“Quando il Sindaco mi disse: ‘Tu vai lì e studia!'” La famiglia Chigi, gli studiosi, le istituzioni, i collezionisti: la ‘summa’ di un lavoro trentennale nel volume di F. Petrucci presentato Il prossimo Sabato 24 presso la Sala Maestra di Palazzo Chigi in Ariccia

P d L

Il prossimo Sabato 24 presso la Sala Maestra di Palazzo Chigi in Ariccia viene presentato il volume “Palazzo Chigi in Ariccia. Arti decorative, mobilia, sculture”, di Francesco Petrucci (con la collaborazione di Sofia Lurenti). Interverranno: Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani Enrico Colle, direttore del Museo Stibert di Firenze Dario Del Bufalo, architetto.

Abbiamo posto all’Autore alcune domande su ll’ultimo lavoro -probabilmente il più importante-  che Francesco Petrucci ha dedicato al Palazzo divenuto simbolo della sua città

– Sabato prossimo viene presentato il tuo ultimo volume Palazzo Chigi in Ariccia / arti decorative, mobilia, memorabilia, sculture, con la collaborazione di Sofia Laurenti, Gangemi Editore International, Roma 2026. Si tratta, credo, del tuo lavoro più importante perché riassume anni ed anni di impegno dedicati alla valorizzazione del Palazzo; la prima domanda è come è iniziato tutto questo?

R: Sono entrato in quel palazzo quando avevo vent’anni e praticamente non ne sono mai uscito. Tutto è iniziato come studente della facoltà di architettura, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, prima con un rilievo del cortile interno nel corso di restauro dei monumenti del prof. Gaetano Miarelli Mariani, poi con una tesi di laurea di restauro sul palazzo, relatore il prof. Sandro Benedetti.

Giulio Cerruti, Prospetto interno del Palazzo Savelli (1661 ca.). Biblioteca Apostolica Vaticana, archivio Chigi, n. 24940 (da F. Petrucci, Palazzo Chigi ad Ariccia, 1984)

Già all’epoca iniziai a frequentare l’archivio Chigi, dal 1944 in deposito presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Successivamente, dopo la pubblicazione del libro Palazzo Chigi ad Ariccia (1984), fui inserito come consulente nella commissione comunale che si occupava della trattativa con il principe Agostino Chigi per il suo acquisto, avvenuto il 29 dicembre 1988 con finanziamento dello Stato. Da allora me ne fu affidata la direzione, al fine di predisporre un inventario dettagliato di tutto quello che era conservato nella dimora e in vista dell’esecuzione imminente dei lavori di restauro, alla cui progettazione avevo partecipato, avendo vinto il concorso di dirigente dell’ufficio tecnico comunale.

In effetti questa pubblicazione è il risultato di circa quarant’anni di studi e di ricerche archivistiche, ma anche di contatti umani, con studiosi e specialisti in vari settori, collezionisti ed esponenti dell’aristocrazia, a partire naturalmente dai Chigi. Negli anni, soprattutto dopo l’acquisto del palazzo, ho recepito informazioni disparate sugli allestimenti delle dimore storiche, anche relative a oggetti d’uso che un tempo erano comuni, parte della vita delle grandi famiglie, ma che poi sono diventati estremamente rari.

Oggi credo di aver raggiunto la maturità per dare alle stampe un lavoro multidisciplinare come questo, un impegno che non avrei potuto portare a compimento nemmeno pochi anni fa. Ci sono voluti tanti anni di esperienze e conoscenze sedimentate e accumulate direi giornalmente.

A Sofia Laurenti, storica dell’arte e vincitrice di un dottorato presso l’Università degli Studi di Tor Vergata, avente per oggetto l’allestimento delle dimore nobiliari romane, si deve l’eccellente lavoro di catalogazione per tipologie di tutte le opere conservate nel palazzo.

– Palazzo Chigi è stato acquisito dal 1988. Da giovane architetto hai dovuto affrontare nel tuo lavoro di recupero e valorizzazione innanzitutto la famiglia Chigi; ci puoi chiarire quali sono stati i rapporti con loro? Ci sono stati momenti di difficoltà che hai dovuto superare? E adesso, i rapporti continuano? (la domanda nasce perché non ricordo esponenti della famiglia presenti agli eventi promossi nel museo).

Sigismond Meyer de Schauensee, Ritratto del principe Mario II Chigi in veste di Maresciallo del Conclave, Ariccia, Palazzo Chigi, inv. 1241

R: La popolazione di Ariccia ha sempre avuto relazioni di affetto e di stima con casa Chigi, cui si devono tanti servizi pubblici elargiti alla città, dall’Ospedale ortopedico, alla prima farmacia, alle scuole, compreso il passaggio ai contadini di centinaia di ettari delle loro tenute, senza avere mai contrasti. L’ultimo atto è stato la cessione al Comune a condizioni estremamente favorevoli del palazzo con tutto il suo arredamento, del parco, delle casine berniniane sulla piazza di Corte e degli orti nella vallata. A riguardo il parroco di Ariccia, don Antonio Salimbeni, ha organizzato per il 1° novembre una messa solenne in suffragio dei defunti di casa Chigi. I miei personali rapporti con la famiglia sono sempre stati ottimi, sin dall’inizio, quando il principe Agostino Chigi (Ariccia 1929 – Porto Ercole 2002) mi ricevette da studente, consentendomi di accedere nel palazzo per effettuare i rilievi necessari alla tesi di laurea, sempre accompagnato dal custode. Dopo l’acquisto pubblico, presi contatto con tutti gli altri esponenti della famiglia, soprattutto il principe Mario Chigi, attuale capofamiglia, e il figlio Flavio, che già conoscevo. Ma anche con tutti i parenti, dagli Incisa della Rocchetta, ai Nasalli Rocca, ai Bisleti, ai Grisi della Piè, ai Sayn-Wittgenstein in Germania, tanto che abbiamo ricevuto alcune donazioni di ricordi e cimeli familiari da parte di essi.

Il Principe Flavio Chigi, la dott.sa Barbara Jatta e Francesco Petrucci (giovedi 9 giugno 2024; foto Nino Villani – fonte Ostia tv)

– Tra quanti – politici, intellettuali, uomini di cultura, collezionisti- hanno avuto un ruolo importante nel prendersi carico della questione, chi puoi citare in particolare?

R: Sono molte le personalità che hanno avuto parte attiva nel recupero e nella valorizzazione del palazzo, delle quali nel libro ho provato a fare un elenco, sicuramente lacunoso. In merito all’acquisto, effettuato sotto l’amministrazione di Carlo Staccoli, padre dell’attuale Sindaco, devono essere ricordati l’impegno instancabile e appassionato dell’assessore al Patrimonio dr. Emilio Cianfanelli e il contributo politico dell’on.le Giulio Cesare Gallenzi, nostro concittadino, che ci fece ottenere il finanziamento, compreso quello per il restauro strutturale.

Palazzo Chigi Ariccia oggi

Un apporto fondamentale fu fornito dal sostegno e dall’appoggio consultivo della responsabile di zona della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Lazio, dott.ssa Almamaria Mignosi Tantillo, che peraltro nel 1981 aveva promosso un vincolo su alcune opere di particolare importanza che ci aiutò nella trattativa.

Francesco Petrucci e Ferdinando (Nando) Peretti in una foto del 2010

Poi vanno ricordati tutti i Sindaci, alcuni scomparsi, che si sono susseguiti negli anni (Carlo Staccoli, Franco de Angelis, Michele Serafini, Emilio Cianfanelli, Vittorioso Frappelli, Franco Di Felice, Gianluca Staccoli), che mi hanno sempre appoggiato nella valorizzazione della dimora e nel perseguire finanziamenti, nel rispetto per la dimora.

Personalmente devo molto a Maurizio Fagiolo dell’Arco, che è stato mio maestro e guida per le problematiche storico-artistiche, ma anche i collezionisti che ci hanno donato molti dipinti, fino alla costituzione del Museo del Barocco romano (2007): da Fagiolo stesso a Fabrizio Lemme, Oreste Ferrari, Renato e Rossana Laschena, Ferdinando e Matteo Peretti ed altri.

Denis Mahon, Maurizio Fagiolo, Ferdinando Peretti, al Museo (Ariccia, 19.11.1999)

Ricordo in particolare con affetto e riconoscenza storici dell’arte come Marc Worsdale, Raniero Gnoli, Beatrice Canestro Chiovenda, Valentino Martinelli, Alvar González-Palacios, Vittorio Sgarbi, che ci sono sempre stati vicini.

– Nella Prefazione al volume spieghi molto dettagliatamente la storia del palazzo ‘visto dall’interno’, fotografato, se possiamo dire così, grazie agli studi archivistici protrattisi per anni; viene da chiedersi se di fronte ad un impegno tanto ampio che ha richiesto, come scrivi in prefazione, aggiornamenti, integrazioni, revisioni, hai temuto che quanto avevi in mente non si realizzasse. Cosa ti ha sostenuto in particolare, al di là ovviamente dell’amore per la tua città che poteva acquisire, come effettivamente è stato, un ruolo di rilievo nel panorama dei luoghi d’arte?

R: Emilio Cianfanelli, che dopo essere stato assessore delegato all’acquisto è stato più volte Sindaco di Ariccia, quando, dopo la conclusione dei restauri che avevo diretto mi assegnò alla direzione del costituendo museo, di fronte alla mia domanda: “Ma ora cosa debbo fare?”, mi rispose “Tu vai lì e studia!”. Così feci. Ho sempre studiato, pensando ad un centro culturale polifunzionale in rapporto costante con il territorio, occupandomi naturalmente anche dei restauri dei beni mobili, della programmazione delle attività che nel palazzo si svolgono con ritmo crescente, tra convegni, conferenze, concerti, mostre, oltre alla fruizione museale, evitando di gravare sul bilancio comunale, già impegnato nel sostenere le spese del personale e delle manutenzioni, reperendo finanziamenti pubblici e privati.

Credo che la passione sia il motore di tutto: forse con un po’ di incoscienza non mi sono mai scoraggiato, anche di fronte all’enorme mole di lavoro che ci aspettava, poiché bisognava restaurare praticamente tutto. Un aiuto ci è stato dato dalla proficua collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro, che continua ancora oggi, e con le Soprintendenze territoriali (Ministero della Cultura). Non ho mai perso l’entusiasmo, sebbene ci fosse da comprendere tutto quello che nei secoli era stato depositato anche disordinatamente e senza una valutazione scientifica. La bibliografia su arredi, dipinti e sculture era praticamente inesistente.

– Il lavoro che ha portato alle tue precedenti pubblicazioni concernenti l’architettura del Palazzo e la collezione di dipinti, con le relative esposizioni, conferenze, acquisizioni, e così via, è ormai noto e riconosciuto come scientificamente inappuntabile; mi soffermerei adesso in particolare sugli arredi: me ne puoi indicare almeno alcuni tra i tanti, che hanno per te una importanza rilevante?

R: Forse per la mia formazione di architetto-restauratore, ho sempre considerato prioritario il contesto in cui le opere d’arte si inseriscono, molto più importante della loro individualità. Dipinti, sculture, mobili, parati e oggetti d’arte decorativa facevano parte di insiemi unitari, armonici, connessi da legami sociali, psicologici e di arredamento con chi li aveva creati e conservati. Cosa che spesso manca nei musei, surrogato di luoghi che oggi non esistono più o sono stati adibiti ad altri usi, esponendo separatamente, in musei tematici, dipinti, sculture, pezzi archeologici, mobili, vestiti, con puri intenti classificatori ottocenteschi di origine positivistica, collocandoli in successione cronologica, per scuole pittoriche, come non lo sono mai stati. Detto questo, quando mi sono occupato del palazzo, che nel secolo scorso era divenuto un deposito disordinato di manufatti provenienti dalle varie dimore chigiane,  compreso il Palazzo Chigi di Roma, attuale sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mosso dalla necessità di rivedere la disposizione degli ambienti, ho dato priorità agli aspetti funzionali e alla destinazione originaria delle sale, seguendo gli antichi inventari, cercando di instaurare un dialogo tra opere e spazi architettonici.

Premesso quindi che gli arredi vanno contestualizzati e che il valore reale del palazzo di Ariccia è nell’insieme, posso citare tra gli arredi più significativi i due tavoli con cornucopie fiori e frutti disegnati da Bernini e intagliati da Antonio Chiccari, le due credenze da farmacia e guardaroba disegnate da Carlo Fontana, manufatti oggi rarissimi come “il Gioco del Trucco”, i preziosi parati in corame dorato del XVII secolo, in parte di ambito berniniano, che rivestono molte sale, oltre a memorabilia e curiosità varie.

a dx Credenza in noce realizzata nel 1670 da Antonio Chiccari su disegno di Carlo Fontana, da La Spezieria di campagna dell’Ariccia del Principe Agostino Chigi, a cura di F. Petrucci et alii, in “Ceramica Antica”, luglio-agosto, 1997  

– Molti di questi arredi sono stati richiesti per esposizioni importantissime; mi viene in mente la grande mostra tenutasi a Forlì tra il febbraio e il giugno scorsi dove era esposto l’eccezionale “tavolo con cornucopie” realizzato da Gian Lorenzo Bernini e Antonio Chiccari nel 1623 che tra l’altro richiama quella “poetica della curva” che hai illustrato proprio nel saggio scritto per la mostra, e che dimostra come i princìpi del barocco abbiano in realtà pervaso ogni lavoro dell’epoca, smentendo la contrapposizione tra arti minori e maggiori.

Colpisce anche -leggendo il tuo testo- l’interesse dei Chigi per le tematiche laiche oltre che religiose; in particolare mi ha colpito leggere del loro interesse per le scienze; hai messo in risalto per esempio la presenza di un telescopio galileiano … ; dall’altra parte, hai dedicato molto spazio al tema delle reliquie. Insomma si può ritenere questa famiglia illustre abbastanza singolare nel panorama aristocratico romano del tempo?

R: La famiglia Chigi Albani della Rovere, che vanta due papi (Alessandro VII e Clemente XI),

Ritratto di Papa Alessandro VII Chigi
Ritratto di Papa Clemente XI Chigi

molti cardinali, beati e venerabili, è sempre stata particolarmente legata alla Chiesa, anche per la carica ereditaria di Maresciallo di Santa Romana Chiesa e Custode del Conclave, la più importante carica laica dell’ex Stato Pontificio. Ci sono stati anche bibliofili e melomani, come il cardinale Flavio Chigi, intellettuali e uomini di scienza, come il principe Sigismondo I, don Ludovico Gran Maestro dell’Ordine di Malta e il fratello Francesco, fotografo, ornitologo e fondatore del Giardino Zoologico di Roma. Nelle collezioni di Ariccia rimane naturalmente traccia di tutte queste personalità.

– Infine una domanda personale che riguarda il tuo futuro: hai messo in evidenza (anche valendoti di collaboratori, e occorre citare tra questi la giovane Sofia Laurenti) tutto quanto concerne lo storico illustre palazzo; hai realizzato esposizioni ed eventi con studiosi di caratura internazionale (mi piace qui ricordare il sostegno ricevuto oltre che dalle istituzioni in particolare dall’ amico Nando Peretti prima della sua scomparsa ), hai creato il Museo del Barocco Romano, una istituzione nota ormai ovunque, in una piccola realtà ancorché ricca di storia come la città di Ariccia; ti sei affermato e sei ormai riconosciuto come uno tra i massimi esperti delle figura e dell’opera di Gian Lorenzo Bernini, come del Baciccio e in genere degli artisti e dell’ epoca del barocco; insomma cosa altro ti aspetta o ti aspetti nel futuro ?

R: Il presente volume fa parte di una triade pubblicata con l’Editore Gangemi International e il contributo di “Lubea / ideas of things” di Giuseppe Mura, che ringrazio vivamente per la sensibilità mostrata: il primo è stato dedicato all’architettura (Palazzo Chigi in Ariccia / nel contesto del complesso berniniano e dell’antico feudo chigiano, Gangemi Editore International, Roma 2022), il presente all’arredamento e il terzo sarà incentrato sulla quadreria. Su questo sto ora lavorando.

La realizzazione del progetto editoriale si deve al constante stimolo e incoraggiamento dell’attuale Sindaco, dr. Gianluca Staccoli, e all’appoggio del dirigente area economico-finanziaria, dr. Claudio Fortini. Ringrazio anche l’assessore delegato a Palazzo Chigi, Anna Lory Di Felice (sorella del mio caro amico, già Sindaco, Roberto Di Felice), che oggi collabora con sensibilità, entusiasmo e spirito di condivisione alla programmazione delle nostre attività.

P d L  Roma  21 Ottobre 2026