di Marco FIORAMANTI
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

LUIGI & IANGO. CORPI SPECIALI
a cura di Francesca Alfano Miglietti
13 ottobre – 29 novembre 2026
L’ESSENZIALE TORNA VISIBILE AGLI OCCHI
All’interno degli occhi chiusi, chiudere un’altra volta gli occhi, allora anche le pietre sono vive.
“Il Cielo sopra Berlino”, Wim Wenders 1987
Wer wirklich sehen gelernt hat, kommt dem Unsichtbaren nahe. (Chi impara realmente a vedere si avvicina all’invisibile).
Paul Celan
Il volto è significato senza contesto.
Emmanuel Levinas
Il volto è nello sguardo, il volto va oltre l’immagine, si adegua al contesto, viene sempre còlto nella sua alterazione. L’immagine emblematica di questa mostra, scelta come copertina del catalogo, è un ritratto della modella Malgosia Bela con gli occhi chiusi. L’atto di chiudere gli occhi è un gesto simbolico con cui il soggetto rinuncia a mettersi in posa per l’obiettivo. L’assenza dello sguardo diretto spinge il visitatore ad abbandonare ogni difesa e a connettersi in modo empatico con i soggetti.
Nell’arte, il volto è (di)segnato da Picasso o Francis Bacon, trasfigurato da El Greco o da Rouault, umanizzato da Antonello, Piero, Mantegna o Kokoschka, messo in scena come auto-ritratto da Artaud o Carmelo Bene, filmato da Dryer nel volto muto dal cranio rasato di Jeanne d’Arc, auto-filmato da Welles nel “Citizen Kane” o “L’infernale Quinlan”.


Nella fotografia, sono pochi coloro che sono riusciti ad afferrarne il magico, l’indicibile.
Il geniale Nadar non va mai oltre il visibile; Yousuf Karsh, grande ritrattista dell’espressione, coglie l’umanità dei suoi soggetti (Einstein, Churchill, Hemingway, Warhol fino a Woody Allen e Anna Magnani), il barone De Mayer e Avedon puntano all’aspetto della persona, quest’ultimo nelle didascalie indica infatti il mestiere del soggetto fotografato. Nella lista dei grandi che hanno lanciato nuove sfide nel linguaggio visivo di ricerca e sperimentazione – come Cartier Bresson, Man Ray, McCurry, Leibovitz, Mapplethorpe, Lange e Arbus – entra in gioco la coppia Luigi & Iango.

La esposizione “Corpi speciali” dei loro lavori, curata da Francesca Alfano Miglietti e organizzata da Tenderstories, è stata inaugurata il 13 ottobre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea fino al 29 novembre. Si tratta di un’ampia selezione di oltre duecento fotografie – tra opere inedite e immagini iconiche – dove i due autori hanno cercato di esprimere nei volti il loro senso originario, mostrare una presenza che si impone da sola.
La mostra è accompagnata da un catalogo contenente la riproduzione di tutte le opere esposte, un saggio di Francesca Alfano Miglietti, una conversazione della curatrice con gli artisti e ulteriori testi di approfondimento. Prodotta e organizzata da Tenderstories, gode del patrocinio della Regione Lazio, Roma Capitale e Archivio Storico Istituto Luce.

La curatrice da sempre indaga la condizione del corpo contemporaneo. In questa mostra non sceglie la sequenzialità cronologica, ma procede per tematiche concettuali (Occhi chiusi, Corpi Speciali, Corpi spezzati, Leather jacket, Oriente, Metamorfosi) ribaltando il concetto di corpo speciale celebrando “l’unicità, l’inclusione e la gentilezza intesa come forma di cultura”.


Dopo l’elegante presentazione della padrona di casa – l’arch. Renata Cristina Mazzantini (direttrice GNAMC) in conferenza stampa, la curatrice – Francesca Alfano Miglietti – ci ricorda che
abbiamo scoperto inadeguato il corpo degli operai attraverso le avanguardie storiche, il corpo della follia, del circo, il corpo di tutte quelle persone che non sono adeguate al tipo di vita che ci viene suggerito. Questa non è una mostra facile, è una mostra molto difficile. Io devo ringraziare Luigi & Iango perché si sono “prestati” a che io scegliessi delle cose che sono quelle per cui loro non sono famosi. Loro sono molto famosi nel mondo dello spettacolo, sono molto famosi come ritrattisti di alcune icone dello spettacolo. Li ho invitati a un ballo che non conoscevano, a un ballo in cui venisse fuori un corpo che non è a taglia unica, ma dove ci sono tutte le taglie. Questa mostra ha disseminato qui e là delle piccole luci. Una di queste sono le didascalie delle immagini che sono delle guide di questa mostra, sono testi di filosofi, scrittori, sono una serie di intellettuali che si stanno interrogando negli ultimi anni sull’umano. Questa è una mostra sull’umano, e inizia con una persona molto vecchia con gli occhi chiusi.

Personalmente amo molto quella foto perché si capisce che quella persona è una persona che ha avuto un grande dolore, un dolore senza tregua. Ho scoperto poi che la persona fotografata è una persona a cui è morto il figlio […] La mostra comincia così e chiede agli spettatori di “vedere” chiudendo gli occhi. Questo vuol dire guardarsi dentro, non guardare fuori, non guardare le luci dello spettacolo, guardare quello che siamo, guardare che cos’è l’empatia, guardare qual è il linguaggio di questo tempo, uscire dalle regole che parlano di guerra, di violenza. La cultura è qualcosa che ha a che fare con la capacità di misurare i gesti e le parole, questa è una mostra che vuole essere una mostra sulla gentilezza, e secondo me la gentilezza è la cosa più rivoluzionaria […] La maggior parte di noi non è adeguata a questo tempo, siamo tutti inadeguati e il corpo speciale di cui parla questa mostra è il nostro corpo. Siamo tutti corpi speciali.

L’estetica dei due fotografi risente profondamente del loro lavoro pregresso. L’esperienza di Iango nella danza imprime alle immagini una precisa attenzione per la geometria delle forme e la plasticità muscolare. La maestria di Luigi nell’hairstyling e nella moda si riflette nella cura maniacale per il dettaglio, le luci e la costruzione del soggetto. La cifra stilistica di Luigi & Iango si fonda su un uso magistrale del bianco e nero. Nelle loro opere, i corpi di modelle, attori e icone pop non vengono trattati come semplici oggetti commerciali, ma come archetipi senza tempo.

«Tutti abbiamo un corpo unico, un corpo che ci conferisce un certo aspetto, una determinata attitude. Volevamo lavorare su un’entità, un’emozione, un atteggiamento, spiegano Luigi & Iango. Siamo due fotografi che vedono la bellezza ovunque. Amiamo aiutare i nostri soggetti a capire che possono — e dovrebbero — accettarsi così come sono, senza bisogno di giustificarsi. Cogliamo subito le qualità uniche che ogni persona riesce a esprimere al meglio davanti all’obiettivo; far trasparire l’anima e la personalità è sempre più avvincente della mera bellezza fisica.
Il percorso artistico di Luigi & Iango unisce due background profondamente diversi in un’unica visione creativa. Il duo è formato dall’italiano Luigi Murenu (nato in Sardegna, ex hairstylist di fama internazionale) e dallo svizzero Iango Henzi (nato in Svizzera, con un passato da ballerino classico). Dopo essersi incontrati nel 2010, hanno iniziato a collaborare ufficialmente nel 2013, diventando in breve tempo firme di punta della fotografia di moda mondiale e firmando oltre 300 copertine per le riviste più prestigiose (come Vogue e Vanity Fair).
Marco FIORAMANTI Roma 18 Ottobre 2026
