Ai confini dell’Impero: i misteri di Mitra lungo il Danubio ad Aquincum presso Budapest

di Francesca LICORDARI

Ai confini dell’Impero: i misteri di Mitra lungo il Danubio ad Aquincum presso Budapest

Le foto sono dell’Autrice

Nel II secolo d.C., sotto l’imperatore Traiano, l’Impero romano raggiunse la sua massima espansione. Lungo i suoi confini correva il limes, una linea di frontiera fatta di strade, torri, insediamenti e, in alcuni territori, vere e proprie fortificazioni. Qui i soldati trascorrevano lunghi anni lontano dalle proprie terre d’origine, vivendo a contatto con popolazioni, lingue e tradizioni diverse. E, insieme alle armi e all’equipaggiamento, portavano con sé le proprie abitudini, credenze e culti.

È proprio lungo la frontiera che incontriamo uno dei culti più affascinanti dell’Impero romano: quello di Mitra. D’altronde questa divinità, di origine persiana, riscosse grande successo in ambito militare, poiché il dio era associato alla fedeltà, ai giuramenti e al rispetto delle promesse. A lui si appellavano i soldati con la speranza di poter ritornare a casa sani e salvi.

Una delle città romane di confine più significative lungo il Danubio è Aquincum, l’odierna Óbuda, in Ungheria, a due passi da Budapest, capitale della Pannonia Inferior. L’insediamento antico ha restituito importanti testimonianze della vita quotidiana e del culto mitraico.

1_Veduta del Danubio a Budapest
2_Veduta degli scavi di Aquincum

Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce una città romana completa, con spazi pubblici come il foro e le terme, edifici per spettacoli – abbiamo addirittura due anfiteatri – abitazioni private con ricche decorazioni a mosaico e numerosi luoghi di culto.

3_Veduta degli scavi di Aquincum
4_Impianto termale ad Aquincum
5_Mosaico pavimentale

Allora, come ancora oggi, l’abbondanza di sorgenti termali rappresentava una delle caratteristiche più importanti dell’area: è proprio la ricchezza delle sue acque minerali ad aver fatto di Budapest, molti secoli dopo, la “capitale delle terme”.

Grazie al rinvenimento di numerosi reperti a tema mitraico si è capito che il culto della divinità iranica potesse essere particolarmente diffuso nella zona e si è arrivati con gli scavi del 1888 all’identificazione di un luogo sacro, quello di Marco Antonio Vittorino, un magistrato locale che si fece costruire un mitreo accanto alla sua casa. Le scoperte successive porteranno a riconoscere tra l’area civile e quella del castrum ben cinque santuari dedicati a Mitra e una serie di reperti connessi con il culto, una concentrazione che rende Aquincum uno dei centri più importanti per lo studio di questo culto nell’Impero romano, secondo solo a Roma e Ostia. Sembra addirittura che ogni quartiere dovesse avere il suo mitreo. Tre di questi suggestivi ambienti sono stati restituiti alla fruizione pubblica, offrendo un viaggio immersivo nel cuore dei misteri di Mitra.

6_Mitreo di Marco Antonio Vittorino

Nella c.d. Casa del Legionario il mitreo del III secolo d.C. si presentava a forma di grotta (speleum), per ricordare il contatto con la natura e il luogo di nascita del dio, con podi su entrambi i lati e pareti dipinte: sul lato occidentale del muro settentrionale erano rappresentate scene della vita di Mitra, mentre la tauroctonia è andata perduta. L’apparato decorativo è stato ricomposto all’interno del nuovo Museo degli Scavi.

7_Ricomposizione del Mitreo della Casa del Legionario nel Museo

Tra le immagini affrescate, che ricordano in parte quelle dei mitrei dipinti laziali (quello di Marino e quello Barberini a Roma), affiorano i momenti salienti della vita del dio, quali il sogno di Crono-Saturno relativo alla nascita di Mitra; la nascita vera e propria dalla roccia, tant’è che il dio viene appellato petrogenitus; la presentazione degli aspetti di Mitra connessi alla fertilità, alla natura e alla vegetazione (Mithras Frugifer).

Dal lato meglio conservato sono visibili dal basso verso l’alto Mitra che cavalca il toro, il Sole che si inginocchia davanti alla divinità dopo essere stato sconfitto, Mitra che regge la testa del toro davanti al dio Sole inginocchiato e la loro stretta di mano; i due dadofori, Cautes e Cautopates, che reggono sopra le loro teste la pelle del toro sconfitto; l’ascesa di Mitra al cielo sul carro solare e il banchetto cultuale e sacrificale alla presenza delle sette divinità planetarie.

8_Il Sole si inginocchia davanti a Mitra e stretta di mano tra i due
9_I dadofori e ascesione di Mitra sul carro solare

D’altronde, oltre all’episodio più noto della storia di Mitra, l’uccisione del toro cosmico per la salvezza dell’umanità (tauroctonia), che si verifica grazie al sangue del toro che tocca terra, vi sono altri momenti fondamentali, quali lo scontro tra Mitra e il Sole, che vede la vittoria del primo con la successiva alleanza tra i due, sancita simbolicamente da una stretta di mano. E l’appellativo di Mitra diventerà non a caso Sol invictus. Solo dopo aver compiuto la sua missione sulla terra, il dio ascende al cielo sul carro solare.

Sono numerosi i punti di contatto, almeno sul piano simbolico, tra la religione mitraica e il cristianesimo: tra questi il sacrificio salvifico e la nascita di Mitra collocata intorno al solstizio d’inverno, in corrispondenza del 25 dicembre.

Nel mitraismo vi è inoltre il collegamento con l’astronomia: i gradi iniziatici sono sette, come del resto i corpi celesti all’epoca conosciuti. E ognuno di questi protegge un livello della scala che il fedele doveva percorrere nel suo cammino mitraico fino a diventare “pater”, ovvero padre, una sorta di sommo sacerdote, che normalmente era a capo della comunità di un santuario.

Il mitreo più celebre e imponente di Aquincum è senza dubbio quello di Symphorus. Al momento dello scavo, il santuario conservava gran parte degli arredi rituali ancora nella loro collocazione originale. Tra i reperti più suggestivi figurano i frammenti della statua di culto principale — intenzionalmente distrutta durante le prime persecuzioni antipagane — alla cui base un’iscrizione ha permesso di restituire il nome del dedicante e del mitreo stesso.

La scoperta di questo edificio avvenne nel 1941 a opera dell’archeologo ungherese Tibor Nagy, durante gli scavi di emergenza nel corso della Seconda Guerra mondiale. Purtroppo abbiamo solo una scarsa documentazione grafica su questi scavi e poche fotografie di buona qualità. Il mitreo rimase all’aperto per anni; la vicinanza di un poligono militare fece sì che l’area rimase isolata dal resto della città e il mitreo abbandonato a sé stesso, ricoperto da vegetazione infestante. Solo alla fine degli anni ’90 si poté procedere con il recupero e la valorizzazione delle strutture, che hanno portato nel 2000 a una prima ripulitura e in seguito, negli anni 2017-2018, alla realizzazione di una copertura che potesse proteggerlo. È stato così possibile procedere con la ricostruzione delle pareti e degli interni.

10_Musealizzazione del Mitreo di Symphorus

Nel mitreo sono state riconosciute due fasi costruttive, dalla planimetria simile: nella prima l’edificio aveva una pianta rettangolare orientata da est a ovest di dimensioni di m 18×7 ed era un po’ più piccolo rispetto a quella successiva. L’aspetto era quello tradizionale, con i lunghi podi sui lati e delle camere antecedenti lo speleum mitraico, normalmente luoghi destinati ai fedeli ancora non iniziati, e un apparatorium, una sorta di sacrestia destinata alla conservazione degli oggetti cultuali. Il mitreo doveva essere stato costruito già prima del 194 d.C., quando alla città fu concesso il rango di municipium, con una datazione all’età antonina (160-170 d.C.), che corrisponde al momento in cui il culto di Mitra riscuote grande successo nel mondo romano.

Il grande sviluppo della capitale della Pannonia Inferior si ebbe sotto la dinastia severiana all’inizio del III secolo d.C., quando la città ebbe un aumento significativo della popolazione. È proprio a questo periodo che possiamo ricondurre la seconda fase costruttiva del mitreo: il santuario venne dotato di un portico e di un pronao di accesso, mentre scomparve l’apparatorium.

Lo schema dell’ambiente sacro rimase sostanzialmente invariato con i caratteristici podi laterali destinati ad accogliere, durante i banchetti rituali, i fedeli, che consumavano il pasto in posizione sdraiata. Durante queste cerimonie avvenivano sacrifici di animali di piccola taglia, soprattutto polli e ovini, mentre non si ripeteva l’uccisione primordiale del toro, che era alla base di tutta la religione.

Per quanto riguarda il gruppo della tauroctonia è stato possibile procedere con la sua ricostruzione, nonostante l’esiguo numero di frammenti. Sono originali la testa del toro, il petto, la zampa anteriore sinistra, come pure la parte posteriore dell’animale con la coda desinente in tre spighe di grano, mentre della figura del dio rimangono la faccia, il pugnale, il ginocchio sinistro, la parte inferiore della gamba destra e il mantello. In questa immagine manca il corvo, che di solito compare come messaggero, così come pure il cratere e il leone. L’assenza degli ultimi due è distintiva delle raffigurazioni di tipo pannonico-italico. Il cane, che personifica la costellazione del Canis minore, lecca il sangue che sgorga fuori dalla ferita dell’animale; il serpente rappresenta la costellazione dell’Idra, mentre lo scorpione, che attanaglia i testicoli del toro, quella omonima. L’immagine è completata dai due dadofori laterali, Cautes e Cautopates, che alludono alla costellazione dei Gemelli. Tracce di rosso sul mantello del dio, a simboleggiare il colore del sangue, attestano che l’immagine doveva essere caratterizzata da una vivace policromia. Rosso doveva essere anche il pileus, il tipico berretto frigio a punta indossato dalla divinità.

11_La tauroctonia del Mitreo di Symphorus

L’importanza del Mitreo di Symphorus è data anche dalla straordinaria conservazione del corredo di culto (paraphernalia). Tra i reperti principali compaiono sette piccoli altari votivi (il numero sembrerebbe alludere ai corpi celesti), dodici sfere di pietra (come 12 sono i segni zodiacali), pigne fittili, lucerne a olio e un vaso a tre manici. L’insieme doveva costituire presumibilmente un deposito di strumenti sacri da utilizzare nel corso delle cerimonie. All’accesso del vano liturgico si trovava un bacino in pietra che veniva riempito di acqua per le purificazioni rituali, mentre l’abbondante ceramica rinvenuta testimonia lo svolgimento dell’agape.

12_Oggetti votivi esposti all’ingresso del Mitreo di Symphorus

Come abbiamo visto il mitraismo delle province pannoniche e danubiane presenta una forte componente astronomica e cosmologica. In aggiunta il viaggio del Sole può essere interpretato attraverso quattro momenti fondamentali, corrispondenti al ciclo delle stagioni: la tauroctonia è stata collegata alla primavera e alla rinascita della natura; il Fons Perennis, la “sorgente perenne”, della quale è stata trovata una dedica nel mitreo di Vittorino, richiama la fertilità e il rinnovarsi della vita; il Transitus Dei, il passaggio del dio, è stato messo in relazione con l’autunno; la nascita di Mitra dalla roccia, infine, può essere associata all’inverno e alla rinascita che prepara il nuovo ciclo.

Francesca LICORDARI  30 Agosto 2026