redazione
Tra lustri e lustrini e un grande clamore mediatico è partita la 34^ edizione della Biaf, la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.
Fino al 4 ottobre Palazzo Corsini ospita circa 80 espositori di Roma, Milano, Bologna, Napoli e del Veneto ma anche galleristi di Londra, Parigi, Monaco, Ginevra, Lugano e Palm Beach, che presentano al pubblico oltre duemila opere che abbracciano un arco temporale sempre piĂą ampio, dal primo Rinascimento ai giorni nostri. Molti galleristi in effetti, ancorchè noti come esperti di dipinti antichi, hanno ampliato – non da ieri- la loro offerta a opere del contemporaneo, dove a quanto pare piĂą redditizio sembra essere in questo torno di anni il mercato.

Ritmi, 1914 Gesso color bronzo con lumeggiature in oro h. 112 x 115,5 x 57 cm
La Galleria Antonacci Lapiccirella va segnalata perchè resta, tra le poche, fedele alla sua tradizione culturale, di ricerca e proposta di opere -ovviamente di primissima qualità - anche di artisti non di chiara notorietà ma che sicuramente meritano la massima considerazione.
Si prendano ad esempio due opere di artisti caratterizzati dallo stesso raffinato gusto secessionista come Vito Timmel, artista tra i piĂą originali del panorama europeo del primo Novecento, e Attilio Selva in mostra con l’unico esemplare noto di Ritmi, capolavoro del 1914, esposto alla Terza Mostra della Secessione Romana del 1915, senza dubbio uno dei vertici della ricerca plastica dell’artista.

Provenienza: Collezione privata, Guayaquil, Ecuador; Collezione privata.Â
Ma certo un richiamo piĂą evidente per i due galleristi romani è costituito dalla “Penelope” del Savinio, firmata e dedicata.

Opere che illuminano mondi diversi in un unico racconto: quello di una galleria che continua a cercare connessioni inattese, lasciando convivere armoniosamente storia, immaginazione e bellezza. Ce ne sono altre naturalmente di gallerie che esaltano queste caratteristiche, e rimandiamo ai nostri lettori che seguiranno l’evento fiorentino la possibilitĂ di rendersene conto.
Questa 34^ edizione com’è noto è diretta dal nuovo segretario generale Bruno Botticelli, dopo l’esperienza di Fabrizio Moretti, e non manca chi – senza esporsi- sembra rimpiangere le passate edizioni; in effetti la migliore performance del nuovo segretario pare essere stata aver coinvolto attraverso un concorso i piĂą grandi maestri argentieri della cittĂ nella realizzazione del Premio  Lorenzo d’Oro all’artista e regista di fama internazionale Julian Schnabel, assegnato, oltre al Botticelli, dalla Sindaca Sara Funaro e dal maestro argentiere Gianfranco Pampaloni. Per il resto come dicevamo si sentono critiche ad una conduzione secondo alcuni ‘minimalista’, secondo altri troppo accentratrice.
Per parte nostra – oltre a rimarcare l’inconcludenza di una preview – stampa senza contradditorio – se si esclude ovviamente la presentazione ad opera di Cristina Acidini del Progetto per la facciata di San Lorenzo disegno autografo di Michelangelo Buonarroti- non abbiamo non potuto rilevare limiti soprattutto di carattere culturale. Probabilmente ha ragione Federico Giannini il quale su Finestre sull’Arte parla di “una BIAF di transizione: c’è stato un ricambio importante, anche se la base rimane piĂą che solida, con circa metĂ degli esordienti del 2024” (al suo articolo rimandiamo per la visione della sequelea di immagini di opere presenti nei vari stand).
Forse esagerava Moretti quando sosteneva che la Biennale fiorentina era da considerare la prima grande Fiera europea, superiore perfino a Maastricht, tuttavia sotto la sua direzione la qualitĂ dell’evento – in termini di indagini filologiche, schede scientifiche, apparati documentari- poteva ben essere testimoniata riguardo a quanto veniva esposto. E’ una condizione che invece abbiamo fatto fatica ad individuare; se non in pochi casi, abbiamo visto soprattutto expertise e perizie, su dipinti antichi in particolare, senza altra indicazione che ne certificasse l’autenticitĂ e perfino l’epoca: ad esempio analisi tecniche, riflettografie, comparazioni … soprattutto riguardo ad opere presentate al prezzo di centinaia di miglia di euro.
Non è un bel segnale per il mercato antiquario.
Roma 27 Settembre 2026
