“Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e da Isernia”. La mostra inclusiva ai Mercati di Traiano (fino al 26 novembre).

di Nica FIORI

Io sono Ottaviano Augusto, più maturo di te e nel pieno della fama, con tante vittorie alle spalle e con lo sguardo volto in avanti, verso l’impero che sto realizzando”.

Così si presenta il primo imperatore, o meglio il suo ritratto inedito ritrovato a Isernia nel 2021, rivolgendosi al suo alter ego più giovane, ovvero al ritratto di Ottaviano, politico già affermato ma non ancora “Augusto, rinvenuto nel 2019 a Roma nel corso degli scavi nell’area di via Alessandrina.

I due “nuovi” ritratti dialogano teatralmente tra loro nella mostra Imago Augusti, che si tiene a Roma nei Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali, fino al 26 novembre 2023, per proseguire poi a Isernia, dal dicembre 2023, nel Museo Archeologico di Santa Maria delle Monache.

1 Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali

Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Molise ed è curato da Claudio Parisi Presicce, Beatrice Pinna Carboni, Dora Catalano e Maria Diletta Colombo.

L’idea di mettere a confronto le due teste di marmo è nata dal fatto che hanno diversi elementi in comune: oltre all’identità del personaggio e all’elevata qualità artistica, sono state scoperte entrambe in contesti archeologici successivi a quelli di età augustea, essendo state riutilizzate come materiale edilizio e addirittura di scarto.

Il ritratto del giovane Ottaviano è stato rinvenuto nello scavo di via Alessandrina, e più esattamente nel primo tratto dell’emiciclo del Foro di Traiano, in una muratura medievale sopravvissuta alle demolizioni di epoca fascista, eseguite per riportare alla luce i Fori imperiali. Realizzato in marmo tasio, questo ritratto è di dimensioni maggiori del vero e ha la superficie un po’ corrosa. Non possiamo sapere se originariamente si trovasse nel Foro di Traiano, o in quello di Augusto, dove erano conservate le immagini degli uomini illustri.

2 Testa di Ottaviano tipo Alcudia, rinvenuta a Roma nel 2019

Corrisponde al tipo detto Alcudia (dal nome di una città spagnola), elaborato tra il 40 e il 38 a.C.; tenendo conto che Gaio Ottavio, divenuto Cesare Ottaviano Divi filius dopo la morte di Giulio Cesare, era nato nel 63 a.C., in questo ritratto poteva avere 23-25 anni. La testa appare leggermente inclinata e rivolta verso destra; il volto, con pieghe sulla fronte e zigomi sporgenti, è stretto verso il mento; le labbra sono appena dischiuse; lo sguardo esprime il carisma dell’uomo di azione. La capigliatura sulla fronte mostra la caratteristica disposizione delle ciocche con un motivo a tenaglia sul suo lato destro e a coda di rondine sulla sinistra, separate da altre intermedie.

3 Immagini di Ottaviano tipo Azio-Alcudia

Il ritratto di Augusto ritrovato a Isernia è di altissima qualità artistica. In seguito a un violento temporale, che aveva fatto crollare un tratto di cortina delle mura cittadine nel marzo 2013, si è deciso di elaborare un progetto di restauro, che tenesse conto di attente valutazioni strutturali e paesaggistiche, come pure archeologiche, ed è proprio in questa fase di scavo che è stata rinvenuta la testa di marmo, in buone condizioni nonostante il riuso nella muratura di età longobarda.

4 Ritratto di Augusto trovato a Isernia nel 2021

Questo ritratto, che mostra il personaggio in età più matura rispetto all’altro (ma con una pelle liscia), venne realizzato per esigenze di stato sul celebre tipo di Prima Porta: un’immagine di propaganda politica del primo imperatore, che diventa modello di riferimento per i membri della sua famiglia e per gli imperatori successivi. Anche in questo caso la testa è di dimensioni poco più grandi del vero ed è stata realizzata con grande accuratezza. I lineamenti sono regolari: come scrive Svetonio, “L’aspetto era bello e restò molto avvenente in tutte le età della sua vita …” (Aug. 79).

La capigliatura si differenzia parzialmente dal ritratto tipo Alcudia: sono sempre presenti nella frangia le ciocche disposte secondo il motivo a coda di rondine e quello a tenaglia, ma mancano le ciocche intermedie, presenti nel modello giovanile. Sul retro della testa si nota un esempio di restauro antico effettuato con la tecnica del caput desectum (testa tagliata), consistente nella lavorazione separata di pezzi di scultura poi uniti mediante l’uso di perni o di sostanze adesive.

5 Immagini di Augusto tipo Prima Porta

La mostra, come ha sottolineato il Sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, è apparentemente piccola, ma “significativa per come è stata costruita”, perché i due ritratti inediti, esposti nell’ultima sala di forma semiellittica, diventano oggetti parlanti, le cui voci evidenziano le due diverse anime del protagonista, quella più idealista del giovane e quella più pragmatica dell’Augusto. “Come è possibile la presenza di due caratteri diversi in una sola persona?”, se lo domanda il ritratto più giovane, al che l’altro afferma che la coerenza assoluta non è tipica degli uomini, ma degli animali. In effetti l’ambiguità di Augusto ci appare verosimile, visto che si disse di lui che aveva la capacità di non far trasparire i suoi pensieri, tanto che aveva scelto la sfinge come suo sigillo.

Quella che viene proposta in mostra è una teatralizzazione immersiva, basata sull’interpretazione delle fonti antiche, ma con un linguaggio contemporaneo, in grado di coinvolgere un pubblico diversificato e ampio. Tanto ampio da includere i sordi, per i quali è prevista la traduzione in LIS (lingua italiana dei segni), fruibile gratuitamente attraverso QR code, e i non vedenti, per i quali sono state realizzate in marmo sintetico le copie 3D a grandezza naturale dei due ritratti, con didascalie in italiano, inglese e in alfabeto Braille e una planimetria del percorso della mostra.

6 Teatralizzazione con interpreti LIS
7 Copia del ritratto di Ottaviano con didascalia anche in Braille

Un percorso che, tramite l’utilizzo di videoproiezioni, consente anche di entrare nello scavo di via Alessandrina, viaggiare nei paesaggi molisani fino a Isernia e, infine, rivivere l’emozione delle due inattese scoperte. L’offerta didattica è ulteriormente completata da visite guidate, tenute da operatori specializzati, e da laboratori integrati.

Il fascino di questa mostra è comunque legato soprattutto al personaggio di Augusto, sicuramente uno dei più illustri della storia romana. Il suo principato fu il primo e allo stesso tempo il più lungo dell’impero (ben 41 anni, dal 27 a.C. al 14 d.C.) ed è stato contrassegnato dalla restaurazione di valori quali la pace, la concordia, la religiosità.

8 Copia del ritratto di Augusto con didascalia anche in Braille

Ma, prima di arrivare ad essere imperator, Ottaviano dovette affrontare decenni di guerre civili innescate dall’uccisione nel 44 a.C. del suo prozio Giulio Cesare, che lo aveva adottato come figlio nel suo testamento. Divenuto così erede di Cesare, il giovanissimo Divi filius intraprese la guerra contro i cesaricidi Bruto e Cassio, insieme a Marco Antonio, che era stato luogotenente di Cesare. Venne costituto un triumvirato che, a differenza del primo (quello di Pompeo, Cesare e Crasso) era una vera e propria magistratura. Ne facevano parte Ottaviano, Antonio e il senatore Lepido. Nel 42 a.C. si concluse la guerra contro Bruto e Cassio con la vittoria di Filippi e l’inevitabile seguito di una serie di proscrizioni e stragi, la cui vittima più illustre fu Cicerone. Successivamente i tre triumviri divisero lo stato romano in zone d’influenza. Ad Ottaviano spettarono l’Italia e le province occidentali, mentre Antonio ebbe le province orientali, cosa che lo avrebbe coinvolto nelle vicende del regno d’Egitto. Mentre Ottaviano si appoggiava alla tradizione romana, la visione orientale del sovrano autocrate, accarezzata dallo stesso Giulio Cesare e fatta propria da Antonio, che aveva sposato la regina Cleopatra con rito egizio, portò rapidamente al conflitto con il collega. Questa ulteriore guerra civile, che si concluse con la vittoria ad Azio da parte di Ottaviano nel 31 a.C., rese Ottaviano unico signore dell’impero, anche in concomitanza con il prudente ritiro di Lepido. A questo punto cominciarono tutte le riforme che portarono al superamento della repubblica e del concetto della città-stato per passare a quello di impero universale. Nel 27 a.C. a Ottaviano venne conferito dal Senato il titolo di Augustus, che vuol dire “colui che accresce”, titolo che diventerà l’essenza della sovranità e verrà trasmesso ai successori.

Tutto questo viene fuori dal dialogo che rievoca la vita del protagonista a partire dal periodo immediatamente successivo all’uccisione di Cesare. Vengono poste anche delle domande le cui risposte possono essere diverse a seconda dei punti di vista, come questa:

“Ti sei chiesto da ragazzo chi tradì veramente? Furono Bruto, Cassio e gli altri a tradire Cesare, o Cesare, il dittatore Cesare, a tradire la democrazia e la repubblica?
9 Imago Augusti, i due ritratti a confronto

Nella conversazione ci colpiscono alcune frasi dell’uomo maturo, come “Non fidarti di nessuno”, “La politica è cosa poco seria, la vita lo è molto di più”, o ancora “La storia la scrivono i vincitori” e vengono pure ricordati alcuni giudizi poco lusinghieri da parte di autori latini, come quando Svetonio racconta che al momento della battaglia navale di Nauloco (contro Sesto Pompeo), Ottaviano sia stato colto improvvisamente da un sonno così profondo che dovette essere svegliato dagli amici perché desse il segnale della battaglia. E questa circostanza offrì ad Antonio l’occasione di rimproverargli che: “non aveva potuto vedere la flotta in ordine di battaglia neppure ad occhi aperti, ma se ne stava sdraiato supino guardando attonito il cielo e non si era rialzato e non era ricomparso davanti ai soldati prima che Agrippa mettesse in fuga le navi nemiche” (Aug. 16).

Ma, secondo quanto sostiene il personaggio di Augusto, la cosa non è credibile perché “Svetonio per adulare Traiano parla male di tutti gli altri”.

Augusto loda Agrippa, che da sempre è stato il suo migliore amico, anche se di estrazione sociale più bassa, ed è a lui che ha dato in sposa Giulia, la sua unica figlia, “croce e delizia” della sua vita, che Augusto avrebbe poi relegata nell’isola di Pandataria (Ventotene), perché colpevole di adulterio nel corso del suo matrimonio con Tiberio (il suo terzo marito).

 “Me ne vergognai allora e anche oggi – afferma la voce di Augusto – l’ho detto, piuttosto vorrei essere morto senza figli”.

 In questa vicenda ci fu forse lo zampino di Livia, la moglie di Augusto, da lui amatissima, tanto che a un certo punto lui afferma:

È lei che mi ha guidato verso l’impero e verso la gloria; è lei la mia consigliera, la musa della pax Augusti”.

 Quello per Livia Drusilla fu amore a prima vista, tanto che i due nel giro di pochi mesi divorziarono dai rispettivi coniugi per potersi unire: per Ottaviano si trattava del terzo matrimonio e per lei del secondo. Livia all’epoca era incinta del suo secondo figlio (Druso) e aveva già avuto Tiberio dal primo marito, mentre Ottaviano aveva appena avuto Giulia dalla moglie Scribonia, che aveva precedentemente sposato solo per motivi politici.

Purtroppo per Augusto l’unione con Livia non fu allietata dalla nascita di figli e pertanto si pose a un certo punto il problema della sua successione. Dopo la morte di tutti i possibili eredi, ovvero il nipote Marcello (figlio della sorella Ottavia e primo marito di Giulia), Gaio e Lucio Cesari (figli di Giulia e di Marco Vipsanio Agrippa) e di Druso, a cui Augusto si era affezionato, toccò a Tiberio succedergli come imperatore. E forse anche in questo ci fu l’intervento di Livia.

Nica FIORI  Roma 16 Luglio 2023

Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia”

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali. Roma, via IV Novembre, 22

Dal 29 giugno al 26 novembre 2023

Orario: tutti i giorni 9,30-19,30

Info mostra: tel 060608; www.mercatiditraiano.it

www.zetema.it