di Michele CAMPISI
IL PASTICCIACCIO DI PIAZZA VENEZIA: LA BIBLIOTECA DI PALAZZO VENEZIA, L’ULTIMO ATTO
A questo Governo sarà dunque addebitato un altro delitto! In concorso coi precedenti e con la estemporanea gestione dei Beni Culturali da Franceschini in poi, si compirà il crimine più efferato che un potere possa concepire: la chiusura di una Biblioteca. Il giorno 7 settembre del 2026.
Sto ovviamente parlando della BIASA (Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia) costiuita ad oggi di 380.000 volumi, tra i quali incunaboli, cinquecentine e seicentine, oltre 1.600 opere manoscritte e fondi archivistici con oltre 100.000 carte, 3.500 testate periodici, 20.700 tra incisioni disegni e fotografie, 2.000 manifesti teatrali, 66.000 microfiches e 400 cd-rom.

Nata nel 1875, trasferita e riformata all’inizio del Novecento (1918) da Benedetto Croce che istituì l’INASA (Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte) direttamente collegato ed elemento di vitale interazione con la raccolta dei libri sistemati negli stupendi scaffali di Palazzo Venezia. Una biblioteca in sé può essere un semplice deposito di volumi stampati, ma per renderla un centro di Cultura ed una Istituzione indispensabile per gli studi d’arte e di archeologia di Roma, non poteva che funzionare all’interno di un meccanismo più organizzato. Un luogo, una istituzione che partecipava alle scienze umanistiche dell’età contemporanea, nel costante lavoro di studio e di ricerca. Ciò ovviamente si determinava non soltanto, per il lavoro di un gruppo che individuava la direzione di un percorso, ma avveniva soprattutto dalla partecipazione di una comunità di studiosi e di studenti.
Questo straordinario modello che ha dato all’Italia la possibilità di partecipare a pieno titolo e ad un eguale livello, alla ricerca internazionale degli studi sull’arte e l’archeologia, aveva nella Biblioteca di Palazzo Venezia il suo fulcro più dinamico. Era il luogo dell’incontro tra le esperienze e le generazioni dove sono nate linee di ricerca importanti che hanno delineato il modo come i Beni Culturali fossero una sostanza attiva del tessuto sociale. I tempi cambiano nello scarto del modo di ordinare l’umanità. I luoghi della cultura e della ricerca – come ormai pare banale constatazione – sono oggi divenuti quelli del consumo e di “spettacolo passivo”.
Com’è avvenuto tutto ciò? Non ce ne siamo accorti?
Si! eccome se ce ne siamo accorti, ma ormai questa “iperpolitica” del contemporaneo ha superato la post-politica della fine del Novecento, lasciandoci “capsule” inermi nella nostra “comfort zone”, buona per la doglianza personale e individuale, lasciandoci inermi e inoffensivi alle decisioni di una politica che tutto ormai regola, determina e appunto ordina. La nostra visione sociale collettiva oggi si è spenta e aspettiamo forse un domani, nella speranza che fin d’ora qualcosa si muova.
Abbiamo cercato di contrastare con le parole ed i ragionamenti una Idea balzana venuta in testa alle più alte istituzioni. C’era un immobile occupato dall’esercito degli impiegati della Presidenza della Repubblica che andava dismesso. Troppi i costi e insostenibili i privilegi. Che fare? La soluzione è posta nelle mani di Franceschini: il grande riformatore. Chiudere quella biblioteca che toglie l’aria ad un non museo, quello di Palazzo Venezia, mai nato di fatto nella storia italiana; tutt’oggi deserto e che comunque potrebbe stare così indisturbato in altra sede, e mandare le cataste di libri lì al Palazzo San Felice.

Un bel progetto da Archistar che ha cercato di “azzeccare” nelle stanzette di quel palazzo, i bei saloni e le stupende balconate piene di libri della Biblioteca ormai resa desolata. La volontà precisissima è stata quella di togliere l’ossigeno alla Biblioteca. Da qui in poi scatta l’operazione “desert without storm”. Il delitto consiste anche in questo. Nell’aver ignorato l’elevato interesse estetico del luogo-biblioteca. Ciò può avvenire solo se non se ne conoscono i termini oggettivi. Non avremo più qui bei tavoloni di noce dentro quel mondo dov’è passata la storia della critica, del pensiero; lo spirito e l’idea di tutto il passato storico.
Dai grandi topografi come il Lanciani, Quilici, Castagnoli e Giuliani; agli archeologi come Andree, Brea, Levi o Bianchi Bandinelli; agli architetti come Zevi, Zander, Benevolo, Tafuri, Portoghesi e Marconi; agli storici dell’arte come Ricci, Longhi, Argan, Brandi, Venturi. Molti di questi – parlo solo di quelli che se ne sono andati – li ho ancora davanti a me. Chinati sui loro taccuini e le schede bibliografiche da compilare. Questo tuttavia non è semplicemente un mondo finito. È un modo cancellato e basta aprire l’elenco dei contributi scientifici contemporanei e la disastrosa partecipazione italiana.
L’idea è infatti quella di sostituire di fatto la Biblioteca per gli studiosi in un servizio per utenti. È infatti il servizio a proporti il tuo consumo ed il tuo bisogno, diviene giusto quello che ti si propone. Le collezioni delle riviste non sono state più aggiornate da almeno quindici anni; pochi i nuovi accessi. A cosa serve infatti il testo cartaceo quando noi ormai viaggiamo sui servizi interattivi. Il libro come “testimonianza” (testo) di Cultura non solo è stato cancellato nell’usualità contemporanea, ma anche nella sua provenienza dalla storia. Si fa presto ad accorgersi che tuttavia ciò non sia esattamente vero. Sappiamo che libri se ne stampano e come! Di tutti i tipi e le specie, ma sono destinati al mercato e non all’anima od alla conoscenza. Le biblioteche non sono vuote!
Adesso piazza Venezia è libera e pronta per ricevere il flusso caotico dei turisti underground. Centinaia di inutili milioni di euri sono stati spesi per collegare percorsi di falsi musei ed archeostazioni metropolitane. I luoghi della metropoli: da una parte un lungo corridoio sotterrane – come un Dickens romanesco – conduce sotto l’altare patrio; dall’altro una scala mobile sale alle stanzone dei servizi turistici di Palazzo Venezia; e poi un’altra botola ti vomita sotto la Colonna Traiana. Gli utenti ovviamente sono solo turisti il cui “guarda e fuggi” non gli consente che semplicemente il vagare in questo “miglio d’oro” che dal Colosseo arriva fin lì sotto.
La città? Quale se non questa incantata e magnifica scenografia per lo spettacolo continuo? Che farsene di una biblioteca in questo posto. “La si uccida pure”, tanto tutti approveranno con il loro silenzio.
Si chiude il 7 settembre del 2026, giorno di santa Regina: pure questo involontario smacco!
Michele CAMPISI 6 Settembre 2026
