“Chi ora ti fugge, presto t’inseguirà … chi non ti ama, pure controvoglia, / presto ti amerà”. Al Parco Archeologico del Colosseo “Saffo. Lo spirito della poesia” (fino al 31 Gennaio)

di Nica FIORI

“C’è chi dice che la cosa più bella / sopra la terra scura sia una schiera / di cavalieri, altri di fanti, altri di navi. / Io, ciò che si ama. (…)”.

Sono versi come questi che hanno reso Saffo una delle figure più popolari della lirica greca arcaica, somma poetessa dell’amore (e non solo), tanto da essere stata definita “Decima Musa” in un epigramma dell’Antologia Palatina attribuito a Platone. E proprio nel Parnaso, dimora delle Muse e di Apollo, è stata raffigurata da Raffaello nella Stanza della Segnatura (Musei Vaticani).

1 Ingresso alla mostra

La mostra “Saffo. Lo spirito della poesia”, ospitata nelle Uccelliere Farnesiane del Palatino dal 15 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, pur non essendo di ampie dimensioni, riesce a evocare la figura  della poetessa di Lesbo (vissuta tra il VII e il VI secolo a.C.), il suo mito e l’interpretazione che ne hanno dato diversi artisti, grazie alla curatela di Silvia Romani (prof.ssa di Mitologia, Religioni del mondo classico e Antropologia del mondo classico nell’Università Statale di Milano) e a un allestimento in parte immersivo, pensato sulle tracce dei paesaggi legati a Saffo, con la musica, il cielo notturno, il tuffo nel mare e le amate rose.

Dopo la mostra dedicata dal Parco Archeologico del Colosseo alla mitica Penelope, ospitata in parte negli stessi spazi, questa volta viene indagata una figura storica, ma assurta nel tempo a personaggio leggendario e popolare, in realtà molto misterioso. Afferma a tale proposito il direttore del PArCo, Simone Quilici, nel suo testo di presentazione (catalogo Electa):

“Vi sono figure che appartengono alla storia e altre che, pur nate nella storia, sembrano sottrarsi ai suoi confini. Saffo è tra queste. Di lei possediamo poche certezze, molti frammenti e una memoria immensa. È un paradosso solo apparente: talvolta ciò che il tempo ha spezzato acquista una forza maggiore di ciò che ha conservato integro. I frammenti chiedono di essere interrogati, ricomposti, immaginati. E così è avvenuto per Saffo lungo venticinque secoli”.
2 Allestimento mostra Saffo

In effetti, come per altri autori antichi, di Saffo sappiamo molto poco e quel poco lo ricaviamo per deduzione dai frammenti delle sue liriche e da alcune notizie biografiche riportate da autori di epoca alessandrina. Era nata in una famiglia aristocratica dell’isola di Lesbo, probabilmente a Ereso (o a Mitilene), dove dirigeva un thiasos, un’associazione educativa e religiosa per giovani fanciulle, alle quali insegnava musica, poesia, danza e buone maniere, preparandole al matrimonio sotto la protezione di Afrodite.

Alcune ceramiche apule a figure rosse, databili al V-IV secolo a.C., propongono in mostra scene di corteggiamento e di matrimonio e dalla stessa area proviene una statuetta in terracotta policroma raffigurante una suonatrice di cetra (II secolo a.C., Museo Archeologico Nazionale di Taranto), mentre un’erma in marmo bianco, proveniente dai Musei Capitolini, copia romana di un originale greco del V secolo a.C., presenta l’iscrizione in lettere greche SAPFO ERESIA, alludendo alla sua città di origine. Ma, ovviamente, il suo volto è di fantasia, così come il noto affresco di Pompei (I secolo d.C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli), pure in mostra, che raffigura un’elegante giovane donna con lo stilo in mano e la tavoletta di cera, nell’atteggiamento concentrato di chi si accinge a scrivere.

3 Ceramiche apule a figure rosse, V- IV secolo a.C
4 Erma con Saffo, Musei Capitolini

A Mitilene Saffo dovrebbe aver conosciuto l’altro celebre poeta di Lesbo, Alceo, che l’avrebbe immortalata con parole lusinghiere: “Crine di viola, eletta, dolceridente Saffo”. La tradizione antica ipotizzò un legame sentimentale tra i due, che in un kalathos (vaso a forma di cesto) attico a figure rosse, databile intorno al 470 a.C. e attribuito al Pittore di Brygos, purtroppo non in mostra, sono raffigurati insieme con le rispettive cetre. La poetessa ebbe tre fratelli, un marito e una figlia, Cleide, alla quale dedicò dolcissimi versi; sappiamo anche che, per motivi politici, andò con la sua famiglia esule in Sicilia in un periodo compreso tra il 604 e il 594 a.C., quando l’isola era sconvolta da feroci lotte civili e regimi oligarchici.

Appare invece leggendaria la storia secondo la quale, innamoratasi perdutamente del giovane Faone, si sarebbe gettata dalla rupe di Leucade (sul Mar Ionio), perché non corrisposta. Eppure è proprio questo suo presunto suicidio uno dei motivi prediletti in ambito letterario (per es. Ovidio nelle Eroidi e Leopardi nell’Ultimo Canto di Saffo), nella musica (per es. Charles Gounod, autore dell’opera Sapho su libretto di Emil Augier) e tra gli artisti. In mostra troviamo, in particolare, Saffo sulla rupe di Leucade di Luigi Lolli (Anni 60 del XIX secolo, olio su tela, AUSL Romagna) e La morte di Saffo di Gustave Moreau (1876, Musée d’art et d’Histoire de Saint-Lô), il pittore simbolista cui si devono diversi quadri sul tema.

5 Luigi Lolli, Saffo sulla rupe di Leucade, AUSL Romagna
6 Gustave Moreau, Morte di Saffo

Ricordiamo ancora un bronzo del 1882 della scultrice Adelaide Pandiani Maraini, proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che la raffigura con i capelli al vento e il seno scoperto.

7 Adelaide Pandiani Maraini, Saffo; GNAMC Roma

Il tuffo è evocato anche attraverso una proiezione immersiva, visiva e sonora. Tra le immagini scorrono quelle della Basilica sotterranea di Porta Maggiore a Roma, che conserva il più importante ciclo di stucchi di età augustea a soggetto mitologico. Nell’abside è raffigurata proprio Saffo, con in mano la cetra, mentre sta per lanciarsi dalla rupe, sospinta da un erote, alla presenza di Apollo e di un giovane, da identificare in Faone. La divinità marina Leucotea, o forse un Tritone, stende un drappo per accoglierla. Il tuffo è un simbolo di rinnovamento e può essere inteso in questo caso come il passaggio all’immortalità, visto che la basilica (probabilmente frequentata da un gruppo neopitagorico) doveva essere adibita al culto di qualche religione iniziatica legata al mondo ctonio, testimoniata anche dalla presenza di altri stucchi con scene di rapimento (tra cui quello di Ganimede che viene portato nell’Olimpo), nelle quali si può vedere un’allusione alla sorte dell’anima liberata dai vincoli della morte.

Oltre al tuffo, viene evocata la luna, in particolare in un dipinto ottocentesco di Filippo Palizzi, in quanto la luna, legata a diverse divinità femminili del Mediterraneo antico, contribuisce ad amplificare la dimensione contemplativa e notturna della poetica di Saffo, non solo con la sua presenza luminosa, che cela quella degli altri astri, ma anche quando è già sparita e lei giace sola nel suo letto.

Un dipinto di Pelagio Palagi, intitolato Saffo e Rodope abbracciate (1808, olio su tela, Bologna, Museo d’arte moderna), raffigura, invece, la poetessa tra le braccia di una donna, secondo il pensiero diffuso che nel tiaso di Lesbo si instaurassero rapporti omoerotici femminili, tanto che quel tipo di relazione sarà poi chiamata “lesbica”, o “saffica”.

8 Pelagio Palagi, Saffo e Rodope abbracciate

Nei frammenti poetici pervenuti Saffo ci fa sapere anche i nomi di alcune sue allieve, del dolore nel momento dell’addio e del ricordo dei bei momenti passati insieme, ma ci fa percepire anche il tormento d’amore nei confronti di un uomo.

Il mondo poetico di Saffo è incentrato sull’amore, e in questo segna un superamento dell’epica e dell’elegia ionica. Se per Esiodo, l’autore della Teogonia, gli dei hanno tenuto nascosto ciò che spinge gli uomini a vivere, lei lo rivela: per lei Eros e Afrodite non sono più divinità primordiali, ma potenti forze immanenti nel mondo e nello spirito umano.

Questa nuova spiritualità è evidente nella raffinatissima Ode ad Afrodite, l’unica che ci è giunta integra. Nel momento in cui Saffo si rivolge alla dea dell’amore, i confini tra cielo e terra si annullano e la dea arriva sul suo carro d’oro, condotto da veloci passeri, per portare sollievo alla poetessa e promettere il suo aiuto, tanto da arrivare a dirle:

“Chi ora ti fugge, presto t’inseguirà, / chi non accetta doni, ne offrirà, / chi non ti ama, pure controvoglia, / presto ti amerà”.

È una poesia sapientemente costruita la sua, nuova e ardita nel mettere la divinità e la creatura umana sullo stesso piano d’intimità e di solidarietà, come si usa tra amiche. Nel frammento del canto del Giardino d’Afrodite la dea appare, invece, in perfetta armonia con la natura rigogliosa, tra meli, incensi, mormorio d’acqua, ombre di rose, fiori di loto, aneti, in un giardino dove dispensa copiosamente in auree coppe “nettare e gioia”.

9 Allestimento mostra Saffo

Gli antichi letterati e filosofi furono concordi nell’ammirare la grandezza poetica di Saffo: pensiamo allo sconvolgimento dei sensi e delle membra, mirabilmente descritto in un’ode riportata dall’Anonimo del Sublime e in seguito ripresa pari pari da Catullo. Del saggio Solone si racconta che, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava solo due cose: impararlo a memoria e morire. Episodio che ha ispirato il primo dei Poemi conviviali di Giovanni Pascoli, intitolato Solon (composto nel 1895), che in un certo senso fa rivivere la poesia di Saffo in questi versi:

“Splende al plenilunïo l’orto; il melo / trema appena d’un tremolio d’argento… / Nei lontani monti color di cielo / sibila il vento. / Mugghia il vento, strepita tra le forre, / su le querce gettasi… Il mio non sembra / che un tremore, ma è l’amore, e corre, / spossa le membra!”.

Ed è sempre in questo poema che egli riprende il motivo dell’immortalità del poeta:

“E il poeta, finché non muoia l’inno, vive, immortale”, riferendosi in questo caso a “Saffo la bella”.

Il secondo padiglione delle Uccelliere è dedicato alla leggenda di Saffo, alle sue sopravvivenze e metamorfosi dall’Ottocento, come nel caso del dipinto del 1865 di Federico Faruffini, proveniente da una collezione privata di Milano, agli immaginari vittoriani, alle estetiche liberty e decò, fino alle reinvenzioni della cultura pop.

10 Allestimento mostra Saffo nel II padiglione

La poetessa diventa icona, musa, figura moderna, in un elegante allestimento che presenta al centro “L’uovo di Saffo” di Alda Merini ed Enrico Baj (1999-2000), un’opera che richiama con un uovo di struzzo il mito dell’uovo primordiale, inteso come origine della vita e ricettacolo di germinazione poetica, e allo stesso tempo presenta frammenti della poesia di Saffo rielaborati dalla Merini. Possiamo ammirare, tra le altre cose, “Lo specchio di Saffo”, creato da Ettore Sottsass nel 1998 e oggetti di design come le lampade del 1966 “Saffo” e “Lesbo” di Angelo Mangiarotti.

Ci si immerge poi in un giardino artificiale e interiore, con immagini fotografiche, che richiamano il clima dei giardini ottocenteschi e delle prime mitologie femminili moderne, e con due diorami polimaterici ispirati ai frammenti saffici, realizzati ad hoc per questa mostra da Patrick Jacobs, Eros Shook My Mind e Stung With Love. Il tutto accompagnato da un profumo di rosa (il fiore sacro ad Afrodite) che si diffonde nell’ambiente.

11 Julia M. Camerun, Stampe all’albumina ottocentesche 1865, Victoria and Albert Museum
12 Un diorama di Patrick Jacobs del 2026

Le due Uccelliere Farnesiane, sospese tra i resti di età romana e lo scenografico giardino realizzato dai Farnese a partire dalla seconda metà del Cinquecento, cui è subentrato nel Novecento il roseto impiantato dall’architetto – archeologo Giacomo Boni (da poco rinnovato), si propongono come spazi ideali non tanto per restituire Saffo nella sua complessità – impresa impossibile, secondo le parole della curatrice – quanto una visione stratificata di ciò che gli artisti hanno visto in lei, dall’antichità fino ai nostri giorni.

Nica FIORI  Roma, 25 OTTOBRE 2026

“Saffo. Lo spirito della poesia”

Uccelliere Farnesiane sul Palatino

Dal 15 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

La mostra è visitabile tutti i giorni con il biglietto del Parco Archeologico del Colosseo (Colosseo, Foro Romano e Palatino), tranne le prime domeniche del mese, il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Info: www.colosseo.it