di Adolfo SANSOLINI
Da sempre, sentiamo il bisogno di sottrarci alle prove della vita per trovare rifugio nella compagnia di amici e di altri affetti. Uno scenario particolarmente evocativo di queste interazioni in cui la cortesia prevale sui malumori è la Parigi immortalata dal pennello di Pierre-Auguste Renoir.
A lui è dedicata l’esposizione Renoir & Love, che ha aperto questa settimana alla National Gallery di Londra, dopo essere stata inaugurata al Musée d’Orsay di Parigi. Sarà poi in programma l’anno prossimo al Museum of Fine Arts di Boston.
Fino al 31 gennaio, nel celebre museo di Trafalgar Square saranno esposte oltre cinquanta delle sue opere, con l’inclusione di alcuni quadri mai arrivati prima da queste parti.

Renoir ha incentrato la sua visione impressionista sui temi di amore e amicizia, trasmettendo ai posteri la vita sociale osservata nei parchi, intorno ai café e nei teatri, oppure in ospitali ambienti domestici, con un uso di luce e colori che invitano costantemente il pubblico a un dialogo privo di ansie con i personaggi, guardando alla realtà circostante attraverso una lente ottimista. La sua visione politica poteva essere ravvisata in una celebrazione della resilienza che i suoi concittadini continuavano a dimostrare anche dopo fatti tragici e sanguinosi.
I curatori analizzano il periodo dalla metà degli anni ’60 alla metà degli ’80 del XIX Secolo, in cui Renoir, proveniente da origini umili, attraversa la vita parigina assaporandola e trasponendola su tele che sarebbero divenute alcune delle sue opere più celebri segnando anche il suo passaggio dai toni più scuri iniziali a quelli più chiari e luminosi universalmente noti.
In apertura, quasi come un biglietto da visita, è stato collocato un autoritratto del 1875, dallo sguardo serio e penetrante. È in questa sala che si approfondiscono i suoi anni bohemienne: dopo aver iniziato a dipingere su vasi in una fabbrica di porcellana, Renoir ha acquisito l’autonomia necessaria per lavorare su tela, usando come modelli gli amici e la sua partner dell’epoca Lise Tréhot. All’inizio della sua carriera incontra fra gli altri Claude Monet, con cui avrebbe mantenuto per gli anni a venire un sodalizio umano e artistico.
Siamo subito invitati a condividere l’atmosfera del 1866 de Le Cabaret de la Mère Antony (La Taverna della Madre Antony), un luogo di ritrovo per artisti impazienti di vedere riconosciuto il loro talento. In questo quadro troviamo anche il cane Toto, inquilino della taverna e mascotte degli artisti, che aveva una zampa amputata. A lui Renoir era così affezionato che gli ha costruito un sostegno in legno a mo’ di protesi, non visibile nel quadro.

Dalla Taverna ci spostiamo in riva alla Senna, dove nel 1869 Renoir ha dipinto lo stabilimento balneare La Grenouillère. Accanto a lui si trovava Monet, del quale la versione di quel paesaggio è esposta al Metropolitan Museum of Art di New York.
Non si possono trascurare tele celebri come La Balançoire (L’Altalena) del 1876 o La Promenade del 1870, ma il pezzo forte della seconda sala è il Bal du Moulin de la Galette del 1876. Dipinto quasi interamente all’aperto, ci trascina nel festivo trambusto di Montmartre con una vitalità che il tempo non intacca.
I rilassati toni color malva di questo quadro trovano eco in Les Parapluies (Gli Ombrelli), altra opera iconica realizzata a più riprese fra il 1881 e il 1886. Qui i parapioggia si affollano come fiori in un campo, dominando sui loro portatori che si sentono ben protetti e sereni.

Il Pont des Arts, Paris del 1867-69, ci conduce sulla Rive Gauche per osservare le rive della Senna nel periodo dell’Exposition Universelle del 1867, fra gente che affolla i battelli, famiglie a passeggio e due cagnetti che giocano al centro della scena. Fa da cornice inferiore l’ombra dei misteriosi passanti sul ponte alle spalle del pittore.
La grande sala che segue ci fa uscire dalla città per recarci nella campagna intorno a Parigi: le grandi tele di Danse à la Campagne e La Danse à Bougival, entrambe del 1883, sono state accoppiate in un dittico altrimenti diviso fra Parigi e Boston. È uno dei vari colpi d’occhio estremamente efficaci di questa mostra che invita costantemente a entrare in relazione con i personaggi ritratti, magari sedendosi insieme con loro a tavola, sempre raffigurata alla fine del pasto quando tutti sono più distesi.

Ai rapporti familiari, suoi e di cari amici, è dedicata la sala in cui troviamo fra l’altro il ritratto della moglie Aline Charigot che allatta il figlio Pierre, nella Maternité del 1885.
L’opera conclusiva della mostra rappresenta il desiderio di Renoir di uscire dall’impressionismo per affrontare nuove avventure artistiche: Les Grandes Baigneuses (Le Gradi Bagnanti) del 1884-87 ci presenta una mutazione profonda di stile, accolta molto male dai critici del suo tempo, che però chiude opportunamente questo itinerario quasi ad annunciare un sequel in forme ancora da esplorare.
Adolfo SANSOLINI, Londra, 4 Ottobre 2026

