Filippo Maria Ferro ci ha lasciati; la scomparsa dello psichiatra e storico dell’arte nel ricordo di Marina Dell’Omo

di Marina DELL’OMO

Filippo Maria Ferro ci ha lasciati

È un vuoto assordante quello che si porta con sé la scomparsa di Filippo Maria Ferro (1941-2026).

Originario di Novara, studiò all’Università di Pavia, alunno del Collegio Borromeo. Neurologo, psichiatra e psicanalista di fama internazionale, coltivava al contempo la passione per la storia dell’arte, che aveva imparato a conoscere fin dalla gioventù in famiglia, dove era di casa Giovanni Testori. Quei primi incontri, poi alimentati da Marco Rosci, anch’egli novarese, lo avevano portato a fare di questa materia un secondo mestiere che correva parallelo a quello “ufficiale”, con intrecci particolari uniti anche alla sua straordinaria cultura letteraria e storica. La lunga permanenza romana, con la frequentazione degli ambienti intellettuali più aggiornati e raffinati della capitale, aveva rappresentato un passo ulteriore anche per gli studi storico artistici, con elementi nuovi che contribuivano ad arricchire la sua innata capacità di interpretazione.

I suoi interessi erano orientati principalmente alla storia dell’arte piemontese e lombarda, fedele ai primi apprendimenti, a cui non era stato estraneo anche il padre. Nel 1996 mi chiamò per comporre una sorta di “guida telefonica” della pittura novarese tra Sei e Settecento (La pittura del Sei e Settecento nel Novarese, 1996). Fu un lavoro fantastico che si svolse attraverso interminabili conversazioni, dove affioravano le sue passioni particolari: di tutti i pittori accolti nelle pagine di quel volume, Filippo Abbiati, di origini milanesi, era sicuramente il suo eletto, nei suoi avvii “tenebrosi”, alimentati dall’incontro con la pittura veneziana. Non a caso, 20 anni dopo, ebbe corso la monografia su questo artista che ci vide nuovamente affiancati, insieme a Sergio Monferrini, altro compagno di strada di Filippo, in tempi recenti (Filippo Abbiati regista del barocco in Lombardia, 2018).

Accanto all’Abbiati, spiccava Tanzio da Varallo, conosciuto nelle sue giovanili frequentazioni valsesiane e su cui coltivava l’idea di rimettere mano, nonostante tutti gli aggiornamenti che nel tempo erano stati fatti al riguardo. E ancora Antonio Pianca a cui Filippo seppe dare la giusta rivalutazione (Giuseppe Antonio Pianca, 2013). Ma gli interessi suoi spaziavano e coinvolgevano altri aspetti della cultura figurativa tra Piemonte e Lombardia. Di questi il volume sui compianti, curato con Renzo Dionigi, costituisce un esempio paradigmatico (Teatri del sacro e del dolore. I Compianti in Lombardia e Piemonte tra Quattro e Cinquecento, 2020).  Altri contributi confluiti in studi inediti sono rimasti nel cassetto, passati come sempre a noi amici per .un confronto, segno questo di grande umiltà.

Tra gli ultimi progetti c’erano gli atti della giornata di studi su Arcimboldo, tenutasi lo scorso anno a Pavia.

Uno dei suoi scritti più recenti fu la prefazione al volume sul collezionismo milanese curato dalla scrivente, Eugenia Bianchi e Sergio Monferrini (Collezionisti a Milano tra Sei e Settecento, 2026). La presentazione a Milano fu anche la sua ultima apparizione pubblica nella città, dove, con un discorso intriso di affetto e ricordi, ci consegnò il suo testamento spirituale. Sarà un compito impegnativo ma doveroso darne seguito.

Marina DELL’OMO  27 Ottobre 2026