di Silvana LAZZARINO
Un albero secolare può scomparire in poche ore. Un piccolo bosco urbano può essere sacrificato in nome della “riqualificazione”. E dietro decisioni presentate come necessarie per la sicurezza dei cittadini si aprono domande che meritano attenzione.
È il tema al centro del servizio di Coffee Break su La7, andato in onda venerdì 4 settembre 2026: un fenomeno sempre più diffuso nei comuni italiani, dove grandi alberi storici — spesso sani o curabili — vengono abbattuti insieme a piccoli boschi e aree verdi.

Interventi presentati dai sindaci e assessori come necessari per rendere le città più sicure, moderne e funzionali, ma che stanno alimentando sempre più malumore e rabbia nei cittadini.
Nascono spontaneamente comitati per difendere gli alberi delle piazze storiche, i doppi filari e i piccoli boschi minacciati dalle motoseghe e che lascia dubbi Una mobilitazione che racconta una preoccupazione crescente: la perdita non riguarda soltanto singoli alberi, ma un intero patrimonio arboreo maturo, insieme alla progressiva trasformazione degli spazi verdi in superfici impermeabili.
Tra i casi segnalati c’è anche quello del Bosco Ospizio, in provincia di Reggio Emilia, minacciato dalla costruzione di un nuovo supermercato Conad. Un caso emblematico di un conflitto che si ripete sempre più spesso: da una parte i progetti di sviluppo e riqualificazione urbana, dall’altra cittadini che chiedono di preservare alberi adulti e aree verdi che, una volta cancellati, non possono essere semplicemente “sostituiti” da qualche nuova piantumazione.
Il focus del servizio si è concentrato sulla Capitale, dove il fenomeno ha assunto proporzioni particolarmente significative. Al centro del confronto alcune delle più discusse riqualificazioni romane, da Piazza Risorgimento a Piazza dei Cinquecento, contestate da cittadini e associazioni come esempi di desertificazione e perdita di verde e ombra. Piazza Risorgimento è diventata un luogo simbolo dopo il servizio della CNN, mentre Piazza dei Cinquecento è stata raccontata anche dalla stampa francese, compreso Le Monde.
Nel confronto, condotto dal giornalista Marco Piccaluga, è intervenuto il professor Daniele Zanzi, tra i più noti agronomi a livello internazionale, che ha spiegato come un albero non equivalga a un altro albero: un grande platano o un pino adulto non può essere compensato semplicemente piantando pochi giovani esemplari. Per ricostituire nel tempo servizi ecosistemici comparabili, secondo Zanzi, possono essere necessari almeno 2.000 giovani alberi. I piccoli alberi, ha sottolineato, sono una promessa per il futuro, non una realtà presente.

Ospite in studio, al posto dell’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi, era l’agronomo Mario Uniformi, da pochi giorni alla guida del Dipartimento Tutela Ambientale. Il nuovo direttore non poteva evidentemente rendere conto delle decisioni maturate nei cinque anni precedenti. L’assenza dell’assessora appare quindi significativa, in un momento di crescente attenzione nazionale e internazionale sulla gestione del verde romano.
A Roma, nonostante i cospicui finanziamenti del PNRR e quelli legati al Giubileo, sono stati abbattuti, secondo il Bilancio arboreo comunale, 29.842 alberi tra novembre 2021 e dicembre 2025, a fronte di 67.640 nuove piantumazioni. Molte di queste, secondo le associazioni, non sono riuscite ad attecchire e in diversi casi, come al Gianicolo, si sono seccate già prima della torrida estate. In collegamento da Piazza Risorgimento sono intervenuti la storica dell’arte Jacopa Stinchelli, presidente di CURAA – Cittadini Uniti per Roma e i suoi Alberi e Abitanti, e Daniele Giannini di SOS Roma. La presidente di CURAA ha ricordato tra gli abbattimenti contestati i cipressi del bosco sacro del Mausoleo di Augusto, la cui salute era stata documentata dal CNR, e i pini dei Fori Imperiali, abbattuti nel febbraio scorso e oggetto di un ricorso al TAR.

CURAA e SOS Roma chiedono trasparenza su abbattimenti, perizie, costi, imprese incaricate e sopravvivenza delle nuove piantumazioni. La questione assume ulteriore rilievo alla luce della Nature Restoration Law, in vigore dal 2024, che introduce obiettivi vincolanti per il ripristino della natura e il verde urbano entro il 2030.
Il patrimonio arboreo di Roma è un bene pubblico prezioso e una risorsa indispensabile per la resilienza climatica della Capitale. Prendersene cura significa garantire competenza, manutenzione costante, programmazione seria e piena accessibilità dei dati, ma soprattutto avere lungimiranza. Perché l’attecchimento dei nuovi alberi non è mai scontato, mentre la tutela degli esemplari maturi assume un valore ancora più alto in una città d’arte come Roma: qui gli alberi non sono semplici elementi di arredo urbano, ma parte viva del paesaggio storico, dell’identità collettiva e di quello straordinario “museo diffuso” che rende unica la Capitale.
Silvana LAZZARINO Roma, 13 Settembre 2026
