L’arte e le neotecnologie dell’informazione. ‘Salvador Dalì e il Corpus Hypercubus’; le tesi di Giuseppe Siano, filosofo e teorico dell’arte.

di Marco FIORAMANTI

Su gentile concessione dell’Autore, pubblichiamo una intervista rilasciata dal filosofo Giuseppe Siano a Marco Fioramanti in considerazione dell’estrema attualità degli argomenti trattati

Le neotecnologie dell’informazione forniscono una nuova chiave percettiva per la realizzazione e la lettura delle opere d’arte. Salvador Dalì fu il primo ad applicarle.

L’estetica e l’arte analizzate con stimoli energetici. L’evoluzionismo darwiniano, il relativismo einsteiniano e le neotecnologie dell’informazione forniscono una nuova chiave percettiva per la realizzazione e la lettura delle opere d’arte.

Giuseppe Siano

Ho Incontrato Giuseppe Siano a Roma in via di Ripetta nell’elegante caffetteria di fronte l’Accademia di Belle Arti. Si definisce un filosofo della mente appartenente alla corrente eterofenomenologica.

Critico d’arte, specializzato alla Scuola di perfezionamento di Urbino, segnalato da Filiberto Menna (Art Diary 1980), è presente su Guide Canal dal 1990, la guida europea edita a Parigi sui critici d’arte per le neotecnologie. Allievo e collaboratore di Mario Perniola e Mario Costa, Giuseppe Siano non si riconosce nelle finalità delle loro linee di pensiero, che ancora indugiano nella struttura comunicativa; mentre ha sviluppato la parte scientifica dell’estetica dell’altro filosofo con cui ha collaborato, Francesco Piselli. A Termoli è tra gli organizzatori di “Cercatori d’arte”, un convegno sulla critica d’arte italiana insieme all’artista Nino Barone e Antonio Franzese, dirigente scolastico del liceo artistico Jacovitti.

-Gli chiedo lumi su queste forme d’arte neo-tecnologiche. Rimango interdetto dal suo attacco improvviso e, prima che possa porgli la prima domanda, mi chiede di darci del “tu”, e così inizia a parlare…

Vorrei illustrarti, in prima istanza come va intesa oggi l’informazione. Questo termine ha determinato, tra i popoli occidentali cablati, un nuovo modello di organizzare relazioni tra i viventi. Indica infatti un sistema diverso con cui trasmettere la conoscenza. L’informazione permette di configurare relazioni con forze dinamiche e strutture insiemistiche, in vece che rappresentare un’immagine del cosmo e della vita solo con idee (o concetti) e forme. In apparenza, solo radi pionieri e alcuni scienziati sperimentatori sembrano in grado di riconoscere la “nuova forma d’arte” organizzata con le neotecnologie dell’informazione.

Salvador Dalì, Dalí nudo in contemplazione davanti a cinque corpi regolari metamorfizzati in corpuscoli, nei quali appare improvvisamente Leda di Leonardo cromosomatizzata nel viso di Gala, 1954. Olio su tela, 61×46 cm. (collezione privata)

A cosa servono le neotecnologie dell’informazione? Forse solo a velocizzare la comunicazione umana, non credi? E nell’arte?

Quando si usa la locuzione neotecnologie dell’informazione solo a pochi è chiaro che con questa locuzione ci troviamo subito proiettati in un mondo di stimoli energetici organizzati. Questi stimoli, attraverso spettroscopi a radiazione – ottica o radio – possono essere convertiti da corpuscoli-onde in elettricità. L’elettricità poi, se analizzata applicando le varie tipologie di frequenza, può essere tradotta in linguaggio logico-matematico: cioè come se fosse un linguaggio espressivo comune, formalizzato secondo regole grammaticali e proposizionali. Queste regole linguistiche per la prima volta furono specificate nel 1931 da Kurt Gödel.

Un racconto formalizzato con gli “stimoli elettrici” può essere convertito ovviamente anche in suoni e immagini, attraverso dei dispositivi di calcolo, quali ad esempio computer, modem, lettore dvd, televisore digitale ecc. L’informazione, è risaputo, può essere trasmessa con una onda-corpuscolo, con un conduttore di calore e s’innesta nel cervello, e con la materia considerata come un aggregato di radiazioni, o con l’elettricità. Essa è energia in movimento. Il termine “informazione” si usa sempre meno come sinonimo di comunicazione; mentre si sa che trasmette e comunica un messaggio criptato, prima della sua traduzione in parola, in suoni, in segni e in immagini simboliche o in movimento. Si dice, perciò, che l’informazione è un sistema linguistico e comunicativo formalizzato in modo autonomo da quello comunicazionale, e si propaga con i corpuscoli e con le onde in interfaccia. È un ordine che rende relativi i vari modelli logici delle conoscenze e i sistemi d’analisi degli eventi. Questa tipologia d’organizzazione è diversa dalla conoscenza matematica e fisica delle filosofie, delle scienze e dell’arte, così come le abbiamo finora studiate e prodotte. Chi riceve un’informazione nel nostro mondo tecnologico, di solito fa un’esperienza fisica di ricezione attraverso un dispositivo esterno al proprio corpo. È un’esperienza diversa da quella ricordata nella prima parte dei suoi studi da Marshall McLuhan, in cui un dispositivo andava inteso quale estensione del corpo, come ad esempio del nostro occhio il cannocchiale, o dei piedi l’automobile ecc., perché l’informazione, trasmettendo dati con l’elettricità e le radiazioni luminose o di calore, stabilisce anche un modello di vita e di relazione in un ambiente. L’osservatore, una volta che ha percepito e organizzato l’energia in un sistema di relazioni – configurando una mappa – può “sentirsi” collocato all’interno o all’esterno di un ambiente, e occuparne qualsiasi punto. Da ogni punto infatti si può trarre una configurazione o un’immagine relazionale diversa e relativa al luogo in cui si colloca l’osservatore.

Ogni configurazione informa quindi su: a) qual è la soglia oltre la quale un organismo posto in uno spazio-tempo ha subìto l’attrazione di uno stimolo; b) che tipo di strutture d’ordine ha scelto l’osservatore per raccontare l’evento; c) quale effetto si produce – con quel modello – nell’ambiente. La struttura energetica che dà avvio al riconoscimento dell’informazione si chiama stimolo.

Salvador Dalì, La Madonna di Port Lligat, 1950
Olio su tela, 144 x 96 cm (Minami Art Museum, Tokyo)

Stimolo, dici. Esiste una catalogazione degli stimoli energetici nella ‘filosofia dell’informazione’?

C’è un’estetica degli stimoli annunciata da Umberto Eco tempo fa in “Opera aperta”. Lo stimolo, sebbene riconosciuto come percezione sensibile, non è stato indagato ancora con gli strumenti logico-energetici; per questo motivo forse la filosofia e l’estetica dell’informazione non trovano riconoscimento presso i filosofi e le società di estetica che hanno come finalità la comunicazione. Eppure lo stimolo è un quantum di energia calcolabile e traducibile in struttura linguistica logico-matematica. Esso si configura con un modello e un sistema operativo energetico-fisico, e si può considerare la misura dell’evento che emerge contestualmente con l’osservatore in uno spazio-tempo. Lo stimolo, in breve, è già un’informazione organizzata; è considerato una vera e propria conoscenza o esperienza. L’esperienza o la conoscenza prodotta da stimoli è riconosciuta dall’osservatore anche se fa riferimento ad atti vissuti da altri soggetti; ciò può essere utile nelle scelte che chiunque altro può assumere istintivamente nel proprio ambiente vitale, senza necessariamente sperimentare o verificare ogni determinata situazione.

Puoi dirmi brevemente in cosa consiste l’arte dell’informazione?

L’arte dell’informare tratta del configurare strutture relazionali che sono percepite e calcolate in un ambiente da un osservatore attraverso sia energie e sia attraverso forme costituite in messaggi criptati. Per ricevere (o produrre) un messaggio organizzato in informazione c’è bisogno di strumenti tecnologici che siano forniti di dispositivi di calcolo dell’energia; ma vi sono anche i traduttori d’energia (alias programmi) che sono organizzati in modelli, in sistemi e in insiemi dalle varie formazioni logiche. Per ricevere e mandare messaggi, perciò, si ha bisogno innanzitutto di dispositivi che permettano di riconoscere nell’onda-energia, elettrica o luminosa, uno stimolo. In effetti lo stimolo trasporta informazioni e, oltre una soglia, può essere “sentito” anche fisicamente da un osservatore il quale fa emergere dalla propria esperienza un modello di organizzazione degli eventi. Si dice che ogni modello permette la configurazione di un sistema di relazioni; in esso sono coinvolti lo stimolo, il modello scelto da un osservatore e gli effetti che questa relazione produce in un ambiente dopo la manifestazione dell’evento. S’invia un messaggio quando si instaura un collegamento di canale tra un emittente e un ricevente. Ciò è verificabile quando il ricevente fa emergere dalle strutture energetiche un ordine, e ha eliminato dai canali i rumori, proprio come avviene nella teoria dell’informazione, formulata nel 1948 de Norbert Wiener e dal suo allievo Claude Shannon con cui si palesò anche un nuovo metodo di organizzare la conoscenza sensibile. La filosofia dell’informazione è un sistema sia teorico e sia pratico e, abbiamo detto, trasmette una nuova cultura e una nuova organizzazione del sapere attraverso la percezione e la relazione di eventi e di modelli operativi. La sua arte si palesa o quando si trasmette il sapere con stimoli e con configurazioni di relazioni energetiche, o quando l’osservatore può sperimentare la scelta di un ordine innovativo emergente o da un nuovo modello con un “relativo” sistema relazionale, o da una struttura energetica.

Dalì, Crocifissione (Corpus Hypercubus), 1954 Olio su tela, 194,3 x 123,8 (Metropolitan Museum, NYC)

E la produzione artistica come si manifesta?

L’arte non è stata esclusa da questo nuovo universo emerso con le scienze caotiche dell’universo sub-atomico e nano-atomico, né da quelle scienze della relatività applicata alle leggi del cosmo, con la teoria del Big Bang fino alle recenti teorie delle stringhe alle quali è sempre legata la teoria dell’informazione. Con gli stimoli si è prodotto un sistema di analisi che ha come unità di misura l’informazione (chiamata anche bit o binary digit, tr. cifra binaria) e si è chiamata entropia l’assenza di ordine.

La filosofia delle nuove scienze sorta anche con il “calcolare” l’universo umano con le energie-informazioni, ha prodotto anche quel nuovo modello con cui si è organizzata la psiche e l’energia. Ad esempio, Salvador Dalì nel 1958 col suo sottovalutato Manifesto Antimaterico, cambiò i suoi modelli di riferimento. Da pittore surrealista del sogno freudiano, si avvicinò alle nuove teorie scientifiche con lo studio e l’intento di voler riprodurre “artisticamente” in pittura la quarta dimensione temporale introducendo nelle sue opere elementi nuovi come l’ipercubo, la spirale, l’unicorno. Egli infatti affermò che questo cambiamento fu ispirato dal “principio di indeterminazione” di Heisenberg.

Dalì durante il periodo surrealista rappresentò l’iconografia del mondo interiore e del meraviglioso, seguendo le forme che emergevano dall’energia della pulsione – o con la relatività psichica freudiana – così come stabilita da suo padre Freud. Dal 1958 in poi la sua rappresentazione si rivolse solo verso quel mondo esteriore che era sorto dalla fisica quantistica e dalle nuove geometrie non euclidee. Egli raccontò l’esperienza “fisica” della materia e dell’energia interrelate; proprio perché il padre ispiratore del suo universo rappresentativo divenne il dottor Heisenberg. Dalì in verità dopo questo cambiamento iniziato già anni prima della pubblicazione del Manifesto fu sperimentatore anche di nuove tecniche artistiche che andavano oltre la pittura, penso al cinema, alla moda, al design, alla pubblicità. Egli, inoltre, fu uno dei primi artisti che sperimentò l’olografia e anche uno dei primi artisti che introdusse le “illusioni ottiche” nelle opere, o si avvalse degli studi delle scienze naturali e matematiche per raccontare di nuovi mondi. Introdusse la nuova visione subatomica nella propria arte e lo fece come se provenisse da un impulso “surreale”, tanto che Andy Warhol, allora giovane artista che frequentava il suo studio, definì Dalì un artista poliedrico e ispiratore del movimento Pop Art. Egli fu affascinato anche dalla scoperta del DNA. Rappresentò la figura geometrica dell’ipercubo (o cubo a quattro dimensioni) il cui sviluppo è ben percepibile nel suo dipinto Crocifissione (Corpus Hypercubus) del 1954. La fisica e la “geometria divina” delle galassie furono introdotte nella vita quotidiana come nuovi miti o, meglio, come nuovi modelli di organizzazione della cultura. In matematica queste nuove immagini furono rappresentate con la spirale logaritmica che l’artista catalano riscontrò nei corni di rinoceronte (che, tra l’altro, possono anche essere considerati simboli fallici). Dalì creò parallelismi di continuità tra l’iconografia cristiana della rappresentazione con le immagini della disintegrazione della materia, ispirate dalle teorie della fisica subatomica. Il periodo di Dalì del cosiddetto Misticismo nucleare andrebbe meglio evidenziato con i riferimenti a una conoscenza presente nelle teorie della matematica e nelle evoluzioni delle scienze, fino all’ultima sua opera La coda di rondine del 1983, dove fa riferimento a una delle ‘sette catastrofi elementari’ tratta dalla “teoria delle catastrofi” del filosofo-scienziato René Thom. Egli è solo uno dei tanti artisti che è stato stimolato a descrivere il nuovo universo dove sono presenti le teorie  dell’energia-informazione.

Credi che si dovrebbe forse riscrivere la storia dell’arte secondo la presenza e l’organizzazione degli “stimoli relativi”?

Dalì, Ipercubo

Sono passati poco più di cento anni dalla prima avanguardia storica: il Futurismo. Questo movimento – insieme alle altre due avanguardie storiche, Dadaismo e Surrealismo – iniziò a infliggere un duro colpo al mondo costruito sulla parola poetica tradizionale, sul racconto metaforico e sulla rappresentazione di un mondo fondato sulla comunicazione di verità oggettive, o anche relative, a un soggetto o a un fenomeno. Quel modo discriminatorio che vedeva la divisione tra materia ed energia, o materia e intelletto, o materia e anima, o materia e spirito, iniziò a perdere consistenza di “verità”. Ciò ebbe inizio quando la scienza fu scossa principalmente dalle teorie evoluzioniste e da quelle della relatività; quando oltre all’evoluzione delle specie si affermò la vita di un mondo caotico di corpi-energie subatomici che convivevano con l’ordine di una nuova cosmologia fisica. Solo oggi siamo consapevoli che il soggetto e l’oggetto, con quelle avanguardie, divennero elementi relativi di un racconto; perché partecipi di un medesimo contesto ambientale e caratterizzati da un modello logico di esperienza scelto da un osservatore. Essi emergono solo da quell’osservatore posto in quel luogo dello spazio-tempo il quale “irradia algoritmi” d’informazioni sia sull’evento e sia sulla configurazione di relazioni sincroniche d’energia. Improvvisamente le conoscenze fondate sulla parola quale senso di una misura “oggettiva” valida per tutti, hanno perso la consistenza di espressione nella “ricerca della verità”. Erano già nate le prime informazioni sui mondi relativi e contestuali che provengono da una filosofia, da una estetica e da un’arte tutta centrata sugli stimoli sensoriali: con la velocità, con la compenetrazione di corpi e forme, con i suoni onomatopeici, con la distruzione grammaticale e sintattica e con l’energia (elettrica) futurista; o con la ricreazione di “senso” ad un evento-produzione umana, dovuta all’azione concettuale dell’artista dadaista; o il sogno raccontato senza freni inibitori dell’io con la sessualità e il simbolico di un artista surrealista. 

Puoi spiegare qual è la differenza tra comunicazione e informazione nel campo della percezione artistica?

Lo stimolo sensoriale fa da tramite tra quello che Dino Formaggio, parlando dell’estetica, attribuì a due modi di condurre un’analisi artistica contemporanea: la logica emozionale e la logica razionale.

Egli in verità fu anche tra i primi a porre la differenza tra comunicazione e informazione. La logica emozionale è presente prima che l’arte non uscisse dalla sua era mitologica; cioè quando il mito era considerato dagli umani quale simbolo del proprio passivo subire gli eventi. In quel periodo infatti si credeva che gli eventi fossero determinati o da una divinità o dagli elementi della natura. In una seconda fase l’arte si intende come lavoro mediatore tra la ragione e il sentimento dell’universale o la sua aspirazione; in questo stadio l’arte è percepita come ragione e come opera dell’uomo nel mondo. In questo modo essa non è più percepibile come un’estatica o un’estetica contemplazione del mondo, ma diventa specchio di un’estetica contemplazione dell’opera umana che è in perenne trasformazione. Nel mondo dell’informazione questi elementi oggi si trovano tutti in interfaccia inscindibile e i loro legami valgono solo per la durata di un evento o per il perdurare di uno stimolo. Se volessimo parlare d’informazione attraverso le teorie di Formaggio, dovremmo evidenziare una nuova morte, dopo la “morte della morte dell’arte”. Per Formaggio infatti l’arte muore una prima volta col mito e una seconda volta con. la rigenerazione del sensibile nel racconto dell’universale concreto. Oggi per me è terminato anche il periodo della “materia artistica” intesa come separata dall’energia. È già nata una nuova forma ed equivalenza artistica radicata sull’informazione o sulla misurazione dei corpuscoli-onda organizzati in algoritmi.

Salvador Dalì, La coda di rondine (Serie di catastrofi), 1893 Olio su tela, cm 73X92

L’arte, se è intesa come informazione, è prodotta da uno stimolo elettrico o luminoso che colpisce fisicamente e attrae l’attenzione configurativa di un osservatore.

Gli artisti che non hanno interesse a rappresentare un incontro proveniente da una “verità mitologica”, o a stabilire solo una relazione obbiettiva tra un soggetto e un oggetto in un universale concreto, possono oggi scegliere un’altra strada, quella della “morte della morte della morte dell’arte”, In questo nuovo ambiente, dopo la frantumazione dell’universo come unità, e dell’opera umana quale struttura materiale della vita, domina oggi l’informazione che emerge dalla scelta tra un ordine caotico infinitesimale o sincronico cosmico della materia-energie. Nell’universo dell’informazione la logica emozionale e la logica razionale sono diventate interfacce che permettono a un osservatore di configurare le relazioni di un evento con gli stimoli d’energia, prima che con una rappresentazione. L’arte prodotta secondo le neotecnologie dell’informazione è solo il terminale di una evoluzione del nostro sistema di percezione e cognizione, che è ancora poco conosciuto e poco evidenziato dai filosofi, dai cultori di estetica e dai critici d’arte italiani arroccati su passate posizioni di tardi epigoni, che “rappresentano” ancora la fine dell’esperienza di un’arte e di una teoria che sono ancora strutturate secondo la logica delle comunicazioni, ovvero con superati modelli di vita e di sistemi organizzativi.

  Marco FIORAMANTI  Roma, 27 S ettembre 2026

da Articolo 33 n.1-2, 2012 – in “Marco Fioramanti, FLORILEGIO, Edizioni Conoscenza, 2022”)