Marina Ortona 12-08-2026
Zio Pippo, Zia Pippa e Pipino
Come nasce un’idea? A volte per caso, in un momento in cui ci si annoia, o in un momento in cui si cerca qualcosa.
Mancava poco alla fine dell’anno e non avevo davanti a me sufficiente tempo per poter creare una scultura in argilla, da asciugare lentamente, da cuocere. E così, davanti ad un armadio pieno di strumenti di lavoro, presa dalla solita curiosità, cominciai a tirare fuori spatole, corde di varia grossezza, maschere, chiodi, calibri, lana d’acciaio, rondelle. Li appoggiai alla rinfusa per terra e, dopo aver finito di sceglierli, creai un volto buffo, simpatico, che forse poteva far pensare, come mi dissero più in là, alle opere dell’artista Enrico Bai che all’epoca io non conoscevo.
Feci una lastra un po’ alta di argilla bianca di bassa temperatura e impressi in essa gli strumenti scelti per quel “ritratto” ironico. Poi, li tolsi con molta delicatezza, cercando di non rovinare il disegno che avevo creato. Appoggiai sui quattro lati della lastra delle tavole di legno, su cui avevo passato due mani di sapone di Marsiglia, come distaccante. E poi feci una colata di gesso. La reazione chimica con cui si forma il gesso è affascinante. È necessario spolverare il gesso nell’acqua, come se fosse farina gettata dall’alto. Una volta saturata l’acqua col gesso, si aspetta qualche minuto per dare il tempo alle molecole delle due parti di conoscersi e comunicare. Solo dopo, con la mano, si mescola il tutto e i due ingredienti formano un tutt’uno. Ho versato il gesso sulla lastra impressa e, prima che il gesso solidificasse, ho messo sulla superficie finale un po’ di paglia, come a creare una specie di armatura e rendere la lastra più solida, legata. Ho agitato il tavolo su cui ho poggiato il tutto, per far salire in superficie le bolle d’aria. La reazione chimica del gesso, essendo appunto una reazione, produce calore. Quando non si sente più calore, vuol dire che il processo è terminato e si è ottenuto il gesso. Si aspetta un po’ di tempo ancora prima di staccare il legno e liberare finalmente il gesso dalla sua costrizione.
La lastra di Zio Pippo presentava una superficie color seppia, dovuta al colore dell’argilla. E così ho pulito con una lametta tutte le parti che non erano state impresse e che dovevano essere lo sfondo bianco su cui far risaltare gli strumenti che caratterizzavano il volto.
Fu così che nacque Zio Pippo.
Da lì fu breve la decisione di creare Zia Pippa, la moglie di zio Pippo, e il loro figlio Pipino, che ovviamente aveva un po’ i caratteri dell’uno e i caratteri dell’altra.
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