“Guillermo Lorca: Anywhere out of the World”. Un universo psico pittorico seducente e inquietante nelle tele dell’artista cileno (Alla National Gallery di Sofia, fino al 14 Febbraio)

di Dominique LORA

Lo scorso 17 Dicembre 2025 la National Gallery di Sofia, Bulgaria ha inaugurato la nuova mostra: Guillermo Lorca: Anywhere out of the World, organizzata da Alessia Autuori e curata da Dominique Lora, Micol di Veroli e Eliana Urbano Raimondi.

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La mostra segna l’ingresso del talentuoso artista cileno Guillermo Lorca (Santiago del Cile, 1984) nel sistema dell’arte istituzionale europeo, presentando per la prima volta in un museo pubblico europeo un corpus di opere alla scoperta del suo universo psico-pittorico surreale, seducente e a tratti inquietante. Una serie di pitture di grandi dimensioni proietta il visitatore in un’altra dimensione, esplorando temi come la fede, la morte, la tradizione, l’identitĂ  e la famiglia, traendo ispirazione dal mondo dei sogni, delle fiabe e del folklore.

Nelle sue composizioni le figure umane – spesso bambini o giovani fanciulle – convivono con animali selvatici o esotici come lupi, orsi e uccelli, tigri e pantere, creando un contrasto tra innocenza e ferocia. Questo universo onirico evoca un senso di meraviglia, ma anche di pericolo latente. Sono immagini che richiamano anche l’estetica barocca, grazie a un uso magistrale del chiaroscuro e di tecniche compositive teatrali.

In tale contesto plurisemantico, Guillermo Lorca esplora temi attuali come l’identitĂ , la sessualitĂ , la violenza, la morte, e, indirettamente, l’impatto della tecnologia e dei media sulla societĂ . Durante la sua carriera, l’artista ha generato un suo mondo personale popolato da folli, mostri, fanciulle e animali domestici ed esotici, che hanno un qualcosa di ironico e carnevalesco, pregni di emozioni e portatori di identitĂ  “altre”, al contempo portatori di un senso di lugubre, di vuoto, di disfacimento e di morte.

Volgendo uno sguardo al passato, da un punto di vista tecnico la sua pittura affonda le sue radici nell’estetica seicentesca di Peter Paul Rubens e Rembrandt e, in particolare, al loro uso magistrale del chiaroscuro e delle tecniche di composizione scenica di matrice teatrale ed allegorica, il tutto trasfigurato in un universo simbolico contemporaneo. La tecnica esecutiva è giocata in termini di pura evidenza pittorica, pennellate rapide e materiche, netti contrasti tra parti chiare e luminosissime e parti scure, alla ricerca di una marcata tridimensionalitĂ , al contempo violenta e magica, in bilico tra ragione e sentimento.[1] PiĂą in generale, esplorando l’inconscio e i lati piĂą oscuri della psiche umana, l’arte di Lorca è debitrice di molteplici detriti psichici che risultano in un originale connubio tra la sua personale percezione del mondo e molteplici citazioni iconografiche, usando strumenti come il sogno e la follia all’interno di narrazioni volte a liberare l’individuo dalle convenzioni della societĂ  presente.

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Misteriose Corrispondenze

Per meglio capire la ricerca artistica dell’artista cileno possiamo ispirarci all’origine della parola greca simbolo (sĂ˝mbolon) che stava ad indicare l’atto di dividere una moneta in due parti uguali poi distribuite a due persone che avrebbero conservato e in seguito legato la propria metĂ  alla loro discendenza, così che nei secoli il legame tra le due parti potesse essere sempre ricostituita unendo i due frammenti. Quindi, la parola simbolo e simbolismo contengono l’idea di base di “messaggio, una cosa che viene comunicata.[2] Allo stesso modo, l’universo narrativo di Guillermo Lorca sembra portare con sĂ© un messaggio destinato a varcare i confini dello spazio e del tempo. Un messaggio che può essere ricostituito e decifrato solo con l’aiuto dell’osservatore, facendo dei suoi dipinti luoghi di memoria e strumenti di conoscenza interativi, in cui innocenza e la ferocia sono variabili costanti per creare varchi su altri possibili mondi. [3]

Nonostante il termine sia stato coniato in Francia solo nella prima metà del XIX secolo il Simbolismo, inteso come movimento artistico, ricorre sovente nella storia dell’arte, possiamo affermare che ogni epoca conta con i suoi artisti simbolisti. Dalle icone bizantine in cui venivano inseriti elementi simbolici nella raffigurazione di scene bibliche (come gli strumenti della passione ad esempio) al Rinascimento in cui spesso le opere d’arte mostravano il loro livello di raffinatezza ed erudizione attraverso la presenza di elementi simbolici ed allegorici, veri e propri rebus all’interno del dipinto, spesso ispirati alle (ri)scoperte letterarie e filosofiche e alle speculazioni intellettuali dei grandi umanisti del momento. Parallelamente, le Wunderkammern o gabinetti delle meraviglie, introducevano il concetto di fantastico (Mirabilia) con collezioni di oggetti extra-ordinari e di cicli di affreschi enigmatici, destinati ad essere decifrati e compresi dai pochi iniziati, invitati ad entrare.

Nel gabinetto di Rodolfo II d’Asburgo (1552-1612), ad esempio, appassionato di alchimia e, in generale, mesmerizzato dalle bizzarrie del mondo conosciuto all’epoca, la collezione si sviluppa come un universo utopico e distopico; un luogo protettivo e magicamente astratto dalla realtà in cui tutto è lontano e al contempo vicino, dove tutto può essere studiato, analizzato, catalogato e interpretato. Si tratta di una fragile costruzione collezionistica, un contenitore in cui raccogliere elementi irrazionali e meravigliosi in cui viene enfatizzata la forma antropomorfa e creatrice della natura, associata ad un artificio umano capace di apprenderne i segreti che vengono fatti miracolosamente convivere uno accanto all’altro, a discapito di linguaggi e provenienze e che, in maniera inedita, coesistono in uno stesso luogo e in uno stesso tempo, con l’idea di un disegno unico del quale lentamente si possono decifrare i tratti. La molla di questo sapere unitario è una categoria incerta e razionalizzabile con una certa difficoltà: La Meraviglia.[4]

Allo stesso modo, gli artisti attraverso i secoli riprendono iconografie legate ai grandi classici (l’Odissea di Omero, l’Eneide di Virgilio, Le Metamorfosi di Ovidio ecc…) con eroi e personaggi enigmatici come le sirene, Calipso, la maga Circe, Narciso, Apollo e Dafne, Fetonte… oppure ad opere letterarie permeate da foreste incantate, folletti, nane e fate, come quelle di Chrétien de Troyes (I cinque romanzi legati alla leggenda di Re Artù), o di James Macpherson (I Canti di Ossian), senza dimenticare Dante Alighieri e William Shakespeare… ovviamente. Echi e reinterpretazioni costanti nella nostra storia culturale dimostrano come il rapporto tra arte e natura sia al centro della ricerca artistica ed umanistica, che sempre si esprime attraverso la creatività, il gusto dell’ibrido e della composizione “stupefacente”, in un equilibrio costante di ricorrenze e di rinascite che, in termini figurativi, viaggiano dalle rappresentazioni capricciose, irreali e anticlassiche di Bosch, Bruegel e Arcimboldo passando nei secoli successivi attraverso le opere di Tiepolo, Goya e Moreau, Hunt, giungendo fino agli inizi del Novecento con Gauguin, Henri Rousseau  Gustav Klimmt o Franz Marc, per citarne alcuni.

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La Visione del Fantastico

I greci dicevano che la meraviglia è l’inizio del sapere e allorché cessiamo di meravigliarci corriamo il rischio di cessare di sapere.

Ernst H. Gombrich

Nella trilogia fantasy di Philip Pullman “His Dark Materials” (una moderna e rivisitata versione del “Paradiso Perduto” di John Milton), i Dæmons, ovvero figure che accompagnano gli esseri umani durante tutto il corso della loro esistenza, sono la manifestazione fisica esterna del “sĂ© interiore” di una persona che assume la forma di un animale. Allo stesso modo, Lorca popola i suoi mondi di demoni protettori quali incarnazioni inseparabili e fisiche dell’anima dei suoi giovani protagonisti.

Nelle sue composizioni il maestro cileno si abbandona al dettaglio di un apparato decorativo che sfuma nel piacere dell’indefinito e crea mondi alternativi e possibili. Questi universi fantastici evocano un senso di meraviglia, ma anche di perenne pericolo latente, come dimostra l’inquietante equilibrio tra eros e thanatos che connette i suoi personaggi umani e non, sullo sfondo ibrido e stravagante delle sue scenografie. Configurando dipinti sontuosamente colti, l’artista gioca costantemente con elementi perturbanti che sembrano riecheggiare le opere di Alma-Tadema e Henry Darger o quelle di registi come Guillermo del Toro, trasportandoci in luoghi dove il sublime e il grottesco si sviluppano e si confondono in accordi e combinazioni inaspettati, invitando lo spettatore a trascendere i limiti di ciò che viene considerato possibile. Le sue tele affollate da dettagli sono un viaggio che sconfina costantemente tra sogno e realtĂ ; degli horror vacui in cui tutto sembra muoversi fin quasi ad attraversare i confini del piano pittorico.

Ossessionato da una bellezza lucida ed inquietante della figura femminile, (spesso colta nella sua disarmante fanciullezza) e dalla presenza di animali guida, l’artista pone i suoi soggetti, bipedi, quadrupedi o volatili che siano, in primo piano, in contesti enigmatici volti a risaltarne la potenza plastica ed espressiva. Maestosi e devoti, gli animali si chinano intorno o in grembo alle fanciulle, la proteggono e la accerchiano secondo incroci trasversali di linee che generano un movimento obliquo e verticale. Accarezzati da una luce metafisica e assorta, coesistono tutti in universi paralleli in cui connessioni e interazioni tra uomo e natura si moltiplicano all’infinito.

In maniera del tutto originale, l’arte di Guillermo Lorca mette in scena l’idea di un fantastico assoluto e atemporale e in cui il sovrannaturale e l’eterogeneo si accostano naturalmente all’ordine e alla tradizione. Il fantastico è qui inteso come “una rottura dell’ordine riconosciuto, un’irruzione dell’inammissibile all’interno della inalterabile legalità quotidiana e una compenetrazione di universi apparentemente incompatibili”, e viene considerato dagli studiosi, dai letterati e dalla ricerca artistica come una creazione una risposta in termini artistici agli stimoli e alle imposizioni dei nuovi fermenti sociali, scientifici e culturali.[5] L’artista conduce così il nostro pensiero attraverso nuovi piani di ricerca per un inedito ordinamento delle cose in cui essere e apparire, naturale e fantastico coesistono in una stessa equazione.

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Parallelamente, in contesti diversi ma in modo costante e onnipresente, bestie e mostri sono invece associati a sentimenti di ferocia, instabilità e rivolta e spesso la natura esotica di tali creature continua nel tempo presente a suscitare timore e fascinazione. Umberto Eco, nella sua “Storia della bruttezza” ci fa notare inoltre come durante periodo medioevale fu operata una “moralizzazione dei mostri” nel momento in cui il mondo cristiano procedeva ad una vera e propria “redenzione” delle bestie in quanto riflesso dell’esistenza di Dio sulla terra. Nelle parole di Sant’Agostino:”I mostri sono belli in quanto creature di Dio”.[6]

Nel disegno e nella pittura protorinascimentale, il genere del giardino terrestre delle creature trova interpreti magnifici in maestri come Pisanello, Albrecht Dürer, Hans Hoffmann, Leonardo da Vinci, tra gli altri[7], che indagano la natura e il processo di civilizzazione seguendo criteri di confronto comuni: la regola e la diversità, il terreno e l’ultraterreno.  In tale contesto, la pratica artistica genera un’iconografia universale che si presenta come un modo per conoscere e per conoscersi, per comunicare e per comunicarsi, e che giunge fino ai nostri giorni.[8]

Attraverso i secoli, le rappresentazioni artistiche o archeologiche di animali/bestie hanno perpetuato una ricerca estetica volta ad esplorare il concetto di evoluzione ma soprattutto la relazione tra natura, artificio e divino. In altre parole, le testimonianze sull’importanza del regno animale sono al contempo lo specchio e la metafora dell’evolversi degli esseri umani che, dalla notte dei tempi, trovano espressione in sculture, bassorilievi, mosaici, dipinti e manoscritti miniati, decorando templi, spazi pubblici, cortili e palazzi privati su tutta l’estensione delle terre che si affacciano sul mediterraneo, dalla Spagna all’Egitto, dalla Grecia a Bisanzio.

L’animale in tutte le sue forme ed espressioni è dunque spesso riconosciuto nella storia dell’arte come l’incarnazione di impulsi presenti, in cui elementi come la paura e la speranza, quando esistono nella sua natura, emergono in relazione agli oggetti che si trovano dinanzi a lui, alla portata dei suoi impulsi; mentre il campo percettivo dell’uomo abbraccia tutta la sua vita estendendosi sia nel passato che nel futuro.[9] Così, un filo invisibile unisce la ricerca di Lorca a quella di maestri del passato in una ricerca estetica, culturale ed esistenziale che li accomuna tutti nell’indagare la perenne dicotomia natura/artificio o ordine/disordine (follia) in un confronto perenne tra l’Io e gli altri.

Dominique LORA   Roma  4 Gennaio 2026

NOTE

[1] D. Lora, Guillermo Lorca, in Cani in Posa, dall’Antichità a Oggi, Silvana Editoriale, 2018, pp. 220-221

[2] P.L. Mathieu, The Symbolist Generation, 1870-1910, Skira-Rizzoli New York,1990, p.9

[3] Il termine Simbolismo, entrato in uso in Francia intorno al 1830 e con un significato pressochĂ© identico in tutte le lingue europee, è uno dei termini piĂą difficili da definire. Il suo significato primario è la pratica di rappresentare le cose attraverso simboli, ed è piĂą o meno la definizione che ne determinò l’adozione come nome del movimento letterario che sosteneva di avere origine da Baudelaire e che fiorì in Francia e Belgio tra il 1880 e il 1890. Successivamente, il termine fu esteso a tutti i movimenti artistici che si diffusero in Europa e strettamente connessi al Simbolismo.. Ibidem,1990, p.8

[4] G. Mazzotta (a cura di), Visioni del fantastico e del Meraviglioso prima dei Surrealisti, Ed Mazzotta, 2005, p. 145

[5] U. Eco, Storia della Bruttezza, Ed Bompiani, Borgaro Torinese, 2007, p.114

[6] More recently, Lorca has been making dynamic paintings based on the digitally collaged images he creates with Photoshop. These feature the same ferocious action seen in Rubens’s hunting scenes, for example the masterly “Wolf and Fox Hunt” at New York’s Metropolitan Museum of Art. These large, ambitious works highlight the intense interactions between innocence and the violence of nature. Lolita girls, dogs, meat, blood, milk, birds of prey, and fire form the cast of characters in Lorca’s painted operas depicting the darker sides of human psychology. D. Molesky, Narrative Paintings, Guillermo Lorca’s Painted Opera, in: https://realismtoday.com/narrative-painting-guillermolo-lorcas-painted-operas/

[7] D. Lora, L’Artista, la “Stranezza” e le Creature, in Antonio Ligabue, I Misteri di Una Mente, Ed. Navigare, Roma, 2024, pp. 18-23

[8] A. Schopenhauer, Studies in Pessimism (1851/1890), cf., https://www.gutenberg.org/files/10732/10732-h/10732-h.htm

[9] T. Sparagni, Bianco, Nero e Grigio – Tra Fantastico e Meraviglioso, in Visioni del Fantastico e del Meraviglioso prima dei Surrealisti, Ed Mazzotta, 2005, pp. 19-33

Bibliografia

 Charles Baudelaire, Le Speen de Paris, 1857

Schopenhauer, Studies in Pessimism (1851/1890)

  1. Briganti, I Pittori dell’Immaginario. Arte e Rivoluzione Psicologica. II ed., Electa, 1989
  2. Freud, Opere, vol. X, Ed. Bollati Boringhieri, 1997
  3. Verzotti, Il Bello e le Bestie, Metamorfosi, Artifici e Ibridi dal Mito all’Immaginario Scientifico, Skira, Ginevra-Milano, 2004, p.9

P.L. Mathieum The Symbolist Generation, 1870-1910, Skira-Rizzoli New York,1990, p.8

  1. Mazzotta (a cura di), Visioni del Fantastico e del Meraviglioso Prima dei Surrealisti, Ed Mazzotta, 2005
  2. U. Eco, Storia della Bruttezza, Ed Bompiani, Borgaro Torinese, 2007
  3. A. Bonito Oliva, La Follia dell’Arte, Ravello Festival, Ed. Artem, 2010
  4. Lora, Cani in Posa, dall’Antichità ad Oggi, Silvana Ed. Milano, 2018
  5. Molesky, Narrative Paintings, Guillermo Lorca’s painted Opera, in Realism Today, https://realismtoday.com/narrative-painting-guillermolo-lorcas-painted-operas/
  6. Brunelli, f. Leone, F. Mazzocca, F. Paolucci, P. Refice, Ulisse e L’Arte del Mito, 2020 Silvana Editoriale
  7. D. Lora, Antonio Ligabue, I Misteri di una Mente, Ed. Navigare, Roma, 2024