Il ricordo dell’Asciano Suono Festival del 2026. Musica e poesia in scenari che aprono l’anima.

di Sabatina NAPOLITANO

 Non scrivo da molto, quando mi capita di scrivere è per ricordare qualche episodio culturale in chiave poetica. Come sapete vivo nel senese e anche quest’anno, come ogni estate, Cesare Picco ha diretto e organizzato l’Asciano Suono Festival. Vi lascio immaginare il piacere che ne è derivato da questi giorni trascorsi nella musica. Le location variano, quest’anno ad esempio, da Piazza del grano dove si svolgevano diversi concerti gratuiti (e dove vivo), Picco ha spostato alcuni concerti al sagrato della Collegiata Sant’Agata, nel cuore religioso del paese.

Mi piace scrivere dopo diverso tempo che accadono delle memorie, perché rileggere dei piaceri passati li rende attuali. Quest’anno nel borgo di Chiusure (che fa sempre parte di Asciano ma dista dei chilometri da fare in auto attraverso un paesaggio, che come potete immaginare, toglie il fiato) Cesare ha dato anche a me la possibilità di condividere arte e cultura (anche letteratura nel mio caso), infatti ho letto la parte dedicata alla mia rilettura di Persefone dalla nuova raccolta poetica pubblicata per Pequod. Ripercorro con voi le serate che ho fatto vive anche attraverso delle poesie.

 

Quest’anno il Festival si è svoltoalla metà di luglio, la chiusura come sempre, nell’Anfiteatro delle Crete, che è un anfiteatro naturale, di proprietà di un privato, da cui si arriva in macchina o a piedi attraverso delle strade tipiche dei territori delle Crete. Cesare è un musicista apprezzato a livello internazionale e basta ascoltare anche una sola delle sue composizioni su YouTube per averne una idea. Come pianista e compositore ti riporta a un mondo di identità e sogno superiore a quello che umanamente e normalmente viviamo in assenza di stimoli creativi o suggestivi. 

 

La prima sera ho indossato un abito bianco lungo a bretelle sottili (sto riguardando i video da tik tok per ricordarmi questo genere di dettagli) e ho raggiunto tutti ad Arbia, che è un borgo non molto distante da Asciano, verso Siena, lì ho trovato i Saxofollia. La serata minacciava dei fulmini in lontananza, ma noi siamo stati sereni, accarezzati dalle note dei sassofoni, Puccini, un vento fresco, l’aria dei campi estivi.

Per raggiungere Arbia si passa dalla Lauretana, che insieme alle stradine bianche, è la strada maestra di Asciano e del festival stesso. È anche l’unica strada più breve per raggiungere Siena da Asciano. Per la serata ad Arbia, in Piazza della Repubblica, non c’era bisogno del palco modulare perché i quattro musicisti si sono esibiti su un palco pedana avvolti da una ammaliante luce viola poco distante dal pubblico. In apertura Cesare e il Sindaco hanno rinnovato, come da cinque anni, i saluti per il Festival. Soffermandosi sul concetto che il festival di Asciano è itinerante quindi coinvolge anche il borgo di Arbia e Chiusure che sono distanti dal centro storico e vanno raggiunti in auto.

1. Foto dei musicisti di saxofollia

Per chi volesse consultare il sito ufficiale del Festival è questo https://www.ascianosuonofestival.it/programma i musicisti del gruppo Saxofollia sono Fabrizio Benevelli al sax soprano, Lorenzo Simoni al sax alto, Marco Ferri al sax tenore, Giovanni Contri al sax baritono. 

 

Il giorno dopo ci siamo spostati a Chiusure, questo sbiadito e gravido tramonto che dà sui calanchi a ridosso del monastero di Monte Oliveto è suggestivo. Sopratutto quella sera. Per me, in particolare, è iconico perché partecipo alla messa dei monaci ogni fine settimana e mi trovo bene lì, respiro la pace di Cristo e la sua presenza. Il ricordo di quella serata è incantevole dentro di me, poetico anche perché ho letto in pubblico il monologo di Persefone riscritto da me, secondo gli scritti del prof Braccini sul ratto di Proserpina di Claudiano. Dopo la mia lettura si sono esibiti i ragazzi del Siena Jazz: Carlo Ponte alla tromba, Antonio Senerchia alla chitarra, Francesco Calchetti alla batteria, Lorenzo Piccini al basso elettrico. Eravamo senza microfoni per disposizione della serata (onde evitare lamentele dai residenti per lo più) ma l’acustica era piuttosto buona. È stato bello che Cesare mi abbia presentata al pubblico che c’era lì, non sono riuscita a fare delle buone riprese ma solo dei brevi video. Ci conosciamo da tanti anni ormai, so che vuole bene. È stato un momento buono per me, pieno di bene. Ma penso lo sia stato per il bene comune.

 

2 Sabatina Napolitano tra il pubblico di Chiusure

 

Il 17 luglio, il terzo giorno del Festival, non so come, ma sono stati capaci a invogliarmi a raggiungere in macchina l’agriturismo Poggio d’Arno a cui ci si arriva attraverso le caratteristiche strade bianche delle Crete Senesi. C’ero già stata a Poggio d’Arno, per la festa organizzata da una amica, accompagnata da amici, ma era di notte, tutto diverso, sempre incantevole, e devo dire che al tramonto lo si apprezza meglio. Qui ci siamo seduti sul prato per ascoltare Alessandra Ziveri all’arpa, Andrea Coruzzi all bandoneon e alla fisarmonica. Scrivendo mi rimando a una certa nostalgia di quei momenti, il suono era di fatto un percorso nel tango, passando per Astor Piazzolla. Nonostante fossi distratta dal modo in cui sorprendentemente ero arrivata fino a lì (non sono abituata a guidare per le caratteristiche stradine bianche, e onestamente, col senno di poi, non è un percorso che faccio gradevolmente nonostante guidi un piccolo suv della Suzuki al momento), una volta arrivata l’incanto mi ha rapita. Al ritorno, per tornare ad Asciano, dei signori mi hanno aiutata a fare manovra, la strada non è asfaltata ma è un sogno immerso nelle Crete. Sei immerso nella complessità del paesaggio, individui nuove parti di te. Anche se ormai, per quanto mi riguarda, è da anni che questo paesaggio è me, e io sono questo paesaggio. Vivo qui, respiro questa aria, il mio sangue è anche questo. Tornando alla musica, non so se vi capita che al nominare il bandoneon vi risuona subito all’anima il suono di un tango, credo siano quelle sensazioni della tradizione umana che fanno parte di una identità collettiva, un patrimonio. Insieme all’arpa e allo scenario, si articola un “sistema-tango” squisito, unico, che ci aiuta a comprendere meglio chi siamo.

 

3. Foto a Poggio d’Arno con Alessandra Ziveri a l’arpa e Andrea Coruzzi al bandoneon

La sera ci siamo spostati al sagrato della Basilica di sant’Agata per l’esibizione dei tamburi giapponesi del tempio Fudenji e un concerto di piano e oud. Ammetto che se non era per Cesare Picco probabilmente non avrei conosciuto mai questi suoni in vita mia. Mai dire mai, certo, ma per ora, gli sono grata come tutti, per questi eventi. Quando stavo cercando di riprendermi dalla strana estasi che i tamburi mi hanno portato a provare dentro (un particolare misto di potenza ed energia, sicuramente, ci ho colto anche la simbologia di un amore profondo, incessante come un torrente in piena, una passione spirituale e perfetta insieme. La tensione del trascendente che però da complesso cerca di spiegarsi attraverso la vita ardente) sono stata spinta ad affacciarmi a dei suoni che sento profondamente interiori amando profondamente la Turchia. Andrea Manzoni al piano e Mauro Sigura all’oud. La musica mediterranea e arabo ottomana, in effetti non avevo mai avuto la possibilità di ascoltare dal vivo il suono dell’oud, che come diceva appunto Cesare dal sagrato passa per Istanbul, Damasco, Bagdad, Teheran, “siamo tutti figli di quelle latitudini, e nel nostro sangue le portiamo tutti quanti”.

4. Foto tamburi davanti al sagrato. Tamburi giapponesi del tempio Fudenji
5. Foto piano e oud. Andrea Manzoni al piano e Mauro Sigura all’oud

Il 18 luglio, ho gentilmente chiesto i rinforzi, non prevedevo che con il mio suv piccolino sarei stata contentissima di arrivare al Podere Casa Insieme, che è un paradiso in terra, ma ho preferito che guidasse un mio amico per quelle stradine bianche. Il podere Casa Insieme è un po’ più lontano rispetto a Poggio d’Arno partendo dal centro storico di Asciano. Qui c’era un concerto di giovani talentosi in collaborazione con la Fondazione Franz Wirth. Martin Zamorano al piano, Sebastian Sarre alla tromba, Jeanne Lavalle al fagotto e Vimbs Mavims al contrabbasso. Un concerto delicato, quasi onirico, che ho trovato squisito. Nei video che ho girato su tik tok, c’era anche Stefano Dal Bianco col figlio tra il pubblico, non lo conoscevo prima di persona e onestamente non me ne ero resa conto. La sera poi al sagrato ci siamo presentati. Abitiamo gli stessi paesaggi, è chiaro che dei poeti si incontrino. I musicisti si sono esibiti anche la sera, al sagrato, prima del concerto di Cesare, a cui negli anni mi ero già abituata. Cesare è capace di colmare le distanze, è un musicista ispirato, concreto, intuitivo, e sono veramente felice di conoscerlo ed essere legata a lui attraverso il festival. Con la sua musica fornisce le coordinate del futuro, favorisce il bene comune, permette ispirazioni ed elaborazioni complesse intorno ai fatti del mondo. La tensione, il conflitto di alcuni componimenti, poi riporta tutto alla sfera dell’incanto, dell’arabesco sensuale, della fusione dei ritmi, delle culture. Senza il concerto di Picco non è il festival di Asciano. Senza i suoi suoni gravidi di mondo e di sogni.

6. Foto al podere casa insieme dei musicisti. Martin Zamorano al piano, Sebastian Sarre alla tromba, Jeanne Lavalle al fagotto e Vimbs Mavims al contrabbasso
7. Foto Cesare Picco al piano solo

In chiusura, come ogni anno, l’atteso concerto all’anfiteatro delle Crete. Quest’anno come ospite attesissima Paola Turci che non conoscevo prima di persona ma che ho trovato un’artista di grandissimo spessore, un’anima moderna e sensibile come poche. Che riesce a incarnare e inquadrare la voce della poesia contemporanea e a cui mi sono promessa di inviare delle mie poesie per email. Insieme a Paola Turci ricordo con emozione il danzatore sufi Nevio Vitali e l’orchestra filarmonica italiana. Non avevo mai visto dal vivo un danzatore sufi, e devo dire che Cesare ha esaudito anche questo mio desiderio. Sono davvero scenari dell’anima questi, non dimenticherò mai le energie che si sono sprigionate al Cuccuruccu di Battiato, che come tutti i testi del maestro morto da poco (e che mi manca, ci manca!), sembra parlare della mia anima. Dell’anima nostra. Dell’umanità.

 

8. Foto tutti insieme anfiteatro delle crete. Cesare Picco, Paula Turci, il danzatore Sufi Nevio Vitali, l’Orchestra Filarmonica italiana

Chiudo questo mio scritto, che probabilmente inserirò anche come prosa nel mio prossimo libro di poesia dal titolo “Le pause tra i tuoi baci” riconducendo tutto ad un omaggio a Battiato. Probabilmente il più grande genio del cantautorato italiano degli ultimi anni.

Sabatina NAPOLITANO   

Cuccurucucu paloma ahia-ia-ia-iai

Cantava

Cuccurucucu paloma ahia-ia-ia-iai

Cantava

Le serenate all’istituto magistrale

Nell’ora di ginnastica o di religione

Per carnevale suonavo sopra i carri in maschera

Avevo già la luna e urano nel leone

“Il mare nel cassetto”

“Le mille bolle blu”

Da quando sei andata via non esisto più

“Il mondo è grigio il mondo è blu”.

Cuccurucucu paloma ahia-ai-ai-iai

Cantava

Cuccurucucu paloma ahia-ai-ai-iai

Cantava

L’ira funesta dei profughi afgani

Che dal confine si spostarono nell’Iran

Cantami o diva dei pellerossa americani

Le gesta erotiche di squaw “pelle di luna”

Le penne stilografiche con l’inchiostro blu

La barba col rasoio elettrico non la faccio più

“Il mondo è grigio il mondo è blu”.

Cuccurucucu paloma ahia-ai-ai-iai

Cantava

Cuccurucucu paloma ahia-ai-ai-iai

Cantava

Lady Madonna

I can try

With a little help from my friends

Oh oh goodbye Ruby Tuesday

Come on baby let’s twist again

Once upon the time

You dressed so fine, Mary

Like just a woman

Like a Rolling Stone

Cuccurucucu paloma ahia-ai-at-iai

Cantava

Cuccurucucu paloma ahia-ai-ai-iai

Cantava

Coro:

Lady Madonna

I can try

With a little help from my friends

Oh oh goodbye Ruby Tuesday

Come on baby let’s twist again

Once upon the time

You dressed so fine, Mary

Like just a woman

Like a Rolling Stone