di Dominique LORA
La mostra “Un Certain Regard, Chef-D’oeuvres de la Collection Sidarta”, inaugurata il 28 giugno scorso e aperta fino al 2 novembre 2025, apre un nuovo capitolo sulla ricerca e sul dialogo portati avanti dal museo Bonnard a Cannet (la parte alta di Cannes) sull’Impressionismo e il Post Impressionismo, esplorando un arco temporale che parte dal 1850 e arriva fino alla metà del Novecento.

Per la prima volta viene esposta nella sua interezza la collezione Sidarta, risultato della passione di una collezionista che percepisce e interpreta a modo suo le relazioni, non sempre evidenti, tra maestri delle avanguardie europee che non sempre si influenzarono a vicenda in maniera diretta. Un’interpretazione soggettiva dello Zeitgeist ovvero dello spirito del tempo, che come un viaggio al centro dell’arte moderna, varca confini spazio temporali e rende l’espressione artistica un linguaggio universale colmo di sfaccettature.
La scultura, il nudo e la figura femminile


Il percorso espositivo inizia con due sale al piano superiore dedicate alla figura femminile come soggetto e oggetto dell’arte. Due ballerine di Edgar Degas coesistono con una magnifica scultura di Camille Claudel intitolata “L’Implorante” (1894-1905).
Alla drammatica carica emotiva della figura di Claudel, il cui corpo si protende verso l’infinito trasformandosi in un vortice emotivo ascensionale, si oppone la visione mondana e divertente delle fanciulle di Degas, intente a guardarsi la pianta del piede o ad allacciarsi il tutino da ballo; colte entrambe in un istante di distrazione, spontanee, vivide e assolutamente terrene. Due visioni della femminilità , che insieme al “Ritratto” (1878-1880) di Eva Gonzales e alla “Ciotola di Latte” (1890) di Berthe Morisot, esplorano la rappresentazione del viso e del corpo della donna in un’epoca in cui la fotografia stava cambiando radicalmente sia la percezione sia le convenzioni dell’arte. A queste rappresentazioni si aggiungono le “Cinq Baigneuses” (1879-1882) di Cézanne, il “Ritratto di Mademoiselle Yvonne Lerolle” (1894) di Renoir e due splendidi disegni, rispettivamente di Modigliani (“Jeanne Hébuterne”, 1916) e Degas (“Femme s’essuyant les Cheveux”, 1890-1895).


Una rappresentazione della donna a 360 gradi, ma anche due visioni a confronto; una che mette in luce la figura della donna, contestualizzata all’interno di una sfera domestica, e un’altra che esplora il corpo femminile in maniera audace ed inedita, al confine tra carnale e spirituale. Se queste due visioni vengono storicamente associate (in ordine) al movimento Impressionista e a quello Post-Impressionista, questa mostra dimostra come i confini e le categorizzazioni siano molto più fluidi di quanto si pensi, facendo di artisti come Camille Claudel e Edgar Degas due interpreti ante tempore del periodo fin de siècle che anticiparono di un trentennio le soluzioni di un Henri Matisse o di un Alberto Giacometti.
Italia Francia. Un dialogo internazionale
Je ne crois pas à la race en art, je crois au génie. Ce sont les génies qui font la nation. Pas le contraire. Si Dürer était né en Hongrie, on aurait prétendu que la manière dont peint Dürer est typiquement hongroise. (Kessler, 178, 2017)

La presenza di numerosi artisti di origine italiana accanto ai maestri francesi genera una ulteriore riflessione su come il pensiero e la pratica dell’arte si siano intrecciati, contaminati e influenzati a vicenda tra la fine dell’Ottocento e la prima metĂ del Novecento. Sebbene gli Impressionisti possono, per la maggior parte, rivendicare la loro ascendenza francese, tutti gli Impressionisti, all’unisono, costruiscono nel corso della loro carriera, un museo immaginario da cui attingono regolarmente. “Rubens e Tiziano, il XVI secolo veneziano, il XVII secolo olandese e il XVII secolo spagnolo costituiscono per loro importanti fonti di ispirazione, tanto quanto il XVIII secolo di Fragonard e Watteau. Attraverso la molteplicitĂ delle sue fonti di ispirazione e la diversitĂ delle sue origini geografiche, l’Impressionismo è al contempo l’ultima espressione della scuola francese e il primo esempio di una pittura veramente cosmopolita. Inglobando diverse scuole nazionali attraverso i suoi prestiti dalla tradizione pittorica, il movimento rese in tal modo obsoleta la nozione stessa di scuola e nazione nell’arte.”[1]



In tale contesto, le opere di Marini, Balthus, Cézanne, Giacometti, Brancusi, Matisse e Modigliani sembrano comporre il diorama di un universo comune, uniti dalla consapevolezza che il mondo sensibile può essere osservato contemporaneamente dall’interno e dall’esterno, al confine tra figurativismo e astrattismo, tra passato e presente, tra autoctonia e alterità .
 Paesaggio e Natura morta, vivacità cromatica e spiritualità metafisica
Al piano intermedio, il percorso espositivo presenta una mostra all’interno della mostra. Una sala composta da una decina di splendide opere di Giorgio Morandi che creano parallelismi inediti e confronti inaspettati con le opere di Claude Monet (Il dipinto Iris del 1924-25 è magnifico!), George Braque, Vilhelm Hammershoi o Amedeo Modigliani, ma soprattutto con dipinti intimistici di Pierre Bonnard, cadetto del maestro bolognese di una generazione.


Morandi e Bonnard sono entrambi votati a rendere la superficie e l’anima degli oggetti dipinti; i loro capolavori messi a confronto sembrano rivelare, attraverso una pittura materica e vibrante, una superficie e un’idea del mondo complementari; la prima metafisica e ferma nel tempo e la seconda sensuale e in (lento) movimento.
Entrambi percepiscono il mondo come una serie di microcosmi in cui gli oggetti e la luce e, nel caso di Bonnard i colori, emanano un’energia in bilico tra il materiale e lo spirituale, come versi di un poema volti a rivelare memorie di gesti e di emozioni. I due maestri, ognuno a suo modo, “trasfigurano il reale”, per citare una famosa frase di Morandi, attraverso il sogno, dando vita a composizioni forgiate nella materia di cui è costituita la pittura, ovvero l’essenza stessa della loro esistenza.


Sono opere che si contemplano, che si guardano da vicino, e che trasmettono l’emozione di momenti quotidiani e di spazi ordinari resi extra-ordinari.


Con questa mostra il Museo Bonnard si conferma quale luogo privilegiato per stimolare nuovi confronti e discussioni, favorendo il pensiero critico e l’inclusione. Oltre alla mera esposizione di opere, la ricerca formale e di contenuti porta quest’istituzione museale unica a creare spazi dove le comunitĂ possono interagire con il patrimonio culturale e materiale, per fini educativi, di studio, di riflessione e naturalmente di puro piacere.
Dominique LORA Roma 31 Agosto 2025
