di Vera AGOSTI
Giovanni Testori fissa tormentato e sconsolato l’osservatore. Con il capo appoggiato alla mano, ha l’anima nello sguardo, mentre alla sua sinistra la città e i passanti, appena abbozzati sulla tela con un rapido contorno nero, vivono indaffarati.


Si tratta di un dipinto di Giovanni Cerri (Milano, 1969), interessante e valido pittore del panorama contemporaneo, che lavora tra realismo esistenziale ed espressionismo. E ancora i ritratti di Alessandro Manzoni e Alda Merini, che, come Testori, hanno donato scritti indimenticabili a Milano.
Infine, Padre David Maria Turoldo, a cui l’artista nel 2017 aveva dedicato una mostra omaggio alla Galleria della Certosa di Garegnano, includendo riferimenti ai suoi salmi, perché legato alla sua figura e al suo pensiero.
Queste opere rientrano nella personale di Cerri, “Pagine milanesi. Luoghi e volti per raccontare una città“, a cura di chi scrive, chiusasi il 30 aprile presso la Libreria Áncora, in Via Larga 7 a Milano. Oltre a questi celebri personaggi, esposte tra le vetrine, le pareti e gli scaffali, una ventina di lavori dedicati a Milano.
Giovanni Cerri, figlio d’arte, ha iniziato a esporre nel 1987, quando, giovanissimo, già ritrae le periferie e i quartieri di confine del capoluogo lombardo. Da allora ha tenuto mostre in Italia e all’estero, esponendo in importanti città come Berlino, Francoforte sul Meno, Colonia, Stoccarda, Copenaghen, Parigi, Rabat, San Francisco, Varsavia, Toronto… Spesso si è confrontato in rassegne con il padre Giancarlo, creando un proficuo dialogo artistico e culturale, come alla Permanente e al Centro Culturale di Milano.
Da sempre attratto dal territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell’indagine tematica dell’archeologia industriale, con raffigurazioni di fabbriche dismesse, aree abbandonate e relitti di edifici al confine tra città e hinterland.

La pittura, lirica ma al contempo con accenni espressionisti, incontra supporti diversificati e sofferti, dando vita ad emozionanti tecniche miste su tela. Dal 2015, con la mostra Milano ieri e oggi nell’anno di EXPO, concentra gran parte del suo lavoro sul paesaggio urbano, rappresentando non solo il centro storico ma anche la periferia, i rioni lontani dalla “city”, che costituiscono però parte fondamentale dell’identità milanese.

L’esposizione presenta in particolare i dipinti di piccola dimensione, raffiguranti il Duomo con le sue guglie, la Basilica di S. Ambrogio, il vicolo Lavandai, la Torre Velasca, il Teatro alla Scala, la Stazione Centrale, Santa Maria delle Grazie: una sorta di breve riassunto per immagini di alcuni dei luoghi più noti e “iconici” che caratterizzano la città.

Dall’atmosfera rarefatta e avvolgente della nebbia leggera attorno alla Cattedrale, si passa a colori più chiari e rassicuranti che suggeriscono maggiore serenità ed esaltano la bellezza metropolitana. In questo excursus, non può mancare un omaggio al famoso tram bianco e giallo, che dal 1928, quindi da quasi un secolo, percorre le vie milanesi con il suo sferragliare sulle rotaie.

Durante l’inaugurazione della mostra, Giovanni Cerri, appassionato lettore e cinefilo, ha raccontato dei libri che sono stati fondamentali per lo sviluppo della sua poetica. L’artista ha inoltre pubblicato il volume bilingue “Giovanni Cerri. Milano ieri e oggi” (Lizea Arte, 2015), che documenta la trasformazione urbana della città attraverso il suo sguardo e “Ultima frontiera. Diari, incontri, testimonianze” (Le Lettere, 2020), presentato alla Libreria Ancora il 16 aprile scorso.
Vera AGOSTI Milano 3 Maggio2026
