di Giulio de MARTINO
Sabato 4 ottobre è stato presentato alla “Libreria Feltrinelli”, in Piazza dei Martiri a Napoli, il volume: I SEI ANNI DI MARCELLO RUMMA 1965 – 1970, curato da Gabriele Guercio e Francesco Guzzetti.
Si tratta di un libro a più voci che getta uno «sguardo nell’ombra» (espressione di W.R. Bion richiamata da Guercio) di quegli anni luminosi che hanno visto la nascita delle neo-avanguardie artistiche in Italia. È una iniziativa della “Galleria Lia Rumma” che ha messo a disposizione degli studiosi il variegato archivio in suo possesso.

Attraverso l’angolo visuale e la scrivania di Marcello Rumma (Salerno, 1942 – Cava de’ Tirreni, 1970) si attua la disamina critica e storica di anni decisivi – gli anni ’60 – per la trasformazione dell’arte e della cultura italiane. Li si rivive attraverso il rapporto tra la “vita vissuta” di un protagonista e gli eventi nazionali e internazionali che segnarono il cambiamento sociale e culturale del secondo Novecento.

Il «Fondo Marcello Rumma» consente di ripercorrere – attraverso lettere, fotografie, articoli di giornale, libri e cataloghi – il fulmineo fervore dell’intellettuale salernitano dal 1965 al 1970, l’anno della sua drammatica e prematura scomparsa. Il suo nome diventa, per noi, un «nome collettivo», ha scritto Gabriele Guercio.
Il libro non vuole essere una rievocazione o una celebrazione, piuttosto si propone di pensare criticamente i processi avviati dalle esperienze artistiche di neo-avanguardia, reinvestendoli di senso. Lo scopo è di aprire nuovi scenari di ricerca, narrazione ed esperienza. È l’«animata coralità delle arti» che il volume si prefigge di evocare, grazie all’indagine profonda di studiosi, provenienti da diversi ambiti disciplinari, che tentano una nuova periodizzazione di un periodo cruciale di storia e di storia dell’arte contemporanea.

Marcello Rumma, ancorché giovanissimo, fu direttore didattico innovativo del “Collegio Colautti” di Salerno (affiancando il padre Antonio, professore di matematica e preside). Fu collezionista d’arte contemporanea, organizzatore di mostre e rassegne, amico di artisti, critici e intellettuali e, infine, editore di filosofia e letteratura. Insieme alla moglie Lia Incutti Rumma (Voghera, 1940) – che, come lui, era poco più che ventenne – tra il 1965 e il 1970, in viaggio tra Salerno e Napoli, Roma e Torino, Milano e Genova, organizzò mostre e stimolò la riflessione teorica su artisti che si allontanavano sia dall’arte accademica sia dalle avanguardie storiche di primo ‘900.
Rumma rese le città di Salerno e di Amalfi scenario di pionieristiche rassegne di Arti Figurative: finanziate dal suo mecenatismo e sollecitate dalla sua curiosità intellettuale. Con lui, Salerno visse una fervida stagione di mostre, convegni, incontri, aperture di gallerie. Vide la presenza di studiosi e intellettuali promotori dell’innovazione disciplinare di quel tempo (estetica, antropologia, semiotica, sociologia, psicanalisi) come Edoardo Sanguineti e Tullio De Mauro, Filiberto Menna e Achille Mango, Aldo Masullo e Mario Perniola.
Tra Salerno e Napoli, andando oltre la concezione di Croce, ma anche oltre il gramscismo e il marxismo del Partito Comunista, si formò una «scuola fenomenologica» che applicò alle arti: Husserl, Merleau-Ponty e Sartre.

Scegliendo di non chiudersi in un retrogrado provincialismo, Rumma inserì Amalfi – un piccolo centro della costiera – nel dibattito critico che allora avveniva in città come Roma, Milano e Torino.

Facendo discutere insieme artisti e critici, animò gli Arsenali di Amalfi con la commistione di antico e contemporaneo. Si svolsero allora: “Aspetti del Ritorno alle cose stesse” (1966), a cura di Renato Barilli; “L’impatto percettivo” (1967), a cura di Alberto Boatto e Filiberto Menna; “Ricognizione Cinque” (1968) a cura di Angelo Trimarco (nello Spazio Einaudi e alla “New Design” di Salerno con Agostino Bonalumi, Marcolino Gandini, Aldo Mondino, Gianni Ruffi, Gilberto Zorio). Chiuse il ciclo l’incontro: “Arte Povera più Azioni Povere” (1968), a cura di Germano Celant. Fu una delle prime mostre di Arte Povera e viene collocata tra le collettive più importanti tenutesi in Europa a partire dagli anni Sessanta.
La necessità di pubblicare nuovi scritti d’arte e di filosofia italiani, ma anche di tradurre e importare pensatori stranieri, lo spinse a fondare nel 1969: «Rumma Editore», una Casa editrice pensata come “braccio culturale dell’attività artistica”.


Tra i titoli di Rumma Editore ricordiamo: Ontologia e storia in Edmund Husserl (1968) di Bianca Maria D’Ippolito; Chiave della poesia di Jean Paulhan (1969); Filosofia del surrealismo di Ferdinand Alquié (1969); Oasi della gioia, idee per una ontologia del gioco di Eugen Fink (1969); Storia e futurologia di Ossip K. Flechtheim (1969); Marchand du Sel di Marcel Duchamp (1969); L’uomo nero, il lato insopportabile di Michelangelo Pistoletto (1970); Il cinema dell’Utopia di Paolo Bertetto (1970).
Le tre edizioni della Rassegna d’Arte Internazionale di Amalfi segnarono altrettanti momenti di radicalizzazione e approfondimento del pensiero artistico di neo-avanguardia italiano.
Il primo incontro, Aspetti del “ritorno alle cose stesse”, fu a cura di Renato Barilli, nel 1966. Si problematizzò il rapporto fra le immagini pittoriche e i loro referenti, incentrando l’analisi sulla pittura contemporanea di: Valerio Adami, Fernando De Filippi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Laura Grisi, Titina Maselli, Concetto Pozzati, Mario Schifano e Emilio Tadini.
La seconda rassegna si intitolò: L’impatto percettivo, e fu a cura di Alberto Boatto e Filiberto Menna, nel 1967. Al centro i temi della percezione nelle ricerche artistiche contemporanee di matrice Pop e Optical. Accanto alle opere di artisti americani quali Robert Indiana, Jasper Johns, Ellsworth Kelly, Roy Lichtenstein, Kenneth Noland, Richard Smith, Frank Stella, Joe Tilson e Andy Warhol si vedevano le opere di maestri europei come Victor Vasarely e di artisti italiani come Rodolfo Aricò, Piero Dorazio e Enrico Castellani. Il convegno Lo spazio nell’arte d’oggi fu curato da Renato Barilli.

La terza edizione della Rassegna si intitolò: Arte Povera più Azioni Povere e fu curata da Germano Celant, nel 1968. Fu l’occasione per puntualizzare e divulgare i percorsi di ricerca riferiti all’ambito dell’Arte Povera, quell’arte che volle contestare – per mezzi e concetti – l’opulenza e la serialità dell’arte pop americana degli anni ‘60. In mostra si videro le opere di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio.
Vi furono «azioni» esterne allo spazio espositivo che invasero la città e il paesaggio costiero. Furono attuate da Riccardo Camoni, Paolo Icaro, Pietro Lista, Gino Marotta, Plinio Martelli, Carmine Limatola detto Ableo, Annemarie Sauzeau Boetti, lo Zoo di Pistoletto. Parteciparono, su invito di Piero Gilardi, tre artisti stranieri: Jan Dibbets, Richard Long e Ger van Elk.

Il libro di studi su Marcello Rumma viene a completare lo sforzo di storicizzazione e di musealizzazione – sviluppato negli scorsi anni – a proposito delle esperienze libertarie e creative dei «favolosi anni ‘60». La scia degli interessi di Rumma, il fascino delle sue collezioni, dei suoi carteggi, dei suoi scambi culturali, è ampio e ancora intenso e appassionante.
Nel 1970, dopo la scomparsa drammatica di Marcello, Lia Rumma si sarebbe trasferita a Napoli per aprire la sua galleria d’arte al Parco Margherita. Fu inaugurata nel 1971 con la personale L’Ottava Investigazione di Joseph Kosuth.

La “Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee” ha dedicato a Marcello Rumma una mostra al Museo Madre di Napoli (16 dicembre 2019 – 29 giugno 2020). Fu curata da Gabriele Guercio e Andrea Villani con lo stesso titolo del libro: «I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970».

Pochi anni fa, una parte della “Collezione Rumma” è stata donata da Lia Rumma al “Museo Nazionale di Capodimonte”. Alla Cerimonia – svoltasi il 21 luglio 2022 – parteciparono il Segretario Generale del Ministero della Cultura Salvatore Nastasi, il Direttore generale dei Musei Massimo Osanna, il Direttore generale della Creatività Contemporanea Onofrio Cutaia, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il Direttore del “Museo e Real Bosco di Capodimonte” Sylvain Bellenger.
Si trattava di 70 opere tra dipinti, sculture e grafica, realizzate, a partire dagli anni Sessanta, da artisti italiani esponenti del movimento dell’Arte Povera. È oggi esposta nella “Palazzina dei Principi”, elegante edificio costruito dai Carmignano marchesi di Acquaviva, situato davanti alla facciata principale della Reggia.
Giulio de MARTINO Napoli 14 ottobre 2025
Il libro
AA.VV., I SEI ANNI DI MARCELLO RUMMA 1965 – 1970, a cura di Gabriele Guercio e Francesco Guzzetti, Edizioni Arte,m, 2025.
Riferimenti
https://www.liarumma.it/chi-siamo
https://capodimonte.cultura.gov.it/donazione-della-collezione-lia-e-marcello-rumma-a-capodimonte/

