di Nica FIORI & Francesca LICORDARI
I bronzi di San Casciano in mostra a Berlino
“Nullus enim fons non sacer” (Non esiste fonte che non sia sacra).
Questa frase di Servio, tratta dal commentario all’Eneide di Virgilio (VII, 84), introduce il concetto della sacralità di una fonte d’acqua, meglio ancora se curativa, come nel caso delle acque calde delle terme di San Casciano dei Bagni (SI). Una delle scoperte archeologiche più eclatanti degli ultimi decenni, frutto degli scavi condotti in questo luogo tra il 2022 e il 2024, ha riportato alla luce statue e teste in bronzo in eccezionale stato di conservazione, oltre a migliaia di monete, ex voto anatomici e iscrizioni in etrusco, in latino e bilingui.

Sono giunti a Berlino lo scorso luglio, e vi rimarranno fino al 12 ottobre 2025, i già celebri “bronzi di San Casciano”, dopo alcune prestigiose esposizioni in Italia (nel Palazzo del Quirinale a Roma, nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli e in quello di Reggio Calabria), restituendo, per la prima volta anche all’estero, un vivido spaccato della religiosità e delle pratiche votive in un luogo sacro dell’antichità, che è rimasto attivo per oltre sette secoli, e che ha avuto un ruolo particolarmente significativo nel periodo di passaggio fra la cultura etrusca e quella romana.
La mostra “Die Bronzen von San Casciano. Eine Sensation aus dem Schlamm” (I bronzi di San Casciano. Una sensazione dal fango) è stata allestita nell’Isola dei Musei nella James Simon Galerie, progettata da David Chipperfield con la funzione di collegare più musei, in particolare il Neues Museum con il più celebre Pergamon Museum, da diversi anni chiuso per importanti lavori di consolidamento (riapertura parziale prevista nel 2027).

Il titolo berlinese ribadisce che le figure giacevano nel fango di una vasca, a oltre 3 metri di profondità, in un luogo dove sono ancora presenti sorgenti termali, al centro di un santuario etrusco-romano, il cui culto si intrecciava alla medicina e la devozione si esprimeva attraverso il dono, il gesto, la materia. Il significato del ritrovamento è di vasta portata culturale e pone i seguenti interrogativi:
“Chi visitava il santuario? da dove provenivano le persone? quali erano le loro intenzioni? cosa impariamo sui riti religiosi, sulla lingua etrusca e sulle conoscenze mediche?”.
Tutti argomenti che stanno ora affascinando i visitatori tedeschi, e non solo, attratti dall’archeologia.


L’esposizione include i nuovi spettacolari reperti provenienti dagli scavi dell’autunno 2024, tra cui una statua di bambina con una sfera in mano, un torso maschile, una testa maschile, una statua femminile di orante, e anche un serpente lungo quasi un metro, oltre a gemme e gioielli, testimonianze tangibili della fede e della speranza di guarigione da parte dei pellegrini. Inoltre, sono esposte per la prima volta in assoluto anche due teste maschili in bronzo provenienti dallo scavo del 2022.

In realtà il territorio di San Casciano dei Bagni, sull’antica strada che collegava Chiusi con la città di Vulci e il mare, era già noto per i ritrovamenti archeologici al tempo dei Medici, quando, poco dopo il terremoto del 1575, vi fu costruito dalla famiglia fiorentina un piccolo portico sulle rovine di un santuario etrusco-romano.

Nel 1585 furono rinvenuti due altari dedicati ad Apollo, Esculapio e Igea. Sempre nel XVI secolo, a un miglio a sud del Bagno Grande, alla sorgente di Doccia della Testa, fu scoperta una meravigliosa copia dell’Afrodite di Doidalsas, nota anche come “Afrodite al bagno”, esposta in mostra.
Oltre 40 sorgenti termali si trovano nella valle di San Casciano lungo il fiume Elvella, ma il Bagno Grande costituisce la sorgente più ricca, con 25 litri di acqua al secondo, che scaturiscono a una temperatura di oltre 40 gradi Celsius.
Le recenti ricerche archeologiche nel Bagno Grande hanno consentito di comprendere la storia e il funzionamento di un santuario termale tra il IV-III secolo a.C. e il IV secolo d.C. La maggior parte dei reperti esposti a Berlino si collocano cronologicamente tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C.: un periodo di passaggio tra le civiltà etrusca e romana, attestato dalle iscrizioni con i nomi di potenti famiglie dell’Etruria, tra cui i Velimna di Perugia e i Marcni dell’area senese.
In un periodo d’interazione tra i due popoli, ancora caratterizzato da conflitti, il santuario del Bagno Grande, fulcro dell’esposizione, rappresentava un’eccezionale oasi di pace, dove coesistevano tradizioni culturali e linguistiche diverse, nella comune devozione alle divinità salutari.
Per oltre 700 anni l’acqua termale, ricca di minerali (acqua solfato-calcica-magnesiaca-fluorurata), ha accolto numerose offerte. La continuazione ininterrotta dei riti legati all’acqua calda testimonia il suo potere curativo.
Nella sua fase più antica, la sorgente era sicuramente sotto la protezione delle divinità Fortuna Primigenia e Apollo, alle quali si aggiunsero, al più tardi in epoca imperiale, Esculapio, Igea e Iside. L’origine del rituale e del culto è tuttavia la sorgente stessa, venerata come Fons (sorgente). Il suo nome compare in più iscrizioni. Cinque epigrafi votive in etrusco dedicate a Flere Havens possono essere tradotte come “alla divinità della sorgente termale”. La radice linguistica Havens è la stessa che compare nell’idronimo Avens, che appartiene al gruppo linguistico dei toponimi in ava-, connesso con *akwa per la presenza di “acqua corrente/stagnante”; tale riferimento si ritrova nelle località Aveto in Liguria, Aventino in Abruzzo, Aventicum in Svizzera (l’attuale Avenches) e perfino nel colle romano Aventino[1].
Una dedica latina si rivolge alla fonte calida, che indica la sorgente calda, ma che potrebbe anche riferirsi al nome della ninfa Calida a essa associata.

Tra i reperti in mostra di maggiore impatto vi è la statua bronzea di Apollo, in etrusco Aplu, che è la divinità forse più venerata, menzionata anche sugli altari in travertino del II e III secolo d.C. La statua è stata ritrovata tra i doni votivi nel bacino etrusco, colpito da un fulmine e sigillato all’inizio del I secolo d.C. La figura segue uno schema raro: la sua posizione è instabile, entrambi i piedi sono sollevati da terra come in un passo di danza. Il giovane dio sta per scoccare una freccia con l’arco teso.
Sopra le braccia di Apollo e a breve distanza sono state rinvenute nel fango due straordinarie tavole di bronzo in rilievo. Esse mostrano le viscere come in un torso umano sezionato. Un’iscrizione latina su una base riporta una dedica alla dea Fortuna. In questo settore è stato scoperto anche uno strumento chirurgico (una sonda sottile). La presenza di strumenti medici nel contesto di una sorgente sacra rappresenta una situazione eccezionale: potrebbe indicare la presenza di medici che praticavano la loro arte direttamente nel santuario. Oggetti anatomici e votivi raffiguranti viscere sono, invece, assolutamente normali in ambienti di questo tipo.
Un reperto che attira la curiosità è certamente quello di una folgore in bronzo con riferimento al fulgur conditum, il rito del fulmine sepolto. Secondo la tradizione etrusca dell’ars fulguratoria, l’arte di interpretare i segni del cielo, ciò che veniva colpito dal fulmine nel santuario doveva essere sepolto sul luogo dell’evento – quindi anche il fulmine stesso. Il luogo della sepoltura, in questo caso la vasca, era chiamato Bidental.


Nel 2024, negli strati più profondi della vasca, sotto il sigillo rituale per la sepoltura del fulmine, sono stati recuperati altri tre gruppi di offerte sacrificali. Questi erano stati collocati direttamente nel fango insieme a numerose uova, quando l’acqua termale era stata deviata o arginata durante la cerimonia. Tra questi vi era un raro torso maschile in bronzo, tagliato a metà nel senso della lunghezza, con l’iscrizione votiva di Gaio Roscio alla fonte sacra.
Una seconda figura rappresenta una donna che offre un sacrificio. Una statuetta di un bambino con una dedica alla “città-stato (o al dio) di Cleusi” (Chiusi) tiene nella mano sinistra una palla, che ancora oggi può essere fatta ruotare.

Una piccola sfera d’ambra testimonia i giochi rituali dei bambini, ma anche le pratiche mediche nel santuario, poiché in Etruria e a Roma all’ambra venivano attribuite proprietà curative. Sono state, inoltre, rinvenute piccole figure di divinità, un nastro e un anello d’oro, nonché una tavoletta di rame con le promesse matrimoniali del senatore Iuncus Vergilianus e di sua moglie Sentia Trebonia. Questo senatore è noto per essere stato condannato a morte nel 48 d.C. dall’imperatore Claudio, in quanto coinvolto nel processo contro Messalina (quarta moglie di Claudio), accusata di adulterio.
Nella parte inferiore del deposito sacrificale sono stati rinvenuti cinque serpenti di bronzo. Uno di essi, con barba e corna, sembra un drago-serpente e potrebbe rappresentare lo spirito della sorgente o i rituali legati alla divinazione presso gli Etruschi e i Romani.

Oltre alle statue delle divinità, anche le raffigurazioni dei consacranti nel santuario rivestivano un ruolo particolare. Esse mostrano sia gli offerenti sia le offerte sacrificali. Il fatto che in questo luogo le consacrazioni fossero costituite principalmente da oggetti in bronzo suggerisce che le figure non avessero solo un significato come mere raffigurazioni di persone e divinità. Il valore principale dell’offerta risiedeva proprio nella quantità di metallo o lega di rame utilizzata per la realizzazione delle statue.

Tra queste un giovane togato, vestito con tunica e toga, con scarpe chiuse simili a stivali con lacci di cuoio, trova confronti, anche cronologici (I sec. a.C.), con la celebre statua bronzea del cosiddetto Arringatore, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, proveniente da Pila, vicino a Perugia. Il Togatus del Bagno Grande, con la sua altezza di circa tre piedi romani (poco meno di un metro), corrisponde alla “misura onorevole” per le statue votive menzionata dallo scrittore romano Plinio.
L’esposizione berlinese, a cura del Ministero della Cultura italiano e dell’Antikensammlung – Staatliche Museen zu Berlin, è stata realizzata nell’ambito delle attività di scavo, ricerca e valorizzazione dei rinvenimenti archeologici di San Casciano dei Bagni, coordinate dal Ministero della Cultura italiano, attraverso la Direzione generale Musei, la Direzione Archeologia Belle Arti e Paesaggio, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena Grosseto e Arezzo, con l’Università per Stranieri di Siena e il Comune di San Casciano dei Bagni.
Il percorso espositivo è introdotto da reperti relativi al mondo etrusco dalla collezione di antichità classiche dei Musei di Berlino ed è completato con votivi moderni provenienti dal Museum Europäischer Kulturen di Dahlem, a creare un dialogo tra antico e contemporaneo. Fra questi oggetti si distinguono i votivi metallici otto-novecenteschi provenienti dalla Baviera, dall’Austria e dall’Alsazia, che illustrano come il fenomeno di chiedere guarigione a divinità, oppure di offrire piccoli doni per “grazia ricevuta”, si sia perpetuato, in alcune confessioni religiose, dall’antichità fino ai giorni nostri.


Il curatore scientifico dello scavo, Jacopo Tabolli, ha evidenziato il valore del progetto anche in termini di innovazione metodologica e coinvolgimento accademico:
“La mostra nasce dal lavoro di un team multidisciplinare che, attraverso restauri e tecnologie avanzate, ha aperto nuove prospettive nello studio dell’antichità. Il dialogo tra reperti ottocenteschi e quelli appena scoperti ci permette di ricucire una narrazione interrotta e restituirla alla comunità scientifica e al grande pubblico”.
A completare ulteriormente il percorso, come già visto in altre mostre berlinesi degli ultimi anni, sono delle brochure con frasi immediate del tipo Was denkst Du? (cosa pensi?), Glaubst Du an göttlichen Schutz? (credi nella protezione divina?), che invitano il visitatore a partecipare attivamente con impressioni, pensieri e disegni. I risultati di queste interazioni con il pubblico sono esposti al termine della visita.
La mostra è accompagnata da un ampio programma di mediazione culturale, visite guidate, laboratori e da una guida bilingue (tedesco e inglese) edita da Schnell & Steiner.
Nica FIORI & Francesca LICORDARI Berlino 14 Settembre 2025
Die Bronzen von San Casciano. Eine Sensation aus dem Schlamm
James Simon Galerie, Bodestraße, Berlino
Dal 05.07.2025 al 12.10.2025, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18
Biglietto di ingresso: € 14,00; ridotto € 7,00.
NOTA
