redazione
Venerdì 25 settembre 2026 ore 18:00
Sala di Rappresentanza della Fondazione Via Montevecchio n. 114
Fondazione Cassa di Risparmio di Fano
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Intervengono:
Giorgio Gragnola, Presidente della Fondazione Carifano
Bonita Cleri, storica dell’arte
Emilio Negro, storico dell’arte
Claudio Giardini, storico dell’arte e autore del volume
Nel 1999 Claudio Giardini fu curatore e autore principale di una prima ricognizione monografica dedicata alla pittrice di Fossombrone Camilla Guerrieri. Chi scrive, insieme ad altri collaboratori, ebbe la fortuna di partecipare con un modesto contributo alla pubblicazione rivelatasi propedeutica a questo nuovo studio, frutto delle ricerche decennali dedicate da Giardini alla figlia del maestro Giovan Francesco Guerrieri, detto il Fossombrone.
Fin dall’uscita del primo libro sulla “pittora” Camilla, una delle poche monografie del secolo scorso dedicate ad artiste, l’autore rimarcò opportunamente che il principale tratto distintivo del linguaggio figurativo della Guerrieri derivava dagli stilemi della rinomata scuola pittorica centroitaliana del XVI e XVII secolo. Tale prima osservazione critica è stata confermata anche dalle ultime acquisizioni documentarie e dal ricco repertorio fotografico dell’ormai cospicuo catalogo di disegni e dipinti rintracciati, esaminati e catalogati da Giardini nel nuovo volume con meritoria acribia.
Gioverà ribadire che la pittrice, nata nel 1628 e scomparsa oltre sessant’anni dopo, fu figlia d’arte, allieva, epigona e diligente collaboratrice del padre Giovan Francesco, sostenuto con devozione dalla figlia fino alla morte; ciononostante ella riuscì ad esprimersi utilizzando un linguaggio figurativo singolare, analogo a quello paterno, ma non identico, contraddistinto dall’uso di un impasto pittorico corposo, tinte temperate, efficaci contrasti luminosi e una tenera vena di naïvité. Camilla Guerrieri fu apprezzata in vita sia per l’esecuzione di sapidi ritratti, sia per le composizioni di soggetto sacro e profano, nei quali si evidenzia un equilibrato compromesso tra le sollecitazioni più vivamente barocche e le simpatie per un tenebrismo di derivazione cantariniana.
Il suo dipingere sobriamente essenziale, come il suo stile di vita fu gradito alla nobile Vittoria, ultima dei della Rovere che, allorché lasciò Pesaro alla volta di Firenze per diventare granduchessa di Toscana, decise di condurla con sé come pittrice di corte. Malgrado ciò la Guerrieri è caduta per anni in un ingiusto oblio a cui hanno posto rimedio le appassionate ricerche di Claudio Giardini e di diverse studiose straniere.
Cosicché, riprendendo le parole di Judy L. Larson, scritte nella prefazione alla mostra Italian Women Artists from Renaissance to Baroque (National Museum of Women in the Arts di Washington D. C., 2007), si può affermare che anche la “painter’s daughter” marchigiana fece parte di quella schiera di donne artiste che
“reflected and interacted with their culture and society, and they prevailed against ‘the condition of their sex’, overcoming the odds and leaving behind a fascinanting visual legacy”.
Roma 20 Settembre 2026


