di Claudio LISTANTI
Le Carnaval, Mascarade Royale protagonisti Sardelli, Pellisari ed una buona compagnia di canto, rappresentata in prima esecuzione in tempi moderni.
Il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara ha messo in scena recentemente Le Carnaval, Mascarade Royale, uno dei capolavori di Giovanni Battista Lulli (Firenze, 1632 – Parigi, 1687) rappresentata per l’occasione in prima esecuzione in tempi moderni in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Modena ed affidata alla bacchetta di Federico Maria Sardelli, artista tra i più apprezzati, e anche tra i più accreditati, per esecuzioni di questo genere di repertorio. Ha guidato l’Orchestra Modo Antiquo da lui stesso fondata alla quale si è aggiunto il Coro I Musici del Gran Principe diretto da Samuele Lastrucci che per l’occasione è stato anche assistente alla direzione.
Ad eseguire la parte musicale anche una collaudata compagnia di canto mentre la realizzazione scenica è stata affidata alle sapienti mani dell’artista e coreografo Emiliano Pellisari che ha concepito uno spettacolo basato sulla specificità della compagnia NoGravity Theatre. Questa rappresentazione di Le Carnaval, Mascarade Royale è nata da un’idea di Marcello Corvino, direttore artistico del Teatro Comunale di Ferrara, ed ha richiamato all’interno dell’elegante sala del teatro di Ferrara un folto pubblico che ha apprezzato la proposta. Una Prima Mondiale accolta da diversi applausi a scena aperta e da vere e proprie ovazioni al termine di una piacevole e coinvolgente serata.
Giovanni Battista Lulli il musicista del Re Sole

L’operazione si è rivelata importante dal punto di vista storico-musicale perché poneva l’attenzione del pubblico e degli appassionati su Giovanni Battista Lulli, uno dei musicisti più importanti della storia, conosciuto soprattutto per la sua attività nel campo della musica francese nonostante le sue origini italiane.
Giovanni Battista Lulli, nacque a Firenze nel novembre 1632. Figlio di Lorenzo, un mugnaio, probabilmente originario del Mugello, che nel 1620 sposò Caterina. Dal matrimonio nacquero tre figli: Verginio, Giovanni Battista e Margherita. Giovanni Battista trascorse l’infanzia a Firenze ma, ancora adolescente, Roger de Lorraine, famoso cavaliere del prestigioso casato dei Guisa, né notò il talento e nel 1646 lo condusse a Parigi dove entrò a servizio di una tra le nobildonne francesi di più in vista della capitale francese, Anne-Marie Louise d’Orléans, duchessa di Montpensier, cugina di primo grado di Luigi XIV, conosciuta con l’epiteto di Grande Mademoiselle.
Da qui iniziò la sua, per certi versi incredibile, carriera che lo condusse a divenire il compositore preferito del Re Sole. Infatti manifestò da subito un interesse non solo per la musica e per il violino ma, anche, per la danza, tutti elementi che si aggiungevano alle sue caratteristiche di coreografo e di attore poliedrico della cosiddetta Commedia dell’Arte.
Nel 1652, il musicista fiorentino fu ingaggiato dalla casa reale come membro dell’orchestra della quale divenne in breve tempo anche direttore dei petits violons. In pochi anni ricoprì tutte la ambite cariche dei compositori di corte, tra le quali quella più prestigiosa di Surintendant de la musique du roi, fatti che resero la sua carriera veramente sfolgorante. Nel 1661, anno dell’ascesa al trono di Luigi XIV fu naturalizzato cittadino francese ed assunse il nome di Jean-Baptiste Lully con il quale è universalmente conosciuto.

Da quel momento Lulli (noi useremo sempre il suo nome italiano) si rese protagonista di un progressivo mutamento dello stile compositivo dell’opera per dare a questa forma di spettacolo i caratteri autonomi di opera francese, operazione che iniziò con l’abbandono di composizioni su testo italiano. Infatti le ultime due arie italiane risalgono al 1671 inserite nel Ballet des Nations inserito nel finale de Le Bourgeois gentilhomme, ultima sua comédie ballet nata dalla collaborazione con Molière.
Poi, con il passare degli anni, questa ‘rivoluzione’ si fa sempre più incisiva imponendo nettamente una demarcazione con l’opera di stile italiano, abbandonando le arie come vettore preferenziale della ‘espressività’ a favore di una sorta di declamato utilizzato per rendere il testo più facilmente comprensibile, più vicino alle rappresentazioni di teatro classico. A tutto ciò si univa un altro elemento fondamentale, la Danza, con frequenti interventi coreutici giungendo così, dopo vari stadi, alla nuova forma di spettacolo conosciuta come tragédie en musique.

Lulli ebbe come braccio destro per questo cambiamento il librettista Philippe Quinault con il quale iniziò a collaborare nel 1673 per Cadmus et Hermione, opera capostipite di questa significativa rivoluzione. Seguirono altri capolavori tra i quali c’è da ricordare opere come Alceste, Atys, Isis, Persée, e Armide fino ad arrivare ad Achille et Polyxène.
Quest’ultima tragédie en musique è rimasta però incompiuta a causa della singolare morte del musicista. Nel gennaio del 1687, infatti, dopo aver musicato il primo atto, furono letali le conseguenze di una infezione causata da una ferita provocata da se stesso durante le prove per un Te Deum in onore di Luigi XIV, quando accidentalmente si colpì il piede con il bastone con cui dirigeva un’orchestra composta da 150 musicisti. Ne conseguì una irreversibile gangrena che lo portò alla morte dopo soli due mesi.
Le Carnaval, Mascarade Royale. Un’opera celebrativa del regno del Re Sole
Fatto questo preambolo, si può capire con più facilità l’importanza di questa proposta del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, che ha deciso, su una idea del suo direttore artistico Marcello Corvino, di porre la lente di ingrandimento su Le Carnaval, Mascarade Royale, opera musicale che si incentra principalmente sulla Danza, tra gli elementi che hanno influenzato con maggiore intensità il processo innovativo messo in atto da Lulli. In essa si può scorgere lo stile del balletto di corte, creato appunto come intrattenimento di élite per la Corte di Luigi XIV con lo scopo ‘politico’ di dimostrare ed esaltare il potere assoluto del sovrano.
Un genere questo collegato alle ‘comédies-ballets’, commedie teatrali che venivano rappresentate con intermezzi musicali e coreografici, più o meno integrati con il resto della trama. Capostipite di questa forma di spettacolo è considerata Les Fâcheux che Lulli compose nel 1661 su testo di Molière, un genere che ebbe piuttosto fortuna e che sviluppò fino al secolo successivo.

Le Carnaval ou Mascarade royale ebbe una prima versione nel 1668 su libretto di Isaac Benserade rappresentato a Parigi il 18 gennaio di quell’anno, suddiviso in sette quadri. Il 17 ottobre 1675, sempre a Parigi Lulli, ne propose una seconda versione su testi di Isaac Benserade, Molière e Philippe Quinault ampliato in una nuova struttura composta di nove quadri, versione che è stata la base per l’allestimento dello spettacolo rappresentato oggi a Ferrara.
Nel complesso si tratta di una esaltazione della figura di Luigi XIV Re Sole, del quale se ne glorifica l’onnipotenza e la magnificenza con l’intervento del Carnevale, personaggio che apre a chiude questa ‘Mascarade royale’ che ci presenta la corte come espressione dell’opulenza e della ricchezza che dominano in tutto il regno. Dopo l’Ouverture i nove episodi previsti dalla partitura non hanno legami tra loro e quindi non evidenzia una vera e propria azione teatrale. I nove quadri, sono entrées indipendenti con soggetti diversi tutti in linea con lo spirito carnevalesco che scuoteva tutti i membri della corte. La prima è dedicata agli Spagnoli, in particolar modo ai giovani ad alle smanie per le pene d’amore caratteristiche della gioventù.
Poi c’è molto Molière. Nella quinta e sesta entrée rimandi al comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme dedicate, rispettivamente, alla Commedia dell’Arte italiana ed all’investitura del Mufti ottomano nella scena dell’investitura. Nella seconda e terza entrée sono ricordati il maestro pedante Barbacola e l’ingenuo Monsieur de Pourceaugnac provenienti dall’omonima comédie-ballet.

Per una ‘mascherata’ non potavano mancare scene di carattere pastorale realizzate con la quarta e settima entrée, Philene et Tircis e Les Nouveaux Mariés quadri idilliaci che propagandisticamente, ai tempi, volevano dimostrare come nel paese del Re Sole regnassero pace e serenità.
In definitiva una vera e propria successione di scenette gustose ed eleganti improntate con sapienza musicale e teatrale per l’intrattenimento di corte e di tutti coloro che ne facevano parte per riempire le loro serate in maniera elettrizzante e partecipata.

La struttura dello spettacolo
L’esecuzione, basata sull’edizione critica curata da Bernardo Ticci, è stata affidata al direttore Federico Maria Sardelli considerato uno dei maggiori specialisti per questo genere di musica. Ha diretto la sua ‘creatura’, l’Orchestra Modo Antiquo fondata nel 1984, con la quale ha sempre offerto esecuzioni di alto livello. Al suo fianco il Coro I Musici del Gran Principe guidato da Samuele Lastrucci che per l’occasione è stato anche assistente alla direzione. Entrambi i musicisti hanno fondato a Firenze, il 28 novembre del 2022, in corrispondenza del 390esimo anniversario della nascita di Lulli, l’Istituto Giovanni Battista Lulli con lo scopo di valorizzare ed accendere un faro che illumini la produzione del musicista fiorentino, che è una delle glorie della musica purtroppo assai sottovalutato. Un progetto di grande spessore storico-musicale per il quale mettono a disposizione tutta la lor esperienza nel campo.

Per quanto riguarda le parti vocali soliste sono state affidate a cantanti molto ben preparati soprattutto in relazione alla particolarità di questa opera dove la linea vocale è orientata più sul recitativo che su arie vere e proprie di stile italiano, interpretando con sicurezza i diversi personaggi affidati ad ognuno. Molto incisivo, vocalmente e scenicamente, l’Haute-Contre Philippe Talbot così come il Taille Cyril Auvity dalla voce molto ben calibrata. Di pregio le voci dei due bassi, forse le due voci più ben inserite nell’insieme, nello specifico il Premier Basse Biagio Pizzuti ed il Deuxième Basse Alexandre Baldo. Qualche difficoltà invece per le due parti femminili in quanto entrambe evidenziavano un volume non molto ampio. La Première Dessus Valeria La Grotta aveva anche qualche difficoltà nel registro acuto mentre la Deuxième Dessus Giuseppina Bridelli è parsa più a suo agio per la parte vocale meno acuta.
La conduzione di Sardelli è stata come di consueto, intensa e curata, attenta al ritmo, alle dinamiche e ai tempi musicali, nell’insieme ben amalgamata con le parti vocali e, senza dubbio, trascinante per l’ascoltatore.

Concludiamo con la parte scenica la cui difficoltà di realizzazione è molto ben evidente visto che si tratta di un’opera musicale prodotta per lo sfarzo e la grandiosità della Corte del Re Sole. Per questa occasione la parte visiva è stata affidata al coreografo e regista Emiliano Pellisari che ha curato anche le scene e, assieme a Mariana Porceddu, la coreografia. Inoltre c’erano i costumi di Daniela Piazza, le luci di Gregory Zencher e dello stesso Pellisari con la partecipazione di Nora Bujdoso per il concept design. Determinante per la parte coreutica la prova dei danzatori della compagnia NoGravity Theatre.
Pellissari ha costruito uno spettacolo ‘fantasioso’ secondo il suo stile che vede i danzatori muoversi sdraiati sul pavimento utilizzando parallelamente un enorme specchio, che funziona meravigliosamente come amplificatore dei personaggi e movimenti, che appaiono, così, allo spettatore come sospesi nel vuoto in assenza di gravità. Una sistemazione che consente anche la percezione di movimenti arditi e sensazionali e degli interventi danzati molto accattivanti nell’insieme, esaltati anche dalle altre, ed accurate, componenti dello spettacolo.

Una parte visiva, che forse aveva la controindicazione di essere orientata più sul bianco che sui colori vivi, come si poteva immaginare per un’opera musicale di stampo barocco ma che si fondeva al meglio con la parte musicale, amplificando così la valenza artistica generale dello spettacolo che nell’insieme ci è parso efficace nel riprodurre, a 350 anni dalla prima rappresentazione, anche se in maniera stilizzata, la grandiosità degli spettacoli di corte con tutte le sue meraviglie e i coup de théâtre che l’epoca imponeva.
Al termine della recita (14 febbraio) grande successo tributato da un pubblico convenuto a teatro al limite della capienza che ha applaudito senza riserve tutti gli interpreti a testimonianza del pieno gradimento della proposta.

Dopo questa Prima Mondiale di Ferrara Le Carnaval, Mascarade Royale sarà rappresentato al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena il 27 febbraio e il 1° marzo ed al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino il 7 marzo.
Per chi volesse approfondire quanto da noi riportato segnaliamo che sul portale di Opera Streaming organizzato dalla Regione Emilia Romagna è disponibile il video di una recita al seguente link:
https://operastreaming.com/spettacolo-le-carnaval-mascarade-royale-ferrara-2026/
Claudio LISTANTI 22 Febbraio 2026
