“Interno Barocco. Poetica del disinganno”. L’illuminante persistenza della Forma nel libro di Antonella A. Rizzo

di Marco FIORAMANTI

Antonella A. Rizzo

Antonella A. Rizzo. Interno-barocco.Edizioni-Croce

INTERNO BAROCCO. Poetica del disinganno

Edizione Croce 2026 – pp.76 – € 16,90

Collana di poesia diretta da Antonio Veneziani

Chiaroscuro, ombra insidiosa  / dove si muovono senza rumore statue, / una voce melodiosa  / vi bisbiglia le cose taciute. […]

Marguerite Yourcenar (a Jean Cocteau)

L’illuminante persistenza della Forma

È un viaggio lirico e drammatico quello di Antonella Rizzo, un errabondare poetico interiore e solitario costantemente velato da sfumature ironiche.

Lo si evince già dall’immagine costruita ad hoc dall’artista stessa. Maria Antonietta regina, nell’atto di mangiare un croissant – parodia distorsiva dell’originale citazione di Rousseau (S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche (Confessioni, Libro VI) – còlta strategicamente a costruire un simbolo, quello della monarchia alienata rispetto al popolo affamato.

La parola scritta dell’autrice entra e s’insinua come lama sottile nella poetica del sentimento, a partire dalla liberazione di sé (Quanto dolore represso nel rassicurante oblio / di una pietraia disposta in cerchio / e chiamata focolare.). Il suo dolore si fa paesaggio esperienziale sotteso a tutte e sessanta le liriche del libro. Esorcizzato da sicurezza e orgoglio (“sento di essere l’eletta del Signore”), lo si riconosce perfino dal verso animalesco de (”la civetta vecchia / che chiama dolore / con lo stesso slang / delle mie parole”). Il suo mondo interiore vive, si nutre e naviga in un inebriante flusso di coscienza che le consente di raggiungere alte vette di poesia.

“Voce inconfondibile”, scrive Antonio Veneziani, “potente e leggerissima, la Rizzo insegna la parola significante e racconta il significato dello scrivere con illuminazioni e microscopiche lezioni filosofiche”.
Antonella A. Rizzo 

È mio quell’abito scuro / senza una piega né un movimento  / un corvo nero ebano / mia guardia fedele. / È mio quell’abito rosso / cucito senza arte né professione  / uno scampolo stravagante  / indossato per la rivoluzione.

Il Rosso e Nero stendhaliani sono luci e ombre che splendono e oscurano lo stesso corpo, come il rosso e il nero dei semi del gioco delle carte che cercano significati nascosti e ‘stra/vaganti’ a un’esistenza incerta.

L’intero campo semantico è pervaso dai silenzi della Notte – visioni in chiaroscuro modellate da vane speranze di libertà (“L’armonia non è per questa Terra”) – che esprimono la centralità dell’oggetto artistico-poetico del libro, celebrato in un “Interno barocco”, artificioso, ridondante, finanche contraddittorio.

Ma è il sottotitolo: Poetica del disinganno che chiarisce e scardina ogni dubbio: è disillusione, è presa di coscienza davanti a una resa annunciata, “è una liberazione”, commenta Antonella Rizzo in un’intervista:

“Soprattutto una rivelazione, un modo di essere intellettualmente corretti e coerenti con la propria cifra letteraria e umana. Vuole indicare una strada che non percorre il politicamente corretto e soprattutto il sentimentalismo, per questo svela gli inganni degli artifici, che il barocco vuole coprire”.

La tazza di tè che fuma / quante certezze rovesciate / contenute nelle parole
la natura opposta /
punta i piedi / come gli adolescenti / che non credono alla morte.

Antonella A. Rizzo (foto courtesy Dino Ignani)

Trovo prezioso e commovente questo momento autoriflessivo, magico e visionario, vagamente proustiano, trasportato dall’evanescenza del fumo – profumato di tè – che si nutre del capovolgimento il senso e sceglie come metafora la spensieratezza dell’esser giovane.

Come questa, molte delle “chiuse” di queste affascinanti liriche – che hanno tra le righe un epifanico afflato oracolare – possiedono un’armonia musicale compiuta, esprimono volontà di rigenerarsi

(“Arco teso verso oriente / sono un bossolo vacante”), e lanciano nell’aria una speranza nuova (“Sarebbe bello risvegliarsi / senza conoscere la notte”).

Marco FIORAMANTI  Roma  13 Settembre 2026