di Debora GUSSON
C’è un luogo, al Lido di Venezia, in cui la storia dell’aviazione italiana torna a prendere quota.
È l’Aeroporto Nicelli, che quest’ anno compie cento anni, e proprio a questo centenario è dedicata la mostra “Da Venezia al mondo. Dal ’26 al ’26… un aeroporto lungo un secolo”, pensata per raccontare il legame profondo tra la città lagunare e il volo, dagli anni Venti fino agli anni Novanta.

Allestita in un bunker degli anni Trenta accanto allo scalo, l’esposizione rappresenta l’approdo finale di un percorso avviato nel 2023 e costruito per tappe tematiche. Le mostre precedenti hanno attraversato gli albori dell’aviazione e la nascita dei voli di linea, il ruolo militare dell’aeroporto durante il conflitto e la successiva rinascita legata al Festival del Cinema, fino ad arrivare alla stagione del “circo volante” e all’affermazione del Nicelli come ingresso privilegiato del jet set internazionale al Lido.
Inaugurata ufficialmente domenica 17 maggio, la mostra si sviluppa in tre sezioni, ciascuna dedicata a un passaggio decisivo della vicenda aeronautica veneziana.

La prima sezione restituisce il clima dell’Italia degli anni Venti, un decennio attraversato da forti tensioni geopolitiche e sociali ma anche da una potente spinta verso la modernità, il progresso tecnologico e il mito della velocità. In quel contesto il Lido consolidò la propria immagine di meta esclusiva del turismo internazionale, favorita anche dal rinnovamento dei grandi alberghi della CIGA, senza però perdere la propria identità militare, ancora evidente nelle fortificazioni e nelle infrastrutture ereditate dalla Grande Guerra. Dopo la lunga sospensione dei voli civili imposta dal conflitto, il 1926 segnò la svolta: con l’inaugurazione della linea commerciale Torino-Venezia-Trieste della S.I.S.A., il Lido divenne uno dei centri propulsori dell’aviazione civile italiana.

La seconda parte entra nel cuore della storia della S.I.S.A., tra le prime compagnie aeree a operare voli passeggeri con idrovolanti, e ricostruisce il ruolo dell’Idroscalo di Sant’Andrea delle Vignole. Sorto accanto al forte cinquecentesco omonimo, il sito nacque come area per il collaudo dei siluri e divenne nel 1914 la sede della prima scuola italiana di idrovolanti militari, con la squadriglia “San Marco”. Durante la Prima Guerra Mondiale la base ospitò reparti italiani e francesi impegnati nella difesa della città e in missioni offensive, tra cui il volo propagandistico su Trieste del 1915 voluto da Gabriele D’Annunzio. Fra il 1917 e il 1918 l’idroscalo divenne la più grande base di idrovolanti del mondo. Nel dopoguerra accolse anche i primi voli civili e, nel 1926, si affermò come scalo principale della linea commerciale Trieste-Torino della S.I.S.A.

La terza e ultima sezione è dedicata alla Transadriatica, prima compagnia aerea dotata di velivoli terrestri monoplani, fondata dall’ingegnere Renato Morandi.

Il percorso rende omaggio ai piloti, agli imprenditori e ai pionieri che trasformarono quell’intuizione in una concreta impresa aeronautica, contribuendo ad ampliare l’orizzonte del volo civile italiano.

Ricordiamo tra questi nomi l’unico femminile, quello di una donna straordinaria che ci ha lasciati pochi anni fa (2023) all’età di cento anni: Annita “Yvonne” Girardello, prima hostess italiana dell’aviazione civile.

Tra gli approfondimenti più suggestivi spicca anche la storia del logo della Società Anonima di Navigazione Aerea Transadriatica: una rondine disegnata dalla pittrice lidense Amelia Venturini, destinata a diventare il segno distintivo di un’intera stagione dell’aviazione.
A dare solidità a questo lavoro di ricostruzione è un grande comitato di ricerca storica, diretto da Massimo Dominelli e composto da Paolo Borgonovi, Pietro Lando, Enrico Malgarotto, Stefano Meconi e Maurizio Torcoli. Fotografie storiche, manifesti, cartoline d’epoca e pannelli esplicativi accompagnano il visitatore lungo un itinerario che intreccia memoria e innovazione.
Ne emerge un patrimonio documentale di grande valore, capace non solo di restituire il passato dell’Aeroporto Nicelli, ma anche di raccontare Venezia da una prospettiva inconsueta: quella di una città che, per un secolo, ha guardato il mondo anche dal cielo.
Debora GUSSON Venezia 26 Maggio 2026
