di Marco FIORAMANTI
Roma, Teatrosophia
VOYEURS
di Luigi Amendola
regia e drammaturgia musicale Mauro Toscanelli
con Fabio Fantozzi, Masaria Colucci, Francesco Perinelli, Titti Cerrone, Massimo Napoli, Adriano D’Amico, Roberta Bobbi e Valentina Rancini
produzione Melanchòlia Teatro
fino a domenica 1° novembre
PERFETTI SCONOSCIUTI
Torna in scena al Teatrosophia di Roma, a trent’anni dalla stesura del testo di Luigi Amendola, lo spettacolo Voyeurs, una pièce bekettiana, spietata indagine sulla condizione umana, anticipatoria dell’attuale abbrutimento sociale.
Anni ’90, periferia di New York (o di qualunque metropoli statunitense), esterno giorno. L’andirivieni indifferente dei passanti viene interrotto dalla sagoma di un uomo sul cornicione del trentatreesimo piano, pronto a gettarsi nel vuoto. Sette persone, incrociandosi casualmente, restano impassibili davanti all’evento che potrebbe finire in tragedia. È un’anziana signora (una virtuosa Masaria Colucci) a dare l’allarme. Disperata, si rivolge all’homeless (spassosissimo Fabio Fantozzi) che dorme lì vicino, sul marciapiede, avvolto nella sua coperta, ma i fumi dell’alcool annebbiano la mente di quest’ultimo.

Il giornalista (l’incontenibile Francesco Perinelli), carico di cinismo, disposto a tutto pur di fare lo scoop dell’anno, è pronto a prendere nota. Entrano poi in gioco, ciascuno chiuso nella propria individualità, una prostituta (la dirompente Titti Cerrone), un vigile del fuoco inefficiente (Adriano D’Amico) e una volontaria (Roberta Bobbi). Nessuno, tra i passanti, intende davvero salvare l’uomo e l’evento tragico si trasforma in uno spettacolo.
A rompere gli schemi è l’apparizione fantastica e austera del domatore del circo (un esilarante Massimo Napoli) in giacca a frac rosso acceso, cilindro, papillon e frusta. Sarà lui a introdurre l’immagine allegorica total black della morte (magnificamente austera Valentina Rancini), immagine muta quanto potente posta ad avvalorare la tragedia.

Un’analisi socio-psicologica della società contemporanea diretta da Mauro Toscanelli con grande equilibrio tra i personaggi nel loro simbolico, vuoto, “clownesco”, essere sé stessi.
Marco FIORAMANTI Roma 29 Ottobre 2026
