“Migrazioni e metamorfosi” Mostra di Valter Sambucini con RAW (decima edizione). Dal 18 Ottobre alla Caverna di Platone, via degli Scipioni 175/A

redazione

In questa mostra suggestiva, le foto digitali di Valter Sambucini indagano le trasparenze, le vibrazioni, le sovrapposizioni di identità dei luoghi e delle persone che li abitano o li percorrono.

All’associazione Culturale “La Caverna di Platone” di Katriona Munthe, in via degli Scipioni 175/A, ROMA – tel +39 334 370 4913 – https://www.cavernadiplatone.it/  “Migrazioni e metamorfosi” dal 18 al 25 ott obre 2025. Cura e testo critico di Carla Guidi – Evento RAW https://romeartweek.com/it/eventi/?code=GHREMV

Vernissage sabato 18 ottobre ore 18,00

FOTO 1 “PEOPLE ON THE MOVE 1” – 2019

Come ormai sappiamo dal grande successo dell’iniziativa, Rome Art Week è una manifestazione a cadenza annuale, diffusa in tutta la città di Roma e totalmente dedicata all’arte contemporanea, il cui obiettivo è di offrire al pubblico di appassionati, collezionisti e studiosi, una panoramica della proposta di arte contemporanea della Capitale, attraverso centinaia di eventi in spazi espositivi, open studio di artisti e progetti culturali completamente gratuiti, organizzati appositamente per la manifestazione, inoltre di costruire una rete tra strutture espositive, artisti e curatori. Un programma variegato e consolidato che rappresenta un’opportunità di porre Roma al centro della scena artistica contemporanea.

FOTO 2 “PEOPLE ON THE MOVE 2” – 2019

Parlando invece della struttura che accoglie la mostra “La Caverna di Platone” di

Katriona Munthe, psicanalista junghiana che ha affiancato per vent’anni l’artista Lorenzo Ostuni, prosegue oggi la sua libera professione alla Caverna di Platone. Notizie sul centro si possono trovare nel sito – https://www.cavernadiplatone.it/.

Riportiamo alcune note dal testo che ha voluto dedicare alla mostra di Valter Sambucini:

“Da anni le nostre ricerche sul simbolo e sulla dimensione profonda dell’Inconscio Collettivo, ci stimolano ad esplorare l’IMAGINARIUM della psiche umana e le fotografie di Sambucini brillano, scintillano e fluidi scorrono attraverso il mondo contemporaneo, sollevando interrogativi e speranze, emozioni ed intensa condivisione. “Migrazioni e Metamorfosi” nel movimento attraverso lo spazio-tempo affronta con compassione le diverse esperienze umane, le fatiche, le sofferenze, il coraggio straordinario dell’ individuo che nello sforzo di ritagliare una propria identità individuata, si ritrova nel dramma della solitudine. Affrontare la paura del cambiamento, la trasformazione fisica, psicologica e la protezione dell’ambiente famigliare, comporta una vulnerabilità estrema, ci si ritrova nudi nel mondo! L’essere trema, vibra nell’aria, avendo abbandonato la sua cassa di risonanza, il suo alveo, le pareti del suo contenimento. L’intimo suono della propria identità, il senso di una propria sicurezza sociale si disintegra. Il proprio ruolo nell’armonia dell’insieme è improvvisamente svanito. Come una nota persa in un universo sordo, si vaga senza punti di riferimento nel mormorio della folla, nell’anonima scenografia urbana … fino a quando la percezione dell’ambiente non cambia.
Sambucini, attraverso le distorsioni immaginali dei luoghi del collettivo che si affretta a passare, a transitare … introduce la poesia dell’effimero e la bellezza del precario. Le strutture diventano magmatiche, le case si deformano, i riflessi si stagliano come per rappresentare il diverso stato di coscienza di chi si abbandona al ritmo ed alla complessità di un mondo impermanente, di un sogno fugace. Gli elementi, la materia, gli esseri umani vicini e lontani danzano nell’ebbrezza della trasformazione. Il suo sguardo ci porta oltre il possesso di una conoscenza definita e ci apre all’esperienza del divenire alterati, del sentirci plasmati, accarezzati, dalle forze incommensurabili delI’ Insicurezza, del Possibile e dello Sconosciuto (…)”
FOTO 3 “NON LUOGHI” – 2022
FOTO 4 “NON LUOGHI 2” – 2022

Così scrive infine la curatrice della mostra:

“Le opere fotografiche di Valter Sambucini focalizzano gli indizi di un movimento accelerato e frenetico degli esseri umani, in un mondo in cui le certezze sembrano diventate aleatorie e dove è tornata una violenza generalizzata, a scapito del dialogo e del dibattito finalizzati alla reciproca comprensione. L’artista, laureato in ingegneria elettronica, dagli anni ’90 dipinge con la fotografia digitale, ma non per questo rinuncia al realismo dei suoi scatti, sui quali interviene creativamente, evitando l’insidia nel metafisico confine tra reale e virtuale. In tal senso si attiene al termine Surmodernità (citando Marc Augè) andando a descrivere un’umanità immersa nelle problematiche della “tripla accelerazione o eccesso”. L’eccesso e l’accelerazione del tempo, l’eccesso e la lievitazione dello spazio, infine l’eccesso di ego, un’ipertrofia dell’Io attraverso il quale l’individuo tende a proteggersi con modalità autoreferenziali. Anche le rifrazioni nell’acqua denunciano una specularità del confine tra umano e virtuale ed evidenziano la frenesia delle masse e la solitudine dei singoli individui. James Hillman (originale allievo di Carl Gustav Jung) confermando che la psiche è fatta di immagini, sostiene che attraverso queste si può trovare la possibilità della cura di noi stessi.
FOTO 5 “VIRTUALE CORPOREO “- 2015
FOTO 6 “VITUALE CORPOREO 3” – 2025

Constatiamo quanto l’arte, visiva in particolare, sia ancora più necessaria a svolgere il suo ruolo di simbolizzare l’indicibile, in un mondo dove le informazioni, in particolare le immagini, sono sempre più pervasive e soggette all’accelerazione temporale di un bombardamento estraniante ed estenuante, soprattutto attraverso i media digitali.

Nelle opere fotografiche di Valter Sambucini vi può andare “oltre” questa funzione ipnotica per recuperare un linguaggio che interpreti una “realtà liquida” anche, come in questo caso, attraverso la focalizzazione su indizi di un movimento accelerato e frenetico degli esseri umani, in un mondo in cui le certezze sembrano diventate aleatorie.

Zygmunt Bauman nel suo ultimo libro “Nati Liquidi” (Sperling & Kupfer 2017) strutturato in un dialogo con un giovane, giornalista Thomas Leoncini, affronta per la prima volta il mondo delle generazioni nate dopo i primi anni ’80, poiché il vero problema affrontato dall’autore, riguarda soprattutto il ritorno della violenza, della coercizione e dell’oppressione nella risoluzione dei conflitti. In un mondo che cambia velocemente valgono punti di riferimento assai aleatori, soprattutto in quanto le scoperte scientifiche vengono usate più per il controllo politico che per il benessere psico-fisico di tutti.

Non si può non concludere che, se per i computer l’aumento della velocità è una virtù, per gli esseri umani è l’opposto; solo lentamente l’umanità riesce a maturare e crescere in modo armonioso, fino a riuscire a svolgere meglio la sua attività più nobilmente astratta e creativa.

Se uno dei ruoli primari del “lavoro” degli artisti è di contribuire a rappresentare e a definire l’immaginario epocale per creare una nuova weltanschauung attraverso i filtri simbolici di un linguaggio visuale, ha ragione il grande psicologo svizzero Carl Gustav Jung quando invoca una profonda trasformazione degli individui in senso spirituale, per portarli ad una soluzione delle personali sofferenze psicologiche.

Valter Sambucini, laureato in ingegneria elettronica, dagli anni ‘90 dipinge con la fotografia digitale, ma non per questo rinuncia al realismo dei suoi scatti, conseguiti in questo caso, attraversando concreti luoghi fisici, ovvero anche “non-luoghi” (nell’accezione del termine ideata dall’etnologo francese Marc Augè) sui quali interviene creativamente, evitando l’insidia nel metafisico confine tra reale e virtuale. www.valtersambucini.it

FOTO 7 “TUMULTI” – 2023
– FOTO 8 “CITTA’ SOMMERSA” – 2021

Nelle sue ultime opere queste rifrazioni nell’acqua denunciano soprattutto una specularità del confine tra umano e virtuale ed evidenziano  titoli significativi – People on the move – Non luoghi – Andare o tornare – Virtuale corporeo. La frenesia delle masse e la solitudine dei singoli individui è evidenziata da uno spesso contorno luminoso (come una guaina isolante di energia personale) che in qualche modo sancisce quella distanza sopportabile che protegge dall’orrore del vuoto.

Prosegue il testo di Carla Guidi:

“A volte questi gruppi si velocizzano e si fondono con le architetture, si riflettono in acque tranquille come specchi, trascinandole nell’ansia di una liberazione impossibile, oppure momentaneamente acquietate nel percorso rassicurante degli argini mobili delle scale. Ai vecchi fantasmi si sostituiscono altre forme di dipendenza ed arretratezza culturale nella quale si può e “si deve” arrendevolmente sguazzare, senza pensare, dopo l’immensa e totale divorazione del mondo, nel trionfo dell’individualismo strabico, avido ed arido a cui siamo approdati. E’ nota la frase del biologo O. Wilson recentemente scomparso – “Il vero problema dell’umanità è che abbiamo: emozioni paleolitiche, istituzioni medievali e tecnologie futuristiche”. Una sentenza veritiera, se si riflette sulla differenza di potere e di radicazione nell’informazione, tra le conquiste futuribili della tecnologia e la recentissima ma parziale diffusione delle tecniche terapeutiche-educative della psicologia, della psicoanalisi e della sociologia; insomma di tutte quelle terapie che mirano a far evolvere armonicamente le capacità del nostro cervello e del nostro corpo come unità psicofisica”.
FOTO 9 “VISITE DI CORTESIA” – 2021

Carla Guidi cita anche il volume di Horst Bredekamp, “Immagini che ci guardano”. “Teoria dell’atto iconico”, che evidenzia il proposito di considerare le immagini e l’atto del guardare all’interno dell’estesa gamma del sentire e del condizionamento della volontà, quindi dell’etica, essendo le immagini interazione dinamica fra chi le crea e chi le fruisce, quindi inevitabilmente non scevre di conseguenze sull’agire individuale e sociale, cioè assumono un significato “affettivo” nella misura in cui essi cambiano lo stato omeostatico dell’individuo e provocano perturbazioni alla sua fisiologia, o se vogliamo, scatenano anch’essi il coinvolgimento dei neuroni a specchio.

FOTO 10 “CASTELLI DI SABBIA” – 2023

In questa sede però vogliamo ricordare che la creatività è una maniera dell’essere che conserva la dimensione dello spazio e del movimento, storicizzato nel tempo della società a cui si riferisce. Per questo crediamo in una vera mutazione, una emancipazione della mentalità più idonea alla sopravvivenza del nostro Pianeta, poiché siamo in una società democratica solo in virtù del nostro essere morali e disposti a prendercene l’onere e la responsabilità, con cura e leggerezza, poiché l’atto morale è l’antitesi del potere e della sua logica violenta.

Roma 14 Ottobre 2025