di Cinzia VIRNO
Si sta concludendo: “Oltre l’istante – Ritratti “, mostra personale di Maya Kokocinski, allestita presso il “Palazzetto” dell’Hassler di Roma, in vicolo del Bottino, suggestivo luogo di fianco alla scalinata di Piazza di Spagna, già scelto da Bernardo Bertolucci come set per il suo film “L’assedio” del 1998.
L’ambiente, intimo e prezioso, ben si presta a raccogliere le 15 opere di grande impatto visivo che ritraggono parenti, amici e collezionisti dell’artista e dove introspezione psicologica, simbolo, sogno, realtà, richiami all’antico, si uniscono e si alternano in un percorso di assoluta originalità.
Nata a Santiago del Cile e naturalizzata italiana, figlia del grande artista Alessandro Kokocinski e dell’attrice argentina Prudencia Molero Maya, dopo una formazione tra America Latina ed Europa, oggi vive a lavora a Roma nello splendido atelier di Trastevere presso l’orto botanico che gestisce con il marito, altro noto artista, Giovanni Tommasi Ferroni. I suoi primi forti interessi sono in campi diversi come la paleontologia l’archeologia e la psicologia. Approda all’arte dopo un anno sabbatico a Londra. Da artista concettuale diventa pittrice. Riscopre la pittura dei grandi maestri, ne studia le tecniche, comprende che l’arte è anche continuità, che la figurazione ha ancora e più che mai il suo ruolo. Il suo interesse è per l’essere umano nella sua totalità: visi, corpi, ma anche anima e pensieri, che si possono ritrovare in un atteggiamento o in uno sguardo.
Raccoglie i suoi primi, grandi successi all’estero, con mostre personali a Buenos Ayres, Nairobi (presentata da Olivero Toscani), Addis Abeba, Bruxelles, Bangkok, Lisbona.
Partecipa a diverse collettive in Italia e all’estero. Tra queste: “L’inquietudine del volto, da Lotto a Freud, da Tiziano a De Chirico” curata a Lodi da Vittorio Sgarbi nel 2005 – 2006; Banchetto italiano”, presentata da Claudio Strinati al Museo Nazionale di Bau Tao, nella Mongolia cinese e a Pechino nel 2005, la Biennale di Venezia del 2011 con il padre Alessandro, sempre presentata da Oliverio Toscani, “Icona Onirica” ad Andria nel 2018, presentata da Dacia Maraini.
E’ la stessa Maraini a introdurre l’attuale mostra al “Palazzetto” individuando esattamente ciò che la pittura di Maya Kokocinsky suscita nello spettatore:
(è) “come se i volti, messi così in evidenza, fossero in bilico fra uno stato di presenza e di assenza, in una sospensione interiore che crea inquietudine in chi la osserva ”.
La sua pittura, figurativa come quella del padre, non lascia mai spazio all’ovvietà. Nei ritratti, avvalendosi di una straordinaria tecnica pittorica, c’è sempre qualcosa in più della pura figurazione. Una nota personale di natura compositiva con l’aggiunta di elementi insoliti che diventano caratterizzanti, ma anche una ricerca introspettiva e psicologica, data dagli atteggiamenti della persona.
Rileva ancora Dacia Maraini osservando la potenza degli elementi presenti nei quadri:
“Spade, serpenti, conchiglie, bandiere, gorgiere, ricami, gioielli, parrucche, stemmi lamine d’oro, un universo simbolico che accompagna e amplifica la forza poetica e misteriosa di questi ritratti”.
Una conoscenza antica e profonda dell’animo umano emerge dalle sue opere. Lei stessa racconta che i suoi ritratti sono desunti da foto. Ma non da una soltanto. Attraverso più immagini e con una personalissimo lavoro di sintesi, va a fondo, trovando l’“essenza”, l’aspetto più intenso e vero della persona.
Curiosi copricapi, preziose mantelle e gorgiere, lavorati come un fondo oro del Trecento inciso e punzonato, fissano alcuni dipinti in uno spazio senza tempo, creano immagini che trascendono la realtà del momento. Un’opera del genere è il Ritratto di Costanza in cui la modella accenna un sorriso, realizzata ad olio e foglia d’oro incisa su tela.

Il grande copricapo e la mantella, che paiono a rilievo, si impongono con la loro fine decorazione e fanno risaltare il volto della donna che, dipinto in punta di pennello, appare, per contrasto, incredibilmente reale. E’ una presenza vera trasposta in un contesto che la rende unica e preziosa.
Diversamente la Medusa pettinata è un autoritratto frontale in cui la chioma di serpenti incornicia il volto del quale si impone lo sguardo diretto e indagatore rivolto verso lo spettatore. Uno sguardo penetrante come quello della terribile gorgone mitologica. I serpenti si intrecciano e si fronteggiano intorno alla testa in un gioco di colori accesi e surreali che spiccano su un fondo di un arancio brillante. Un richiamo forte all’antico ma anche un’immagine di grande modernità.

Ogni ritratto porta un messaggio diverso. Ciascuno è un caso a sé. La varietà iconografica e la diversità di carattere che esprimono i volti è una delle caratteristiche più interessanti dell’opera di Maya Kokocinski. L’attenzione allo sguardo è una costante che ritroviamo in molti suoi quadri, alcuni con una valenza meno simbolica ma più intimista e psicologica come i ritratti di Isabella che nello sguardo limpido e sincero rivelano la purezza di una natura gentile, o in quello di Prudencia Molero dagli ammalianti occhi scuri e luminosi, segno di un carattere volitivo e intrigante.


Di diverso impianto, quasi intrisa di un’aura magica è un’opera come Il sapore del sonno in cui l’artista ci mostra una donna addormentata sullo sfondo di un cielo notturno.

Accanto a lei una tartaruga – per il suo lento incedere simbolo di costanza e perseveranza, ma anche di connessione tra terra e acqua – che volge la testa guardandola e pare vegliare sul suo sonno.

Tutte le opere, dopo essere ultimate, vivono di vita propria. La pittura porta la Kokocinsky al di là della sua idea e progettazione, esige la sua perizia, si fa realizzare, quasi avesse la forza e la volontà di richiederlo essa stessa. L’artista parla dell’esecuzione di un ritratto come di un viaggio di cui nemmeno lei conosce a priori la meta ultima.
Successivamente alla mostra, organizzato con l’Hassler, prende il via il progetto pilota The Timeless Atelier Experience. Un’operazione culturale legata al turismo, nell’ambito della quale si offre ai clienti del noto hotel, una visita al citato atelier di Trastevere per assistere all’intero processo creativo della realizzazione di un ritratto eventualmente commissionato, dall’ideazione ai primi tocchi di pennello e fino alla scelta della cornice. Un’esperienza unica e speciale, completamente immersiva, anche per conoscere un aspetto interessante e meno noto della vita artistica nella capitale.
Cinzia VIRNO Roma 4 Gennaio 2026
Oltre l’Istante – Ritratti. Mostra personale di Maya Kokocinski,
Roma, Il Palazzetto, vicolo del Bottino 8. Prorogata fino all’8 gennaio 2026.
