di Cinzia VIRNO
“Pasoliniana” di Nicola Verlato  in mostra alla Galleria Russo
 Il 5 ottobre si è inaugurata presso la Galleria Russo Archivi, la mostra dell’artista Nicola Verlato dedicata alla figura di Pasolini e al suo rapporto con Ezra Pound.
L’esposizione rientra nel ciclo di manifestazioni: “Pasoliniana. Mostre, teatro e proiezioni a 50 anni dalla morte di Pasolini” promosso dal presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati in collaborazione con la Galleria Russo. Un’iniziativa che rientra in “PPP. Visionario” programma promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.
Le opere esposte sono sei pezzi di Nicola Verlato tra pittura, scultura e disegno. Verlato, poliedrico artista italiano di fama internazionale, si occupa da molti anni dello studio del personaggio Pasolini al quale in occasione del centenario della sua nascita dedica la mostra “Hostia”, alle Terme di Diocleziano, passata poi a Napoli e a Matera. L’artista racconta che, nel periodo in cui viveva negli Stati Uniti, dopo aver lavorato su miti mediatici contemporanei da James Dean a Michael Jackson a Madonna, si era posto il problema di rintracciare un mito italiano come motivo ispiratore del suo lavoro, riconoscendo in Pier Paolo Pasolini la figura di intellettuale mediatico più forte emersa negli ultimi settant’anni, anche per il grande impatto avuto nella nostra cultura del Novecento e per la morte  violenta all’idroscalo di Ostia, ancora intrisa di mistero.
Proprio sul momento della morte del grande intellettuale si concentra la maggior parte delle opere di Verlato a lui dedicate, compreso il grande Murale realizzato dall’artista nel 2015 a Torpignattara a Roma.

Protagonista assoluta della mostra è infatti la grande tela (cm 200 x 300) “Assassinio di P.P.P. Marlowe” in cui, per l’analogo carattere e destino, sovrappone alla figura di Pasolini quella dell’inglese Cristopher Marlowe, tormentato poeta e drammaturgo del periodo elisabettiano, nato nel 1564 a Londra, che conduce una vita dissoluta e viene accusato di eresia.

Marlowe muore ventinovenne, ucciso in circostanze poco chiare, sembra in seguito ad una rissa nei pressi di una locanda vicino all’area portuale londinese, per mano di un “ragazzo di vita” del tempo.
La tela, già esposta alla Camera, nella Sala della Sacrestia nel complesso di vicolo Valdina dal 27 ottobre al 4 novembre è ora collocata sulla parete destra della prima sala della galleria mentre di fronte troviamo due studi preparatori rispettivamente dell’intera composizione e del particolare dei due uomini che assistono all’omicidio.

L’opera coglie l’esatto momento in cui Pasolini – Marlowe cade dopo essere stato ferito mortalmente con un coltello e cadendo si copre il volto. E’ stato colpito all’occhio. In questo è Marlowe, che si racconta fu ucciso così. Anche l’ambientazione è inglese. Metà composizione, verso destra, è occupata dalla tipica locanda in legno con la cucina in funzione evidenziata dal fumo del camino mentre a sinistra troviamo i docks di Londra di cui si vedono gli alberi delle imbarcazioni. Il dipinto, costruito con criteri scenografici è un vero e proprio “fermo immagine”. Tutto sta accadendo nel momento in cui lo osserviamo. Pasolini – Marlowe è stato ferito mentre era al tavolo fuori della locanda con altri due commensali. Cadendo sta rovesciando il panchetto dove era seduto. L’assassino ha appena colpito la sua vittima ed è piegato indietro, anche lui in equilibrio precario per il contraccolpo. Uno degli altri due convitati si appena è girato, il braccio sinistro allungato, sul volto un’espressione sgomenta, mentre l’altro ancora volge in parte le spalle e sembra non rendersi conto di quanto accade. Dietro di loro, spaventata e con le braccia aperte la locandiera (splendida modella giapponese moglie dell’artista) lascia cadere un boccale di birra che stava servendo e che si vede a mezz’aria ancora pieno. Tutto è fermo in un attimo, quell’attimo che cambia una vita, un destino, una storia. Solo la struttura dei corpi ha qualcosa di immanente. Verlato gli conferisce una bellezza senza tempo, idealizzandoli e richiamandosi ai più importanti esempi della storia dell’arte italiana.
Facile vedere nella perfezione di quei fisici seminudi e muscolosi il richiamo a modelli michelangioleschi, mentre le luci e ombre che ne delineano i particolari anatomici sono di chiara derivazione caravaggesca. Quel cielo, poi, straordinariamente azzurro, tutto italiano, solcato da nubi bianchissime, non può non far pensare ai cieli di Gian Battista Tiepolo. Su questa complessa iconografia l’artista ha lavorato diversi anni, dal 2016 al 2022, fermandola e riprendendola fino a quando non ha raggiunto il totale equilibrio.
Ai lati del grande dipinto due sculture in gesso: le teste di Pasolini e di Ezra Pound che non a caso si fronteggiano in una sorta di dialogo. Il rapporto tra Pasolini e Pound è parte essenziale della cultura del Novecento.


Pasolini incontra il grande poeta e critico letterario statunitense per la prima volta a Venezia, nel 1957. Quest’ultimo, già anziano, aveva vissuto l’esperienza della prigionia e del manicomio che l’aveva estremamente segnato senza però mai scalfire la sua vena di scrittore. Si rivedono, sempre a Venezia, nel 1967 data della nota intervista di Pasolini a Pound resa nella casa di quest’ultimo in Calle Quirini.
I due erano figure diametralmente opposte per visione del mondo e, soprattutto, opinioni politiche – con un’idea di comunismo tutta sua  l’italiano, vicino a Mussolini e al fascismo Pound – ma speculari e assolutamente uniti dalla stessa idea della poesia alla quale, nello stesso modo, attribuiscono una funzione etica volta all’indagine e alla conoscenza. Entrambi ritengono che il poeta abbia un ruolo sacro ma lo vedono come figura isolata ed impotente di fronte alla societĂ corrotta e concentrata sul denaro. Pasolini si sente piĂą che mai vicino a Pound che vede come poeta tragico intrappolato nel destino della modernitĂ .
I volti dei due personaggi estremamente somiglianti sono realizzati con incredibile realismo. Si direbbero colti più o meno ai tempi del loro secondo incontro, come se si ripetesse quell’evento lì, nella mostra stessa. Pasolini con gli zigomi alti e le guance scavate, un particolare fisiognomico che lo distingueva già negli anni giovanili, è serio, con le sottili labbra serrate, l’ampia fronte sovrastata dalla folta capigliatura ondulata. Pound è un’immagine di vecchiaia muta e dolorosa. il volto pieno di rughe disposte in una trama sottile, il naso storto, barba e capelli folti e bocca aperta come per una pausa da un discorso. Le orbite vuote di ambedue sono uno sguardo privato della luce che accentua la dimensione delle loro vite sofferte.

Sulla parete a sinistra, vicino ai due studi citati svetta un carboncino con lumeggiature a matita e tempera di grandi dimensioni e dalla strabiliante tecnica disegnativa. Qui Pasolini ignudo, è seduto su una roccia e guarda fisso negli occhi la Ninfa Partenope -legata al mito delle origini di Napoli – che si trova piĂą in alto posizionata tra due massi, con ali e zampe da rapace secondo la mitologia piĂą arcaica. In fondo è il Vesuvio da cui esce un fumo grigio che invade il cielo. Attraverso quest’opera l’artista ci parla del rapporto che Pasolini ha con la cittĂ campana scelta nel 1971 per girare alcune scene del Decameron. Ama i suoi luoghi e la sua popolazione in cui vede una sacralitĂ profana ovvero un modo di essere al contempo pagano e cristiano. Nel denunciare la perdita delle culture popolari annullate dal consumismo vede Napoli come l’ultimo baluardo dove sopravvivono miseria e tradizione, disperazione e allegria, nonchĂ© un rapporto diretto tra la vita il corpo e la morte. Un intreccio che lo conquista.
E lì, nell’opera, seduto su quel masso, in una posa tesa, con le braccia che sostengono un ginocchio, sembra interrogare col pensiero la ninfa che ha di fronte. Tutto, si risolve nell’intensità di quel reciproco guardarsi. Un dialogo muto ma carico di significato.
Cinzia VIRNO Roma 9 Novembre 2025
Pasoliniana di Nicola Verlato
Galleria Russo Archivi Roma, Via Laurina 22
Fino al 21 novembre
