“Quando fo da Dio mandato / San Francesco lo beato …”. “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento”. Ad Arezzo una mostra sull’iconografia del patrono d’Italia nell’ottavo centenario della sua morte (fino al 10 gennaio)

di Nica FIORI

“Quando fo da Dio mandato / San Francesco lo beato, / lo mondo ch’era entenebrato / recevette gran splendore”.

In queste semplici parole, tratte da una celebre lauda religiosa medievale (contenuta nel Laudario di Cortona del XIII secolo), Francesco d’Assisi viene visto come un faro di luce che avrebbe profondamente rinnovato la storia del cristianesimo. Del resto lo stesso Dante, nell’XI canto del Paradiso, attraverso le parole di san Tommaso lo paragona a “un sole” e, andando avanti, ci fa sapere che da giovinetto affrontò l’ira paterna per amore di una “tal donna”, alla quale nessuno fa lieta accoglienza, e anzi tutti la detestano e la sfuggono come la morte.

Lo sposalizio mistico con Madonna Povertà, ovvero il distacco di Francesco da tutti i beni materiali, così come il suo ineffabile amore per Dio e per tutte le sue creature, espresso nel Cantico di Frate Sole, e il suo saluto di pace e di riconciliazione attraverso l’amore e il perdono (“Il Signore ti dia pace”), nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte ci invitano a riflettere sulla sua straordinaria figura di Santo. Oggi, di fronte a un mondo lacerato da guerre e da gravissimi episodi di violenza e con una crisi climatica che rischia di far precipitare il pianeta in una fase di non ritorno, il messaggio di san Francesco potrebbe essere la svolta per una nuova rivoluzione, che possa ricondurci a una vita basata sul rispetto della natura e sulla fraternità universale.

1 Locandina

Tra le numerose celebrazioni per ricordare in questo importante anniversario il patrono d’Italia, la mostra “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento”, che si è inaugurata il 2 ottobre ad Arezzo, poco prima della festa del santo che ricorre il 4 ottobre (da quest’anno festa nazionale), ha il pregio di ricostruire l’iconografia del santo in un contesto toscano che, subito dopo l’Umbria, è particolarmente legato ad alcuni drammatici momenti della sua vita.

Bonaventura da Bagnoregio nella sua Legenda maior racconta che, passando vicino ad Arezzo, Francesco ebbe la visione di demoni che esultavano nell’aria sopra le mura, perché in quel momento la città era dilaniata da lotte intestine.

Allora disse al suo compagno (probabilmente frate Silvestro):

“Va’, e in nome di Dio scaccia i diavoli, così come dal Signore stesso ti è stato ordinato, gridando da fuori della porta”.

Appena quello gridò, i demoni fuggirono e ad Arezzo tornò la pace. Episodio che Giotto con i suoi aiuti raffigurò magistralmente nella Basilica Superiore di Assisi, nel 1295-1299 circa, effigiando il santo inginocchiato in preghiera sulla sinistra, il confratello in piedi al centro e la città con le sue alte mura sulla destra, mentre i demoni scuri e grotteschi fuggono spaventati dall’esorcismo.

Nella vicina Cortona, dove si fermò nel 1211, Francesco fondò il convento delle Celle (o di Celle), costruito a cavallo di una stretta valle, e vi ritornò nel 1226 poco prima di morire, quando era quasi del tutto cieco in seguito a un intervento agli occhi, legato al tentativo di guarire dalla grave malattia che il Santo aveva contratto probabilmente in Egitto, dove si era recato all’epoca della quinta crociata per un tentativo di dialogo interreligioso con il sultano al-Malik al-Kamil.

Pure in provincia di Arezzo, sul monte de La Verna, il santo ricevette nel settembre del 1224 le stimmate, dopo la visione di un serafino alato con le sembianze di un crocefisso, che impresse sul suo corpo gli stessi segni della passione di Cristo, e sul luogo del miracolo fu poi fondato uno dei più importanti conventi francescani d’Italia.

La mostra aretina, a cura di Cristina Acidini, si svolge dal 3 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 tra la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (piazza San Francesco, 4), confinante con la Basilica di San Francesco, celebre per i suoi capolavori d’arte e specialmente per il ciclo della Vera Croce affrescato da Piero della Francesca, e i suggestivi spazi dell’ex Chiesa di Sant’Ignazio (via Giosuè Carducci, 7), esempio straordinario di barocco aretino.

2 Mostra L’immagine di Francesco. Foto Francesca Licordari

Presenta quasi 80 opere d’arte tra dipinti, sculture, volumi antichi, miniature che provengono per la maggior parte dal territorio aretino, dimostrando la lunga e costante devozione locale per san Francesco, ma, per evidenziare la vastità della presenza francescana nelle arti, si è estesa la ricerca  iconografica anche ad altri luoghi, ottenendo prestigiosi prestiti da musei italiani (tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Galleria Borghese di Roma) e internazionali (Metropolitan Museum of Art di New York, National Gallery di Londra, Art Museum di Worcester, Lindenau-Museum di Altenburg, Musei Vaticani).

L’iniziativa è un progetto del Comune di Arezzo e della Fondazione CR Firenze con la Fondazione Guido D’Arezzo, con il patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi e il contributo della Direzione Regionale Musei della Toscana. Si avvale, inoltre, della collaborazione della Diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro.

Il percorso espositivo si sviluppa sostanzialmente in ordine cronologico, articolandosi in alcune sezioni tematiche che permettono di seguire la fortuna della figura di Francesco e le profonde trasformazioni della sua immagine nel corso dei secoli.

Come osserva Cristina Acidini nel saggio pubblicato nel catalogo edito da Mandragora, «ogni epoca ebbe, ha e avrà il “suo” Francesco, affidandone l’immagine alle arti».

È proprio questa l’idea che sta alla base dell’esposizione: Francesco rimane una figura costante nella cultura occidentale, ma il suo volto, la sua gestualità, il rapporto con il paesaggio e con il sacro cambiano in relazione alle diverse sensibilità religiose e artistiche.

3 Margarito d’Arezzo, San Francesco Museo darte medievale e moderna-di-Arezzo

Le testimonianze più antiche conducono immediatamente alle origini della fortuna figurativa del santo, nei decenni successivi alla sua morte e alla rapidissima canonizzazione del 1228. La tavola firmata da Margarito d’Arezzo, proveniente dal Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, costituisce una delle presenze più significative di questa prima stagione, essendo databile probabilmente alla metà del secolo XIII.

L’immagine conserva ancora qualcosa della memoria diretta dell’uomo e, nello stesso tempo, contribuisce alla progressiva definizione di un modello iconografico destinato a una lunghissima fortuna. Il santo viene presentato frontalmente, con il libro che allude al Vangelo e i segni delle stimmate sulle mani. Il saio marrone col cappuccio, realizzato in stoffa rustica, assume fin dall’inizio un valore fortemente identitario, così come i tre nodi del cordone che simboleggiano i tre voti di povertà, castità e obbedienza.

Anche nel dossale cuspidato della metà del Duecento (tempera e oro su tavola, Museo Civico d’Arte antica di Pistoia) con San Francesco e storie della sua vita, la figura centrale di Francesco, dipinta dal Maestro di Santa Maria Primerana, appare con la stessa postura di quella di Margarito, ma con il volto più simile a quello delle icone bizantine. Significative sono le otto storiette laterali realizzate dal Maestro del Crocifisso, a partire dall’approvazione della regola (in alto a sinistra) fino ad arrivare ai miracoli prima e dopo la sua morte. Questa narrazione per immagini, che troviamo in mostra anche in altri dossali, è un procedimento che avrà uno sviluppo straordinario nella decorazione della Basilica di San Francesco ad Assisi, grazie alla straordinaria e innovativa arte di Giotto.

Tra gli episodi destinati ad assumere un ruolo centrale nella vita di Francesco vi è la stigmatizzazione, momento fondamentale della costruzione della sua immagine come alter Christus. La rappresentazione dell’evento permette agli artisti di tradurre visivamente il rapporto diretto tra il santo e il divino. La montagna della Verna, il Crocifisso-serafino, i raggi luminosi e il corpo del santo diventano elementi di una vera e propria grammatica visiva della mistica francescana.

4 S.Francesco e storie della sua vita, Museo d’arte antica di Pistoia

Una delle interpretazioni più alte di questo tema è quella del Beato Angelico, con il San Francesco riceve le stimmate, una piccola tavola dipinta a tempera (scomparto di predella di un trittico dipinto per la Compagnia del Martello di Santa Croce a Firenze), risalente al 1428-1429, prestata dai Musei Vaticani. La scena è immersa nella penombra della montagna rupestre e attraversata da una luce soprannaturale che trasforma il paesaggio in uno spazio di rivelazione. I cinque raggi che colpiscono il santo sono i segni visibili dell’irruzione del divino nella dimensione terrena.

5 Beato Angelico, S. Francesco riceve le stimmate, Musei Vaticani

Nel 1485-1490 il modenese Francesco Bianchi Ferrari nell’affrontare lo stesso soggetto conferisce alle rocce della Verna una geometria spaziale e rinuncia all’immagine canonica del Serafino col crocifisso, inserendo al suo posto, in alto a sinistra, solo un quadrante di aureola.

Pedro Fernàndez, detto Pietro Ispano, in un’opera del 1515 circa, conservata a Torino nella Galleria Sabauda, interpreta in chiave diurna e solare l’episodio, in un paesaggio roccioso che richiama La Verna, ma del tutto fantastico, con un Francesco appassionato che quasi si solleva verso Cristo.

6-Pietro Ispano, S. Francesco riceve le stimmate Torino Galleria-Sabauda
7-Sandro Botticelli attr. S. Francesco con gli angeli-National Gallery, Londra

Oltre che nella stigmatizzazione, il legame con il cielo è visibile anche nel dipinto San Francesco con gli Angeli (1490-1495) attribuito a Sandro Botticelli, eccezionalmente prestato dalla National Gallery di Londra. Il santo è confortato nelle sue sofferenze della musica degli angeli (una vera orchestra angelica), in un’ambientazione raffinata che vuole evocare il Paradiso.

Il passaggio al Rinascimento e quindi alla Controriforma determina nuove modalità di rappresentazione. Francesco continua a essere protagonista di episodi della propria vita, ma assume sempre più frequentemente il ruolo di modello di vita ascetica e contemplativa.

La continuità e la varietà di questa tradizione è documentata anche da opere scultoree di Tino di Camaino e di Andrea della Robbia.

8 Tino di Camaino San Francesco e un profeta 1330 ca. marmo Foggia Chiesa dell’Immacolata
8 b Andrea della Robbia, S. Francesco , ceramica invetriata

Quest’ultimo ci colpisce particolarmente per la purezza dello smalto bianco nelle due terrecotte invetriate (1495 circa, Ferrara Musei Civici di arte antica), che raffigurano San Francesco e San Bernardino da Siena.

9 Allestimento mostra L’immagine di Francesco, foto Francesca Licordari

Nel tardo Cinquecento e soprattutto nel Seicento l’immagine di Francesco conosce una tensione spirituale sempre più intensa. La sua figura viene inserita nelle grandi composizioni sacre insieme alla Vergine, a Cristo e ad altri santi, tra i quali ricordiamo, oltre al francescano san Bernardino, santa Chiara d’Assisi, che è stata collaboratrice di Francesco e fondatrice delle Clarisse.

La cultura della Controriforma valorizza la dimensione patetica della fede, la meditazione sulla Passione e l’esperienza personale del rapporto con Dio. Francesco viene frequentemente rappresentato come un eremita, inginocchiato, assorto nella preghiera o rapito dall’estasi. Il San Francesco adorante il Crocifisso di Annibale Carracci (olio su tela, 1585-1590, Venezia, Gallerie dell’Accademia) esprime perfettamente questa trasformazione. La figura del santo è concentrata nella preghiera, con un teschio a ricordare la cara Sorella Morte, anch’essa degna di essere amata come il resto del creato.

10 Annibale Carracci, San Francesco in adorazione del crocifisso

Pure contemplativa è l’immagine del santo nel dipinto San Francesco nella grotta di Federico Barocci (1600-1612 circa, olio su tela), eccezionalmente prestato dal Metropolitan Museum of Art di New York. Raccolto nello spazio roccioso, il santo appare completamente isolato. La grotta diventa una sorta di spazio interiore: metafora della ricerca spirituale, della rinuncia e della povertà intesa come ricchezza dell’esperienza religiosa.

11 Federico Barocci, S.Francesco nella grotta, Metropolitan Museum New York

Molte delle pale barocche sono ospitate nella chiesa gesuitica di Sant’Ignazio, che ben si presta alla teatralità di grandi apparizioni celesti e di scenografie spettacolari, come nelle Stimmate di San Francesco di Luca Giordano (olio su tela, 1688, Montelupo Fiorentino, chiesa dei SS. Quirico, Lucia e Pietro d’Alcantara), dove la luce, il movimento e la disposizione delle figure trasformano l’esperienza della Verna in una composizione dinamica ancora più coinvolgente rispetto alle visioni dei secoli precedenti.

12 Allestimento nella ex chiesa di S. Ignazio, foto Francesca Licordari
13 Luca Giordano, Stimmate di San Francesco

Nella mostra assumono particolare importanza le numerose opere provenienti da chiese, conventi, monasteri e luoghi sacri italiani, dal Duomo di Sansepolcro alle chiese francescane di Lucignano, Castiglion Fiorentino, Pontremoli e tante altre. Sono opere che appartengono alla storia concreta della devozione e che, proprio per la loro collocazione originaria, risultano spesso difficili da concedere e movimentare. La loro presenza consente dunque di ricomporre, almeno temporaneamente, una geografia della devozione francescana in Toscana.

Tra le presenze di particolare rilievo figurano inoltre la Sacra famiglia con San Francesco di Giorgio Vasari (olio su tavola, 1548, Castiglion Fiorentino, chiesa di San Francesco), il San Francesco orante di Cristofano Allori (olio su tela ,1610, Roma, Galleria Borghese), il San Francesco riceve le stimmate di Guercino (olio su tela, 1633, Novara, cattedrale di Santa Maria Assunta), e la tenera immagine della Vergine che offre il Bambino Gesù a San Francesco, di Pietro da Cortona (olio su tela, 1640-1641, Arezzo, chiesa della Santissima Annunziata), il cui soggetto è legato alla tradizione agiografica francescana. La devozione di Francesco verso il Bambinello lo spinse a creare il primo presepe (vivente) a Greccio, un paese della provincia di Rieti, nel Natale del 1223.

14 Giorgio Vasari, Sacra famiglia con San Francesco,1548
15 Pietro da Cortona. La Vergine offre il Bambino a San Francesco

Il percorso comprende anche preziosi manufatti miniati; ricordiamo, in particolare il Graduale del 1380, realizzato da don Simone Camaldolese e concesso dall’Archivio storico dell’Opera di Santa Croce. La presenza del manoscritto amplia ulteriormente la prospettiva sulla cultura figurativa legata alla devozione, mostrando come l’immagine di Francesco non appartenga esclusivamente alla pittura monumentale o alla pala d’altare.

16 Graduale di don Simone Camaldolese.

Tornando a un discorso cronologico, arriviamo all’Ottocento, quando la figura del santo viene nuovamente reinterpretata alla luce di una sensibilità diversa. Antonio Ciseri, nel San Francesco riceve le stimmate del 1887, recupera l’episodio della Verna attraverso una pittura concentrata sulla dimensione più intima dell’evento.

Nel Novecento la trasformazione diventa ancora più evidente. Libero Andreotti, con la scultura in gesso del 1920, riduce la figura a una forma ascetica, essenziale, quasi sospesa nella tensione verso Dio.

17 Allestimento con gessi di Libero Andreotti, foto di Francesca Licordari

Un momento significativo del XX secolo è rappresentato dalle celebrazioni francescane del 1926 per il settimo centenario della morte del santo. In quell’anno numerose iniziative artistiche coinvolsero città e istituzioni italiane, all’interno di un contesto in cui la dimensione religiosa finì talvolta per intrecciarsi con la retorica nazionalista dell’epoca.

È in questo ambito che si colloca l’attività di Duilio Cambellotti, autore di una vetrata dedicata al santo e illustratore dei Fioretti e delle sue storie miracolose, proprio nel 1926.

18 Duilio Cambellotti, bozzetto di francobollo 1926, Roma , Archivio dell’opera di Cambellotti

Con Gio Ponti la figura di Francesco entra in un progetto più moderno di arte sacra.

19 Duilio Cambellotti, S. Francesco e la regola, 1925, Roma Archivio dell’opera di Cambellotti

La scultura in legno di rovere del 1965, progettata per la chiesa di Santa Maria Annunciata dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, appartiene, infatti, a una teoria di ventidue figure di santi, concepite in rapporto all’architettura e allo spazio liturgico.

20 Gio Ponti, San Francesco, Milano Chiesa dell’Annunciata

Rispetto ad altri pur venerati santi, la quantità di immagini di Francesco è veramente straordinaria, probabilmente perché, come fa notare la curatrice Acidini, “Francesco si lasciò subito conoscere dai suoi stessi scritti, compresa la regola nella versione primitiva e poi bollata, nonché da lettere, ricordi, biografie”, tutti elementi che misero a disposizione degli artisti una quantità enorme di informazioni sulla personalità e sulla sua vita. Gli artisti delle diverse epoche hanno saputo riconoscere in lui la santità nei suoi molteplici aspetti, come poverello, penitente, mistico, predicatore, fratello della natura in grado di parlare agli uccelli e soprattutto il santo delle stimmate, ovvero la sua immedesimazione con l’amatissimo Cristo. È proprio questa molteplicità, restituita attraverso il confronto tra celebri capolavori e testimonianze meno note, a rendere l’esposizione veramente significativa.

All’uscita dalla mostra, è assolutamente consigliabile fare una visita alla confinante Chiesa di San Francesco per vedere un’ulteriore raffigurazione del santo nella grande Croce che pende sopra il presbiterio. Francesco, piccolo e umile, è colto nel momento in cui si inginocchia in adorazione ai piedi del Cristo patiens (sofferente). La Croce, risalente al XIII secolo, è attribuita allo stesso Maestro, anonimo, cui si deve, tra le altre, la Croce dipinta di San Francesco a Castiglion Fiorentino, ora conservata nel locale Museo Comunale.

Info: +39 0575377437 – 0575377436

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