di Maria Emilia GRAZIANI
La Conversione di san Paolo – Victoria and Albert Museum, Londra
“Dipinse Giovan Francesco in un quadro lungo tre braccia, ed alto due, una conversione di San Paolo a olio, piena di diverse sorti cavalli sotto i soldati di esso Santo in varie e belle attitudini e scarti; la quale pittura insieme con molte altre cose di mano del medesimo è appresso gli eredi del già detto Piero Martelli a cui la diede.”
La prima espressione che mi lascia perplessa nella descrizione del Vasari è “dipinse un quadro”.
E’ più probabile che il dipinto in questione, dato il suo formato, costituisca la parte frontale di un cassone. Segue “piena di diverse sorti di cavalli sotto i soldati”. Non è chiaro cosa intenda per“sotto”, in questo dipinto i cavalli non si trovano sotto i soldati. Ma l’espressione più interessante è“in varie e belle attitudini”, il chè non corrisponde alla frenetica drammaticità della scena. Ma, sopratutto, non parla di un dipinto non finito come verrà descritto nelle collezioni medicee.
“Dopo questo, tornatosene a Firenze, trovò Giovanfrancesco Rustici, suo primo maestro, dipigneva un’istoria d’una conversione di San Pagolo.”

Nonostante il titolo attribuitogli, l’iconografia si può meglio assimilare alla rappresentazione di una feroce battaglia, probabilmente quella di Anghiari, vediamo il perchè.
Sullo sfondo appaiono i resti di un tempio pagano, una volta esistente nelle zone dove si svolse la battaglia, ricche di testimonianze archeologiche di epoca romana, e due distinti paesi sulle colline che si fronteggiano, che potrebbero essere, date le caratteristiche della loro collocazione nel paesaggio, Borgo San Sepolcro e ad Anghiari.
La parte alta del paesaggio che ha un aspetto quasi onirico e si distacca notevolmente nello stile pittorico dalla parte bassa del dipinto, sicuramente fu eseguita da un’altra mano e in un secondo tempo. Infatti le indagini diagnostiche effettuate rivelano che l’architettura in alto a sinistra e le figure e i cavalli nello sfondo, furono aggiunte dopo che il paesaggio era stato dipinto. Alcuni studiosi hanno attribuito queste aggiunte ora a Giovanni di Lorenzo Larciani, ora al Beccafumi, ma non ve n’è traccia nelle loro biografie. Altri lo hanno attriobuito al Bacchiacca che in effetti eseguì una conversione.
L’aspetto d’insieme è quello di un dipinto non finito, come verrà descritto nelle collezioni medicee. La parte in basso presenta delle peculiarità assimilabili allo stile e al pensiero di Leonardo. I cavalieri, fatta eccezione di due che indossano un’armatura, sono praticamente nudi e riprendono pari pari alcuni disegni, definiti preparatori, della battaglia di Anghiari. Vedi i pezzi di armatura, le armi e gli elmi sparsi sul terreno, cosa che sarebbe piuttosto insolita nella rappresentazione di una conversione di san Paolo.
La nudità di alcuni cavalieri, oltre a suggerire che si tratti di uno studio anatomico, quindi di una sorta di abbozzo, sottolinea la loro bestialità e aggressività al pari di quella dei cavalli che sembrano quasi impazziti, come guidati da una furia trascendente. Leonardo era solito nei suoi bozzetti mostrare l’anatomia dei corpi dei combattenti, per meglio definirne i movimenti. Era anche sua consuetudine non portare a termine i lavori intrapresi. Alcuni cavalli compiono dei gesti molto aggressivi e autolesionistici, mordendosi tra loro e mordendo i cavalieri nemici. Le inquadrature di alcuni cavalli e di uomini sono quasi pornografiche con abbondanza di deretani esibiti.
Da Camillo Boito:
“Ma Leonardo medesimo cadeva in un eccesso di studio anatomico quando per preparare il disegno della Battaglia d’Anghiari schizzava certo uomini scorticati che combattono a cavallo o fuggono o cascano a terra; e certo nel rivestire di corazze, di gambali, di celate quelle figure meno che ignude, dovette accorgersi che gli uomini vestiti di ferro cavalcano e si atteggiano in tutt’altro modo da uel che facciano gli sciolti e leggeri”.
Questa descrizione, oltre a quella che ci da lo stesso Leonardo di come si debba rappresentare una battaglia nel suo Trattato sulla Pittura, sono molto simili all’iconografia del dipinto :«se la storia fusse grandissima, com’è un zuffo od uccisione di soldati…» e raccomanda l’uso degli scorci nelle battaglie
“…perché lì infiniti saranno i movimenti, e anzi gli storciamenti e piegamenti dei soldati (simili ai serpeggiamenti degli animali, come nei disegni dei movimenti di gatti o cavalli) …. nelle istorie fanne in tutti li modi che ti accade, e massime nelle battaglie, dove per necessità accade infiniti storciamenti e piegamenti delli componitori di tale discordia, o vo’ dire pazzia bestialissima….Farai i vincitori correnti con i capelli e altre cose leggiere sparse al vento, con le ciglia basse, e caccino contrarie membra innanzi, cioè se manderanno innanzi il piè destro, che il braccio manco ancor esso venga innanzi …. Farai i vinti e battuti pallidi, con le ciglia alte nella loro congiunzione, e la carne che resta sopra di loro sia abbondante di dolenti crespe. Le faccie del naso sieno con alquante grinze partite in arco dalle narici, e terminate nel principio dell’occhio. Le narici alte, cagione di dette pieghe, e le labbra arcuate scoprano i denti di sopra. I denti spartiti in modo di gridare con lamento. Una delle mani faccia scudo ai paurosi occhi, voltando il di dentro verso il nemico, l’ altra stia a terra a sostenere il levato busto. Altri farai gridanti con la bocca sbarrata, e fuggenti. Farai molte sorte d’ armi infra i piedi de’ combattitori… scudi rotti, lance, spade rotte ed altre simili cose. Potriasi vedere alcun cavallo leggiero correre con i crini sparsi al vento fra i nemici e con i piedi far molto danno..”
In questa battaglia sembrano rappresentate tre fazioni distinte di cavalieri, fatto improbabile in una rappresentazione della conversione. Vi sono 3 uomini barbuti anziani seminudi, 3 cavalieri in armatura, 4 cavalieri giovani. I volti dei tre cavalieri anziani con la barba bianca non riprendono lo stile di Leonardo e potrebbero essere stati ridipinti in seguito.
Il volto di un soldato a cavallo è simile ad alcuni disegni di Leonardo.
La presenza di un stendardo rosso da battaglia che viene trascinato via da un cavaliere, come ad indicare la vittoria di una fazione, è un elemento significativo che conferma il contesto di una battaglia.
Al centro della composizione un destriero bianco con bardatura rossa ed un cavaliere disarcionato che ricorda la descrizione fatta dal Machiavelli, amico di Leonardo, dell’unica vittima della battaglia caduta e calpestata dai cavalli.
“Ed in tanta rotta e in si lunga zuffa che durò dalle venti alle ventiquattro ore, non vi morì che un uomo, il quale non di ferite ne d’altro virtuoso colpo, ma caduto da cavallo e calpesto spirò.“
All’estremità, in basso a sinistra, appare una sorta di stemma non ben decifrabile. Era consuetudine all’epoca dipingere o scolpire lo stemma del casato sui cassoni matrimoniali. Questo elemento la dice lunga sul fatto che possa trattarsi di un pannello di tali cassoni. In quanto all’iconografia è impensabile che si sia trattato di una conversione di san Paolo, perchè, all’epoca, venivano illustrate sui cassoni le scene delle epopee familiari e spesso delle battaglie.
L’esistenza di un simile cassone matrimoniale commissionato dai Martelli o dalla famiglia della donna che andava in sposa ad un Martelli, non fa che rafforzare la mia ipotesi.
Molti sono i bozzetti per la battaglia di Anghiari che mostrano gli stessi movimenti convulsi dei cavalli e la curiosa insistenza sui loro deretani. Ma, sopratutto, possiamo notare la drammatica dinamicità dei loro movimenti, aspetto peculiare degli schizzi di cavalli di Leonardo.
Se osserviamo le rappresentazioni della conversione di san Paolo di autori più o meno coevi, nel dipinto in questione manca la presenza in cielo di un entità divina rappresentata da una luce che si irradia sulla scena, o da Dio stesso, o da santi come nel caso del Corsini. Il religioso Andrea Corsini, Vescovo di Fiesole morto nel 1374, profetizza la vittoria dei fiorentini sui milanesi ad Anghiari. Questo prodigio fu la principale causa della sua santificazione, unendo per sempre il suo nome a quello di una delle battaglie più importanti del Rinascimento, combattuta il 29 giugno del 1440. Mentre il Piccinino attribuì la sconfitta all’intervento di san Pietro e Paolo i santi del 29 giugno.


La scena nella parte bassa è inquadrata dall’alto ed è tipica delle composizioni di Leonardo, con veduta quasi aerea.
Altra peculiarità è il fatto che in cavalieri non brandiscono alcuna arma, come se fossero state bandite dalla scena, forse perchè l’aggressività umana che emerge è già di per sé una potente arma: “pazzia bestialissima”.
” Dipinse Giovan Francesco in un quadro lungo tre braccia, ed alto due “
Se vogliamo essere precisi le dimensioni descritte dal Vasari sono diverse da quelle del nostro dipinto: tre braccia fiorentine corrispondono a cm 174,96 e due a cm 116,64, mentre il dipinto in questione misura cm 194 x 111,5. Lo scarto non è grande e all’epoca si tendeva ad indicare le misure dei dipinti con approssimazione dicendo all’incirca, ma 20 cm. non sono inifluenti e meritano una riflessione. Ciò rafforza la mia ipotesi che il Vasari facesse riferimento ad un altro dipinto che illustrava effettivamente la Conversione di san Paolo e non quello analizzato perchè non ne presenta le caratteristiche.
Il dipinto, a mio parere, non è assimilabile allo stile del Rustici, il quale secondo il Vasari:
“E per questo usava di dire il Rustico, nell’età sua più matura, che si deve prima pensare, poi fare gli schizzi et appresso i disegni, e quelli fatti, lasciargli stare settimane e mesi senza vedergli e poi, scelti i migliori, mettergli in opera; la qual cosa non può fare ognuno, né coloro l’usano che lavorano per guadagno solamente. Diceva ancora che l’opere non si deono così mostrare a ognuno prima che sieno finite, per poter mutarle quante volte et in quanti modi altri vuole, senza rispetto niuno.”
Considerando la meticolosità con la quale il Rustici lavorava, risulta difficile pensare che ci abbia lasciato un dipinto non finito.
Dato che Leonardo visse in casa Martelli, si suppone che vi abbia lasciato dei dipinti. Uno di questi potrebbe essere pervenuto nella disponibilità di Don Antonio de Medici allorquando fu nominato cavaliere di Malta, alla presenza di un’altro cavaliere Antonio Martelli suo intimo amico, il quale potrebbe averglielo donato. Dopodichè del dipinto se ne perdono le tracce. Lo vediamo riapparire nella collezione medicea del Casino di san Marco nel 1621 alla morte di Antonio de Medici.
Data: 1621 Inventario del Casino di San Marco, eredità di don Antonio de’ Medici Segnatura: -Collocazione: Galleria – Tipologia opera: Pittura Oggetto: quadro Autore: Leonardo da Vinci Soggetto: Battaglia di cavalieri Riferimenti inventariali: 4624
Fonte: Uno quadro in asse, entrovi una battaglia di cavalli e cavallieri non finito, con ornamento di noce intagliato e tocco d’oro, lungo braccia tre incirca, dissero di Lionardo da Vinci.
Vi è una descrizione di Marcel Jerome Rigollot nel suo Catalogue de l’oeuvre de Leonard de Vinci: à Florence. Dans l’Inventaire des tableaux de Médicis de Van 1632 on voit noté: Un Quadro in asse, entrovi una battaglia di cavalli e cavallieri non finito, con ornamento di noce intagliato e tocco d’oro, lungo tre/4 circa, dissono di mano di Lionardo da Vinci. C’est probablement le meme qui, dans la villa Poggio Imperìale, est attribué a Bronzino.
Non si sa quando passasse alla collezione degli Uffizi dove lo troviamo nell’Inventario del 1638. Data 1638 – 1654. Inventario della Galleria degli Uffizi Segnatura: Collocazione: Stanza dello Studiolo d’Alemagna Tipologia opera: Pittura Oggetto: quadro Autore: Leonrado da Vinci. Soggetto: Battaglia di Cavalieri- Riferimenti inventariali: Assente Fonte: Uno quadro in tavola, dipintovi una battaglia di cavalli e cavalieri, non finito, di mano di Lionardo da Vinci, alto braccia due largo braccia tre, con ornamento intagliato e dorato”.
Maurice Walter Brockwell nel 1908 cita la sua presenza presso il Victoria Albert Museum di Londra
” … the only part of the composition wich he actually executed in colors was an incident in the forerground wiche dealt with the battle of the standard. One of the many supposed copies of a study of the mural painting now hangs of the south esat starcaise in the Victoria Albert Museum”
Perchè il dipinto non può essere attribuito al Rustici. Lo stile del Rustici è ben diverso da quello del dipinto in esame, I suoi volti sono più affilati e le figure più snelle, le espressioni dei volti sono più morbide. Manca il pathos.




Maria Emilia GRAZIANI Firenze, 4 Ottobre 2026













