“… finalmente in questa capitale del mondo!”, la storia del Museo Casa di Goethe a Roma in via del Corso

di Martina CITTADINI

Martina Cittadini  ha conseguiti la Laura Magistrale presso l’Università Roma 3, attualmente è dottoranda in storia dell’arte moderna presso la Sapienza Università di Roma, dove conduce le sue ricerche sul collezionismo artistico negli Stati preunitari. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con About Art.

Museo di Goethe, via del Corso, Roma

In una delle principali arterie urbane di Roma, frequentata da residenti e turisti, italiani e stranieri, al civico 18 di via del Corso si trova un piccolo museo: la Casa di Goethe. Un luogo che pochi conoscono, nonostante la sua posizione privilegiata.

Johann Wolfgang von Goethe, ritratto da J. K. Stieler nel 1828

Istituita nel 1997 su iniziativa dell’Associazione tedesca degli Istituti di Cultura Autonomi (AsKI), con sede a Bonn, la casa di Goethe è nata con l’intenzione di offrire uno spazio dedicato alla memoria della cultura tedesca dell’Ottocento e in particolare alla figura dello scrittore Johan Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 1749 – Weimar, 1832).

L’edificio, costruito nella seconda metà del Cinquecento, passò nelle rendite di diversi proprietari che lo affittarono a vari inquilini. Tra il 1601 e il 1604 ospitò, per esempio, il pittore Antiveduto Gramatica e la sua famiglia[1]. Nell’Ottocento divenne però il punto di riferimento per forestieri provenienti dall’area tedesca, tra cui lo stesso Goethe. Un disegno a penna e matita (1786-1787, Francoforte, Goethe-Museum, inv. la-kl 15003) mostra l’interno dell’appartamento romano, con i coniugi Collina, originari di Gallese, allora proprietari dell’immobile. Furono loro a concedere in affitto le stanze a Goethe, a Johann Heinrich Wilhelm Tischbein (1751-1829) e al pittore Friedrich Bury (1763-1823).

Fu a partire dal 1786 che Goethe, nato nel 1749 a Francoforte sul Meno, intraprese il suo viaggio in Italia, coronando un sogno coltivato fin dall’infanzia[2]. Dopo aver attraversato la penisola sotto lo pseudonimo di Filippo Miller, egli arrivò nella città eterna dove incontrò l’amico e pittore Tischbein. Furono anni pieni di emozioni, immortalate da Goethe nelle pagine di un diario prezioso, poi rielaborato nell’opera Viaggio in Italia[3].

Quando Goethe giunse a Roma era già una celebrità. Il successo ottenuto a Weimar a seguito della pubblicazione del romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, edito nel 1774, lo aveva consacrato protagonista nel panorama culturale europeo.

Roma divenne per lui lo scenario creativo di opere fondamentali, come Ifigenia, ispirata a Euripide ma rivisitata con nuova sensibilità. Il legame tra letteratura e arti visive si riflette anche nel celebre ritratto di Tischbein (1787, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut) (fig. 1), dove Goethe è effigiato nella campagna romana, accanto a un bassorilievo che raffigura l’incontro tra la figlia di Agamennone col fratello Oreste e l’amico Pilade[4], chiara allusione all’opera letteraria.

Fig. 1. Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, Johan Wolfgang von Goethe nella campagna romana, 1787, olio su tela, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut.

All’inizio dell’Ottocento la comunità dei Duetsch-Römer poteva vantare la presenza di pittori, poeti e diplomatici tedeschi[5]. Oltre a Goethe e Tischbein, soggiornarono a Roma Jakob Philipp Hackert (1737-1807), Friedrich Overbeck (1789-1869), i fratelli Riepenhausen e Joseph Anton Koch (1768-1839)[6]. La Casa di Goethe, unico museo tedesco in Italia, conserva la memoria di queste presenze e testimonia il loro contributo alla vita culturale della città.

La collezione del museo comprende dipinti, sculture e testimonianze grafiche ottocentesche, realizzate per lo più da artisti dell’Europa del nord, tra cui lo stesso Goethe[7]. Dal 2018 l’intero corpus è stato digitalizzato attraverso la collaborazione con la Biblioteca Hertziana Max Planck Institut, che ne ha reso possibile la consultazione online.

Il progetto di trasformare la Casa in un museo già nel 1982, quando venne finanziata una campagna di restauro coordinata da Cristoph L. Frommel. In prima battuta si pensò a un allestimento ottocentesco, ma le indagini rivelarono che gli interventi del 1833 avevano cancellato gran parte delle tracce del periodo di Goethe, fatta eccezione delle decorazioni dei soffitti, parzialmente conservate[8].

Con l’inaugurazione del 1997, l’appartamento fu adattato a museo: vennero introdotti sistemi di climatizzazione, vetri schermanti e un impianto di illuminazione adeguato[9].

L’allestimento rimase invariato fino al 2015, quando le sale furono rinnovate. Da allora, accanto alla collezione permanente, il museo ha intensificato le attività formative, cicli di esposizioni temporanee e conferenze, consolidando la propria funzione anche attraverso una biblioteca specializzata di oltre ottomila volumi[10].

Anche dal punto di vista della politica delle acquisizioni, il museo implementa la collezione tramite l’acquisto di opere di particolare interesse culturale al fine di arricchire il patrimonio e le attività di studio del museo. Ne è un esempio l’acquisto del 2018 di una veduta di Roma seguita da Friedrich Sickler (1773-1836), autore di una guida sulla campagna romana, oppure un disegno a seppia incorniciato eseguito da Christoph Heinrich Kniep (1755-1825), amico di Goethe e suo accompagnatore durante il viaggio in Sicilia, raffigurante Ulisse e Calipso[11].

Alcune delle sfide principali di una casa museo come questa riguardano la conservazione della collezione, l’accessibilità degli spazi e la capacità di dialogare con pubblici diversi. Anche se rimangono alcuni limiti strutturali, in particolare per l’accessibilità, ma il personale di impegna a rendere il museo sempre più inclusivo.

Oltre al percorso permanente, che documenta la presenza dei viaggiatori tedeschi a Roma nell’Ottocento, quattro sale sono dedicate alle esposizioni temporanee, a cadenza semestrale. Dal 2020 al 2025 se ne sono contate undici, tra cui quella inaugurata il 12 marzo 2025 dedicata a Ingeborg Bachmann (1926-1973), poetessa d’origine austriaca legata a Roma.

Dal 2012, inoltre, il secondo piano ospita il fondo librario della Biblioteca degli Artisti Tedeschi (Deutchscher Künstlerverein). Quest’ultima nacque come associazione spontanea nel 1821, con sede presso Palazzo Poli a Roma, e attirò l’attenzione di importanti critici dell’Ottocento, quali Johann David Passavant e Gustav Friedrich Waagen. Una preziosa fotografia scattata da Ludovico Tuminello nella seconda metà dell’Ottocento testimonia l’allestimento interno di una sala del palazzo in stile orientale (fig. 2)[12].

Fig. 2. Ludovico Tuminello, Interno Deutscher Künstler-Verein, fotografia, Inv. 80271, Roma, Casa di Goethe. © Bibliotheca Hertziana – Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte. Foto Enrico Fontolan

La biblioteca si dotò di una struttura più definita a partire dal 1845 e rimase attiva fino alla Prima guerra mondiale. Questo nucleo costituisce una risorsa di rilievo per la storia della presenza tedesca a Roma nel corso dell’Ottocento, epoca in cui si tentò più volte di creare una biblioteca destinata alla comunità artistica tedesca, comprendente le

“opere migliori della storia dell’arte, traduzione dei classici, poeti tedeschi e i più testi più importanti della letteratura italiana” (fig. 3)[13].
Fig. 3. Sala della Biblioteca dell’Associazione Artisti Tedeschi, Roma, Casa di Goethe. Foto Martina Cittadini.

In conclusione, la casa di Goethe è custode di opere d’arte, libri e documenti rari. La sua unicità risiede nella capacità di raccontare esperienze, antiche e recenti, vissute da personalità tedesche nel contesto romano. Piccolo ma notevole, il museo conserva fondi culturali di grande interesse, in particolare il fondo librario, che aspettano di essere studiati adeguatamente, soprattutto attraverso il coinvolgimento della comunità scientifica. Rafforzare il dialogo con la comunità locale potrebbe essere una strategia chiave per promuovere e valorizzare quel filo della storia culturale che unisce la Capitale al mondo germanico.

Martina CITTADINI, Roma 7 Settembre 2025

NOTE

[1] “…finalmente in questa capitale del mondo!”. Goethe a Roma, a cura di Ursula Bongaerts-Schomer, Konrad Scheurmann, Roma 1997, 1, p. 85.
[2] Goethe in Italien, catalogo della mostra (Bonn, Wissenschaftszentrum 23 ottobre-30 novembre 1986; Düsseldorf, Goethe-Museum 22 febbraio-24 maggio 1987) a cura di Jörn Göres, Mainz 1986.
[3] Johan Wolfgang von Goethe, Il diario romano, a cura di Ebert Holber, Roma 1977.
[4] Rosanna Cioffi, Ut pictura poesis, riflessioni su Tischbein, Goethe e i compagni tedeschi tra Roma e Napoli, “Napoli nobilissima”, 3, 1, 2017, pp. 52-67.
[5] Friedrich Noack, Das Deutschtum in Rom seit dem Ausgang des Mittelalters, 2 voll., Stuttgart 1927.
[6] I Nazareni a Roma, catalogo della mostra (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma 22 gennaio-22 marzo 1981), a cura di Gianna Piantoni, Stefano Susinno, Roma 1981.
[7] Catalogo generale, a cura di Claudia Nordhoff, Roma 2017.
[8] Bongaerts-Schomer, “… finalmente in questa capitale del mondo!”, cit., pp. 96-98.
[9] Ivi, p. 101.
[10] Ivi, p. 96.
[11] Casa di Goethe, Relazione annuale 2018, https://casadigoethe.it/wp-content/uploads/2021/05/jahresbericht_2018_it.pdf (ultima consultazione 5/09/2025).
[12] Per un approfondimento su Tuminello si veda Benedetta Cestelli Guidi, Appropriazione e attribuzione della fotografia: il caso di Ludovico Tuminello (1824-1907), in Un patrimonio da ordinare: i cataloghi a stampa dei fotografi, a cura di Pierangelo Cavanna, Francesca Mambelli, Bologna 2019, pp. 195-221.
[13] Fonti d’ispirazione: biblioteche degli artisti tedeschi a Roma 1795-1915, a cura di Ulf Dingerdissen, Michael Thimann, Maria Gazzetti, catalogo della mostra (Roma, Casa di Goethe 28 febbraio 2020-20 settembre 2020), Bonn 2020, p. 23.