioni artistiche kitsch (grazie al loro stellare valore commerciale) trascinando il fruitore verso una falsa sindrome di Stendhal beffeggiano i grandi veri Scultori della Storia riducendo le opere a sterili oggetti e innocue presenze.

Tuttavia in questa mostra l’artista svizzero ha saputo ammannire la critica con una certa eleganza e operosità qualitativa (mi riferisco ai pannelli in alluminio come opere in sé). Naturalmente, appropriandosi di intuizioni geniali di artisti del passato (Man Ray e la polvere sull’opera di Duchamp/1920, Dan Graham e il suo tempo dilatato/1974, Canova e le sue Veneri /primi ’800) le opere dell’artista ne escono – ahilui! – svuotate, disossate della loro Aura originaria.

Marco FIORAMANTI  Roma 26 Ottobre 2025

Biografia

Urs Fischer (Zurigo, 1973) è un artista svizzero.

Urs Fischer nasce nel 1973 a Zurigo da una famiglia benestante, entrambi i suoi genitori erano medici. Oggi vive e lavora a New York, ed è considerato uno dei più grandi scultori dell’arte contemporanea. Da giovane ha avuto una formazione fotografica che ancora oggi influenza la sua visione artistica, spesso nelle sue opere affronta il tema della rappresentazione e dei suoi limiti. Tra le influenze più forti della sua arte c’è Hollywood e la cultura di massa, la ritroviamo in molte opere come ad esempio Problem paintings, una collana di immagini in cui l’artista sovrappone immagini di oggetti comuni a fotografie di attori famosi; oppure nella scelta di proiettare film durante le sue mostre. Altra cifra stilistica dell’autore ha a che fare con le dimensioni, con cui l’artista gioca continuamente, ingrandendole a dismisura o miniaturizzandole, per plasmare oggetti e renderli nuovi rispetto all’esperienza quotidiana del pubblico. La sua scultura parte da dicotomie, dallo studio delle combinazioni degli opposti: realtà e illusione, eternità e istantaneità, violenza e ironia, logica e assurdità. L’artista cerca di catturare un equilibrio instabile il cui significato non è mai completamente definito. L’oggetto viene separato dal suo uso comune e dal suo significato globalmente riconosciuto per trovare nuovo senso nella fantasia del fruitore. Altro interesse di Fischer è l’opera consumata, distrutta, dal passare del tempo ma anche dalla mano umana. Questo tema è stato presentato ed esplorato più volte dall’artista tra cui alla mostra della Biennale di Venezia e alla mostra Madame Fisscher, curata da Caroline Bourgeois a Palazzo Grassi. Dalla metà degli anni ’90, quando ebbero luogo le sue prime esposizioni, Fischer ha prodotto un vasto numero di oggetti, disegni, collage ed installazioni. Le sue creazioni spaziano per campi diversi: dal design all’editoria, dalla pittura alla scultura, grazie all’abilità con cui sa lavorare materiali disparati come ad esempio la cera impiegata per le sculture-candela, tra le sue opere più celebri. Il suo approccio sovversivo nei confronti dell’arte è spesso paragonato a quello dei movimenti della cosiddetta “anti-arte” come il Neo-Dada, o il Situazionismo. Nel 2017, in occasione della Biennale d’Antiquariato fiorentina, la sua Big Clay era stata collocata a Firenze davanti a Palazzo Vecchio e aveva dato adito a diverse polemiche, tanto che nel 2018 la scultura era stata vandalizzata e imbrattata con una bomboletta spray.

Esposizioni

Nel 2007 per un’esposizione alla Gavin Brown’s Enterprise di New York ha scavato un buco nel pavimento della galleria. Tra le opere più famose troviamo le tre sculture di cera con stoppino, vere e proprie candele, presentate in occasione della Biennale di Venezia: una era una copia esatta del Ratto delle Sabine del Giambologna, una sedia candela e la candela ritratto di Stingel. Le sculture candele sono state accese e si sono consumate durante l’esposizione. Nel 2012 Fischer è il primo artista a cui Palazzo Grassi, di François Pinault, dedica una mostra personale: intitolata Madame Fisscher e dalla durata di tre mesi, l’esposizione viene curata da Caroline Bourgeois. Tra le opere esposte su due piani del Palazzo (circa duemila metri quadri di area espositiva) troviamo lavori inediti e prestiti di oltre dieci collezioni internazionali.
Urs Fischers ha esposto nelle gallerie più prestigiose di tutto il mondo: Museum of Modern Art di New York; Museum of Contemporary Art di Los Angeles (2013); Vanhaerents Art Collection di Bruxelles; Fondation Carmignac di Parigi; Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo; Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano; 54ª Biennale Arte di Venezia (2011), Kunsthalle Wien di Vienna (2012), Palazzo Grassi di Venezia (2012); Garage Museum of Contemporary Art di Mosca (2013); Fondation Vincent van Gogh di Arles (2016); San Francisco Museum of Modern Art (2017); Galleria Massimo De Carlo di Milano.